PER L’AZIONARIO UN AGOSTO CONTRO, MA SETTEMBRE PARTE CON LA LUNA GIUSTA

Il mese di agosto, per il mercato azionario, non è stato particolarmente brillante, per quanto nelle ultime sedute si sia assistito a un movimento di recupero in coincidenza con un clima apparentemente più costruttivo sul fronte della cosiddetta guerra dei dazi fra Stati Uniti e Cina.

L’andamento è stato, infatti, negativo sia per l’indice azionario mondiale di circa il 3,5% trainato al ribasso soprattutto da mercati emergenti (-6%) e azionario Usa (-4%), mentre Europa e soprattutto Italia nelle ultime sedute del mese hanno mostrato un comportamento più costruttivo, seppure sempre negativo rispetto a 30 giorni prima. Fra gli asset che meglio si sono comportati l’oro che, nel mese di agosto, ha visto una performance positiva di oltre l’8% che è stata amplificata dalle società aurifere (e fondi ed ETF collegati).

 

 

A inizio mese, nei nostri portafogli azionari, avevamo ridotto l’esposizione complessiva sulla parte tattica e questo ci ha consentito di attenuare in diversi casi l’andamento discendente  (e sui portafogli di ETF azionari come in quello di fondi azionari addirittura di ottenere un rendimento molto positivo, e questo anche per le gestioni patrimoniali di cui siamo advisor per Banca Ifigest,  grazie al mix detenuto e all’andamento fortemente positivo dell’oro detenuto in diversi nostri portafogli) e anche nel mese di settembre confermeremo questa impostazione, riducendo ancora l’esposizione sui titoli e comparti che ci sembrano più deboli in un quadro che vede, comunque, ancora impostato sui principali mercati mondiali il trend di medio lungo periodo rialzista.

Da inizio anno, l’andamento dei mercati si mantiene fortemente positivo e le tensioni fra Washington e Pechino hanno certamente pesato in un quadro economico mondiale che presenta sia luci che ombre.

La fiducia dei consumatori americani, che sono il pilastro dell’espansione dell’economia a stelle e strisce, continua a viaggiare ai massimi da un ventennio e l’economia Usa si mantiene comunque forte con un livello di disoccupazione ai minimi storici e a livelli decisamente inferiori a quando Donald Trump prese possesso dello studio ovale.

Il presidente degli Stati Uniti non è comunque soddisfatto e spinge la Banca Centrale Usa, la Fed, a intervenire in modo ancora più aggressivo nella riduzione del costo del denaro per favorire l’espansione globale e scongiurare i rischi di recessione che già si avvertono in alcune parti del pianeta (in particolare Cina e Germania, ma anche in Italia) anche come effetto della guerra tariffaria. Il tentativo dichiarato di Trump è chiaramente quello di cambiare i rapporti commerciali fra Usa e Cina e riportare negli Stati Uniti parte della produzione o condizioni di scambio più eque e questa guerra che va avanti da oltre un anno provoca inevitabilmente una volatilità crescente dei mercati quando la tensione aumenta e sembra allontanarsi l’ipotesi di un accordo. Che a questo punto deve consentire a tutte e due le parti evidentemente di salvare la faccia.

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Questo mese, a un certo punto, dopo Ferragosto, la situazione è sembrata sfuggire di mano con una discesa molto forte delle Borse e addirittura Trump è arrivato a parlare di possibili nuove misure contro l’ex Impero celeste intimando alle corporation Usa di cominciare a preparare i bagagli per «cercare un’alternativa alla Cina». Difficile dire fino a dove si spingerà veramente Trump in questa partita che non riguarda certo solo le 2 super potenze economiche mondiali, ma va annotato che dopo le ultime sue bordate a colpi di tweet in seguito ai super dazi che la Cina ha dichiarato di voler applicare su 5.078 prodotti USA i rappresentanti governativi cinesi hanno dichiarato che sono disposti «a risolvere con calma il problema attraverso consultazioni e la cooperazione» e i mercati hanno ritrovato immediatamente maggiore serenità.

Alcune di queste misure ritorsive cinesi sono entrate in vigore il 1° settembre, tra cui una tariffa aggiuntiva del 5% sui semi di soia e sul petrolio greggio provenienti dagli Stati Uniti. Inoltre, il 15 dicembre la Cina ripristinerà la tassa alla dogana del 25%, precedentemente sospesa, sulle auto statunitensi, applicando un ulteriore 10% su alcuni veicoli. E questo calendario coincide con quello delle nuove tariffe americane sulle importazioni cinesi annunciate di recente.

Comprensibile che in questo quadro aumenti l’incertezza globale degli investitori dopo un ciclo economico e finanziario positivo fra i più lunghi degli ultimi secoli e alcuni settori importanti (come quello automobilistico) in evidente difficoltà in quasi tutto il mondo in uno scenario che presenta alcune fragilità per l’instabilità di fondo generata dalle continue tensioni geopolitiche.

Bene l’obbligazionario ma non mancano i paradossi di questa corsa ai governativi e alle lunghe duration

Un rallentamento economico ci può stare (e si vede anche dalla crescita degli utili aziendali) e il mercato ha iniziato ad essere negli ultimi mesi molto più selettivo, seppure i rendimenti sull’obbligazionario ai minimi storici e spesso negativi rendano comunque attraenti molti comparti azionari che offrono rendimenti allettanti al confronto per investitori con orizzonti temporali di medio lungo periodo.

Chi cerca sicurezza “quasi assoluta”, oggi ne deve pagare un prezzo elevato che significa, infatti, rendimenti pesantemente negativi. Basti dire che il bond governativo austriaco con scadenza 2117 è arrivato a rendere meno dello 0,5% netto all’anno. Rendimento nominale e questo vuol dire che se, nel prossimo secolo, ci sarà un’inflazione dell’1% media si avrà in futuro meno capitale come potere di acquisto di quello iniziale. E da quando è stata emessa 2 anni fa, questa obbligazione ha raddoppiato di prezzo, arrivando a valere oltre 200. Pochi titoli (Amazon per esempio) hanno reso così tanto. Netflix, che pur ha avuto una performance eccezionale, ha reso meno del bond austriaco.

Di qui la domanda? Ha senso tutto questo, pur considerando la politica ultra-espansiva della BCE, che si riflette in cedole obbligazionarie sempre più avare? Un secolo è un periodo piuttosto lungo su cui investire. E nel caso di un bond emesso da uno Stato, per quanto goda oggi della massima affidabilità creditizia (la famosa tripla A), le domande sono: ci sarà ancora nel 2117 la valuta in cui è emesso (l’euro)? E l’Austria, lo Stato che lo ha emesso, sarà sempre considerata così solida da qui ai prossimi cento anni?

 

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Secondo Zest Asset Management, oggi un investitore che vuole stare al sicuro “non ha altra scelta che quella di aumentare la duration di portafoglio ed anche di molto. Germania, Svizzera, Francia, Paesi Bassi ed altri hanno rendimenti negativi fino a 10 anni, alcuni anche oltre i dieci anni. ”Certo la sicurezza costa sempre di più. “Se il Bond 100 anni austriaco fosse un titolo, avrebbe un rapporto Prezzo / Utile di 161,3x, più del doppio di quello di Amazon (74,6x) e 1,8 volte quello di Netflix (90,2x); questo non vuol dire che Amazon o Netflix siano interessanti per queste valutazioni, ma almeno hanno la crescita dalla loro parte. Amazon ha registrato una crescita del fatturato negli ultimi 5 anni del 27,2% all’anno, mentre Netflix ha messo a segno un 30,1% – osservano i gestori di Zest – E se l’Austria fosse una società? Bene, la sua popolazione è cresciuta di un magro 0,55% annuo dal 2000 e dovrebbe decrescere del -0,05% all’anno fino al 2090 secondo www.worldpopulationreview.com , sicuramente non una prospettiva brillante.
La popolazione e la produttività sono due dei motori di crescita di lungo termine del PIL e nessuno dei due aiuterà. Pertanto, un investitore ha la “certezza” di non preservare il potere d’acquisto nel medio lungo termine, in particolare se le principali banche centrali raggiungono il loro obiettivo di almeno il 2% di inflazione. I mercati, di converso, stanno scommettendo che il compito di “almeno il 2% di inflazione” non sia realizzabile.”

Sentirsi al sicuro non è mai stato così rischioso e avere un portafoglio diversificato (sia azionario che obbligazionario) con un approccio sia strategico che tattico ed un giusto orizzonte temporale ci sembra per questo il giusto mix capace nel tempo di generare i migliori rischi/rendimenti e il miglior consiglio da dare agli investitori di tutte le taglie.

Con un occhio speciale ai costi dei prodotti detenuti e della consulenza perché se si riceve una consulenza costosa (e spesso in conflitto d’interesse) e di scarso valore, nel tempo la tosatura è assicurata quasi indipendentemente dall’andamento dei mercati (e soprattutto nell’obbligazionario). Ma torneremo a parlare di questo argomento.

 

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