A SCATOLA CHIUSA SI COMPRA SOLO ARRIGONI. E ORA LE OBBLIGAZIONI GENERAL ELECTRIC

Un tempo la reclame (così si chiamava allora la pubblicità) che “a scatola chiusa si compra solo Arrigoni”. Erano i tempo del boom economico e i creativi di questa società per convincere i consumatori a comprare la polpa di pomodoro in barattolo (e non farsela in casa o comprare quella di altre marchi concorrenti) avevano puntato sulla seduzione del marchio: di noi ti puoi fidare.
Accade invece a Piazza Affari che sempre più si assiste a un fenomeno curioso. Da una parte convegni, illustri esperti, presidenti della Consob e gestori spiegano continuamente l’importanza per il risparmiatore di non comprare a scatola chiusa e di documentarsi il più possibile per non prendere “pacchi”. Dall’altra parte (e nella realtà) è possibile collocare sul mercato prodotti finanziari o effettuare collocamenti al “buio”.Si comunica al pubblico una “forchetta” (siamo sempre nell’ambito mangereccio come vedete) e si invita alla sottoscrizione; il prezzo definitivo (e le condizioni) si sapranno alla fine, confidando che il venditore non approfitti troppo di questa posizione, avendo il “coltello” dalla parte del manico…

E’ questo anche il caso delle obbligazioni General Electric collocate in queste settimane presso i risparmiatori italiani? Due emissioni arrivano, infatti, sul mercato tramite oltre 10 mila sportelli bancari: una a taglio fisso e una a taglio variabile. Un’ offerta che avrà un ammontare nominale massimo di 500 milioni di euro che potrà essere aumentato, in una o più occasioni, fino ad un miliardo di euro. Le obbligazioni, che saranno emesse da GE Capital European Funding e garantite da GE Capital Corporation, la divisione di servizi finanziari di General Electric Company, hanno una durata di sei anni con scadenza a giugno 2017.

L’offerta si svolgerà tra il 23 maggio e il 10 giugno, salvo che la stessa sia chiusa anticipatamente, annullata o prorogata come descritto nelle pertinenti condizioni definitive. Gli investitori possono sottoscrivere le obbligazioni a tasso fisso o le obbligazioni a tasso variabile con un investimento minimo di 2.000 euro, equivalenti a due obbligazioni del valore nominale di 1.000 euro ciascuna, con possibili ulteriori incrementi di 1.000 euro ciascuno. Sono un affare? Si possono comprare al buio?

L’emittente vende dall’ago alla pelliccia e te li finanzia pure…

 

immaginePubblicitaGE

(la pubblicità con la quale vengono promosse)

Qualche informazione innanzitutto sull’emittente. Si tratta di una delle società più importanti negli Stati Uniti operanti a livello mondiale nel settore industriale ma anche finanziario. Un colosso conglomerato che per molto tempo è stato fra i pochi AAA in circolazione nel settore corporate di simili dimensioni e che oggi gode comunque di un rating AA+ (Standard & Poor’s) e AA2 (Moody’s) che dovrebbe significare “titolo poco sensibile alle circostanze avverse”.



Meglio sempre mettere il condizionale quando si parla di rating considerato quello che è accaduto nel 2008 in piena tempesta Lehman Brothers dove si è visto che di insensibile alle circostanze avverse nei mercati finanziari non c’è nemmeno il vostro cane o gatto (soprattutto se voi diventate nervosi).

Allora, infatti, in pochi mesi il titolo azionario General Electric (l l’unico titolo, che appartiene all’indice Dow Jones dalla creazione dello stesso, avvenuta nel 1896) perse in pochi mesi oltre il 75% del proprio valore e anche i bond fecero un bel capitombolo nonostante le 3 A (con discese di oltre 15 punti in conto capitale) venendo trattati quasi alla stregua di junk bond con rating B2 mentre i cds (ovvero l’assicurazione per proteggersi da un’eventuale insolevenza) arrivarono fino a superare quota 700.

Detto questo il mondo fortunatamente si è ripreso da quell’incubo e anche General Electric e oggi questa società viene considerata sempre una delle blue chip statunitensi per quanto la componente finanziaria ha comunque il suo peso (e non trascurabile) nel business di questa società che si occupa di centrali nucleari e apparecchiature biomediche, turbine per aeroplani e lampadine, congelatori ma anche mutui e finanziamenti di ogni tipo.

Obbligazioni a tasso fisso, le condizioni circa quasi…

Per questo tipo di titoli (codice isin XS0626808496) emessi da General Electric  il  tasso d’interesse sarà determinato sommando un margine di rendimento al tasso mid swap a 6 anni un margine di rendimento tra 47 e 107 punti base (ovvero fra lo 0,47 e 1,07%) e sarà determinato a seguito della fine del periodo di offerta.

Attualmente questo tasso si aggira intorno al 2,93% se guardiamo la parte alta e quindi il rendimento lordo di questi bond a tasso fisso dovrebbe collocarsi fra il 3,4% lordo annuo e il 4% (pari quindi a una forchetta fra il 2,975% e il 3,5% netto).

Obbligazioni a tasso variabile, le condizioni suppergiù…

Per l’intera durata delle obbligazioni a tasso variabile (codice Isin XS0626808223), il tasso di interesse sarà invece indicizzato all’Euribor 6 mesi, maggiorato di un margine di rendimento

Il margine di rendimento,  sarà compreso sempre in un intervallo tra 47 e 107 punti base, sarà determinato a seguito della fine del periodo di offerta e verrà comunicato mediante un avviso pubblicato su un quotidiano a diffusione nazionale (che si prevede sarà “Il Sole 24 Ore”) entro i 5 giorni lavorativi successivi alla conclusione del periodo d’offerta.

Attualmente questo tasso è di circa l’ 1,71% quindi il tasso lordo di questo bond Ge a tasso variabile si posizionerà fra il 2,18% lordo e il 2,78% (pari a una forbice del rendimento netto fra l’ 1,9% oppure 2,43%).

Si tratta di rendimenti interessanti? Vale la pena sottoscrivere questi bond?

Se confrontiamo questi 2 titoli con i titoli di Stato italiani (il cui rating è stato nell’ultima settimana downgradato ad A+ da Standard & Poor’s ovvero considerando il debito “tricolore” più sensibile alle circostanze avverse rispetto al giudizio precedente) con scadenze analoghe ci rendiamo subito conto che il rendimento non è certo migliorativo, anzi. Il Btp con scadenza 1 agosto 2017 (IT0003242747) rende il 3,47% all’anno mentre il Cct legato all’Euribor con scadenza 15 ottobre 2017 (IT0004652175) rende attualmente il 2,49% netto all’anno.

In pratica questi bond dovrebbero rendere circa fra i 20 e i 40 centesimi meno dei titoli di Stato italiani e ciò è legato al fatto che il mercato finanziario giudica leggermente più sicuro e affidabile prestare i soldi a un’impresa privata americana come la General Electric piuttosto che allo Stato italiano. E se ne ha una controprova vedendo il rischio espresso sui credit default swap (che servono a misurare il costo di protezione contro il rischio di default di un emittente e sono una sorta di assicurazione che viene trattata dalle tesorerie di banche ed hedge fund) che per lo Stato italiano valgono circa 170/ 180 punti mentre per General Electric vengono prezzati circa la metà.

Se ci si affida quindi al Dio Mercato, accettando le valutazioni espresse da tutti  gli operatori, il rendimento offerto da questi bond non è quindi assolutamente fuori mercato e peraltro i bond già in circolazione emessi da General Electric viaggiano su livelli simili a quelli di nuovo collocamento.

Oggi rispetto a 2 o 3 anni il rischio viene maggiormente, infatti, percepito nei confronti del debito sovrano (soprattutto in molti Paesi dell’Eurozona con epicentro Grecia, Portogallo, Irlanda e poi più lontani Spagna e poi Italia e Belgio) mentre il mondo delle aziende (corporate) viene evidentemente valutato maggiormente in grado di saper gestire le situazioni di crisi, cavalcare la ripresa o tagliare i costi. E così da qualche tempo  i titoli “corporate”  (soprattutto se non legate troppo al settore bancario e finanziario) sono diventati quasi un “rifugio” e giudicati quasi come un’ alternativa ai titoli di stato tedeschi, con rendimenti sempre più bassi anche perché la carta in circolazione non è molta soprattutto a disposizione dei risparmiatori privati  (Mot e Tlx).

“Il meccanismo di collocamento di questa obbligazione “quasi al buio” (per sapere le condizioni definitive occorrerà aspettare l’assegnazione)  in realtà è qualcosa di normale nel mondo degli istituzionali – osserva Marco Vinciguerra, responsabile obbligazionario Tokos srl, società di consulenza –  e vi è da evidenziare come il margine per il collocamento (quanto si trattiene il collocatore per vendere questi bond sia molto basso rispetto agli standard di mercato: solo lo 0,6% (un bond collocato da Unicredit o Centrobanca si può arrivare anche al 2-3%. Mi sembra quindi che gli americani di General Electric vogliano trattare il risparmiatore italiano quasi come un “adulto consapevole” e rispetto ad altri bond che arrivano sul mercato su questo non ci sono molte critiche da fare”

In conclusione questi bond General Electric sia nella versione a tasso fisso che a tasso variabile non sono certo nulla di strepitoso ma questo dipende più che dalle condizioni offerte dall’emittente dal mercato che si mostra invece tutto sommato corretto.  Fair, se dobbiamo usare una parola straniera.

In ogni caso una maggiore trasparenza non sarebbe male e se la Consob ha autorizzato  a collocare questo bond senza che l’emittente rivelasse tutte le condizioni (tasso d’interesse, scadenza e prezzo d’emissione) per par condicio…sarebbe corretto che fosse lasciato al risparmiatore la possibilità anche di recedere da questa sottoscrizione se le condizioni definitive fossero al minimo della forchetta.

Per chi vuole diversificare il proprio portafoglio si può guardare a questi bond ma certo senza esagerare e ricordandosi che si fa un doppio atto di fede nei confronti dell’emittente (visto che solo dopo che si è prenotata e pagata si sapranno le condizioni), ricordandosi sempre quello che è accaduto nel 2008 anche a questo emittente. Per chi vuole puntar ecomunque  su questo emittente in un’ottica di diversificazione e non si accontenta…può magari  guardare alle emissioni Interbanca che di fatto ha sempre lo stesso bollino (General Electric) come garanzia ma il mercato sembra ancora non riconoscere.

Allargando il discorso a un portafoglio obbligazionario su una scadenza inferiore ai 4 anni il nostro portafoglio consigliato nella consulenza personalizzata (vedi qui per maggiori informazioni), includendo anche questo emittente, ha un rendimento medio stimato annuo superiore al 4%, puntando su una ventina di emittenti  e su titoli sia bancari che non, a tasso fisso, variabile e indicizzati all’inflazione. Con un mercato come quello attuale meglio diversificare. E molto.

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