AAA BTP ITALIA VENDESI. QUANTO E’ DIFFICILE OGGI INVESTIRE SULL’OBBLIGAZIONARIO

Inizia nei prossimi giorni il collocamento della nuova emissione del BTP Italia, il titolo del Tesoro che offre una rivalutazione (su cedole e capitale) ancorata all’evoluzione dell’inflazione italiana, pagando in più uno spread ulteriore di almeno 0,25% l’anno.

Il tasso annuo definitivo sarà fissato al termine del periodo di raccolta degli ordini di acquisto e non potrà essere inferiore al tasso annuo minimo garantito.  Il codice Isin è IT0005312134 e l’emissione del Btp Italia, con godimento 20 novembre 2017 e scadenza 20 novembre 2023, avrà luogo sul MOT di Borsa Italiana. da lunedì 13 novembre fino a mercoledì 15 novembre 2017, salvo eventuale chiusura anticipata che lascerà comunque garantite le prime due giornate intere di collocamento (il 13 ed il 14 novembre).
L’offerta agli istituzionali è invece limitata alla sola mattinata di giovedì 16, con la facoltà per il Tesoro di applicare un riparto alle richieste.

Nel video l’intervento di Salvatore Gaziano su Binck TV nella trasmissione dedicata al BTP Italia condotta da Daniele La Cava dove ha spiegato punti di forza e di debolezza di questo tipo di titoli in questo momento di mercato.

 

In altri tempi un simile titolo poteva forse non essere nemmeno molto interessante da valutare, ma con rendimenti sotto zero e la difficoltà di riuscire sul mercato monetario e obbligazionario a ottenere una difesa del potere di acquisto del proprio capitale questo BTP potrebbe diventare allettante per quei risparmiatori che cercano “un titolo obbligazionario da tenere lì che offra un rendimento minimo ma invitante e che possa coniugare il desiderio di protezione e liquidità” se vogliamo fare il verso allo spot del Buondì Motta dove la mamma viene fatta fuori da un asteroide.

 

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Consapevoli che naturalmente nulla è tranquillo oggi sui mercati finanziari e del domani non v’è certezza né sull’andamento dell’inflazione, né sull’andamento dei tassi interesse. E a voler essere più realisti del Re visto che parliamo di bond a “rendimento reale” (cioè indicizzati all’inflazione) non c’è di questi tempi nemmeno da giurare nel futuro che anche l’emittente sia così “sicuro” come in passato.

Il debitore (ovvero lo Stato italiano a cui si prestano i soldi sottoscrivendo i Btp) è notoriamente fra i Paesi più indebitati al mondo e l’aria che tira in Europa se i tedeschi riuscissero ad imporre la loro linea in tema di salvataggi non è molto pacifica.

Secondo l’influente ex ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, se Roma un giorno dovesse trovarsi di nuovo a chiedere aiuto all’ESM (detto anche Fondo salva-Stati e acronimo di European stability mechanism), questo correrebbe in soccorso degli Stati europei in difficoltà finanziarie, ma i pagamenti delle cedole in scadenza nei successivi mesi per BoT e BTp sarebbero rinviate di un certo periodo prestabilito. E se la situazione fosse giudicata grave e i “tecnici” dovessero giudicare il debito pubblico del paese soccorso insostenibile nel medio-lungo termine potrebbe a quel punto scattare automaticamente il taglio del valore nominale di tutti i suoi titoli di stato.

Una sorta di meccanismo di bail in in salsa europea dove i titoli di Stato dei Paesi con i conti in eccessivo disordine diventerebbero di fatto “subordinati” secondo un documento (“Non-paper for paving the way toward a Stability Union”) che lo stesso Schaeuble ha lasciato come una sorta di sua eredità e che molti politici e banchieri tedeschi e olandesi ritengono la linea da seguire.

Non sappiamo se questa linea prevarrà in Europa ma è bene conoscere quando si sottoscrive un qualsiasi prodotto finanziario non solo quello che ci vogliamo sentir dire (rendimento, sicurezza…) ma anche i “contro” e come abbiamo visto nella tempesta del 2011 quando i BTP con scadenze lunghe arrivarono a perdere circa il 25% di valore quello che appare “sicuro” è sicuro ma fino a un certo punto…

 

Come funziona la sottoscrizione

Il collocamento della nuova emissione del BTP Italia inizierà lunedì 13 novembre e l’offerta avverrà in due fasi con i primi tre giorni riservati all’offerta al pubblico retail (il periodo può essere ridotto a soli due giorni qualora il Tesoro decida la chiusura anticipata dell’offerta) e la mattinata di giovedì 16 novembre dedicata all’offerta agli investitori istituzionali.

Il titolo con taglio minimo 1000 euro avrà scadenza 6 anni (20 novembre 2023) e la cedola reale minima garantita per la nuova emissione è quella comunicata al pubblico venerdì 10 novembre (0,25%)  e fra le caratteristiche di questo tipo di obbligazioni c’è quella che, per sottoscriverlo in collocamento, è possibile farlo (oltre che sui canali tradizionali bancari e postali) anche mediante l’acquisto online sul mercato MOT, immettendo il proprio ordine tramite il proprio intermediario titoli nei giorni di collocamento.

E in questo tipo di emissioni è previsto un “premio fedeltà” dello 0,4% complessivo sul valore nominale dell’investimento per chi sottoscrive all’atto del collocamento un BTP Italia e lo detiene fino alla scadenza.

Il Btp Italia è collegato come rendimento all’andamento dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per famiglie di operai e impiegati – FOI, al netto dei tabacchi con cedole pagate semestralmente insieme con la rivalutazione del capitale per l’inflazione del semestre. In caso di deflazione, le cedole vengono comunque calcolate sul capitale nominale investito, quindi con una protezione estesa non solo alla quota capitale, ma anche agli interessi.

Attualmente l’inflazione italiana viaggia secondo le ultime rilevazioni circa sull’1% annuo (quell’europea è stimato nei prossimi 5 anni sull’1,3% annuo a vedere gli swap) e quindi nell’ipotesi accademica che nei prossimi anni questo resterà il livello di incremento dei prezzi (l’obiettivo della BCE sarebbe portarla al 2%, ma appare ambizioso) e se lo spread offerto sarà dello 0,3% chi investe su questo titolo otterrà un rendimento lordo (sui titoli di Stato la tassazione è del 12,5%) dell’1,3% contro un titolo a tasso fisso come il BTP classico che, su una scadenza simile (come quello con cedola annua dello 0,95 e scadenza 15/10/2023), rende circa lo 0,76 % lordo.

Il contesto di mercato oggi è questo per effetto soprattutto della politica seguita in questi anni con il Quantitative Easing di riacquisto massiccio di titoli di Stato da parte della BCE con l’obiettivo di far abbassare i tassi (si stima che fra un anno l’importo acquistato da Draghi solo di BTP e affini supererà quota 300 miliardi di euro) e far ripartire l’economia e questa “repressione finanziaria” ha avuto come conseguenza (voluta) che oggi detenere soldi in liquidità costa (il 40% dei titoli obbligazionari offre rendimenti negativi)… e addirittura si paga un interesse sui titoli di scadenza breve-media.

In questi giorni la Germania ha emesso Bund (omologhi dei nostri BTP) con scadenza a 5 anni con un tasso di rendimento annuo dello -0,39% (e l’inflazione in Germania viaggia sull’1,5% annuo). Un rendimento netto negativo di circa il -2% anno in cambio di “sicurezza”.

 

 

Per chi detiene i soldi in liquidità (e non solo) i rendimenti offerti sul mercato  significano di fatto vedere erodere nel tempo il potere di acquisto salvo accettare di accrescere il profilo di rischio e investire in parte anche sull’azionario con tutti i pro (rendimenti potenzialmente nettamente più elevati) e contro (rischi di perdite soprattutto su orizzonti temporali di breve-medio periodo).

Come società di consulenza finanziaria indipendente la nostra proposta va dai portafogli di ETF o Fondi obbligazionari a quelli azionari (Clicca qui per conoscere i nostri portafogli) secondo un approccio attivo e diversificato.

Un labirinto dove è sempre più difficile uscire per molti risparmiatori italiani e non a caso si stima in 1500 miliardi di euro la quantità di risparmi degli italiani lasciati a “poltrire” sui conti correnti e 2 italiani su 3 dicono che stare in liquidità è bello e “furbo”.

Nel passato uno strumento di parcheggio della liquidità utilizzato da molti risparmiatori sono stati soprattutto i conti di deposito che hanno conquistato un mercato crescente a scapito dei fondi monetari e dei titoli obbligazionari a breve scadenza.

Su questo fronte l’offerta attuale sembra sempre meno allettante che in passato poichè i rendimenti offerti si sono adeguati al mercato e oggi se si vuole fare un confronto con il BTP con scadenza 2023 sui conti deposito vincolati (dove non è possibile però in caso di necessità smontare l’operazione) il rendimento medio offerto sul tasso fisso si aggira sull’1,8% annuo (con una tassazione però del 26%)  e un’imposta di bollo dello 0,2% annuo se non rimborsata dalla banca.

Il catalogo è questo.

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