A CHE PUNTO SIAMO DELLA NOTTE A PIAZZA AFFARI

Da alcune settimane ormai l’argomento di discussione delle questioni finanziarie non è più tanto il mercato azionario quanto il mercato obbligazionario e il tanto famigerato spread. Con questo termine si identifica il differenziale di rendimento esistente tra un Titolo di Stato decennale di un Paese qualsiasi e un Titolo di Stato decennale di un Paese affidabile. Quando si parla dell’Italia si identifica nello spread la differenza di rendimento tra un Btp decennale e il Bund tedesco, anch’esso con scadenza decennale. Più lo spread è elevato e maggiore è il grado di rischio reale o percepito dell’Italia rispetto alla Germania.

In termini pratici questo vuol dire che all’asta successiva, se l’Italia intende “piazzare” nuovi Titoli di Stato, sarà costretta a riconoscere agli investitori un rendimento maggiore e pagare quindi un tasso di interesse superiore a quanto faceva precedentemente.

Bene, come si vede dal grafico seguente la curva della spread Italia-Germania è in forte ascesa fino a superare il 5% e ciò peggiora notevolmente la situazione del nostro Paese che per finanziarsi sul mercato dovrà mettere sul piatto della bilancia nuove risorse, non facilmente reperibili dato l’attuale momento della nostra economia.

Ma se l’Italia piange, i nostri dirimpettai non ridono. Stanno ultimamente salendo tutti gli spread dei Paesi europei (la Spagna è arrivata al 6%, il Portogallo al 9,63%, la Grecia addirittura al 16,24%) e ciò identifica un peggioramento della situazione generale. Il differenziale di rendimento tra un Titolo di Stato francese (fino a pochi giorni fa considerato affidabilissimo) e il Bund tedesco si è spinto nelle ultime ore fino al 2%, valore che non si vedeva da quasi 20 anni. E anche oltreoceano la situazione si sta pericolosamente deteriorando. Dopo la perdita della tripla A da parte degli Usa, l’agenzia di rating Fitch ha affermato infatti che l’outlook delle banche USA potrebbe peggiorare se la crisi debitoria europea non verrà risolta in tempi brevi.

In Italia, intanto, si tenta prima di tutto di risolvere la controversia politica con l’avvento del nuovo Governo guidato da Mario Monti. A questo punto scattano le scommesse sulle misure che dovranno rimettere al giusto posto conti ed economia del Paese, misure che includeranno sicuramente notevoli sacrifici. Ma la parola d’ordine, al momento, è solo una: rasserenare i mercati.

Sul fronte azionario l’Indice FTSE All Shares del mercato italiano (di cui inseriamo qui sotto l’andamento grafico) si trova in una fa si congestione all’interno della fascia delimitata dai 15.500 e i 17.300 punti. Attorno ai 17mila punti passa anche una trend line ribassista il cui superamento potrebbe riportare l’indice verso i 18.600 prima e i 20mila punti successivamente. Attenzione però ad eventuali speculazioni ribassiste, che potrebbero essere originate da un ulteriore peggioramento dell’evoluzione della crisi del debito sovrano e dall’insipienza dei governanti europei (Merkel in testa) che potrebbero far tornare le quotazioni verso i 14.100 e i 13mila poco dopo.

Intanto i nostri sistemi consigliano comunque sempre da giugno/luglio prudentemente di star fuori dal mercato azionario italiano (e non solo).

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