POPOLARE BARI: NEMMENO DI FRONTE A MALATI TERMINALI E PARENTI SI E’ ARRESTATO IL COLLOCAMENTO SELVAGGIO DI AZIONI

C’è l’azionista che era sicuro di aver fatto l’investimento perfetto e poi un bel giorno ha scoperto che non aveva i soldi nemmeno per pagare le tasse. Raffaele racconta la sua odissea a La Stampa «Ricordo tutto di quel gior­no di oltre vent’anni fa…Acqui­stai 420 azioni della banca per circa 4 milioni di lire. All’epoca per me erano quat­tro mesi di stipendio. L‘impie­gato mi disse che avevano ga­ranzia di non rischiosità…Nel 2015 provai a li­quidarle perché avevo biso­gno di soldi. Se non fosse sta­to per mia madre che me li ha prestati, non so come avrei fatto quell’anno a pagare le tasse…la cosa più assurda è che fino all’ultimo ero sicuro di aver fatto un buon investimento. Oggi in mano ho zero».

Come un’epidemia i dipendenti della Popolare Bari, racconta il Corriere della Sera, hanno convinto in questi anni perfino i propri parenti a sottoscrivere le azioni della banca. Zelanti funzionari allo sportello hanno convinto anche una signora malata di sclerosi multipla a investire i risparmi di una vita, 180 mila euro, sulle azioni della banca, ora praticamente azzerati salvo eventuali ristori ex post da parte del governo (come nel caso delle Popolari venete).

Nell’ondata di aumenti di capitale necessari per tenere in piedi la banca l’Avvocato Antonio Pinto di ConfConsumatori stima che si siano bruciati 550 milioni di risparmi. “Siamo stati sprovveduti” si giustifica l’imprenditore Salvatore Squillace cui viene concesso un mutuo in cambio dell’acquisto di azioni della banca. Così oggi si trova con un debito da restituire e il capitale in garanzia usato per comprare azioni della Popolare Bari azzerato.

 

 

C’è chi parla di analfabetismo finanziario, perché i risparmiatori compravano un titolo illiquido a prezzi scollati con la realtà. Sicuramente c’è della colpa. Ma c’è anche del dolo, perché mentre si può scusare il cliente, non si può passare sopra la colpa del funzionario bancario. Che delle due l’una. O non sa cosa colloca o semplicemente se ne frega, pensando che il redde rationem non arriverà mai.

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Il problema n.1 in Italia sul fronte dei risparmi rimane quello del conflitto di interesse: se chi ti consiglia un investimento ha interesse non a fare il tuo interesse ma a portare fieno all’istituto per cui lavora, non ti consiglierà mai il meglio che c’è sul mercato. Per questo, oltre che migliorare l’educazione finanziaria dei cittadini bisognerebbe accrescere la consapevolezza sui conflitti di interesse e favorire la consulenza indipendente, del tutto slegata al collocamento di prodotti finanziari.

A meno che dei risparmi degli italiani non si voglia continuare a fare un bel falò.

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