SUPER STACCO DIVIDENDI MA COME DA COPIONE A PIAZZA AFFARI E’ GIA’ SVANITO L’EFFETTO. INSEGNERA’ QUALCOSA?

Ogni anno inizia puntuale la “campagna dividendi”. Fioccano sui giornali e siti finanziari “inviti all’azione”. I titoli sono sempre irrestibili “Piazza Affari: arriva la stagione delle cedole. Dividendi per 23 miliardi, +7%” c’è anche chi conia nuovi acronimi “Dividendi 2019, il 20 maggio pioggia di miliardi: ecco il Dividend day”. Siamo al concorso di bellezza “Fca e Intesa regine dei dividendi” o si fa ricorso alla meteorologia “Dividendi, pioggia a maggio per azionisti Ftse Mib”. Chi non ne approfitta di comprare un po’ di titoli che staccano cedole elevate si sente un po’ di aver perso un’occasione a perdere l’anno della svolta “Dividendi: il 2019 anno d’oro per le cedole globali”.

Poi arriva la “stagione delle cedole”. E la famosa “pioggia di dividendi” anche. Cosa succede agli indici di Borsa e alle azioni “più generose di Piazza Affari” come le chiamano i giornali riferendosi a quelle che staccano una cedola più elevata? Lo apprendiamo sempre leggendo i giornali. “Effetto dividendi a Piazza Affari: Milano in forte calo”. Ovvero lo stacco dei dividendi manda in rosso l’indice (naturalmente depurato da questo effetto) annullando quasi regolarmente ogni anno l’effetto cedola. 

 

Proviamo a pensarci. Qual è stata una delle Blue Chip più generose di Piazza Affari in tema di cedola staccata e quale titolo è stato uno di quelli che ha perso di più il giorno dello stacco? Intesa Sanpaolo. Il 20 maggio, il giorno in cui Intesa Sanpaolo ha staccato una cedola pari a 0,197 euro per azione, che corrispondeva rispetto ai prezzi di chiusura di venerdì 17 maggio (2,1705 euro) a un rendimento della cedola pari al 9,07% circa, l’istituto guidato da Carlo Messina ha subito un calo dell’8,87% a 1,978 euro. In pratica sommando il prezzo al 20 maggio 1,978 euro e la cedola staccata 0,197 euro il titolo è tornato alla quotazione che aveva venerdì scorso. Questa mattina vale 1,903 ovvero pur considerando l’effetto cedola il – 3,5% del valore della settimana scorsa. Passata la festa, gabbato lo santo. Anche se si chiama San Paolo….

 

TITOLI AD ALTO DIVIDENDO? COME PERDERE IL 40% ED ESSERE INFELICI A DAR RETTA AI CONSIGLI SBALLATI

 

Capita ancora di sentire “compro il titolo prima che stacchi la cedola e poi lo vendo”. Come se la Borsa offrisse pasti gratis. All’inizio del 2018 Intesa Sanpaolo veniva individuata dai giornali come una delle blue chips più generose sul fronte dei dividendi “Parlando in numeri: la banca guidata da Carlo Messina erogherà nel 2018 ai propri azionisti un dividendo di 0,202 euro per un dividend yeld pari al 6,95%.” Peccato che anziché guadagnare il 6,95% chi ha comprato le azioni di Intesa Sanpaolo sta perdendo l’8% anche considerano il dividendo erogato nel 2018 pari a 0,202 e quello che è stato staccato nel 2019 pari a 0,197 euro. Il titolo Intesa Sanpaolo quotava infatti 2,77 euro a inizio 2018 e oggi quota 1,91 euro. In pratica anche considerando i “generosi” dividendi staccati, bontà sua, Intesa Sanpaolo ha provocato una perdita ai suoi azionisti dal 2018 del 16,97%.

Purtroppo le strategie “facili” per selezionare i titoli su cui investire, come quella di selezionare azioni che staccano una cedola robusta, mostrano a volte di essere un tantino “semplicistiche”. Come ha spiegato Salvatore Gaziano intervistato sabato 17 maggio 2019 su Il Sole 24 Ore sui dividendi che avrebbe staccato Piazza Affari questa settimana. “Nel maggio 2006 – ricorda Gaziano – in Europa la piazza più generosa in base alle statistiche era proprio quella italiana con un tasso del 3,7%, mentre agli ultimi posti c’era il listino tedesco con un rendimento medio dell’indice Dax del 2,2% di poco superiore alla metà rispetto a quello italiano. Tredici anni dopo il dividend yield medio delle aziende italiane è rimasto doppio rispetto a quelle tedesche ma nello stesso periodo mentre l’indice Dax è raddoppiato quello italiano è in rosso del 15%”.

 

Il grafico mostra l’andamento negli ultimi tredici anni della Borsa tedesca e di quella italiana considerando anche i dividendi staccati. Nonostante il rapporto dividendo medio staccato/prezzo del titolo delle aziende italiane è stato doppio rispetto a quelle tedesche, l’indice Dax nel periodo è raddoppiato, mentre quello italiano è in rosso del 15%

 

Dividendo ricco, mi ci ficco? Attenzione  alla cedola mania perché se nel lungo periodo il dividendo è qualcosa di importante e che può avere un peso significativo, sui rendimenti nel breve e nel medio periodo può trasformarsi in un clamoroso autogol.  Come spieghiamo da anni (si veda per esempio questo articolo sempre attuale) scegliere i titoli in base ai dividendi che staccano (e purtroppo anche la stampa specializzata che dovrebbe fare educazione finanziaria spesso semplifica troppo l’argomento con tabelle di consigli elargiti sulla base del solo dividend yield) rischia di essere per i risparmiatori un errore clamoroso come spieghiamo in questo video in cui Salvatore Gaziano è stato intervistato la scorsa settimana su Binck Tv.

O in una trappola o abbaglio utilizzato spesso anche dal marketing finanziario del settore con prodotti di ogni tipo creati per sfruttare questo equivoco.

E questo sanno bene molti risparmiatori italiani cassettisti come per esempio chi aveva fatto incetta di azioni ad alto dividendo (un classico erano le azioni Telecom Italia Rnc a inizio 2000) che poi su molti di questi titoli ci hanno perso (pur tenendo conto dei dividendi incassati) oltre il 50%. E qui ritorna il discorso dell’importanza della sostenibilità dei flussi cedolari da parte delle aziende nel medio-lungo periodo ed a questo aspetto che l’investitore deve guardare maggiormente.

 

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