AZIONI SOTTO LA LENTE: BANCA IFIS. QUELLA DEL CONTO RENDIMAX. UNA STORIA BORSISTICA (E NON SOLO) DA CONOSCERE.

Nell’ultimo anno abbiamo inserito nei portafogli azionari italiani di SoldiExpert SCF titoli che hanno regalato ai nostri sottoscrittori performance molto elevate (anche del 70-80% e che tuttora restano in portafoglio) e fra questi anche titoli specifici del settore bancario-finanziario nonostante chi ci segue sa che da molti anni abbiamo sconsigliato il settore nel suo complesso poiché lo consideravamo problematico.

Il settore bancario-finanziario italiano resta un osservato speciale e un recente report dell’Ufficio Studi di Mediobanca dal titolo eloquente (“Risk up and capital not enough – Downgrade to Underperform”) ricorda come non tutte le banche italiane sono uguali poichè dall’esame dei bilanci emerge come i rischi crescono e il patrimonio non è in molti casi adeguato.

Numerosi sono i problemi che assillano numerose banche italiane come soprattutto le sofferenze ovvero i crediti problematici che diventano sempre più problematici sopratutto se la congiuntura resta quella che è.

Le banche italiane negli scorsi anni hanno puntato sulla crescita e acquistato sportelli su sportelli caricandosi di costi e avviamenti elevati: ora molte banche cercano di seguire la strada opposta, chiudendo molti sportelli e cercando di liberarsi del personale in eccesso. Dopo l’indigestione ora si è passati alla dieta stretta e questo dà l’idea di come nella maggior parte delle banche italiane a guidarle ci siano pagatissimi banchieri e consulenti la cui “vision” non arriva in molti casi oltre ai compensi e bonus da percepire.

A levare le castagne dal fuoco nell’ultimo anno è arrivato un banchiere centrale Mario Draghi che ha regalato alle banche letteralmente i soldi. Lo ha spiegato molto bene Claudio Scardovi, ex banchiere di Lehman Brothers, professore di Sistemi Finanziari all’università Bocconi, consulente strategico di alta direzione in un libro “Come girano i soldi” (Mondadori Editore) che spiega la finanza dal di dentro.

 

“Attraverso 2 emissioni, una a dicembre 2011 e una a gennaio 2012, Draghi ha dato alle banche europee un trilione di euro cioè 1000 miliardi di finanziamenti a 3 anni all’1%. E l’1% su un prestito a 3 anni non è fuori mercato; è quasi regalato, il che è diverso.
Infatti se si calcola l’NPV (Net present Value) cioè il valore attuale netto, del costo del finanziamento rispetto al rendimento che otterresti rispetto a un portafoglio ben diversificato di titoli di Stato europei, viene fuori una cifra intorno ai 20-40 miliardi di euro. Il che vuol dire che la BCE ha ‘regalato’ 30 miliardi alle banche europee. Ovviamente per un buon motivo e, nel caso specifico, per il bene di tutti”.

Che sia accaduto in tutti i Paesi per “il bene di tutti” può essere una questione su cui si possono aprire molte discussioni ma in questo articolo ci vogliamo focalizzare sul parlare di una banca italiana molto particolare che ha saputo non solo trarre profitto dalla manovra di Draghi ma anche negli ultimi anni rivoluzionare quasi il proprio modello di business, passando da piccola-media banca specializzata nel factoring a banca relazionale per le esigenze di finanziamento e servizio delle PMI, attraverso un’offerta globale di servizi alle imprese e all’imprenditore.

Stiamo parlando di Banca Ifis che è diventata più nota al pubblica con Rendimax, un conto deposito ad alto rendimento che dal ancio nel luglio 2008 del conto Rendimax in pochissimi anni senza quasi fare pubblicità è riuscita a raggiungere a fine 2012 66 mila conti aperti per una raccolta di oltre 3 miliardi di euro, di cui oltre il 50% con la nuova formula lanciata a dicembre 2011, Rendimax Like.

Una banca in continua evoluzione che ha allargato il suo perimetro anche nel recupero crediti e che ha visto nell’ultimo bilancio quasi triplicare l’utile netto mentre a Piazza Affari il titolo è salito di quasi oltre il 75% dai minimi dell’anno scorso.

E’ una banca interessante? Quali i punti di forza e debolezza? E un “titolino” che può correre ancora molto a Piazza Affari? Sono questi gli argomenti che affrontiamo in questo Report per una società che spesso abbiamo consigliato nei nostri portafogli azionari italiani  modello (se volete conoscere il servizio e scoprire i titoli contenuti nei portafogli se vi iscrivete gratuitamente al sito e non vi siete mai registrati potete ricevere una speciale promozione questa settimana) o nel servizio di consulenza personalizzata di SoldiExpert SCF.

Un’occasione anche per spiegare con quali criteri consigliamo le azioni in portafoglio e come arriviamo a decidere di far entrare o uscire da un portafoglio un titolo.

Chi scrive è nato con la passione dell’analisi dei fondamentali, la passione (anche fisica) per i bilanci, della ricerca dei “titolini” e delle lunghe letture e ragionamenti a base di interviste con manager di società quotate, l’analisi comparata anche dei report di altri analisti e gestori e l’osservazione di quei tanti fattori micro o macro economici che ti fanno giudicare interessante o meno un mercato, uno strumento finanziario o una società quotata.

Un lavoro o una passione simile a quella di un cercatore di pepite. Si dice che il tempo porta giudizio e negli anni a questa impostazione da “fondamentalista” ho abbinato un approccio “quantitativo”. Che significa? Che continuo con il team che lavora con me a studiare i bilanci e leggere i fondamentali per valutare i titoli che entrano o escono nei portafogli azionari  ma trovo altrettanto importante guardare l’andamento dei prezzi perché il “market timing” è importantissimo e per questo nel corso degli anni abbiamo elaborato delle strategie che ci suggeriscono con un’elevato successo (basta vedere l’andamento nel tempo dei nostri portafogli a confronto col mercato) i momenti più adatti per entrare o uscire.

 

Il tempo dei titoli o dei titolini da comprare e dimenticare nel cassetto, aspettando di vederli salire perchè “nel lungo periodo si avrà ragione” sono purtroppo passati da un pezzo, ahinoi…

Se pensi che una società vale 5 e il mercato la giudica 4 e la tendenza è discendente meglio aspettare e astenersi dall’acquistare perché quella società potrebbe anche andare a valere 1 o 2!

E potrei citare decine e decine di casi di società per esempio quotate a Piazza Affari (ma lo stesso ragionamento vale per azioni quotate in altri mercati, Fondi o Etf)  le cui quotazioni sono anche crollate in questi anni a dispetto di fondamentali “buoni” o prospettive “eccellenti” (la congiuntura può cambiare come le prospettive di un settore o l’atteggiamento degli investitori) ed è la ragione per cui agli investitori che ci chiedono di consigliare loro dei titoli “sexy” spieghiamo qual è il nostro approccio romantico sì ma con i piedi molto per terra come quello che adottiamo in tutti i portafogli consigliati di SoldiExpert SCF.

E per questo motivo il caso di Banca Ifis che esaminiamo di seguito con un’analisi approfondita è particolarmente interessante.

 

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Il caso Banca IFIS Una banca molto particolare
Da diverso tempo abbiamo inserito e cavalcato (su alcuni portafogli anche già portandone a casa il profitto) le azioni di questa banca molto particolare che opera in diversi segmenti del credito. E in particolare nella filiera del credito commerciale, del credito finanziario di difficile esigibilità e del credito fiscale.

Una società quotata in Borsa Italiana nel segmento Star che si è dimostrata una realtà innovativa e in crescita costante che fornisce credito commerciale alle PMI che operano in Italia o che si stanno sviluppando all’estero e che negli ultimi anni ha saputo occupare nuovi spazi di mercato andando oltre il factoring che era l’attività quasi unica degli anni passati per diventare una banca relazionale per le esigenze di finanziamento e servizio delle PMI, attraverso un’offerta globale di servizi alle imprese e all’imprenditore.

 

COME GIUDICATE UNA BANCA CHE TRIPLICA GLI UTILI NEL 2012, HA UN RAPPORTO PREZZO/UTILI DI 5 VOLTE E POTREBBE RADDOPPIARE LA REDDITIVITA’ DA QUI AL 2015 ?

Banca Ifis dal settore del factoring dove fornisce credito commerciale alle aziende (si pensi per esempio ai grandi fornitori delle Asl dove offre un servizio prezioso alle aziende del settore eliminando l’incertezza dei tempi di pagamento delle ASL e delle Aziende Ospedaliere) si è sviluppata puntando anche nel settore del recupero crediti di difficile esigibilità con l’acquisizione di Toscana Finanza nel maggio 2011 e con la divisione FastFinance nel settore dei crediti fiscali.

il modello di business di Banca Ifis

 

Ma l’altro vero colpo di genio di questo gruppo bancario indipendente fondato nel 1983 a Genova da Sebastien Egon Furstenberg, attuale presidente, è stato nel 2008 il programma di diversificazione delle fonti di raccolta, anche attraverso Rendimax, il conto deposito online ad alto rendimento.

Se prima questa banca per raccogliere il denaro doveva rivolgersi quasi unicamente solo al mercato interbancario (e pagarne il pedaggio e le possibili limitazioni in base al mercato) la società ha deciso di puntare dal 2008 verso un’ottimizzazione della struttura delle fonti di finanziamento delle Banca per diversificarne la raccolta e contenerne il costo sulle scadenze più corte in coerenza con la breve durata degli impieghi.

Chi ci segue sa che abbiamo sempre considerato i conti deposito Rendimax fra i più interessanti e anche per questo abbiamo sempre valutato con attenzione il business di questa società e l’andamento.

Perché il titolo Banca IFIS resta ancora interessante e molto sottovalutato?
Sono diverse le ragioni che ci hanno spinto quindi a valutare positivamente questa società e in un recente incontro con gli investitori istituzionali Emanuele Oggioni, gestore azionario Europa presso Saint George Capital Management (gruppo Unipol) le ha ottimamente sintetizzate nella scheda qui sotto dopo un recente incontro con i vertici di questa società.

Banca Ifis
2012 in sintesi
Il ROE è quasi triplicato nel 2012 al 35,6%, grazie al calo dei costi (il cost/income ratio è sceso al 27,9% dal 39,1%) a seguito alle economie di scala nel factoring e al più leggero modello di business del recupero crediti che è stato consolidato post acquisizione di Toscana Finanza. Il Core Tier 1 è salito di oltre 100 bps a sfiorare il 13%, ma nonostante questo, il pay-out è rimasto prudente al 25% per un dividendo comunque cresciuto del 48% a € 0,37, per un dividend yield ai prezzi correnti (€ 6,7) del 5,5%. In altre parole, il dividendo è sostenibile ed incrementabile il prossimo esercizio.

Crediti
Le sofferenze nette, considerando quindi gli accantonamenti già effettuati (pari al 62% considerando il core business ed escludendo Toscana Finanza), e togliendo quei crediti in sofferenza in cui in ultima istanza c’è dietro un pagamento dovuto dalla Pubblica Amministrazione, sono circa € 115 mn, che si confrontano con un patrimonio di libro di € 309 mn. Nel caso delle banche italiane, di solito questi valori sono ribaltati, ossia il valore delle sofferenze nette è un multiplo del book value.

Titoli di Stato italiani
Attualmente il portafoglio di titoli di Stato italiani ha raggiunto € 7,4 md a fine marzo, in ulteriore incremento rispetto a €5,2 md di dicembre 2012. Oltre un terzo delle posizioni ha scadenza di un anno e un altro terzo di due anni; il bond più lungo, che pesa meno del 4% del totale, è un CCT 2018. Sino a 2 anni di maturity i bonds sono a tasso fisso, oltre i due anni sono a tasso variabile, al fine di tutelarsi ed anzi beneficiare di un eventuale rialzo dei tasi nel medio termine. L’attuale rendimento di questo basket di titoli di Stato italiani è di poco superiore al 3%, un vero affare considerando che il costo medio dell’indebitamento per comprarli è stato dello 0,25% !

Sviluppi del business
Data la natura in parte anticiclica del business, non c’è da stupirsi se in tempi di difficoltà di concessione di credito da parte delle banche le società di factoring come Banca Ifis prosperino, aiutate anche in prospettiva dalla manovra sblocca debiti statali verso le imprese. Il nuovo business del recupero crediti è interessante: si pagano blocchi di crediti non garantiti solo il 2-3% del valore nominale e si pensa di riuscire ad incassare, nel tempo, sino al 10% dello stesso. Chi cede il credito sono società di credito al consumo sull’orlo del baratro o che fanno “pulizia nei bilanci”, visto che evidentemente negli anni scorsi hanno proprio fatto male i loro conti e hanno prestato soldi un po’ a tutti…

IN SINTESI BANCA IFIS SOTTO LA LENTE

Nonostante la recente forte salita questa banca resta ancora molto attraente come valutazioni. Agli attuali prezzi capitalizza circa 400 milioni di euro a fronte di un utile netto di 78,1 milioni di euro (meno di 5 volte) quasi triplicato rispetto all’esercizio precedente.

E negli scorsi giorni in un’intervista pubblicata sul settimanale “Il Mondo” l’amministratore delegato Giovanni Bossi ha confermato l’andamento molto positivo anche nel 2013 con «i clienti del conto deposito Rendimax che crescono al ritmo di 1.000 a settimana.

I risultati del 2012 dovrebbero essere in parte replicati nel 2013», La società che a inizio anno ha lanciato anche il conto corrente online low cost ContoMax in pratica con quasi zero pubblicità potrebbe raccogliere solo nel primo trimestre 2013 complessivamente quasi  500 milioni di euro (circa 40 milioni di euro a settimana) secondo uno studio di Centrobanca che vede l’utile per azione salire nel 2013 del 26% e addirittura del 66% nel 2014 grazie ai positivi contributi di tutte le divisioni.

Come si evidenzia dal grafico sottostante nell’aprile dello scorso anno il nostro sistema proprietario di market timing (la freccia blu con il segnale buy) ci aveva consigliato di acquistare questo titolo già lo scorso anno e questo titolo è entrato infatti nel portafoglio VALUE ITALIA e poi successivamente (anche recentemente grazie ai segnali di forza) in altri portafogli azionari italiani fra quelli consigliati da SoldiExpert SCF e un approccio flessibile e attivo sempre consigliato perché è bene ricordare che negli scorsi anni Banca IFIS nonostante l’ottimo andamento dei fondamentali ha visto le quotazioni anche scendere dai quasi 10 euro del marzo 2006 ai 4 euro del marzo 2009 e del gennaio 2012.

La conferma che i fondamentali saranno pure importanti ma affidare il proprio destino finanziario solo a questo criterio può significare vedere il proprio patrimonio oscillare anche del 60%. Ragione per cui non è per noi l’unico criterio di scelta perchè nella realtà risparmiatori con questa tolleranza al rischio non ne conosciamo se non in letteratura o fra quelli rimasti incastrati in scelte spesso sbagliate.

le indicazioni del nostro sistema di monitoraggio quantitativo sul titolo Banca Ifis

 

Una dimostrazione lampante dell’importanza non solo di guardare in questi mercati solo ai fondamentali ma anche unire un approccio quantitativo basato su metodologie che tengono conto del sentiment del mercato.

Ritornando su Banca Ifis fra i suoi  punti di forza con lo spread sui titoli di Stato italiani che continua a scendere (e Mario Draghi a capo della Bce che continua a mantenere la sua promessa che “farà qualunque cosa necessaria”) è evidentemente la posizione detenuta veramente importante sui titoli di Stato italiani.

Un punto di forza che borsisticamente potrebbe diventare di debolezza vista la leva sui titoli di Stato italiani (come dire che il titolo è “spread related” per quanto dalla lettura del bilancio di Banca Ifis va precisato che gli acquisti (con un timing di acquisto quasi perfetto e avvenuti nella parte finale dell’esercizio 2011 e nel corso dell’intero 2012) sono stati effettuati quasi esclusivamente su titoli del debito pubblico italiano, a tasso fisso se di breve durata o a tasso indicizzato se con scadenza a medio termine.

In particolare il portafoglio in essere si caratterizza per un buon rendimento medio rispetto ai costi di rifinanziamento e al 31.12.2012 il 35,6% dell’intero portafoglio aveva scadenza entro 12 mesi e la sua totalità entro i 5 anni.

Vi è poi da valutare come si evolverà l’ultimo decreto sui debiti della Pubblica Amministrazione: teoricamente una notizia positiva per tutto il settore ma siccome siamo in Italia e questo provvedimento è stato scritto come al solito con i piedi le aziende del settore del factoring come Banca Ifis se le cose restassero così (senza una revisione già richiesta a gran voce da più parti) potrebbero venirne danneggiate poichè l’articolo 6 comma 1 del Decreto 35 precisa che i pagamenti della Pubblica Amministrazione alle aziende fornitrici saranno “effettuati dando priorità ai fini del pagamento, ai crediti non oggetto di cessione pro-soluto”.

Quando verranno pagate le aziende che hanno anticipato i soldi alle imprese? Questo non si sa e questo ed è evidente che la situazione deve essere al più presto chiarita dai tecnici del ministero e dal nuovo governo perchè altrimenti si potrebbe arrivare oltre al blocco del settore persino all’annullamento dei vecchi contratti.

 

 

Un approccio combinato

 

Il caso di Banca Ifis illustra credo abbastanza bene l’ approccio (quello di unire analisi dei fondamentali e quantitativa ovvero che tiene conto del sentiment del mercato) che utilizziamo su tutti i nostri portafogli e che certo non è garanzia di operazioni al 100% vincenti e solo in guadagno ma che spiega forse perché nel tempo i nostri portafogli grazie a un approccio “duale” hanno ampiamente fatto meglio del mercato, rivolgendosi a investitori che hanno condiviso la nostra strategia che non è quella di voler fare i guru e avere sempre ragione: ci accontentiamo di fare nel tempo meglio del mercato e trarne profitto.

E questo significa naturalmente che se Banca Ifis nonostante sia oggi un’ottima società non è un titolo che fra qualche giorno o settimana o mese non potremmo far uscire dai portafogli o smettere di consigliarlo: possono cambiare le attese sui fondamentali come il sentiment sul mercato.

Per questo riteniamo da molti anni che per un investitore che vuole tenere sotto controllo il rischio non ha senso comprare un titolo come se si piazzasse una scommessa e poi sperare nel Dio Mercato o in quello dei Fondamentali ma invece è più saggio avere un approccio disciplinato con consigli di acquisti e vendite all’interno di portafogli diversificati e con una strategia sottostante. E ha senso acquistare un titolo (compreso Banca Ifis) solo se oltre ad avere un segnale di acquisto si opera all’interno di una strategia che consiglia anche altri titoli e soprattutto fornisca costantemente segnali anche di uscita.

Altrimenti è come giocare a testa o croce. E giocare in Borsa, non investire.

 

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