ASTALDI, ALTRO CHE MAMMA LI TURCHI…

Ha collaborato a questo articolo Emanuele Oggioni, gestore azionario di Saint George Capital Management (gruppo Fondiaria Sai),
una società di diritto svizzero con sede a Lugano specializzato nell’asset management

Proprio questa mattina il presidente del gruppo Astaldi, Paolo Astaldi, ha presenziato a Gebze in Turchia alla cerimonia della posa della prima pietra della nuova autostrada di 421 chilometri che unirà Gebze, nei pressi di Istanbul, a Izmir sulla costa egea del Paese. Un’opera importante (realizzata da Astaldi insieme a cinque imprese locali) che segna il nuovo corso di questa società italiana ben decisa a puntare nei prossimi anni sulla diversificazione geografica internazionale ma anche sul business delle concessioni.

Un’opera che prevede un investimento di 6,5 miliardi di dollari, finanziato su base project finance, il cui ritorno è garantito da ricavi da gestione pari a 23 miliardi di dollari con una durata della concessione pari a 22 anni e 4 mesi.

L’iniziativa, la prima per importanza mai realizzata in concessione in Turchia, è una delle più significative sviluppate ad oggi a livello europeo. La nuova tratta autostradale, di 421 chilometri, garantirà il collegamento di Gebze (vicino a Istanbul) a Izmir, sulla costa egea della Turchia, dimezzando gli attuali tempi di percorrenza in auto, superiori oggi alle otto ore. Il progetto prevede inoltre la realizzazione di un ponte sulla Baia di Izmit, che si caratterizzerà in quanto ponte sospeso tra i più lunghi al mondo con una durata prevista dei lavori di 7 anni.

Un …progetto che segna uno dei punti qualificanti del business plan 2010-2015 di Astaldi che punta a crescere all’estero e nel settore delle concessioni. E dà anche la misura di come mentre in Italia si parla di grandi opere ma poi non si va da nessuna parte (perché mancano i fondi, i politici non si mettono d’accordo, i cittadini delle aree interessate si oppongono…) all’estero si pensa a pianificare il futuro. I “turchi”, quelli anticamente definiti arretrati e selvaggi e considerati quasi un pericolo, ora siamo noi, forse.E nel settore delle costruzioni e grandi opere è in atto da qualche anno così uno spostamento sempre più massiccio delle imprese italiane verso le commesse all’estero.  Per non dipendere dai tempi lunghi delle decisioni della politica, dei pagamenti ritardati e delle infinite cause giudiziarie e contestazioni che si aprono a ogni cantiere. Infiltrazioni mafiose, comprese.

Una società sempre più internazionale..

Il gruppo Astaldi è uno dei più affermati contractor in Italia e nel mondo, dove opera anche come promotore di iniziative in project finance e concessione: infrastrutture di trasporto, acqua ed energia rinnovabile, edilizia civile ed industriale sono le aree di prevalente interesse per le attività di contracting e di concessione sviluppate dal Gruppo. Dalla realizzazione di autostrade, ferrovie, metropolitane a quelle di impianti di produzione energetica, questa società realizza opere  “chiavi in mano”.

Quotata in Borsa dal giugno 2002, oggi Astaldi conta più di 11.000 dipendenti e contribuisce allo sviluppo di 23 Paesi nel mondo con più di 100 cantieri attivi per un’azienda che ha fatturato nel 2009 circa 2 miliardi di euro e dispone di un portafoglio ordini molto significativo. Le commesse già acquisite nel settore delle costruzioni (che garantiscono utili sicuri e importanti) valgono già il 90% del fatturato del 2011 e il 70% di quanto previsto nel business plan 2012. E in tempi di crisi delle grandi opere avere tutto questo fieno in cascina è molto importante.

Ma molto interessante è anche il valore del settore “concessioni” che viene stimato dagli analisti attualmente in circa 120 milioni di euro ma che potrebbe quasi triplicare come valutazione nel giro dei prossimi 2 anni grazie alla costruzione dell’autostrada Gebze-Izmir (attualmente non inserita nel portafoglio commesse per ragioni di attesa della definizione del piano di project financing) ed i progetti idroelettrici in America Latina.  Ma quanto vale Astaldi? Ed è una scommessa interessante?
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Si punta sul business delle concessioni e sull’estero. Anche perché in Italia le grandi opere restano alla fine sempre al palo…

Il nuovo business plan 2010-2014 prevede un utile netto in crescita del 17% all’anno che dovrebbe salire dai 62 milioni di euro dell’ultimo esercizio ai 135 previsti a fine ciclo.E’ uno degli obiettivi principali del nuovo piano industriale di Astaldi, approvato recentemente dal consiglio di amministrazione guidato dall’ad Stefano Cern. Entro 5 anni il general contractor punta a raggiungere un utile operativo (ebit) di 300 milioni rispetto ai 170 milioni attesi a fine 2010, con una crescita media annua del 13%. I ricavi dovrebbero invece passare dai 2 miliardi previsti alla chiusura del corrente esercizio a quota 3,1 miliardi (+10% l’anno).Il portafoglio ordini dovrebbe infine raggiungere i 15 miliardi grazie soprattutto al forte incremento previsto nel settore concessioni dove le commesse dovrebbero passare dai 2,7 miliardi di fine 2010 ai 7 miliardi a fine 2015, con un tasso annuo di crescita superiore al 20%. Proprio questo business sarà uno dei principali driver di crescita per il gruppo.

«La presenza in Italia nei comparti di tradizionale interesse (metropolitane, autostrade ed edilizia sanitaria) verrà rafforzata nel breve termine dall’apertura ai mercati esteri nel comparto autostradale (autostrada Gebze-Izmir in Turchia) e dal potenziamento del settore acque (nuove iniziative in Cile e Centro America)» ha spiegato l’ad.

Per quanto riguarda la diversificazione geografica, i 15 miliardi di portafoglio ordini dovrebbero essere distribuiti per circa il 53% in Italia e per il rimanente 47% all’estero.Quanto al debito, uno dei punti deboli di Astaldi ma che è connaturato al tipo di attività, il rapporto tra debito ed equity dovrebbe passare dall’1,2  di fine 20l0 allo 0,7 di fine 2015, con un indebitamento finanziario netto che dovrebbe scendere per il settore costruzioni da 360 a 100 milioni. Parallelamente quello delle concessioni passerà da 110 a circa 500 milioni. Complessivamente l’indebitamento passerà da 470 milioni di fine 2010 a 600 milioni.

Obiettivo nel tempo è quindi puntare a un fatturato suddiviso fra attività di costruzione (dove vi è un committente che paga il valore delle opere realizzate) e quella in concessione. In questo caso è Astaldi a sostenere il costo dell’opera ma in cambio ottiene dei proventi nel tempo per ammortizzare il costo sostenuto e trarne un profitto. Nel caso per esempio di una tratta autostradale il concessionario la realizza a proprie spese ma in cambio ottiene per un numero elevato di anni i pedaggi riscossi.

Ma Piazza Affari è cauta. Forse troppo.

Ma a vedere i prezzi di Borsa forse il mercato non sembra dare grande considerazione a questa società se si analizzano i multipli e il portafoglio ordini oltre che il business plan. Astaldi capitalizza attualmente (a 5,38 euro) circa 527 milioni di euro che secondo diverse banche d’affari (da Mediobanca a Unicredit) dovrebbe essere il solo valore dell’attività nelle “costruzioni” mentre il valore del settore “concessioni” è come se non esistesse.

La società viene, infatti, attualmente valutata dal mercato 8 volte gli utili 2010 e 6 volte gli utili previsti nel 2012. Se poi si vuole valutare la società secondo il metodo della somma delle parti Astaldi è come se fosse attualmente valutata 6,5 volte gli utili senza considerare tutte le potenzialità del settore “concessioni”. E’ il mercato che è troppo cauto o c’è qualcosa che sfugge?

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