LA BANCA: IL DOSSIER TITOLI PIR E’ MIO E CI METTI IL FONDO CHE DICO IO (NON L’ETF CHE VUOI TU)

Il cliente di una banca si è visto respingere dall’Arbitro per le Controversie Finanziarie a cui si era rivolto, la richiesta di inserire un ETF, il Lyxor Italia Equity Pir, nel deposito PIR aperto presso la sua banca.

La banca ha detto al cliente che nel deposito PIR ci possono stare solo quote di fondi di cui l’istituto di credito è collocatore. Nel deposito PIR la banca mette a disposizione solo la sottoscrizione del fondo PIR Pioneer Risparmio Italia. Peccato che questo fondo, lamenta il cliente, ha costi di gestione tripli rispetto all’ETF che vorrebbe comprare lui.

Niente da fare, sentenzia l’Arbitro per le Controversie Finanziarie (ACF) a cui il cliente scontento si è rivolto. L’intermediario, ovvero la banca può fare quello che vuole e rifiutarsi di inserire questo ETF nel deposito PIR del cliente se la banca ha definito i prodotti che possono e non possono essere inseriti nel suo deposito PIR. Ricordiamo che lo scopo di questo deposito è riconoscere una agevolazione fiscale a chi detiene per almeno cinque anni un prodotto PIR compliant nel proprio deposito: sconto del 100% delle imposte sul capital gain. L’ETF che il cliente vuole inserire nel deposito è PIR compliant ma la banca può decidere chi entra e chi rimane fuori dal deposito.

 

 

Evidentemente non vale nel caso del deposito PIR l’obbligo degli intermediari di servire al meglio l’interesse del cliente, ma la libertà d’impresa (con i soldi pubblici però) dal momento che la banca obbliga il cliente a pagare 3 (il fondo) quello che potrebbe pagare 1 (l’ETF che costa un terzo meno del fondo). Ma perché la banca non vuole inserire l’ETF nel deposito PIR del cliente e insiste per il fondo Pioneer? Sarà perché la generosa Amundi, società di gestione del fondo PIR Pioneer Risparmio Italia, riconosce a chi colloca il suo fondo il 63,93% delle commissioni di gestione che gravano sul fondo e il 100% delle commissioni di sottoscrizione che il collocatore (ovvero la banca) può far pagare al cliente?

Facciamo i conti della serva. Cinque anni è il periodo in cui va tenuto l’investimento nel deposito PIR per non pagare commissioni sui guadagni in conto capitale.
Per ogni 10.000,00 euro investiti dal cliente nel fondo PIR Pioneer Risparmio Italia classe A – che costa l’1,2% all’anno di gestione più il 2% di ingresso – la banca incassa subito, se decide di applicare le commissioni di ingresso 200,00 euro più guadagna in cinque anni 380,00 euro di retrocessione di commissioni di gestione (il 63,93% delle commissioni di gestione che gravano sul fondo viene retrocesso al collocatore si legge nel KIID del fondo Amundi Risparmio Italia).

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Qual è il guadagno per la banca se il cliente inserisce nel deposito PIR il fondo consigliato? Tra commissioni di sottoscrizione del fondo e retrocessione delle commissioni di gestione la banca può guadagnare fino a 580,00 euro in cinque anni. Per il cliente invece quei 580,00 euro sono costi che riducono il rendimento del suo investimento.

Se il cliente sottoscrive invece l’ETF? La banca non ottiene alcuna retrocessione, mentre il cliente pagherà in cinque anni 225,00 di costi su 10.000,00 euro (il 2,25%) anziché i 580,00 previsti dal prodotto consigliato dalla banca (il 5,80%).

Fossimo nel cliente, dopo aver provato a bussare all’Arbitro per le Controversie Finanziarie, cambieremmo banca.

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