AVERE LIQUIDITA’ E’ PECCATO? COME INVESTIRE AL TEMPO DI MARIO DRAGHI E VAROUFAKIS

Essere liquidi ovvero avere cash e non essere investiti è sempre un male?

Secondo noi no ma riceviamo talvolta email di risparmiatori che vivono il fatto di avere i portafogli o il patrimonio non interamente investito come uno spreco, la perdita quasi sicura di opportunità e guadagni.

“Mi avete fatto vendere dei titoli e ora sono in liquidità su una parte importante del mio patrimonio. Cosa fare della liquidità? ”

Oppure con clienti nuovi ci può capitare di ricevere simili testimonianze:

“Ho venduto i fondi e i titoli che mi avete consigliato ma la mia banca e il mio private banker mi hanno detto che stare con tutta questa liquidità non è cosa e anzi mi hanno proposto di sottoscrivere dei prodotti finanziari che giudicano particolarmente interessanti e dovrei dargli una risposta velocemente perché fra un poco il collocamento scade. Si tratta di alcuni certificati…”

Queste sono alcune delle email che abbiamo ricevuto in queste settimane ma più tipicamente riceviamo ogni qual volta nei nostri portafogli iniziamo a dare dei segnali di vendita a cui non seguono segnali di riacquisto ma restiamo in liquidità come  precisa scelta tattica.

Qual è la nostra risposta a queste domande?

Cash può essere bello!

Per ragioni tattiche, secondo la nostra esperienza ultra decennale, restare, infatti, in liquidità se si guarda agli interessi del cliente può essere talvolta la migliore cosa e non necessariamente essere sempre investiti può essere una genialata.

Nel 2008 per moltissimi mesi abbiamo fatto stare i nostri clienti in liquidità quasi assoluta ed è stato un ottimo consiglio perché in certe fasi di mercato (e soprattutto nell’azionario) ovunque fossi investito perdevi a bocca di barile.

Si guardi per esempio il grafico sottostante dove mettiamo in confronto la media dei nostri portafogli azionari sull’Italia proprio con il mercato di riferimento. Si può notare …

… come la discesa iniziata sui mercati finanziari a maggio del 2007 e terminata nel marzo 2009 abbia prodotto una perdita del -71,11% a chi, per esempio, fosse rimasto investito con un Etf che replicava esattamente il mercato italiano. La media dei nostri portafogli che investono a Piazza Affari, grazie al paracadute costituito dall’aumento della liquidità in portafoglio, nello stesso periodo ha perso solamente il -27,87%. Non una differenza da poco. Se aveste avuto nel maggio 2007 100mila euro investiti nell’etf sull’Italia e dopo qualche mese aveste visto il vostro capitale dimezzarsi e passare a 50mila euro avreste dormito sonni tranquilli? Avreste mantenuto in atto il vostro investimento certi che i mercati si sarebbero ripresi quando mezzo mondo parlava di catastrofe imminente? A voi le risposte…

Pensate che un fondo a 4 o 5 stelle vi avrebbe salvato? Il fondo Fidelity Funds Italy, uno dei migliori della categoria azionari Italia, ha perso tra maggio 2007 e marzo 2009 il 61% del proprio valore. Capito perchè a volte poter anche stare con una parte del portafoglio in liquidità è bello?

Drawdown

Stare in liquidità puo’ essere bello anche quando si investe in bond. Nelle ultime settimane, anche in quello che viene considerato un “porto sicuro” come il mercato obbligazionario, si sono viste discese anche del -10% in numerosi comparti anche su fondi o ETF considerati “buoni”.

Se un risparmiatore avesse acquistato un BTP con scadenza molto ravvicinata con rimborso ottobre 2016 l’avrebbe pagato ad aprile circa 104 e se volesse rivenderlo oggi dopo due mesi ricaverebbe (pur tenendo conto del rateo) meno di 103 ovvero avrebbe perso quasi l’1%.

Se un risparmiatore avesse deciso di destinare la liquidità in un BTP con scadenza decennale tipo marzo 2025 da aprile a oggi avrebbe visto il suo capitale scendere del -9% ! Questo è accaduto sul mercato italiano obbligazionario negli ultimi 2 mesi e mezzo e anche peggio è andato in altri comparti.

Il senso del nostro lavoro come SoldiExpert SCF non è fare comprare qualcosa a tutti i costi e molti nostri clienti apprezzano proprio questo aspetto e la mancanza di conflitti d’interessi che può invece potenzialmente esistere in chi ha sempre qualche prodottino da consigliare perché sui prodotti fatti acquistare dal cliente ha delle retrocessioni che incassa o teme che il cliente con la liquidità in mano scappi da qualcun altro.

Nell’immaginario collettivo se i mercati azionari salgono e scendono con una volatilità magari accentuata vi è forse l’immagine dei mercati obbligazionari come un “porto sicuro” dove basta impiegare dei soldi per vederli crescere giorno dopo giorno. E’ un ricordo magari sedimentato e quasi ancestrale quando si poteva investire senza grandi apparenti rischi sul mercato obbligazionario al 4-5% e vedere così il proprio capitale crescere quasi senza scossoni.

Siamo passati in pochi anni però da un mondo quasi di rendimenti senza rischi a uno di rischi senza rendimenti e basta vedere dove è arrivato il rendimento del mercato obbligazionario negli scorsi mesi (con oltre il 25% dei titoli di Stato europei che presentavano rendimenti negativi e un numero elevatissimo che offrivano rendimenti bassissimi) per capire che qualcosa è forse cambiato anche nel mercato obbligazionario.

La fortissima salita del mercato obbligazionario in questi anni e il crollo dei rendimenti, complice l’intervento sempre più pesante delle banche centrali per rianimare l’economia, hanno prodotto degli effetti le cui conseguenze non sono note o facilmente prevedibili perché ci stiamo muovendo in un territorio ignoto dato che mai si era visto tutto questo nel mercato obbligazionario (e finanziario) a livello mondiale.

Che fare?

Sui mercati finanziari quando si investe ci sono fasi in cui occorre essere martello e altre in cui essere incudine e se si opera con una strategia sottostante valida e collaudata quello che sta accadendo in queste settimane non ci sembra differente da quello che è capitato nel passato e nella storia dei mercati.

E questa volta non è diverso…

I mercati salgono e scendono. Oggi a preoccupare è magari la Grecia (qualche mese ci si dimentica che era l’Ucraina e prima ancora la Siria), il rialzo dei tassi e la possibile fine del Quantitative Easing ma in questi decenni di preoccupazioni ce ne sono state centinaia! E sempre ce ne saranno. E se ogni volta un risparmiatore cambia dalla strategia seguita per stare dietro alle preoccupazioni del momento di cui ogni trimestre si potrebbe trovare una “valida ragione” per improvvisare.

Un risparmiatore o investitore saggio non crede a chi pensa di aver trovato la ricetta per evitare le discese in tutte le condizioni dei mercati e nemmeno secondo noi accetta di investire a pioggia facendosi portare a spasso passivamente dall’andamento dei mercati contando solo sul Lungo Periodo. Che se si investe nel modo passivo può essere molto ma molto lungo e durare anche decenni e comportare oscillazioni del mercato ben superiori a quello che il risparmiatore medio ha in testa.

“Ma non pensate che in questa fase sarebbe meglio magari liquidare tutto perché nel caso la Grecia salti sarebbe un bel casino? Se avessimo venduto negli scorsi mesi ai massimi sarebbe stato meglio…”

Certo può apparire sensata e condivisibile una simile considerazione ma valgono anche qui 2 considerazioni che spesso ripetiamo:

1. anche noi conosciamo i massimi col senno del poi… E facciamo noi 2 domande:

E se invece di 2 mesi fa avessimo consigliato di prendere profitto 8 mesi fa e liquidare tutte le posizioni? Ricordo perfettamente articoli di oltre un anno fa che già parlavano di “bolla” sull’obbligazionario. Chi avesse dato retta a quegli articoli avrebbe rinunciato a una parte molto importante dei guadagni successivi.

E se invece che attuare una strategia come quella attuata avessimo seguito una strategia passiva in questi anni?
Il risultato sarebbe stato che avremmo magari evitato la discesa delle ultime settimane ma il nostro capitale attuale sarebbe stato magari oggi invece che di 140 solo di 120. E non è una differenza da poco… Certo la finanza comportamentale ci dice che il rimpianto per la perdita ha un valore doppio rispetto a quello per il guadagno ma la finanza comportamentale ci dice che questa è una distorsione cognitiva del nostro cervello. Fra avere oggi 135 (strategia A) rispetto a 115 (strategia B) con capitale di partenza 100 io preferirei avere oggi 135 mica 115! E questo anche se nel suo massimo la strategia A è arrivata magari a 145 e quella B a 120… (si veda sotto nell’esempio un nostro portafoglio reale sull’obbligazionario fatto con dei fondi e come si è comportato in questi anni in relazione al mercato).
Il “rimpianto per la perdita” è un caso clinico molto conosciuto e di cui abbiamo spesso scritto ed è fonte spesso di trappole mentali e scelte finanziarie sballate che possono essere poi rovinose. Prima lo si comprende e lo si affronta con razionalità maggiori saranno i risultati che si otterranno come investitori.

portafoglio-obbligazionario

2. Se ogni volta che una preoccupazione per le sorti finanziarie mondiali ci convince a modificare una strategia e…

…seguirne un’altra basandosi sul fiuto o sulla pancia è dimostrato scientificamente che si otterranno nel tempo i peggiori risultati come dimostrano tutti gli studi sull’argomento. Per una volta che si ha ragione altre 2 si potrebbe avere torto e questo compromette nel tempo qualsiasi strategia anche buona perché se la inizia a seguire un po’ sì, un po’ no quello che ne viene fuori è per esperienza una strategia “Frankestein” dove si prende alla fine il peggio di tutto. Chi investe sui mercati azionari o obbligazionari non investe per qualche settimana o mese e non esistono a nostra conoscenza strategie infallibili su periodi così brevi. Rispetto all’intuito un buon metodo nel tempo vince sempre.
Bisogna quindi dare come assodato e ineliminabile il concetto che i mercati azionari e anche obbligazionari possono salire e scendere. Ovvero ci sono fasi in cui si accumulano guadagni anche significativi e altre in cui parte di questi si rimettono in gioco. Se la strategia sottostante è valida e l’orizzonte temporale è corretto le probabilità di ottenere rendimenti positivi anche significativi è elevata; se invece ci si lascia prendere dall’emotività o dal fare ragionamenti monchi o fallaci come immaginare che si possa vendere ai massimi o prevedere l’andamento dei mercati allora si è quasi inevitabilmente destinati a passare da una delusione all’altra.
Per questa ragione visto che abbiamo più di qualche evidenza reale che la nostra strategia produce risultati (e in questi ultimi quadrimestri ha prodotto extra rendimenti veramente significativi, rendimenti extra che se avessimo seguito altre strategie non avremmo realizzato…) crediamo che il miglior consiglio che possiamo dare ai risparmiatori è rispettarne le indicazioni.

I risparmiatori che sono investiti secondo portafogli statici e passivi (quelli che noi chiamiamo “fritto misto”)  come quelli classicamente consigliati dalla maggior parte dei consulenti e promotori si trovano in una situazione più difficile da gestire nel tempo e quando i mercati iniziano a sgranarsi e avviano fasi di forte e lunga turbolenza. Magari questi risparmiatori hanno visto solo l’andamento degli ultimi 2/3 anni quando tutto saliva e pensavano che avessero trovato la gallina dalle uova d’oro ma già nelle ultime settimane hanno forse capito che sui mercati finanziari non è sempre festa dove sale tutto e basta avere un po’ di tutto.

Questo approccio aveva forse un senso quando fu formulata la teoria (la “Moderna” Teoria di Portafoglio) che ne è alla base (negli anni ’50…) ma gli ultimi lustri e anni dicono che questo approccio è piuttosto zoppicante proprio quando ci si aspetta che faccia i miracoli ovvero che i mercati inizino a mostrare andamenti negativi.

Chi ha in portafoglio decine di comparti di fondi e di ETF e ha investito a pioggia sul mercato azionario e/o sull’obbligazionario può rischiare nelle fasi “incudine” di lasciare tutti i guadagni sul piatto anche se il suo orizzonte temporale è di qualche anno.

Per questo motivo, come abbiamo spiegato nell’ebook che spiega le nostre strategie alla base della nostra consulenza (puoi scaricarlo in formato digitale qui se non l’hai fatto “Guadagnare in Borsa è questione di Forza (se sai come usarla a tuo favore)“), reputiamo nel tempo (che non è sui mercati azionari o obbligazionari qualche mese) più protettivo e redditizio un approccio flessibile e attivo dove non conta solo l’asset allocation iniziale e la composizione degli strumenti che lo compongono ma soprattutto la capacità di adeguarsi ai mercati unita alla focalizzazione. Perché la troppa diversificazione non produce “alpha”, ovvero la capacità di ottenere risultati migliori del mercato. E la passività può essere sicuramente un’ottima strategia per il vostro broker che riceve tante più commissioni tanto più a lungo voi siete sempre investiti al 100% ma non necessariamente questa strategia può essere la migliore per voi e le vostre finanze.

Liquidità come impiegarla tatticamente?

Tornando alla domanda iniziale di come impiegare la liquidità …

…nel caso dei nostri portafogli azionari o obbligazionari il nostro consiglio in questi casi per la gestione della liquidità tattica resta immutato.
Se abbiamo della liquidità e non abbiamo consigliato di reinvestirla è perché i nostri modelli ci consigliano provvisoriamente di non stare investiti al 100%.

Se la liquidità è significativa una parte di questa (per esempio se si ha una liquidità del 40% rispetto al patrimonio sotto consulenza) potrebbe essere impiegata in un conto deposito senza vincoli (per esempio massimo il 50%) pronta a essere riportata sul conto titoli per averne l’immediata disponibilità, mantenendo sempre la stessa proporzione non appena inviamo segnali di acquisto sulla parte in liquidità pura.

Investire su fondi o Etf monetari o l’obbligazionario con gli attuali rendimenti su periodi brevi va ricordato che può produrre anche risultati negativi considerato il livello di rendimenti attuali, l’andamento del mercato e i costi di intermediazione.

In questo momento storico anche i cosiddetti fondi monetari in senso stretto sono… zero interessanti, dato che il loro sottostante inevitabilmente è roba che rende zero (o negativo).
E il cash puro, ci insegnano i mercati, è l’unico asset de-correlante in alcune fasi di mercato in cui si verificano picchi di volatilità per così dire “sistemica” cross-asset come dicono gli esperti ovvero fasi in cui tutti i comparti (dall’azionario all’obbligazionario) hanno un andamento negativo.

Il nostro mestiere e approccio è quello di dare una gestione sistematica agli investimenti che non significa naturalmente investire a colpo sicuro e guadagnare (si vedano anche qui per maggiori approfondimenti le slides che abbiamo presentato alla conferenza all’ITForum di Rimini) ma seguire una metodologia (che ha prodotto in questi lustri risultati molto interessanti come rendimento/rischio) che utilizza in certi periodi anche la liquidità come asset.

Ogni settimana valutiamo in base all’andamento del mercato gli asset più interessanti comparando moltissimi strumenti e decidiamo che modifiche dare all’asset allocation.

Nelle prossime settimane è possibile che consiglieremo di fare qualche acquisto e impiegare parte della liquidità ma potrà capitare che tutta la liquidità disponibile non sarà investita e se non troviamo su questa parte dei prodotti con statisticamente per noi un rendimento/rischio/costo interessanti è possibile che restiamo ancora in liquidità su una parte del portafoglio.

In conclusione viviamo in tempi di rendimenti zero e sottozero. Stare in cash non è brutto in senso assoluto.
I mercati possono salire e scendere. Noi non sappiamo dove andranno ma la strategia che è alla base dei nostri portafogli ha dimostrato in questi anni di saper uscire sempre bene da queste situazioni con risultati nel tempo nettamente migliori a gestioni passive o basate sul fiuto del momento.

E crediamo che la cosa più saggia sia seguire una strategia che ha dimostrato di funzionare piuttosto che pensare di muoversi a braccio e improvvisare. Non è quello che ci chiedono i nostri clienti ed è quello che dovrebbe fornire come servizio un buon gestore o consulente finanziario indipendente.

Ma un metodo sufficientemente robusto e capace nel tempo di produrre rendimenti maggiori rispetto al mercato e/o far correre minori rischi. E che funzioni non solo sulla carta o col senno del poi ma con risultati reali!

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