Astaldi, un crollo senza fine. Banche italiane sempre osservate speciali

Per Astaldi non c’è fine al calvario degli azionisti e obbligazionisti con un nuovo downgrade dell’agenzia S&P che ha rivisto al ribasso il rating a ‘CCC’,”outlook developing” (insomma in evoluzione) secondo cui il deterioramento della situazione economica in Turchia potrebbe avere un impatto sulla possibilità della società di vendere la propria quota degli asset legati alla concessionaria del Terzo Ponte sul Bosforo. E questo scenario, si legge ancora nel report, potrebbe mettere a rischio il progetto di aumento di capitale di Astaldi.

Per l’agenzia Standard & Poor’s il giudizio CCC equivale a “attualmente vulnerabile, e la solvibilità delle obbligazioni assunte dipende prevalentemente da condizioni economiche e finanziarie favorevoli”. Insomma voto 4.

La società romana fra le più importanti nel mondo nella realizzazione di infrastrutture e di ponti sospesi come molte aziende del settore (Salini Impregilo è il campione nazionale del settore) ha nel corso degli anni spostato sempre più all’estero il baricentro dei propri affari, anche perché in Italia da diversi lustri è quasi tutto fermo (e non è che non sarebbero necessarie importanti opere infrastrutturali o lavori pubblici significativi da fare su strade o edifici pubblici) e anche la burocrazia, come spiega Il Sole 24 Ore questa mattina, ci mette lo zampino visto che occorrono mediamente 16 anni per realizzare un’opera di cui circa la metà (8 anni) è pure palleggio fra i vari uffici e pubblica amministrazione e varie authority che devono mettere “timbri” e dare autorizzazioni.

Astaldi ha sviluppato nel corso dei suoi ultimi anni il proprio business soprattutto fuori dall’Italia con una struttura finanziaria però debole e ne sta pagando da oltre un anno pesanti conseguenze.

Salvatore Gaziano, responsabile strategie d’investimento di SoldiExpert SCF, durante il consueto intervento su Class CNBC (canale Sky 507) durante la trasmissione “Caffè Affari” condotta da Irene Elisei ha spiegato i punti deboli di questa società che ha visto ancora ieri sia il titolo sia azionario che obbligazionario scendere ai minimi storici.

Dopo la svalutazione dello scorso anno sugli asset in Venezuela che aveva provocato un profit warning sui conti ora la spina più grossa per Astaldi è l’aumento di capitale da 300 milioni di euro accompagnato da cessioni che fatica a decollare.

Condizione indispensabile richiesta dalle banche è, infatti, la vendita della quota del 33% detenuta da Astaldi sulla concessione autostradale che attraversa il terzo ponte sul Bosforo.

Un’opera ciclopica e unica al mondo (realizzata da Astaldi in joint venture) che ospita due carreggiate autostradali di quattro corsie ciascuna, con in mezzo un doppio binario ferroviario di Alta Velocità.

Ma che fatica a trovare compratori adeguati considerata la situazione finanziaria intricata che sta attraversando la Turchia che ha visto quest’anno la lira turca crollare del 40% in un clima di crescente sfiducia internazionale verso il regime di Erdogan.

il terzo ponte sul Bosforo a Istanbul realizzato dall’italiana Astaldi , un’opera ingegneristica eccezionale di cui la società italiana è costretta a cedere la quota nella concessione detenuta per far cassa

Intanto a Piazza Affari, dopo la conferma del giudizio di Fitch seppure con un outlook (ovvero previsione) negativo arrivato venerdì sera a mercati chiusi, il mercato azionario e obbligazionario ha provato una timida reazione dopo anche le rassicurazioni arrivate dal ministro per l’Economia Tria e anche dal vice premier Salvini riguardo il rispetto delle regole dell’Unione Europea sul rapporto deficit/Pil.

Lo spread BTP/Bund è leggermente indietreggiato e le azioni bancarie sono tornate a salire (+1,3% nella seduta di lunedì l’indice Ftse Italia All Share Banks) e nell’intervento televisivo Gaziano ha spiegato l’effetto “zavorra” che esiste fra aumento dello spread e settore bancario italiano.

Basti pensare che da inizio maggio 2018, quando lo spread BTP/BUND era a quota 121, a fine agosto, quando ha raggiunto quota 185, l’indice delle banche italiane ha perso circa il 20%, mentre l’indice europeo del settore è salito del 6,5%. Una perdita di capitalizzazione per le banche italiane nel loro complesso di circa 20 miliardi di euro in 4 mesi.

Clicca sull’immagine sotto per il video della trasmissione di oggi.

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