Airnbnb si quota in Borsa. L’affittacamere del mondo ai raggi X con Riccardo Staglianò a RadioBorsa

Airnbnb è la rovina o la salvezza delle nostre città? Ne discutiamo con Riccardo Staglianò, inviato del Venerdì di Repubblica e autore di un libro, “L’affittacamere del mondo”, abbastanza critico su questa società. Però numeri alla mano, Airbnb è un vero fenomeno sul fronte della valutazioni e a dicembre 2020 si quota in Borsa

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Squattrinati ma organizzati. Come altro chiamare i soci fondatori di una start up, Airbnb, che 13 anni fa hanno deciso di offrire materassi gonfiabili in quel di San Francisco per ospitare nella propria abitazione per qualche giorno giovani designer e riuscire così a pagare l’affitto?

Da allora la start up ne ha fatta di strada: 5,6 milioni di annunci sono oggi presenti su Airnbnb che nel 2019 ha conseguito ricavi per 4,7 miliardi di dollari: più o meno come il gruppo Accor (suoi i marchi Sofitel, Mercure, Ibis), quotato alla Borsa francese, che ha oltre 5000 alberghi, mentre la piattaforma dei tre ragazzi di San Francisco non possiede nemmeno una casa di quelle che affitta. Miracolo della sharing economy. Anche in Borsa: a dicembre 2020 si quoterà Airnbnb con una valutazione che oscilla tra i 18 e i 30 miliardi di dollari, contro una capitalizzazione di Borsa di Accor quotata a Parigi che vale meno di 8 miliardi di euro.

 

video 1 >>> I DATI FINANZIARI DELLA QUOTAZIONE DI AIRBNB COMMENTATI DA SOLDIEXPERT SCF<<<

 

A metterli a confronto i numeri di Airbnb con quelli degli alberghi, come fa Riccardo Staglianò, c’è da aver paura.

Riccardo Staglianò è inviato del Venerdì di Repubblica ed autore di “L’affittacamere del mondo” (Einaudi Editore), un libro abbastanza critico su questa società.

Su RadioBorsa, la podcast radio di SoldiExpert SCF (disponibile sul sito RadioBorsa.com e su tutte le principali piattaforme come Spotify, iTunes, Google Podcast, Spreaker..) in vista dell’imminente Ipo di Airbnb sul Nasdaq ne parliamo da più punti di vista.
Un fenomeno sociale, finanziario, immobiliare ma anche fiscale.

E ci sono diverse cose della piattaforma Airbnb che non vanno giù a Staglianò: la piattaforma paga pochissime tasse e fornisce di fatto ai suoi host (nel linguaggio di Airbnb chi pubblica gli annunci di locazione ovvero si presume i proprietari delle case) una ampia copertura sulla loro occupazione di “affittacamere”, lasciando alla loro coscienza l’onore e l’onere di versare quanto dovuto allo Stato dal punto di vista fiscale e regolatorio.

In Italia chi affitta su Airbnb paga la cedolare secca del 21%, già un “regalo” secondo alcuni rispetto alle tasse che si pagherebbero applicando le aliquote Irpef e sempre ammesso e non concesso che tutti gli host le paghino. Anche perchè per molti host quella di Airbnb non è magari un’attività amatoriale ma professionale con decine e decine di appartamenti affittati e questo crea un meccanismo spesso micidiale di concorrenza sleale rispetto agli alberghi tradizionali gravati di tasse e burocrazia spesso folle.

video 2 >>> L’AFFITTACAMERE DEL MONDO AI RAGGI X CON RICCARDO STAGLIANO’: OPPORTUNITA’ E RISCHI <<<

A remare contro Airbnb tutta una serie di soggetti, diversamente danneggiati dal suo business: gli albergatori che accusano la piattaforma di “concorrenza sleale” dal momento che chi affitta su Airbnb non è soggetto ai costi e agli obblighi normativi di un hotel e i cittadini, che si trovano con alloggi sempre più inaccessibili come prezzo e il rischio di avere fuori dalla porta il vuoto intorno, fatta eccezione per i servizi di ristorazione. Il rischio di creare città fantasma ad uso e consumo dei soli turisti in molte città d’arte italiane è già realtà, basti pensare a Firenze, dove un alloggio su 4 si può affittare tramite Airbnb.

Come gli italiani sono diventati un popolo di affittacamere e quanto alla lunga questo secondo lavoro (ma Staglianò preferisce chiamarlo lavoretto) può danneggiare il Paese?

Ne discutiamo con Riccardo Staglianò in questa conversazione dopo aver fatto una analisi dei numeri di Airbnb in vista della quotazione: quanto viene valutata questa società, l’andamento dei ricavi, il conto economico da anni in rosso ma anche la diffusione a livello mondiale del suo modello di business che ha convinto milioni di persone a diventare “affittacamere” ovvero mettere a reddito proprietà immobiliari che in molti casi altrimenti erano soprattutto un costo.

Ascolta il podcast su Airbnb

 

L’Italia è diventata uno dei Paesi n. 1 al mondo nella diffusione di Airbnb. Ed è facile comprenderne il motivo in una nazione dove 8 cittadini su 10 vivono in una casa di proprietà e dove 4 giovani su 10 non hanno lavoro. E sempre più chi ha ereditato l’appartamento ma non il posto fisso ha cominciato a ricavare dalle quattro mura il proprio sostentamento.

Il fenomeno Airbnb è così decollato in Italia.Un ammortizzatore spesso sociale non facile da regolamentare senza ormai mettere a rischio il bilancio familiare di molti proprietari di casa ma che si scontra con la concorrenza talvolta sleale al settore alberghiero e il tema del gettito fiscale eluso da molte società digitali multinazionali di cui Airbnb fa parte.

L’unica maniera sensata di uscire dal conflitto è governare il fenomeno. Come hanno fatto in varie città del mondo e Paesi. E il caso Airbnb è un’interessante cartina di tornasole per capire la complessità della società attuale fra mondo fisico e digitale, bene comune e individuale, libertà d’impresa e Stato, fisco e investimenti.

Una conversazione decisamente a 360 gradi per capire il mondo pre e post pandemia e cosa tutti questi cambiamenti possono insegnarci non solo come investitori.