Allarme pensioni e previdenza per l’Italia. Cosa fare (e sapere) prima che sia troppo tardi. Il resoconto della conferenza con i super esperti a confronto.

Parlare a che punto è la situazione previdenziale italiana privata e pubblica nel pieno della pandemia non è sicuramente un argomento entusiasmante ma fare gli struzzi e mettere la testa sotto la sabbia non è mai una grande strategia e per questa ragione come SoldiExpert SCF abbiamo pensato nella settimana nazionale della previdenza di organizzare sul tema una conferenza online con la partecipazione di diversi esperti di cui ti raccontiamo in sintesi sotto cosa è emerso e dove potrai comunque trovare i riferimenti per vedere o rivedere la conferenza in modalità video, audio podcast su RadioBorsa o per scaricare la guida sul Vivere di Rendita: sogno o realtà che Roberta Rossi ha presentato in anteprima.

Nel post-pandemia l’Italia non sarà comunque “più bella, forte e più superba che pria” ci dicono già tutte le statistiche economiche internazionali. Anzi secondo i dati rilasciati nelle scorse settimane dal Fondo Monetario Internazionale (e prima di calcolare gli effetti dell’ultimo lockdown annunciato ieri in molte regioni chiave italiane) la nazione che nel triennio 2019/2021 vedrà fra i Paesi più sviluppati il Pil scendere di almeno il 6% c’è proprio il Belpaese.

Un’Italia cenerentola d’Europa e fra i peggiori Paesi al mondo come contrazione del PIL nel triennio 2019-2021 non è una bella notizia anche per i futuri pensionati poiché il calcolo dell’assegno pensionistico nel primo pilastro è agganciato all’andamento del PIL.

Ad affrontare l’argomento con analisi, considerazioni e consigli si sono cimentati in un affollatissimo webinar online i consulenti finanziari indipendenti e co-fondatori di SoldiExpert SCF insieme a Giuliano Cazzola, uno dei massimi esperti del sistema pensionistico italiano, ex dirigente generale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e vice presidente della Commissione lavoro della Camera dei Deputati nella XVI legislatura. Ha partecipato anche Edmondo Rho, consigliere nazionale Fnsi, per 12 anni nel consiglio di amministrazione dell’Inpgi (l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani), uno dei giornalisti italiani maggiormente esperti in pensioni e previdenza.

>>> guarda il video 

Il quadro emerso è purtroppo ricco più di ombre che di luci hanno evidenziato tutti i relatori (e per chi volesse rivedere la conferenza è possibile farlo qui sul canale YouTube di SoldiExpert SCF). Quest’anno anche per effetto delle spese straordinarie che l’Inps ha dovuto mettere in campo, la percentuale della spesa pensionistica italiana impatterà per il 17% sul PIL supererando i 300 miliardi di euro. Più di noi in Europa spende solo la Grecia per le pensioni in rapporto al PIL: la media europea si aggira intorno al 13% e il livello del 17% o perfino superiore impatterà per decenni sui conti pubblici italiani visto che le attuali proiezioni vedono solo dal 2045 una discesa di questo “plateau”.

Chi pagherà le pensioni future?

Chi andrà in pensione nei prossimi lustri vedrà quindi un rischio sempre più concreto di vedere ridursi l’assegno pensionistico, calcolato secondo il sistema retribuitivo ma anche contributivo ha ben spiegato il professore Giuliano Cazzola, visto che le future pensioni saranno pagate dai futuri lavoratori in una sorta di “patto di Sant’Antonio” con i futuri pensionati, perché anche dalla curva demografica non arrivano buone notizie.

Senza risparmi aggiuntivi per le prossime generazioni non ci sarà un’adeguata protezione della vecchiaia.

Il crollo delle nascite che già in Italia era in essere da molti anni si sta ulteriormente accentuando in questi mesi e a 9 mesi dal lockdown già si contano 12 mila bambini in meno.
Fra meno di 3 lustri il 30% degli italiani avrà più di 65 anni e già oggi in molti comuni in Italia (circa 500) il numero dei pensionati è superiore a quello dei lavoratori attivi.

Gli interventi di tutti i partecipanti hanno messo in evidenza le difficoltà dell’attuale sistema in assenza di interventi di riforma abbastanza radicale sia sul fronte della previdenza pubblica che quella complementare che in Italia non è mai decollata. E fra le ragioni di questo flop come ha evidenziato il professore Giuliano Cazzola il fatto che la previdenza complementare in Italia fu avviata “in un’altra epoca e che vedeva il lavoratore dipendente a tempo indeterminato come figura cardine”.

Il mondo è molto cambiato in questi decenni e se una volta chi andava in pensione poteva riscuotere un assegno pensionistico di circa il 20% inferiore oggi le proiezioni ci dicono che sarà nel 2030 magari del 40% inferiore per un lavoratore dipendente con 36 anni di contributi e addirittura del 60% inferiore se è un lavoratore autonomo.

La previdenza complementare non scalda , basti dire che lo scorso anno gli italiani hanno accantonato 16,2 miliardi di euro a fondi di categoria, fondi pensione aperti e Pip mentre hanno speso quasi 7 volte di più in slot machine, giochi e scommesse per oltre 107 miliardi di euro!)

Non sono messe benissimo nemmeno le casse previdenziali di intere categorie ha evidenziato Edmondo Rho perché già prima della crisi che sta ampliando ulteriormente il problema i buchi contributivi erano già un fenomeno dilagante.
Intere categorie hanno difficoltà ora più che mai a versare i contributi previdenziali e fra questi soprattutto geometri, ingegneri, architetti, giornalisti e anche gli infermieri che stanno affrontando in prima linea l’emergenza delle emergenze.

E i buchi contributivi odierni saranno evidentemente un problema nel futuro.Un quinto degli iscritti alle casse private non sta versando i contributi. E anche nella previdenza complementare si sta assistendo a un simile fenomeno perché se è solo un italiano su 4 che pensa oggi alla pensione di scorta fra quelli che hanno iniziato questo percorso, un numero rilevante non versa più o solo cifre molte basse.

Informarsi sulla propria situazione contributiva pensionistica tramite i patronati è importantissimo ha ricordato Edmondo Rho perchè molti italiani non hanno assolutamente consapevolezza di quanto hanno realmente versato e cosa li attende.

La “busta arancione” è rimasta soprattutto in Italia un bel progetto (non sono state poi spedite dall’Inps per risparmiare le spese postali…) mentre proprio in questi giorni in Germania si sta pensando invece di rendere accessibile tutta la panoramica previdenziale (pubblica e privata) ai lavoratori tedeschi con un solo clic.

Ecco cosa può fare (e non) oggi un lavoratore o un risparmiatore? Quasi sicuramente non i PIP vendute da banche, reti e assicuratori che sono gli strumenti peggiori come costi secondo la stessa Covip 

Che fare? Cosa può mettere in campo un lavoratore dipendente, autonomo o imprenditore che vuole pensare alla previdenza da subito per evitare fra qualche decennio di veder drammaticamente tagliare il proprio tenore di vita?

“Il momento migliore per piantare un albero è vent’anni fa. Il secondo momento migliore è adesso” recita il proverbio (naturalmente cinese visto il periodo) e risulta evidente che il primo pilastro della previdenza (quello dell’Inps e delle casse previdenziali dei professionisti) rischia concretamente di essere una coperta sempre più corta. Ed è bene quindi cercare di allungarla e renderla più calorosa con la previdenza integrativa e i proprio risparmi ma anche qui ha spiegato Salvatore Gaziano, consulente finanziario autonomo, e co-fondatore di SoldiExpert SCF, pioniere in Italia della consulenza finanziaria indipendente, con alcuni importanti accorgimenti.

“Previdenti non si nasce, si diventa. Prima si inizia a risparmiare meglio è se ci si prefigge di costruirsi una pensione di scorta – ha ricordato Gaziano – Perché per poter contare su un reddito extra di 1000 o 2000 euro al mese, le cifre che bisogna accumulare sono veramente importanti (anche oltre il milione se si è trentenni). Diffidare di chi racconta che con pochi zecchini e in breve tempo i soldi si moltiplicano come nella favola di Pinocchio.
Al di fuori della previdenza pubblica la previdenza complementare e integrativa possono essere una stampella importante ma attenzione sempre ai costi e alla qualità della gestione.
Se il capitale è investito male ed eroso dai costi il vantaggio fiscale come anche il contributo del datore di lavoro nel caso dei fondi di categoria possono essere divorati da una cattiva o costosa gestione.
Attenzione in particolare ai Pip (piani individuali pensionistici) venduti da reti e assicurazioni (e che in Italia sono attualmente la forma di previdenza complementare più collocata!) che evidenziano oneri mediamente superiori di 4 volte a quelli dei fondi negoziali per i comparti garantiti, di oltre 5 per quelli obbligazionari, di sei volte per i bilanciati e per oltre 7 per quelli azionari. Con simili zavorre la rendita è per chi vende, non per chi acquista. E’ pure follia come alcuni lavoratori stanno facendo acquistare PIP dove i costi annui sono di quasi il 3-4% annuo! La pensione la si sta pagando agli assicuratori!
Un indice sintetico di costo superiore del 2% invece che dell’1% può ridurre il capitale accumulato dopo 35 anni di partecipazione al piano pensionistico di circa il 18 per cento. Chi sceglie un Pip al posto di un fondo di categoria, in sostanza, si condanna a una pensione complementare defalcata dal 20 al 40% circa a seconda dei comparti”.

La previdenza complementare secondo SoldiExpert SCF può essere sicuramente presa in considerazione tramite i fondi di categoria e i fondi pensione aperti ( e selezionando un po’) ma fino al limite dei 5164,57 euro annui (oltre questa somma meglio farsi da soli o con l’aiuto di un consulente indipendente una pensione fai da te) per sfruttare la deducibilità e con alcune accortezze.

Vivere di rendita (e dei risparmi accumulati) per alcuni una scelta, per altri una necessità

“Sopra questo livello se si dispone di patrimonio e redditi adeguati – meglio l’investimento fai da te o assistito da un consulente finanziario e meglio indipendente per evitare il conflitto d’interessi – ha spiegato Roberta Rossi, consulente finanziario indipendente e responsabile della consulenza personalizzata di SoldiExpert SCF – ma con l’utilizzo di “mattoni” poco costosi (meglio per questo gli ETF che i fondi anche tramite pac) e con una chiara definizione degli obiettivi e delle strategie se ci si vuole costruire una rendita finanziaria futura”.

In particolare Roberta Rossi ha presentato una guida scaricabile gratuitamente all’indirizzo viveredirendita.soldiexpert.com nella quale ha affrontato il tema del IV pilastro ovvero di chi cerca di costruirsi una pensione di scorta per il futuro proprio e dei propri cari con il proprio patrimonio per costruirsi una rendita futura.
Se si pensa di vivere di rendita facendo trading online (c’è chi lo pensa veramente e chi glielo fa credere), realizzare guadagni costanti di oltre il 10% annuo o che basti raggiungere un capitale di poche centinaia di migliaia di euro si è quasi sicuramente sulla cattiva strada.

 

Bisogna farsi invece delle domande precise (raccontate nella guida dedicata al “Vivere di rendita” passo dopo passo con dei casi concreti) e valutare alcune variabili importanti riguardo l’età del “decumulo”, le spese a cui si andrà incontro nei prossimi decenni, il capitale investito, il rendimento che si può ragionevolmente ottenere, gli errori da evitare oltre eventuali altre entrate e loro evoluzione.

 

Il longevity risk è più femmina che maschio

“Sempre più spesso – ha spiegato Roberta Rossi di SoldiExpert SCF – mi trovo a ragionare con miei clienti e risparmiatori con consulenze ad hoc sul come evitare il cosiddetto ‘longevity risk’, che in finanza è il rischio di sopravvivere al proprio patrimonio. Un rischio che peraltro è più femmina che maschio visto che in Italia la proporzione è quattro vedove per un vedovo. E’ importantissimo anzi vitale non sbagliare mossa, oggi ancora più che ieri, con la gestione del proprio patrimonio, evitare costi e caricamenti inutili (di cui molti risparmiatori sono ignari e che spesso sono anche del 3-4% per molte banche e reti su fondi e gestioni) e avere una strategia complessiva sull’argomento a livello personale perché anche questa conferenza sul tema organizzata da SoldiExpert SCF nella settimana nazionale dell’educazione previdenziale (e con il sigillo del Comitato Edufin che l’ha inserita nel calendario ufficiale degli eventi sotto lo stemma della Repubblica Italiana) ha evidenziato l’urgenza per molti italiani di ragionare con lungimiranza sul proprio patrimonio e sulle proprie entrate future in un Paese dove il sistema previdenziale pubblico è sempre più malmesso sotto la spinta di diverse forze anche secolari”.

Un tema insomma veramente scottante quello della previdenza e della pianificazione patrimoniale che chi vuole approfondire trova nel video della conferenza del 4 novembre 2020 sul tema a questo indirizzo bit.ly/allarmepensioni (disponibile anche in formato podcast audio su RadioBorsa.com oltre che sul canale RadioBorsa su Spotify, Itunes, Google Podcast, Spreaker…) e nella guida gratuita in pdf sul “Vivere di Rendita: sogno o realtà” all’indirizzo web viveredirendita.soldiexpert.com .
Come ha ben sintetizzato Ferruccio de Bortoli, ex direttore del “Corriere della Sera” e de “Il Sole 24 Ore” se una volta il mito degli italiani e il traguardo finanziario da raggiungere era la casa oggi questo dovrebbe essere invece la pensione.

Il quadro emerso è purtroppo ricco più di ombre che di luci hanno evidenziato tutti i relatori e quest’anno anche per effetto delle spese straordinarie che l’Inps ha dovuto mettere in campo e che impatterà per decenni sui conti pubblici italiani.

Per molti attingere a quanto messo da parte non sarà un’opzione dal momento che l’assegno pensionistico potrebbe non bastare. Per capire se si hanno sufficienti “ruote di scorta finanziarie” è possibile scaricare gratuitamente all’indirizzo viveredirendita.soldiexpert.com una guida dedicata a questo tema.

Voglio scaricare qui la guida sul “Vivere di Rendita: sogno o realtà”: i calcoli da fare e le trappole da evitare

Buona lettura e buona visione!

 

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