5 ragioni per essere selettivamente ottimisti

Il gruppo bancario EFG espone le ragione per cui essere ottimisti in modo selettivo riguardo la ripresa nel 2021

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L’area Asset Management del gruppo bancario-finanziario EFG ha elaborato un report per il 2021 in cui espone le ragioni per cui essere ottimisti sulla ripresa nel 2021. Ecco le 5 ragioni per cui essere ottimisti.

1) LA RIPRESA SARA’ GLOBALE MA ALCUNI PAESI SONO IN POLE POSITION

Gli esperti di EFG osservano, come mostra il grafico sottostante, una ripresa economica globale ampliamente sincronizzata nel 2021 che coinvolgerà le principali aree geografiche. (USA, Europa, Pacifico, Sud America)

 

L’area dell’Asia-Pacifico, guidata dalla Cina, è stata la prima a subire la flessione legata al Covid nel 2020 ed è stata la prima a riprendersi.

EFG si aspetta che questa situazione continui anche nel 2021. A livello globale, tuttavia, è improbabile che i progressi nella prima metà del 2021 saranno lineari ma il percorso dipenderà dalla velocità di distribuzione dei vaccini, dalla misura in cui le restrizioni saranno allentate (o, come ancora possibile, inasprite) e, soprattutto, dal grado di ritorno della fiducia di imprese e consumatori.

La spesa dei consumatori per l’intrattenimento, i viaggi, i concerti e gli eventi sportivi è stata particolarmente colpita e di conseguenza, gli investitori hanno realizzato dei risparmi.

In quei Paesi, che grazie al contenimento del virus hanno potuto riaprire (come la Cina e la Nuova Zelanda), si è assistito a un fenomeno di revenge spending: i risparmi si sono rapidamente ridimensionati e i consumi si sono concentrati sui beni e servizi soggetti a restrizioni durante di lockdown.

I governi, secondo il gruppo finanziario svizzero, hanno chiaramente avuto un ruolo importante nella risposta alla pandemia aumentando la loro spesa, come viene mostrato nel grafico sottostante.

La preoccupazione, come ha detto l’economista statunitense Milton Friedman, è che “non c’è niente di così permanente come un programma di governo temporaneo”. Un esempio è il programma di licenziamento del Regno Unito, che ha visto il governo pagare l’80% dello stipendio di un lavoratore pur di evitare il licenziamento.

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