Aumento della tassazione sulle rendite finanziarie: e’ possibile evitare il prelievo?

Un mio cliente mi scrive ieri “In riferimento al Vostro cortese recente invito ad interagire su argomenti di interesse, colgo l’occasione per porgere un quesito su un argomento di estrema attualità: Come evitare di pagare il 26% sul capital gain?

Non avendo alcun dubbio che la risposta interessi a tutti rispondo, come ho già avuto modo di scrivere in precedenza, che i contenitori più efficienti dal punto di vista fiscale restano attualmente le polizze vita. Con consistenti vantaggi ai fini della massimizzazione dei rendimenti per via del regime fiscale agevolato di cui godono questi strumenti.

La tassazione non la si può annullare ed evadere naturalmente ma la si può differire nel tempo con diversi vantaggi.

Nei prossimi giorni scriveremo con Salvatore cosa pensiamo di questo provvedimento annunciato relativo all’aumento della tassazione sulle rendite finanziarie. Il giudizio è evidentemente negativo: il provvedimento è iniquo, distorsivo e un pessimo esempio di educazione finanziaria da parte dello Stato. Per un investitore piccolo o grande emerge comunque sempre più l’importanza di investire bene e con una strategia i propri risparmi e saperli farli fruttare: questo resta sempre il primo obiettivo. Fare delle scelte finanziarie solo sulla base dell’incidenza fiscale rischia, infatti, altrimenti di potersi trasformare in un clamoroso autogoal perché come direbbe Jacques II de Chabannes de La Palice è meglio pagare comunque il 26% di tassazione su un guadagno di 2.000 euro (e pagare 520 euro portandosene a casa 1480 euro) piuttosto che una tassazione del 12,5% su un guadagno di 200 euro (e pagare sì solo 25 euro ma a fronte di un guadagno netto portato a casa di 175 euro)…

In ogni caso come non a caso da alcuni mesi ho provato a spiegare visto che l’argomento dell’aumento delle aliquote era nell’aria, esistono delle soluzioni di gestione della parte fiscale negli investimenti che possono dare una risposta all’ottimizzazione e pianificazione fiscale. E nel nostro caso consentono di unire anche l’appeal fiscale (che è importante ma non è l’aspetto più importante da valutare quando si parla di investimenti finanziari!) a una gestione flessibile e con valore aggiunto che rispecchia al 100% il nostro modo di investire con metodo e risultato.

Cercherò quindi nelle prossime righe di dimostrare con un esempio come su un guadagno di 100.000,00 euro si possono pagare

– tasse molto maggiori di 20.000,00 euro nel caso di chi trasmette gli ordini alla propria banca, ed è tassato ogni volta che vende un titolo in guadagno potendo compensare parzialmente plus con eventuali minus pregresse (fai da te: più del 20% va al fisco)

– oppure tasse pari a 20.000,00 euro nel caso di chi sottoscrive le gestioni  (gestioni: il 20% se ne va in tasse)

– oppure tasse pari a 2.000,00 euro nel caso delle polizze vita (prelevo e pago solo il 2% sul capital gain)

Ma perché sulle polizze di diritto estero il fisco è così “light”?

Essendo considerati strumenti previdenziali, le polizze vita godono di una tassazione più vantaggiosa rispetto ad altre forme di investimento. Le plusvalenze e gli interessi maturati all’interno delle polizze vita sono tassate solo al momento del prelievo parziale o della liquidazione del contratto in vita. Grazie a questo differimento di imposta al momento dell’incasso della plusvalenza, i redditi prodotti dagli investimenti in polizza vengono completamente reinvestiti e continuano a loro volta a produrre redditi.

Un vero e proprio paradiso per il contribuente quello della polizza vita che vede rimandata la tassazione al momento del riscatto parziale o totale dell’investimento. A parità di rendimento rispetto ad altre forme di investimento, la polizza vita, ha un benefit fiscale enorme che consente al capitale di crescere indisturbato per anni senza che i guadagni vengano regolarmente decurtati dal fisco. Per capire come funziona questo meccanismo occorre conoscere come vengono tassate le rendite fiscali in Italia nei tre regimi attualmente in vigore: risparmio amministrato, risparmio gestito e polizza assicurativa.

Nelle polizze assicurative vita è possibile effettuare riscatti totali e prelievi parziali. I prelievi sono soggetti a tassazione deldel 20% (che a breve diventerà del 26%) se ci sono stati degli incrementi di valore, ma il calcolo del prelievo nella polizza fa sì che la tassazione sia inferiore al capital gain che uno pagherebbe se quel risultato non fosse stato prodotto all’interno della polizza. Chiarisco meglio.

Poniamo infatti che un Cliente abbia sottoscritto un contratto con SoldiExpert SCF per ricevere consulenza su 1 milione di euro. Il Cliente ha deciso di replicare le indicazioni di SoldiExpert SCF con la Sua banca ma avrebbe anche potuto seguire le strategie di SoldiExpert sottoscrivendo una gestione di cui SoldiExpert è advisor in modo diretto o attraverso una Compagnia Assicurativa.

Il Cliente “fai da te” se ci sono cinque vendite in guadagno in un anno (febbraio, maggio, agosto, settembre e ottobre) viene tassato ogni mese in cui c’è la vendita. La tassazione è immediata. Così questo Cliente, avvenuta la vendita, reinveste sempre un capitale più basso perché questa vendita è gravata da una tassazione del 20% (che a breve diventerà del 26%).

Il Cliente della gestione se la passa invece fiscalmente meglio perché tutte quelle plusvalenze che ha realizzato nei mesi di febbraio, maggio, agosto, settembre e ottobre vengono tassate a fine anno e quindi, grazie alla gestione, il suo capitale non viene tosato tutti i mesi in cui c’è la vendita.

Nel caso delle polizze vita il Cliente è in una situazione ancora migliore: se non preleva nulla non viene tassato e se preleva qualcosa viene tassato in modo enormemente più light rispetto al cliente “Fai da te” e gestito.

Poniamo che i consigli di SoldiExpert SCF abbiano prodotto una performance a fine anno del 10% al lordo della tassazione. E che questo 10% sia il risultato di cinque vendite di titoli azionari effettuati nei mesi di febbraio, maggio, agosto, settembre e ottobre.

Il Cliente del “Fai da te” non realizza questo risultato del 10% perché nel corso dell’anno è stato tosato 5 volte e in modo immediato: ogni volta che ha venduto, sulle plusvalenze il fisco gli ha sottratto il 20%. Sul Cliente del gestito la tassazione è differita a fine anno: il capitale investito non viene tosato subito ogni mese in cui si vende ma alla fine e quindi il capitale lasciato a fruttare sulla gestione è maggiore.

Al Cliente che ha sottoscritto la polizza vita va ancora meglio perché sul guadagno realizzato , ovvero 100.000 euro (il 10% di 1 milione di euro) non viene tassato se non preleva. E se anche preleva non viene tassato applicando il 20% sui 100.000 euro, perché nel caso delle polizze il fisco ragiona in modo diverso. Qual è stata la performance della polizza? 10%. Allora su quello che preleva il Cliente ovvero 100.000 il fisco considera il guadagno che ha avuto (il 10%). Quindi 10.000 euro. E su quello applica il 20% (che a breve diventerà del 26%), quindi 2.000 euro. Incredibile ma vero.

A fronte dello stesso risultato al lordo della tassazione di 100.000 euro realizzato dai consigli di SoldiExpert SCF

– il Cliente della polizza ha pagato 2.000 euro di tasse (il 2%)

– quello della gestione 20.000 euro di tasse

– quello che ha scelto il “Fai da te” paga molto di più di 20 mila euro di tasse perché ogni volta che è scattata la tagliola del fisco (febbraio, maggio, agosto, settembre e ottobre) lui ha potuto reinvestire un capitale inferiore agli altri due essendo stato decurtato dall’aliquota sul capital gain tutti i mesi in cui ci sono state delle vendite in guadagno. In pratica questo cliente alla fine dell’anno non è riuscito a guadagnare 100 mila euro. E la tassazione che ha avuto sui guadagni è stata molto superiore al 20% perché come tutti sanno il fisco non consente di recuperare le minus realizzate su qualsiasi strumento con le plus realizzate su qualsiasi strumento. Le minus sulle sicav si possono compensare solo con plus su azioni e titoli obbligazionari. Le plus sulle sicav si pagano sempre. Gli etf hanno attualmente (si spera in una revisione) un meccanismo di tassazione talmente astruso che anche se si ha uno zainetto fiscale (perdite pregresse) non si può più di tanto utilizzare.

Mi da una mano a recuperare le minus?

DOMANDA Le polizze vita sono indubbiamente interessanti da un punto di vista fiscale, ma io non ho i 250 mila euro minimi richiesti (le aliquote minime di conferimento sono state ridotte) per accedere a questi prodotti. Mi da qualche consiglio su come ottimizzare la tassazione? Vendo tutti i titoli prima di maggio e dell’entrata in vigore della nuova tassazione delle rendite dal 20 al 26%?

RISPOSTA Vendere i titoli prima dell’aumento della tassazione delle rendite finanziarie dal 20 al 26% non è necessario perché a meno che la norma non sia retroattiva (il che violerebbe un principio costituzionale oltre che lo Statuto del Contribuente per quanto in questi anni lo Stato ha fatto anche questo) si pagheranno con l’attuale regime fiscale la parte di plusvalenza realizzata da qui a luglio (se partirà da questo mese l’aumento) e poi da luglio la parte di plusvalenza realizzata da quel momento fino alla vendita con la tassazione del 26%. Quindi vendere tutto prima potrebbe essere inutile e un costo (commissioni per l’acquisto e la rivendita peraltro da non effettuare nello stesso giorno si consiglia sempre per simili operazioni) che si può evitare.

Secondo anche Il Sole 24 ore (del 13/3/2014) “il cambio di aliquota sarà probabilmente seguito da un provvedimento che permetterà di affrancare le plusvalenze latenti all’aliquota attuale del 20% e sottoporre alla nuova (26%) esclusivamente i capital gain maturati dopo il 1° maggio (anche se sembra che il provvedimento slitterà a luglio). Le minusvalenze realizzate dal 1° gennaio 2012 all’entrata in vigore della riforma potranno invece essere utilizzate a compensazione dei futuri capital gain solo nella misura del 76,92% del loro ammontare”.

Ottimizzare la tassazione, con l’aumento dell’aliquota fiscale dal 20 al 26% diventa sempre più necessario. E a questo proposito visto che gli zainetti fiscali (ovvero le perdite pregresse) accumulate su diverse banche non si compensano tra loro vale la pena di riconsiderare se vale la pena tenere in piedi più banche. Solo chiudendo il conto presso una banca e facendosi rilasciare apposita certificazione delle minusvalenze è possibile infatti usare lo zainetto fiscale accumulato sulla banca su cui si decide di concentrare la negoziazione.

Ottimizzare la tassazione significa anche non far scadere le minusvalenze. Per questo SoldiExpert SCF tutti gli anni a novembre pubblica un articolo sul recupero delle minus e io sono assolutamente a disposizione dei Clienti della consulenza personalizzata ogni anno in quel periodo dell’anno (novembre) a valutare caso per caso se conviene usare lo zainetto fiscale in scadenza quell’anno. Quindi se a novembre mi viene inviato lo zainetto fiscale che il cliente si porta dietro valuto se conviene fare degli anticipi di tassazione per non perdere le minus che scadono quell’anno.

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