La cura Cairo funziona perfino con RCS. Salini Impregilo pensa al polo ma delude

Il gruppo RCS (Rizzoli Corriere della Sera) torna al dividendo dopo dieci anni e soprattutto dimostra se ce n’era ancora una volta bisogno che i “salotti buoni” della finanza in Italia producono quasi sempre risultati disastrosi in tutti i settori in cui si cimentano.
Era nel luglio 2016 che Urbano Cairo rilevava con un’operazione allora non amichevole il controllo di RCS tramite un’ offerta pubblica di acquisto e scambio (Ops). A quell’epoca la società di Via Solferino aveva un indebitamento di oltre 430 milioni di euro e perdeva soldi, nonostante piani industriali sfornati ogni anno da super consulenti aziendali e manager strapagati che elaboravano bellissimi libri dei sogni che si confrontavano poi con ricavi in picchiata e perdite su perdite accumulate.

Intanto il titolo RCS era passato in 10 anni da 14 euro a 0,77 euro con una distruzione di valore di circa il 95%.
I risultati di RCS in un settore come quello editoriale che resta difficile hanno visto l’indebitamento scendere anche quest’anno a 187 milioni di euro circa mentre la società quest’anno ha visto l’utile netto salire a 85,2 milioni di euro.

Del settore editoriale e dei conti di Rcs presentati ieri ha parlato Salvatore Gaziano, responsabile strategie d’investimento di SoldiExpert SCF, durante il consueto collegamento con “Caffè Affari” su Class CNBC (canale Sky 507) commentando anche i conti di Salini Impregilo e il piano presentato da questa società di diventare il polo aggregante di un altro settore come quello delle costruzioni che ha attraversato e sta attraversando una situazione di forte tensione con numerose società in Italia importanti che sono in forte difficoltà.

Un progetto interessante sulla carta ma che necessita di una risorsa indispensabile per funzionare: i soldi. Che certo Salini Impregilo non può mettere a disposizione visto che già l’indebitamento in salita nell’ultimo bilancio ha già fatto storcere il naso a più di un analista finanziario (e infatti il titolo ieri è arrivato a scendere anche del 7%).
Si guarda anche qui a Cassa Depositi e Prestiti (ovvero lo Stato) che è anche il controllore di Poste Italiane che oggi presenterà i conti 2018 e alle banche italiane disposte a trasformarsi parzialmente da creditrici in azioniste.
E per questa ragione più di qualche dubbio sulla capacità di passare dalla teoria alla pratica è fondato.

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