Azioni Eni e Enel, svolta green e sostenibile. In Borsa scorporare ora è di moda. Ecco perchè.

Molte società, oltre alle note Eni e Enel, hanno deciso di scorporarsi e puntare sul green. Il mercato sembra esserne attratto ma è tutto verde ciò che luccica?

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Un risparmiatore mi ha chiesto all’interno della posta del portafoglio del quotidiano Domani informazioni sulle operazioni di scorporo di alcune attività “green” e/o sostenibili, una pratica attuata da sempre più società nel mondo. Già perché si dice che in Borsa scorporare è cool e presentato come sostenibile. È sempre così?

Sai cos’è uno scorporo aziendale? E soprattutto sai cos’è uno scorporo green? Il caso tocca le azioni Eni e Enel e la loro svolta green.

Nel 2022 Eni vuole quotare la parte “green” ed Enel sta pensando alla stessa cosa con Enel X. Anche Harley-Davidson ha annunciato lo scorporo e la successiva quotazione della divisione moto elettriche attraverso la fusione con una società marsupio ovvero una Spac. E dove il nuovo soggetto manterrà il nome della divisione, LiveWire.

Un piccolo risparmiatore si interroga sulla logica di queste operazioni e se è tutto verde quello che luccica. E se i titoli legati all’ambiente ed ESG sono da comprare a mani basse (azioni Eni e Enel comprese).

Questa è la domanda ricevuta all’interno della posta del portafoglio:

 

Ho letto che Eni e Enel intendono scorporare la parte “green” e quotarla in Borsa. Un numero impressionante di società stanno annunciando operazioni di scorporo. Sono operazioni interessanti e che creano valore come spiega il management di queste società? O meglio liberarsi di tutti i titoli “old energy” e puntare solo sui titoli “new”?

 

Vediamo la mia risposta e se queste operazioni e, in generale le svolte green, sono interessanti tanto da puntare sui titoli come le azioni Eni e Enel.

 

 

Eni e Enel: la svolta green conviene?

 

Su Eni e Enel in particolare, visto che sono le protagoniste, è scontato chiedersi se la svolta green conviene o meno. Vi sono diverse ragioni in questo tipo di operazioni, tra cui anche il fatto che il modello “conglomerato” oggi non piace più ed è considerato un punto di debolezza.

E poi vi è anche come seconda ragione quella di “estrarre valore” da questo tipo di scorpori e anche fare un po’ l’occhiolino al mercato che sembra attratto da tutto ciò che è ecologico, rispettoso dell’ambiente e sostenibile valutando la parte “verde” o simil green con multipli maggiori.

Sul quotidiano Domani di mercoledì 8 dicembre è stata presentata una bellissima analisi di Alessandro Penati sullo scorporo di Eni della parte “verde” proprio con la quotazione di Plenitude (questo il nome della società scissa) e alcune riflessioni sul tema e porta a chiedersi inevitabilmente se la svolta green conviene.

Nel passato una società che operava in un’ampia varietà di attività offriva il vantaggio della diversificazione del rischio dove le perdite di alcuni venivano compensate dai profitti di altri rami di business. Ma oggi questa diversificazione è stigmatizzata e si va verso la focalizzazione.

Le ragioni? La mancanza di sinergie tra alcune divisioni e un’allocazione di risorse ritenuta inefficiente perché potrebbe essere destinata, a lungo termine, a settori non redditizi. Da qui la sottovalutazione di alcune società troppo diversificate e la comparsa di sconti strutturali, che smentiscono quel passo di Aristotele dove si diceva che “il tutto è più della somma delle sue parti”.

In Italia Eni ha annunciato la prossima quotazione di Plenitude che dovrebbe essere quotata nel 2022 e dove conferirà la ex Eni Gas e Luce e le rinnovabili.
Dentro questa società ci sarà quindi la parte più “green” di Eni, ovvero produzione da rinnovabili, vendita di energia e servizi energetici a clienti retail, e una rete capillare di punti di ricarica per veicoli.

 

Azioni Eni e Enel in Borsa

 

E anche Enel sta pensando a uno scorporo che potrebbe prendere la via della borsa e riguarda Enel X, il braccio hi-tech di Enel che sta gestendo anche lo sviluppo dei veicoli elettrici e la rete di stazioni di ricarica (oltre 13.000 a luglio 2021) su tutto il territorio nazionale. Tra l’altro Enel, nel 2010, aveva scorporato le attività nelle rinnovabili con la creazione e quotazione di Enel Green Power e poi nel 2016 aveva fatto il percorso opposto. In tutto questo, quindi, per Eni e Enel la svolta green conviene?

 

 

In Borsa l’ESG attira?

 

Ma le azioni Eni e Enel non sono le uniche ad essere coinvolte in queste operazioni di scorporo. In Borsa l’ESG attira e sono sempre più numerose le società che hanno annunciato, realizzato o sono in odore di scorpori nel mondo.

Anche il colosso del petrolio Shell è pressato da alcuni azionisti per un cambiamento del suo modello di business. Quindi basta scorporare e puntare sull’ESG per moltiplicare gli zecchini d’oro?

Dipende, perché non sempre tutto è bianco o nero, ma il mondo, anche finanziario, è zeppo di zone grigie.

E come bene ha spiegato Alessandro Penati, queste operazioni hanno spesso l’obiettivo di sfruttare le valutazioni superiori (e più che doppie) che oggi hanno le società considerate “green” e fare aumentare il valore, visto che in Borsa l’ESG attira.

ESG sta per Environmental, Social and Governance e questo acronimo è diventato parte integrante del mondo della finanza. Secondo un’analisi di Broadridge Financial Solutions, la quota di investimenti ESG a livello mondiale aumenterà da 8 trilioni di dollari di oggi a 30 trilioni di dollari entro la fine del decennio. Se sarà così è un’ulteriore dimostrazione del fatto che in Borsa l’ESG attira e non riguarda appunto solo le azioni Eni e Enel.

Ma le valutazioni del mercato possono anche cambiare nel tempo e gli investitori che sono guidati esclusivamente da considerazioni ecologiche possono correre il rischio anche di acquistare azioni sopravvalutate.

Lo scorso anno società specializzate nelle energie rinnovabili come, per esempio, Vestas e Siemens Gamesa sono salite in Borsa di oltre il 100%. Tutto quanto considerato green era comprato a qualsiasi prezzo. Molti fondi hanno acquistato massicciamente questi titoli.

Quest’anno questi 2 titoli sono in discesa di circa il -30%, mentre i titoli petroliferi tradizionali stanno salendo mediamente di oltre il 50%.

Alcuni analisti e gestori come Albert Götz, capo stratega del fondo d’investimento tedesco Lupus, vede grandi esagerazioni nel mercato, perché si pone troppa enfasi sull’ecologia: “ci sono ricarichi grotteschi solo perché un’azienda è coinvolta nella tecnologia ambientale, ad esempio. Molti investitori sono accecati dai rating ESG e investono in ogni prodotto con un’etichetta verde” afferma l’esperto. Secondo il gestore le aziende dovrebbero anche dimostrare di tenere conto di diversi fattori di sostenibilità e non solo della E di Environmental.

Negli ultimi mesi qualcosa è cambiato e diversi gestori e analisti (e anche politici) iniziano a pensare che petrolio, gas e carbone non saranno sostituiti così rapidamente dalle cosiddette fonti di energia rinnovabili.

Insomma, la diversificazione delle fonti di energia resta strategica come quella degli investimenti e non è tutto verde quello che luccica.

 

 

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