IN ATTESA DELL’ACCORDO MERKEL/SARKOZY L’OBBLIGAZIONARIO A BREVE RIMBALZA GRAZIE ALLA SOLUZIONE ALL"ITALIANA" DI DRAGHI.

La minacciata nuova retrocessione del rating da parte di Fitch non sembra spaventare l’obbligazionario italiano per quanto lo spread fra il Btp marzo 2022 e il titolo tedesco gennaio 2022 si mantiene sempre molto alto, vicino ai 530 punti.§

Per il responsabile per i rating sovrani di Fitch, David Riley, sono invece elevate le chance che il giudizio sul merito di credito italiano venga corretto al ribasso.
Secondo il quale “per rimuovere il premio di rendimento dei titoli di Stato ci vorrebbe una credibile rete di protezione”. Invece, è il ragionamento di Riley, “al momento questa non è disponibile, e questa è una seria preoccupazione con riguardo all’Italia”.

 

Ma alla rete intanto ci sta pensando il fratello d’Italia Draghi..

Ma mentre Merkel e Sarkozy gli “azionisti” dell’euro con in mano la “golden share” continuano a discutere del futuro dell’Unione in realtà qualcosa di significativo è cambiato sul mercato obbligazionario nostrano. Dando ragione a chi come noi (nei portafogli di self-service e soprattutto nella consulenza obbligazionaria personalizzata di SoldiExpert SCF) invece che puntare ad acquistare nell’obbligazionario i titoli più bastonati, come Btp e Cct con scadenze lunghe, ha invece preferito concentrarsi sulla parte breve (con scadenza a pochi mesi o massimo un anno) e sui molti titoli corporate o legati all’inflazione (e in questo caso i Btp I) che erano arrivati a generare rendimenti su base annua anche del 7-8%.

E così mentre i Btp, i Cct o le obbligazioni corporate con scadenze lunghe continuano a essere sotto pressione e vicine quasi ai minimi i bond con scadenza ravvicinata hanno avuto un netto recupero e oggi i loro rendimenti sono passati dal 7-8% su base annua al 3-4% circa per i titoli emessi da Banca Intesa, Mediobanca, Banco Popolare (Italease) e simili come è accaduto agli stessi titoli di Stato con scadenza breve come ha dato il segno l’ultima emissione di Bot semestrali il cui rendimento è ritornato a livelli più “terrestri” con l’asta del 28 dicembre che ha visto il rendimento medio collocarsi al 3,251, quasi la metà dell’asta precedente. Pure i bond Dexia sono stati nettamente riscoperti per quanto offrono ancora un sovrarendimento apprezzabile.

Cosa è accaduto? Fine della crisi? E’ troppo presto per dirlo (e anzi l’entità e la logica di una simile operazione dimostrano come le casse di molte banche sono vuote e che è ancora si teme il patatrac a vedere l’andamento dell’asta dei titoli di stato della Germania che è riuscita a collocare i propri titoli a 6 mesi con un rendimento negativo: si paga per prestare i soldi alla Merkel!) ma evidentemente la maxi asta della BCE in cui qualche settimana fa ha dato alle banche quasi 490 miliardi se non gratis ma certo a condizioni di favore (l’1%) per scadenza a 3 anni ha modificato nel breve lo scenario.

Con le banche italiane che hanno fatto incetta di questa pioggia di soldi. 116 i miliardi ottenuti da 14 banche tricolori in quest’asta mentre sono quasi 210 miliardi in totale a fine dicembre i soldi richiesti dagli istituti italiani a Mario Draghi. Si è parlato molto in queste settimane del fatto che poi parte di questi soldi le stesse banche europee che hanno ottenuto questo finanziamento lo abbiamo ri-trasferito alla stessa BCE in deposito (allo 0,25% peraltro) non fidandosi di prestare soldi in giro o fra di loro ed è notizia di queste ore che ieri si è registrato un altro picco nei depositi overnight depositati alla BCE alla quota “monstre” di 481,9 miliardi di euro. Segno evidente che il “sistema” preferisce parcheggiare le munizioni presso la Banca Centrale piuttosto che reimpiegarla nell’economia reale, fornendo un forte segnale di sfiducia implicito sul malfunzionamento dei meccanismi di distribuzione della liquidità.

Prima della maxi asta a 3 anni da 489 miliardi di euro del 21 dicembre i depositi delle banche presso la Bce ammontavano a circa 350 miliardi di euro. Se oggi ammontano a 490 miliardi possiamo dire che poco meno di un terzo è ritornato alla Bce ma può essere ancora più interessante capire come stanno impiegando le banche il resto della torta. E le quotazioni dei bond a breve ci forniscono più di qualche indizio nel pensare che molte banche italiane (e non solo) stanno usando quei soldi della maxi provvista fornita da Draghi per ricomparsi i propri titoli e in parte quelli di Stato, mettendo le basi per realizzare senza grandi rischi delle “simpatiche plusvalenze”.

Si emette un debito che si deve rimborsare a 100 e lo si ricompra a 80 perché nel frattempo arriva un tipo (vedi Draghi e la BCE) che ti offre del denaro a prestito all’1% che ti permette di comprare titoli che rendono a questo punto il 6-7% come differenza. Ci sono certo anche delle effetti positivi sul sistema ma se l’obiettivo di questa manovra era quella di finanziare l’economia reale e le piccole e medie imprese o i privati (che magari vogliono comprare casa con un mutuo) siamo lontani dal bersaglio, anzi. Alla finanza di carta se ne aggiunge sempre di più, rendendo il sistema sempre più basato sulla carta e sulle alchimie finanziarie.

E’ un bene? Quali scenari sono prevedibili a breve sul mercato?

“A un cittadino o a un comune risparmiatore è certo preclusa questa possibilità di ricomprarsi a saldo il proprio debito mentre alle banche no –osserva Marco Vinciguerra, strategist obbligazionario e fondatore di Tokos – e questo è uno degli effetti certo meno simpatici del sistema. Ma nel punto in cui ci troviamo e con tutti i veti che la Merkel ha posto alla ‘europeizzazione’ del debito o alla trasformazione della Bce in una banca centrale “seria” questa è stata l’unica strategia laterale al momento possibile. Non si danno i soldi agli Stati ma li si forniscono alle banche. Magari facendo loro anche un bel regalo. La Bce così aiuta le banche nella speranza che queste aiutino l’economia. E d’altra parte questo solidifica e rassoda le possibilità di tenuta dell’euro”.

E dopo la maxi asta del 21 dicembre si aspetta ora il bis al 1 febbraio quando di nuovo la Bce attraverso questo meccanismo delle anticipazioni a scadenza fissa continuerà a concedere credito illimitato a condizioni da hard discount a tutte le banche che lo richiederanno, portando in garanzia altri pezzi di carta (titoli di stato, bond bancari o corporate).

 

 

“Molte banche dopo il primo maxi finanziamento sono corse a ricomprarsi i propri titoli più bastonati a breve. E in modo significativo le obbligazioni subordinate come quelle lower tier 2. Ora c’è la possibilità che dopo la prossima asta della Bce le banche amplino un po’ l’orizzonte, andando a ricomprarsi le scadenze più lunghe – osserva Vinciguerra – Anche perché non sarà certo la prossima l’ultima asta di questo tipo e il mercato poi scommetterà sulle prossime massicce iniezioni di liquidità”.

Funziona insomma come dal dentista. Le banche vanno a farsi curare e il dentista (nella persona di Draghi) gli dà con un foglietto l’appuntamento per la prossima seduta (dove inietterà altra liquidità) e così via.

E’ giusto tutto questo? Le banche si meritano tutti questi “regali” e questo ruolo e qualsiasi misura sembra pensato per favorirne in qualche modo i bilanci e la tenuta, giustificando di fatto qualsiasi ‘azzardo morale”?

 

“La questione è complessa ed è difficile dare un giudizio sereno su queste tematiche – spiega Vinciguerra – Ma evidentemente a livello di politica monetaria si è visto che quando si blocca il mercato del credito poi questo ‘incriccamento’ si trasferisce in modo rovinoso sull’economia. E quindi il sistema bancario viene considerato come quello che va protetto a ogni costo. Si è poi determinato di fatto una sorta di patto sociale in questi mesi che ha visto comunque le banche italiane ancora non ribaltare in modo automatico l’effetto della crisi sui propri clienti. Aumentando per esempio a dismisura il costo del denaro ai propri creditori. E al momento si sta ancora cercando di evitare che gli effetti della crisi colpiscano in modo ancora più violento la parte più debola e indebitata. La realpolitik di Draghi oggi si basa su 3 punti principali. Se si riesce a rendere nuovamente considerato più solido il sistema bancario questi possono essere gli effetti benefici:

 

1) si ferma la corsa al rialzo dei tassi d’interesse;
2) si fortifica il sistema;
3) se si immette liquidità nel sistema e anche un po’ d’inflazione (come le manovre finanziarie dei governi stanno in parte facendo) questo dovrebbe alla fine avere un ulteriore effetto benefico nel rendere più sostenibile il debito,  decurtandone in parte il valore di rimborso dei creditori.
Vi è comunque un ulteriore effetto paradossale di questa nuova politica della Bce di Draghi che contraddice in pieno quella precedente di Trichet di cui lo stesso Draghi è stato per un certo periodo sostenitore.

 

“Sì alla faccia delle dichiarazioni di principio dei tedeschi e della Merkel che sono contrari agli Eurobonds e alla trasformazione della Bce di prestatrice di ultima istanza – osserva Vinciguerra – di fatto con simili operazioni a cuore aperto si sta rendendo di fatto il debito delle banche europee comunitario! Il cuore del sistema diventa sempre più super legato perché evidentemente se io porto a garanzia della Bce dei titoli del mio Paese se poi i problemi diventano seri il contagio è ancora più forte per tutti. Ma d’altra parte al di là delle dichiarazioni di facciata anche la Merkel sa benissimo che di fatto qualche soluzione bisogna trovarla per le banche messe peggio. E fra queste c’è proprio la Commerzbank al cui confronto le preoccupazioni sull’’orrido” del debito pubblico greco (di fatto già spesato dal mercato) o portoghese sono nulla in confronto. L’andamento del titolo Commerzbank in Borsa è perfino peggiore di quello di Unicredit e i titoli subordinati di questo emittente tedesco sono arrivati a 57: non siamo alla quotazione dei titoli greci ma non molto distanti. Per questo quello che sta facendo Draghi con queste operazioni non è certo una sua fuga in avanti ma qualcosa di condiviso anche da chi per ragioni elettorali magari strepita come la Merkel e sostiene tesi contrarie a quella della monetizzazione del debito. Ma poi nella realtà acconsente che Draghi, il capo della Bce, faccia da bancomat illimimato al sistema. E sostenga così anche le banche tedesche molto esposte in titoli tossici o debiti sovrani traballanti. E tutto questo in attesa di trovare una soluzione europea comune e una vera unione politica. E che passi il periodo delle elezioni…”.

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