Uffa, le azioni Juventus + 150%. Che fare quando un titolo sale troppo e si poteva prevedere una simile remuntada?

Questo è il testo integrale dell’articolo pubblicato sulla newsletter di ItForum. 

C’è un titolo che nell’ultimo anno è salito del 150% con un’accelerazione impressionante fatta soprattutto negli ultimi 3 mesi, da febbraio ad aprile. Non sono un grandissimo appassionato di calcio e tantomeno un tifoso juventino ma che le azioni della Juventus F.C. potessero essere un titolo “blockbuster”, ovvero un titolo che poteva consentire di mettere a segno un guadagno straordinario come capita raramente ad alcuni film al botteghino (i cui incassi sono un multiplo del costo di produzione e distribuzione) era qualcosa che era nell’aria a coglierne gli indizi.

E così quando nel mese di settembre 2016 in diversi dei modelli quantitativi e algoritmici (che utilizziamo come SoldiExpert SCF per comporre i nostri portafogli di azioni italiane e europee come di fondi o ETF) è balzato fra le prime posizioni il titolo Juventus, contrariamente al passato questa volta siamo “andati a vedere” come si dice nel linguaggio del poker. E prima di considerare l’acquisto di un’azione di una società calcistica una “follia” abbiamo ragionato se lo era veramente in quel frangente o c’erano le condizioni per giustificarne l’acquisto.

 

Dall’Inghilterra forti acquisti sul titolo Juventus….

Graficamente il titolo Juventus stava comportandosi in effetti bene e aveva una buona forza relativa ovvero capacità di fare meglio del mercato e colpiva anche la volatilità abbastanza contenuta del movimento rialzista (un elemento che nei nostri modelli quantitativi teniamo comunque in considerazione). Il titolo era ben lontano dai massimi (dal dicembre 2001 perdeva l’80%) e a guardarne l’andamento dal 2012 in poi pur senza essere degli specialisti di analisi tecnica e aver solo semplicemente letto un solo libro sull’argomento si poteva ipotizzare che sul titolo o si stesse formando una lunghissima fase di accumulazione (ipotesi ottimistica) oppure che questa società quotata era destinata a finire nel cimitero delle società quotate di cui non gliene frega più niente a nessuno e che non aveva alcun valore intrinseco ovvero le valutazioni di mercato erano totalmente gonfiate (ipotesi pessimistica).

Guardare i bilanci della società poteva essere perciò interessante per valutarne i “fondamentali” e comprendere se la capitalizzazione espressa in quel periodo dalla società Juventus (circa 300 milioni di euro) era sensata o insensata anche in confronto ad altre società calcistiche quotate in Gran Bretagna, Germania o in giro per il mondo. Il cosiddetto esame dei “multipli” e dei “comparables” come si dice nel settore.

E da questo esame la Juventus ne usciva alla grande a vedere i valori raggiunti di capitalizzazione da società calcistiche quotate come per esempio il Manchester United (quotato sul New York Stock Exchange perché l’azionista di maggioranza è yankee): è vero che il fatturato della Juventus è quasi la metà di quello del Manchester ma la distanza in termini di Enterprise Value (ovvero capitalizzazione di Borsa – liquidità netta) era un rapporto quasi di 5 a 1 con la società bianconera iper sottovalutata nel confronto. Il valore espresso a settembre 2016 dalle Borse era, infatti, di 2,3 miliardi di euro per il Manchester United e di circa 500 milioni di euro per la Juventus F.C. (320 milioni di euro di capitalizzazione borsistica più 180 milioni di euro di posizione finanziaria negativa).

E a leggere le trimestrali della Juventus F.C. non si aveva idea di una società che stesse portando i libri in tribunale ma tutt’altro. Un andamento eccellente non solo nel campionato calcistico ma anche nel conto economico con plusvalenze significative messe a segno soprattutto con le cessioni di Paul Pogba al Manchester United e Alvaro Morata al Real Madrid. E una gestione economica ordinaria in utile e in forte miglioramento anno dopo anno.
Ma c’era un aspetto molto interessante che forniva un ulteriore spunto di attenzione per valutare di investire sulle azioni Juventus: l’esame dell’azionariato.

Da alcuni mesi un investitore estero poco conosciuto in Italia ma di grande reputazione all’estero e soprattutto in Gran Bretagna aveva iniziato ad acquistare sempre più azioni della Juventus F.C. e accrescerne la posizione passando dal 2% al 10% e diventando il secondo azionista dopo il gruppo Exor della famiglia Agnelli/Elkann.

graficoJuventus10anni
L’andamento del titolo Juventus negli ultimi 10 anni.

Perché mai un fondo d’investimento inglese faceva incetta di azioni di una società calcistica italiana? Nella loro relazione ai propri sottoscrittori (disponibile su Internet) lo spiegavano i 2 gestori di questa società, Lindsell Train, in modo convincente: “la capitalizzazione di mercato di società come la Juventus è molto bassa. I ricavi sono aumentati del 50% negli ultimi cinque anni e il flusso di cassa è finalmente vicino a una svolta positiva. il mercato attualmente valuta il titolo Juventus 1,3 volte i ricavi mentre il Manchester United, sicuramente migliore, è valutato 5,1 volte il fatturato. Di recente i club di Milano (entrambi inferiori rispetto alla Juventus a nostro avviso) come il Milan e l’Inter sono stati ceduti per valori quattro volte superiori rispetto ai loro ricavi. Tali valutazioni danno ulteriore fiducia. Il gioco del calcio non ha la redditività garantita da altri sport, ma se le società diventano globali, come dimostra l’interesse cinese, la situazione può cambiare”.

Già dall’estate dello scorso anno la valutazione del passaggio della squadra del Milan a una cordata cinese era stata stabilita, infatti, in circa 730/740 milioni di euro pari a 500 milioni di euro di valore dell’equity del club rossonero più 240 milioni di debiti. E anche nel passaggio dell’Inter ai cinesi di Suning le valutazioni espresse non erano molto distanti da questi parametri con un’evidente sottovalutazione relativa del valore della Juventus F.C.

Come dice Agatha Christie. “Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova”.

E così con un pizzico di sorpresa per i nostri clienti (di alcuni portafogli legati alla consulenza indipendente su misura e del portafoglio Dinamico nella consulenza self service) soprattutto non di fede bianconera abbiamo da settembre iniziato a consigliare di acquistare azioni della Juventus (valeva circa 0,30-0,31 euro) su diversi nostri portafogli con quote percentuali non trascurabili.

Juventus

Il titolo è poi esploso al rialzo soprattutto negli ultimi mesi arrivando a superare i 0,7 euro (+130%) grazie anche a un importante flusso di notizie positive sia sul fronte sportivo che su quello economico e in questi casi “gestire” la posizione è abbastanza difficile.

Perchè vendere troppo presto un titolo in tendenza non è saggio…

Quando un titolo sale in modo consistente e molto più del mercato molti risparmiatori hanno la tentazione di sbarazzarsi il titolo per “portare a casa il guadagno”. Posizione condivisibile dal punto di vista del buon senso ma che dal punto di vista strategico si rileva statisticamente nella maggior parte dei casi un clamoroso autogol. Per dirla con Warren Buffett: “Vendere i titoli quando s’è guadagnato abbastanza e tenere quelli su cui si sta perdendo è come tagliare i fiori e innaffiare le erbacce”.

Intorno a 0,7 euro abbiamo iniziato a diminuire la posizione non perché abbiamo al momento ancora segnali di esaurimento del trend ma perché in certi portafogli azionari sull’Italia avere un peso percentuale pari a quasi il 25% del portafoglio su un singolo titolo (per effetto della fortissima salita) diventava un po’ troppo ardito.

Naturalmente non sempre tutte le ciambelle riescono col buco e chi investe con una strategia che guarda ai fondamentali ma anche al momentum sa che per realizzare simili exploit deve prevedere anche di chiudere un numero significativo di operazioni in perdita e sopportare anche periodi avversi.

Vale sempre l’antica saggezza di un detto orientale: “se ricerchi serenità resta pure sulla spiaggia ma se ricerchi un tesoro devi correre il rischio di tuffarti in fondo all’oceano”.

E sull’argomento “stop loss” e “take profit” ovvero quando è consigliabile chiudere un’operazione in perdita o quando invece sarebbe meglio prendere profitto quando un titolo sale molto c’è tantissimo da dire (ne avevamo parlato anche qui) e ne parleremo magari prossimamente.

Il Blog di SoldiExpert SCF

Cerchi consigli per investire in modo
intelligente i tuoi risparmi?

Affidati ai professionisti della
consulenza finanziaria indipendente di
SoldiExpert SCF

PARLA CON NOI

Scopri cosa possiamo fare per il tuo piccolo o grande patrimonio e contattaci per fissare un primo appuntamento telefonico gratuito con uno dei nostri consulenti

PARLA CON NOI