Atene fuori o dentro l’euro? Torneremo alle valute nazionali?

Le pesanti nubi che si addensano sulla tenuta dell’euro, sul debito dei paesi periferici, sulle esigenze di ricapitalizzazione delle banche e sulla situazione ateniese, dove si dovrà tornare nuovamente a votare, affossano le Borse europee. Negli ultimi 12 mesi la borsa greca ha perso oltre metà del proprio valore, Piazza Affari il 37%, la Spagna il 33%, Parigi il 23% e Francoforte il 12%. La vera domanda che oggi si pongono i mercati è: se Atene dovesse tornare alla dracma l’euro sopravvivrà? E se questo accadrà la fuga di capitali (i Greci hanno già ritirato 1,2 miliardi di euro dalle banche del Partenone tra lunedì e martedì di questa settimana, lo 0,75% dei depositi totali) si allargherà anche all’Italia e alla Spagna? L’Europa tornerà alle valute nazionali?

In realtà la fine dell’Euro non deve essere data per scontata secondo alcuni osservatori meno catastrofici di quello che è ora sta diventando quasi il sentiment generale e Atene potrebbe seguire invece un default morbido. Ovvero potrebbe anche farcela da sola se si guardano i conti pubblici del Partenone. Il disavanzo dello stato greco se non si considerano gli interessi sul debito pubblico è limitato all’1% del Pil. Nel momento in cui venisse raggiunto il pareggio, Atene potrebbe pagare stipendi e pensioni, senza aver bisogno di nuovi soldi in prestito. Potrebbe dichiarare di non pagare più i debiti in essere che oggi non sono più verso il mercato ma verso alcune istituzioni europee soprattutto la Bce, l’unica non coinvolta finora nella ristrutturazione del debito greco. Per la Germania questo salvataggio indiretto da parte della Bce potrebbe anche essere tollerabile. Visto che già quest’anno non ha ostacolato le operazioni di Draghi a favore del sistema bancario euro periferico per evitare il credit crunch. Inoltre vi è anche un precedente storico a favore di una soluzione all’americana della crisi: l’erogazione da parte della Fed di 700 miliardi di dollari a favore delle maggiori banche Usa messe in ginocchio dalla crisi dei mutui subprime.

Certo se i debiti di Atene verso le istituzioni europee dovessero essere cancellati, la speculazione potrebbe rivolgersi ai titoli di Italia e Spagna ma anche qui un intervento sul secondario da parte della Bce potrebbe fare da baluardo a un crollo delle quotazioni.

L’uscita dei paesi dall’Euro non conviene a nessuno. Né alla Germania che grazie alla nuova valuta ha potuto restare competitiva e aumentare il proprio export né ai paesi molto indebitati come l’Italia che grazie all’euro hanno potuto finanziarsi a costi ragionevoli conquistando la fiducia dei mercati dal momento che i debiti espressi in euro e non in lire non potevano essere svalutati stampando moneta nazionale.

Del resto l’uscita dall’euro avrebbe conseguenze talmente devastanti per tutti Germania compresa che si farà di tutto per scongiurarla. Se ciò non fosse possibile lo scenario che avremmo davanti sarebbe drammatico: se Atene uscisse dall’Euro e si assistesse come già avvenuto sotto il Partenone a una fuga di capitali dei risparmiatori italiani e spagnoli, un ritorno per tutti alle valute nazionali equivarrebbe a una svalutazione del nostro potere d’acquisto dal 40% al 70%. Uno scenario devastante per tutti. Contro il quale non ci sono un numero infinito di mosse difensive se non l’acquisto di valute rifugio come il franco svizzero e il dollaro. Ovviamente se questo scenario non si verificasse il rifugio potrebbe costare e molto visto che qualsiasi decisione in campo finanziario non è esente da conseguenze perché è sempre una sorta di scommessa sull’andamento del mercato.

La nostra strategia

Come avremo modo di spiegare anche oggi durante la conferenza che terremo all’ItForum di Rimini, la nostra strategia in questo momento di mercato non si basa sulla presunzione di sapere dove andranno le Borse ma di seguire il trend di mercato senza avere opinioni precostituite. Il che sembra banale ma banale non lo è visto che le Borse europee nell’ultimo anno (Piazza Affari perde il 37% da inizio anno) sono in profondo rosso e lo stesso non si può dire dell’andamento dei portafogli di SoldiExpert SCF (dove in questi anni abbiamo molto fatto diminuire l’esposizione dei nostri clienti). Certo la nostra operatività può essere a volte scoraggiante: si entra e si esce a volte in poche settimane in perdita da alcune posizioni e alcuni perdono fiducia… nel metodo. Dimenticando di valutare il rendimento complessivo dei nostri portafogli rispetto al mercato in questi anni. Mi è capitato recentemente di vedere un portafoglio di un mio cliente che si è gestito parte del capitale da solo in azioni italiane con perdite dal 50% al 70%. So che chi dice di entrare sui titoli e di tenerli sembra essere più sicuro o competente di chi come noi sta fermo dei mesi e poi nell’arco di un tempo breve fa qualche operazione di poche settimane in perdita. Ma sui mercati finanziari bisognerebbe valutare i risultati di un simile approccio e confrontarli con l’andamento del mercato. I duri e puri che tengono qualsiasi cosa accada magari sembrano più sicuri di quello che stanno facendo ma a volte ne escono con le ossa rotte. Allora risultati alla mano meglio essere flessibili e adattarsi al mercato anche se questo significa prendere molti falsi segnali e chiudere tante operazioni con il segno meno davanti. Molto meglio che ritrovarsi con perdite difficilmente recuperabili.

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