ADDIO VECCHIO PROMOTORE FINANZIARIO, UN ROBOT GESTIRA’ I TUOI RISPARMI?

I tuoi risparmi possono essere investiti e gestiti meglio grazie alla nuova consulenza finanziaria online 2.0?

Come sta cambiando e cambierà la scena della consulenza finanziaria in Italia? Cosa sta succedendo all’estero? Quali le tendenze più significative e che potranno nel tempo avere un impatto anche in Italia?

Continuiamo la serie di articoli dedicato a questo argomento e al cosiddetto “roboadvisoring” dopo il forte successo riscosso dal dossier dedicato alla consulenza finanziaria (vedi qui) scritto nelle scorse settimane e che si è basato anche su una serie di interviste fatte a Londra in occasione di  un evento molto importante nel settore del cosiddetto “fintech” (ovvero  tecnologia applicata alla finanza) che si è svolto a Londra per 2 giorni (l’edizione europea di Finovate che si svolge annualmente anche a New York e a San Jose in California) con la partecipazione di moltissime stelle fra le startup del settore e dove ho avuto modo di incontrare diversi banchieri, consulenti, analisti e giornalisti di tutto il mondo (vedi qui il breve video di lancio) dei nostri articoli dedicati proprio al fintech e al roboadvisoring).

La banca e la consulenza finanziaria del futuro? Saranno sempre più digitali…

Quando si parla di Robo-advisor, ci si riferisce normalmente a dei software che costruiscono e gestiscono portafogli finanziari personalizzati, al pari del tradizionale consulente finanziario o forse meglio, dati una serie di vantaggi legati all’uso della tecnologia e al possibile  contenimento dei costi e miglioramento dei risultati rischio/rendimento.

Un fenomeno in grande espansione da qualche anno soprattutto negli Stati Uniti dove alcune delle società che sono entrate in questo settore come start up in pochi anni hanno già raggiunto nel mercato del private equity valutazioni da capogiro poiché ci si scommette che questa sarà una delle prossime importanti frontiere della consulenza finanziaria online e della cosiddetta “disruption” nel settore.

Un settore quello della consulenza finanziaria online e dell’applicazione di strategie basate su algoritmi (li vogliamo chiamare robot ? 🙂  ) che come SoldiExpert SCF conosciamo bene visto che in Italia dal 2001 siamo presenti sul mercato e fatto da apripista nel settore e siamo fra i pochissimi che possono vantare track record così lunghi e un’esperienza reale in questo settore oltre che bilanci in utile (fatto non così scontato in questo settore).

Fra le varie interviste e incontri (si veda anche qui) un confronto molto interessante e stimolante è stato quello con Stephane Dubois, ceo e fondatore di XIgnite, società leader nella Silicon Valley di quel mercato che gli addetti ai lavori chiamano “market data cloud solution”. E tutto questo in occasione di Finovate (la fiera delle start up del fintech) nell’edizione di Londra dove ho partecipato insieme a Federico Ricci, nostro responsabile dell’Information Technology.

Fra i clienti di XIgnite oltre 1000 istituzioni finanziarie di tutto il mondo (dal Nasdaq alla Borsa Italiana), inclusi gli innovatori del fintech (nomi come Wealthfront, Betterment, Personal Capital, Motif Investing, Robinhood, StockTwits, and Yodlee).

E se c’è qualcuno che di questo settore dei robo-advisor ha una chiara visione di quello che sta accadendo è certo questo francese che ha fatto fortuna negli Stati Uniti e mi sembra interessante proporvi questa intervista sia in formato testuale che video anche nella versione inglese visto che sempre più lettori di MoneyReport.it e del nostro canale Twitter (soprattutto fra gli addetti ai lavori) su questi argomenti sono un pubblico straniero, soprattutto inglese e statunitense.

Versione Italiana

Versione Inglese

Da molto tempo studio l’evoluzione di questo settore e quali le soluzioni più interessanti per i risparmiatori e sono circa una ventina i casi che nel mondo ho studiato più di altri. Con alcuni dubbi personali su alcuni punti in verità come per esempio la forte similitudine e standardizzazione (sia grafica che di strategie d’investimento proposte molto spesso di tipo passiva o finto attiva e che è spesso basata sull’utilizzo quasi esclusivo di ETF) che la leva del prezzo “low cost” come arma di conquista del mercato. Tutti aspetti su cui nella nostra esperienza italiana di SoldiExpert SCF abbiamo invece seguito una nostra strada differente poichè crediamo fortemente nella consulenza finanziaria sempre più online e nel “roboadvisoring” ovvero l’utilizzo di strategie algoritmiche all’interno di consigli di portafoglio intelligenti ma pensiamo che il valore aggiunto da proporre ai risparmiatori deve essere qualcosa che vada oltre il “low cost” o la “standardizzazione” estrema, privilegiando invece strategie attive e flessibili e un tipo di consulenza al cliente che non può essere sempre la stessa per tutti sia come strumenti a disposizione che strategie.

E nel tempo crediamo che assisteremo a una crescente convergenza dei 2 modelli poichè sia dal rapporto “fisico” con i clienti (soprattutto per esigenze finanziarie più complesse) che dalla consulenza e fornitura di soluzioni e strategie di valore online sia possibile insieme offrire la migliore combinazione. E per questo motivo non credo che chi fa il promotore finanziario sia veramente minacciato da questo cambiamento crescente in atto se saprà offrire un servizio adeguato a quello che chiede (e chiederà sempre più) il mercato. Un servizio che potrà essere anche migliore rispetto a quanto offerto fino ad oggi e con un valore aggiunto superiore perchè fondare soprattutto sulla relazione fisica il legame con il cliente è chiaro che non potrà più funzionare come nel passato se non c’è qualche altro valore aggiunto significativo da offrire.

E questa lunga chiacchierata con Stephane Dubois è stata molto interessante per capire meglio alcune logiche.

Puoi raccontarci la tua esperienza con i ROBOADVISOR, aziende che tu conosci molto bene, arrivando dalla California ed essendo un loro fornitore di dati finanziari?

DUBOIS: “Mi sono impegnato molto con i RoboAdvisor perché …

…ci  usassero come fornitore di dati, e così li abbiamo conosciuti fin dai primi istanti e capito come pensavano e si muovevano fra un modello e quello successivo nel corso degli anni fino a quando non hanno trovato un modello che funzionava abbastanza bene. Hanno così iniziato ad essere abbastanza veloci e io penso che il RoboAdvisor, ma preferisco chiamare questo settore “Digital Wealth management”, perché ci sono società più automatizzate, società meno automatizzate e addirittura alcune che mantengono la figura dell’advisor umano, siano fondamentalmente un’opportunità ma costituiscano anche un rischio per l’industria finanziaria.

La consulenza è sempre stata relazione personale: è sempre stato così. Le fee (ovvero i costi pagati dai risparmiatori) non sono mai stati così importanti, le performance potevano essere tollerate nel loro sali scendi. E tutto ruotava attorno alla relazione personale. Quando nel 1999 si affacciarono i primi servizi online, ci fu la paura: “Oh mio Dio, verrà meno l’intermediazione nella consulenza…” ma non successe nulla, la relazione restò il fondamento della consulenza finanziaria.

Ciò che i RoboAdvisor stanno facendo, penso possa essere quello di avvantaggiarsi di un evoluzione nelle mentalità. L’investimento è sempre stata una cosa dove agivi per te stesso o avevi un advisor, ed era una persona. Ciò che loro stanno facendo è provare realmente ad automatizzare il processo utilizzando un modello semplice e tu stesso fai questo in Italia . Stanno puntando alle community, alla generazione dei  “millenials” (ovvero coloro che sono nati dopo il 1980 e sono considerati i “nativi digitali”) e in particolare Wealthfront ha puntato su questo modello.”

 

Non pensi che la generazione dei Millenials (i nati negli anni 80-90 del secolo scorso) non siano un target troppo poco interessante, dato che, almeno in Italia, ma anche in Europa, i soldi sono detenuti da generazioni “senior”?

 “È solo una questione di tempo: i millenials non hanno molto denaro ma la domanda più grossa è: “Qualcuno ce l’ha?”.

 Ci sono millenials che giocano con i Roboadvisor che hanno anche milioni di dollari e in tempi normali si sarebbero rivolti a Goldman Sachs, si sarebbero rivolti a te, avrebbero avuto un advisor per tutto quel denaro e invece no. Loro amano la gratificazione immediata, amano l’automazione e la domanda diventa:  “Come cresceranno?”
Quando avranno il denaro, quanti di loro continueranno ad usare i RoboAdvisor invece di rivolgersi ad un Advisor tradizionale?”
Guardando la grande torta dell’industria finanziaria, 30-40 anni fa era divisa fra 4 o 5 grandi broker che se la dividevano per una parte sottile; negli anni 90 i broker sono aumentati e hanno preso un’altra parte,

Io penso che i Digital Wealth Manager stiano entrando e stiano creando un nuovo settore: continueranno ad esserci tutti i vecchi servizi e consulenti ma questo è un nuovo segmento che raggiungerà la piena maturazione nei prossimi anni.

Ciò che queste persone hanno fatto e che l’industria precedente non ha realmente provato a fare è automatizzare completamente i processi: loro non vogliono fare nulla di manuale e quindi hanno preso tutte le fasi del processo e le hanno completamente automatizzate, rendendole molto scalabili e molto economiche (poco costose). Molte istituzioni, molti advisor, continuano ad avere processi manuali: questo è il vantaggio e loro quindi possono scalare il business come nessuno ha mai potuto farlo prima.

Se tu conosci Andy Rachleff di Wealthfront (il presidente e amministratore delegato di quella che viene considerata fra le società più importanti del cosiddetto roboadvisoring), lui ti dirà che …

…inizialmente il suo modello era completamente diverso, che  ha girato e rigirato molteplici volte fino a che non ha stabilizzato il modello che ha attualmente, riuscendo ad automatizzare ogni parte del processo, perfino la raccolta dei fondi dei clienti con i quali iniziare ad investire.  Questo perché i millenials altrimenti rinuncerebbero: se non posso fare questo oggi, me ne vado da qualcun altro.

Non pensi che riguardo ai ROBOADVISOR ci sia un problema di sopravvalutazione, dato che le loro quotazioni se si guarda alle transazioni avvenute in questo settore nel mondo del venture capital sono veramente molto alte?

“Sì queste aziende hanno delle valutazioni elevate ma il mercato è molto grande ci sono molti asset e hanno un business model molto solido quindi queste valutazioni hanno un senso. Penso che ci saranno delle fluttuazioni prima che possano migliorare ancora ma non credo che ci sarà mai un crash. E penso questo anche per effetto del rimpiazzo generazionale. Fino al 1999 si trattava della stessa gente, non avevamo cambiato le nostre abitudini; ora stiamo parlando di un differente set di persone: i miei figli, i tuoi figli, non vogliono parlare con qualcuno e prediligono la tecnologia prima di tutto..”

Abbiamo studiato più di venti attori nel settore nel roboadvisoring mondiale, come ad esempio Wealthfront o Betterment. Tutte queste aziende, sono molto simili fra loro: a partire dall’approccio grafico fino ai portafogli suggeriti. Non credi sia un problema il fatto di proporre tutti la stessa soluzione, con una gestione passiva senza diversificare sostanzialmente l’offerta? Non si corre il rischio di non dare un reale valore aggiunto al cliente vendendo tutti la stessa cosa?

Loro stanno avendo il solito approccio ma sono in questo modo molto scalabili. Nell’industria, tuttavia, molto persone fanno comunque le solite cose, non vedo differenze: mi siedo con te, tu mi racconti della tua formula segreta e poi opero con i fondi o con gli etf che sono comunque automatizzati…Oggi sono semplici, ma inizieranno a diventare complessi, aumentando le strategie ma non lo faranno velocemente, perché vogliono restare totalmente automatizzati, così prima di andare ad operare in determinate classi di investimento o a diventare globali vogliono essere sicuri di poterlo fare automaticamente. Tu sai quanto è difficoltoso e complesso il tuo business: dai un occhiata a loro. Hanno tempo! Possono crescere ancora come stanno facendo ora.

Guardando alla consulenza sugli investimenti, ognuno ha una strategia differente, ognuno ha una ricetta secreta e la relazione personale è fondamentale: certo se fai schifo sai che perderai il cliente. Ora, i RoboAdvisor stanno creando un differente tipo di relazione con i clienti; questa relazione è costruita sulla user experience,  non sul fatto che io ti conosco, mi fido di te, tu ti prendi cura di me, dei miei figli… E’ costruita sul fatto che io amo usare il tuo prodotto, amo sentirlo nelle mie tasche e su cose di questo genere. E’ così che costruiscono la loro relazione e saranno capaci di raccogliere più patrimoni e gestire più complessità negli anni, potranno entrare in un mercato fra anni da oggi e continuare ad essere in grado di crescere. Credo che si stiano incuneando nel mercato.

 

Finovate London 2015 - Salvatore Gaziano e Stephane Dubuois di XIgnite
Nella foto, Salvatore Gaziano con Stephane Dubois, CEO di XIgnite, società statunitense specializzata nella produzione di dati di Borsa

 

Cosa ne pensi di questa edizione di Finovate europea?  Immagino che tu abbia partecipato ad altre edizioni negli Stati Uniti e considerando anche l’attività svolta dalla tua azienda e conoscenza del settore  cosa ritieni di maggiore interesse e con maggiore impatto innovativo?

Quanto ho visto a Londra è un po’ diverso da quello che si vede negli USA. Qui si tratta molto di banche, scambi di valuta, gestione della moneta. Non ci sono così tante presentazioni legate al Capital Market Investments e in questi due giorni sono state poche e riguardavano soprattutto il portfolio management. Non abbiamo visto alcun RoboAdvisor ad esempio, mentre negli USA ce ne sono moltissimi, questo perché in Gran Bretagna e in Europa in generale e in proporzione, poche persone investono direttamente, mentre negli USA, ogni impiegato, ogni “millenial” effettua investimenti finanziari e vengono fuori dalla scuola con questo schema mentale. Questa è la principale differenza che abbiamo notato. Abbiamo anche visto qualche idea di investimento in cui Londra è forte soprattutto sul mercato delle valute e sulle banche”.

Fuori scena, abbiamo chiesto come fanno a stare economicamente in piedi i siti di RoboAdvisoring visto che a esaminarne i bilanci sono attualmente quasi tutti in fortissimo rosso con budget (molto ottimistici in alcuni casi) che prevedono la redditività solo fra qualche anno

Stephane ha risposto che queste aziende attualmente in effetti collezionano grosse perdite, per stare in piedi sono finanziate però da venture capitalist che hanno grande disponibilità di capitali e che stanno attirando l’attenzione anche di attori tradizionali.

E la stessa banca d’affari Goldman Sachs da tempo sta dicendo: “cosa sta succedendo qui? Qualcosa sta cambiando…” e in un recente report ha ammesso che i robo-consiglieri stanno attirando sempre più i cosiddetti “HENRY’s”, acronimo nel linguaggio del perfetto private banker a stelle e striscie di “high earnersnot rich yet “.

Una popolazione di investitori ricchi (con patrimoni medi fra 250.000 e 500.000 euro) ma non ricchissimi. E proprio sempre più le fasce più ricche potrebbero essere attirate da questo tipo di consulenza che crediamo interesserà una fascia sempre più ampia di investitori : una tesi che già da diverso tempo (e senza disporre dell’osservatorio di Goldman Sachs) sosteniamo e di cui avevamo parlato in diversi articoli (per esempio qui o su Milano Finanza) e conferenze.

Le opportunità per chi opera in questo settore e soprattutto per i risparmiatori  si ampliano e la tecnologia anche in questo settore può consentire di fare migliori confronti, tagliare i costi e premiare sempre più i migliori e non solo i più radicati o che godono di vantaggi soprattutto di posizione.

E per questo ci piace questa rivoluzione digitale anche nel settore finanziario.

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