(Esperto Risponde) PER LA BANCA POPOLARE DI RAGUSA CI VORREBBE IL COMMISSARIO MONTALBANO

La domanda del nostro lettore che ha in portafoglio un pacchetto di azioni della Banca Popolare di Ragusa

“Mio padre aveva acquistato delle azioni Banca Popolare Ragusa per i miei figli a titolo di investimento per il futuro e essendo sempre cresciute di valore, io come altri risparmiatori abbiamo continuato ad acquistarne altre. Ora mi trovo nella situazione di avere delle azioni che valgono di meno, dalla sera alla mattina, ma soprattutto non vendibili (e forse solo a un valore molto inferiore a quello “pubblicato”) e tenga conto che in questo momento ho bisogno di liquidarle per aiutare mio figlio che si sta trasferendo. Sono sempre stato tranquillo, avendo la BAPR un CET1 molto alto ed essendo stata anche premiata …. al punto che ho aperto un conto aziendale (tenga conto che il vicedirettore mi aveva proposto l’acquisto di tali azioni al fine di avere maggiori privilegi, meno male che non l’ho fatto!!!). Ora onestamente non so cosa pensare … alcuni dicono che siamo nelle medesime condizioni della Popolare di Vicenza …. Cosa mi consiglia, la liquidità dei conti è in pericolo?”

 

 

Risponde Salvatore Gaziano, consulente finanziario indipendente e Direttore Investimenti di SoldiExpert SCF

Purtroppo ormai la frittata è fatta e più che un consulente indipendente le servirebbe forse se ci sono i presupposti un avvocato (o il ricorso diretto all’Arbitro per le Controversie Finanziarie) che la tiri fuori da questa situazione. Se Lei potesse dimostrare che la banca non l’ha informata correttamente dei rischi dell’operazione, questo acquisto potrebbe essere annullato. Purtroppo quella che ci racconta e sappiamo anche da altri risparmiatori riguardo anche la Popolare di Ragusa è la solita storia: allo sportello molti impiegati proponevano ai risparmiatori l’acquisto dei titoli del loro stesso istituto anche per quantitativi importanti (ci sono risparmiatori che ne hanno acquistatati controvalori di diverse centinaia di migliaia di euro) e più i titoli salivano (ogni anno la banca come si può vedere nel grafico li valutava sempre di più) più altri risparmiatori accorrevano o ne incrementavano l’acquisto.

 

E in questo è in parte purtroppo lo stesso copione che abbiamo già visto in banche come Popolare di Vicenza e Veneto Banca e che ci fu essere nel 2013 facili profeti ( leggi l’articolo che avevamo scritto) nel consigliare da parte di SoldiExpert SCF, società di consulenza finanziaria indipendente, già allora a tutti coloro che possedevano azioni di banche non quotate di tagliare la corda il prima possibile, perché rischiavano seriamente di restare con il cerino in mano.

Perchè io valgo
Il meccanismo è quasi sempre lo stesso nel caso di azioni di banche non quotate: è la stessa banca con periti pagati dalla banca…che fissa il prezzo delle proprie azioni e poi spesso consiglia a pioggia alla propria clientela di acquistarli per diventare soci della “banca del territorio” (violando anche spesso la buona regola di diversificare il rischio). E’ da numerosi anni che il settore bancario è in crisi e pensare che la propria banca sia differente è un errore che può costare carissimo. Solo che se uno comprava titoli quotati lo capiva mentre con le azioni delle banche non quotate quando uno lo capisce spesso è troppo tardi perché il fatto che il prezzo è stato per anni “artificialmente” tenuto alto o fatto salire, mentre tutto il resto scendeva, ha attirato molti sventurati. Fra cui anche risparmiatori assolutamente digiuni di qualsiasi conoscenza base finanziaria ed esperienza o nella loro teste “furbi” e con evidentemente operatori allo sportello di queste banche ingenui o privi forse di qualsiasi forma di morale e conoscenza di come va il mondo (ci risulta che 8 dipendenti su 10 della Popolare di Ragusa ne hanno anche acquistato le azioni seppure in quantità mediamente dimezzata rispetto ai correntisti soci).

La banca è vero che non è stata finora protagonista di casi di mala gestio e anzi è fra le banche considerate più solide addirittura del panorama nazionale con un indicatore CET1 superiore al 24% ma solidità e liquidabilità delle azioni sono 2 concetti differenti e tutto ha un prezzo…

Nel periodo 2009 – 2017  in cui le azioni della Banca Popolare di Ragusa si apprezzavano secondo la valutazione della banca del 14,5%, l’indice Ftse Italia All Banks, che rappresenta l’andamento medio delle azioni delle banche italiane, perdeva il 50%. Se si guarda poi la serie storica dei prezzi di emissione delle azioni della banca Popolare di Ragusa (si veda qui) c’è da perdere la testa: dal 1977 al 2018 le azioni sono “salite” da circa 2 euro fino a 117,4 euro. Una rivalutazione del 5770 % senza calcolare nemmeno i dividendi. Ovvero più di 3,5 volte quella che ha fatto l’indice Comit a Piazza Affari e quasi 10 volte quello che è salito l’indice di categoria ovvero il Comit bancario!

Diamo i numeri di mercato…che non mentono quasi mai

Partiamo per esempio dall’ultima valutazione che la Banca ha dato alle proprie azioni nel 2017 come si legge nel sito: 117,4 euro. Se uno moltiplica questo valore per il numero delle azioni in circolazione che sono quasi 6 milioni si arrivava a un valore di oltre 700 milioni di euro come valutazione della banca Popolare di Ragusa.

E’ un valore sensato? “Ma mi faccia il piacere!” direbbe se fosse in vita il principe Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio. Insomma il grande comico Toto’.

Popolare di Ragusa ha secondo il bilancio 2017 una raccolta diretta di 3660 milioni di euro (i depositi dei correntisti) e una indiretta (ovvero fondi, polizze, gestioni patrimoniali, raccolta amministrata dei correntisti) di 889 milioni di euro quindi una raccolta totale di 4550 milioni di euro con 93 sportelli. La banca ha un margine di intermediazione di circa 147 milioni di euro ma all’ultima riga di bilancio presenta un utile netto di 11, 5 milioni di euro e il patrimonio netto del gruppo è di 713 milioni di euro.
Se anche uno capisce poco di bilanci di banche e fa un confronto con una banca quotata a Piazza Affari potrebbe capire che qualcosa non torna in simili valutazioni applicate alla realtà.

Prendiamo per esempio la Banca Popolare di Sondrio: vale a Piazza Affari 1180 milioni di euro di capitalizzazione (il 70% in più della Popolare Ragusa fino al 2017), ma ha 343 filiali e una raccolta diretta e indiretta da clientela di quasi 60 miliardi di euro (quasi 17 volte più della Popolare Ragusa) e un patrimonio netto di 2427 milioni di euro (3 volte quello della Ragusa) con un utile di esercizio nel 2017 di 118 milioni di euro (10 volte quelli di Popolare Ragusa).

O prendiamo per esempio il Banco Desio e della Brianza che vale a Piazza Affari circa 230 milioni di euro (il 30% in meno di quanto secondo la banca stessa valeva nel 2017 la Popolare di Ragusa) ma ha una raccolta totale di 14 miliardi di euro (quasi 4 volte più di Ragusa), ha avuto un utile netto nel 2017 di 43 milioni di euro (quasi 4 volte quello di Popolare Ragusa) e conta su un patrimonio di 927 milioni (il 30% in più della banca sicula) .

E il prezzo scende…chissà perchè…

Bastano forse solo questi 2 esempi solo illustrativi (e che possono essere utili anche a chi possiede azioni di banche non quotate per fare qualche conto della serva e capire dove si potrebbe trovare un valore del titolo più corretto) per comprendere come la valutazione della Banca Popolare di Ragusa sia lontana dai 117,4 euro ovvero 700 milioni di euro che si attribuiva di valore la banca fino a qualche anno fa.

E anche oggi in cui la Banca Popolare di Ragusa è scesa sul mercato in cui è quotata a 83,5 euro per azione, che corrispondono a una valutazione teorica della banca di 500 milioni di euro, il valore può (purtroppo per gli azionisti) scendere ancora e non di poco. E da quando il titolo è stato quotato in quel curioso mercato che è l’HI-MTF dove sono “quotati” da alcuni anni i titoli delle banche non quotate i nodi sono venuti al pettine, tra cui anche quello della quasi totale assenza di compratori che rendono difficile se non impossibile rientrare dall’investimento .

Il prezzo per azione della banca è quindi ancora ben lontano dall’aver raggiunto un prezzo di mercato con la maggior parte delle banche quotate comparabili e non che valgono mediamente meno della metà del prezzo stimato attuale della banca siciliana.

Il simbolo del Comitato Azionisti della Banca Agricola Popolare Ragusa in lotta per poter rivendere le proprie azioni

 

Le banche, che sofferenze!
Peraltro la Banca Popolare di Ragusa come tutte le banche italiane ha i suoi problemi compreso quello delle sofferenze ovvero dei cattivi o zero pagatori ed è probabile che nei prossimi semestri dovrà accantonare risorse crescenti per svalutarli visto che presenta a fine 2017 (ultimo bilancio approvato) un rapporto crediti in sofferenza netti / crediti verso clientela del 12% che non è un valore considerato certo virtuoso dalla vigilanza bancaria europea. Nel bilancio 2017 si spiega che l’importo complessivo netto (quindi già considerando gli accantonamenti fatti) delle esposizioni deteriorate ammonta a 593,5 milioni e la componente “sofferenze” (crediti sui quali la banca sta agendo legalmente per cercare di riportare qualcosa a casa del finanziamento erogato) vale da sola circa 360 milioni di euro.

Tutto questo ci suggerisce che questa banca seppur è vero che vanta ottimi indicatori di solidità patrimoniali (Cet1 ratio pari al 24,68% e un Total capital ratio pari al 24,73% ovvero mediamente più del doppio delle altre banche italiane) e valutata a “5 stelle” come solidità per i correntisti secondo Altroconsumo, potrebbe vedere nei prossimi mesi un po’ appannarsi tutto questo luccichio e paradossalmente ma non troppo la forza patrimoniale di questa banca risulta dipendere anche dagli stessi sovraprezzi di emissione che sono stati fatti pagare in questi anni agli azionisti visto che in bilancio valgono ben 276 milioni di euro.

Il Cet elevato puo’ essere buono se sei cliente ma non necessariamente se sei azionista perchè magari quella solidità elevata l’hai pagata tu… pagando le azioni un mucchio e gonfiando il sovraprezzo azioni e se poi tutti vogliono liquidare si vede cosa accade perchè la banca non puo’ liquidare tutti insieme e qualcuno resterà inevitabilmente con il cerino in mano.

Ora abbiamo letto in queste settimane (e stasera se ne parlerà  forse del caso Popolare Ragusa a “Piazza Pulita” di Corrado Formigli su La7) di crescenti manifestazioni e sit in degli azionisti piccoli risparmiatoria Ragusa dove sono comparsi per la prima volta in Italia anche i “gilet gialli” indossati dagli azionisti di questa banca in segno di protesta per richiedere di essere liquidati.

Chi compra ha bisogno di cento occhi; chi vende di uno soltanto

La situazione è evidentemente complessa e di difficile soluzione perché evidentemente sul mercato a questi prezzi la Popolare di Ragusa non appare agli investitori (piccoli e grandi) un affare e la banca stessa, che potrebbe procedere al riacquisto delle azioni proprie tramite il fondo apposito ha diversi limiti, fra cui la determina del consiglio di amministrazione ma anche per importi significativi la preventiva autorizzazione della Banca d’Italia come prevedono le norme comunitarie. Che dicono che tale autorizzazione comporta una riduzione dei fondi propri per un ammontare pari all’importo massimo autorizzato (e quindi se la banca riacquista le azioni peggiora evidentemente i suoi indici patrimoniali) a prescindere dall’effettivo utilizzo del fondo stesso.

 

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Lo scorso anno era stato previsto un fondo di solidarietà dalla banca per venire incontro “alle istanze di disinvestimento provenienti da Soci che versino in disagiate condizioni economiche e presentino gravi patologie mediche” di soli 1,8 milioni di euro”.

Chi è diventato azionista (volente o nolente) di questa banca è bloccato e tutto questo fa capire che se c’è una marea crescente di azionisti che vogliono ora uscire ed essere liquidati e la porta è troppo “nica” (come direbbe il Commissario Montalbano che in questi luoghi fra Ragusa e Siracusa è di casa quando si gira il celebre sceneggiato televisivo) ovvero piccola, quindi la situazione è veramente ingarbugliata.

E purtroppo migliaia di risparmiatori (e fra questi anche persone che hanno investito in questi titoli i risparmi di una vita) dovranno fare i conti con la dura realtà di mercato e pagarne in buona parte il conto.

Dicevano i nostri nonni in un proverbio siciliano che mi ha insegnato mio padre “Cu accatta abbisogna di cent’occhi; cu vinni d’unu sulu”.

Ovvero “chi compra ha bisogno di cento occhi; chi vende di uno soltanto”.

Mai fidarsi di chi ti vende qualcosa (e magari pure in conflitto d’interessi come dovrebbero capire maggiormente i risparmiatori italiaini) qualcosa che non ha un vero prezzo di mercato e non è immediatamente liquidabile in caso di necessità. L’errore può costare caro.
E questa volta nella bellissima Ragusa (qui sono state girate molte puntate della bellissima fiction tratta dai romanzi dell’agrigentino Andrea Camilleri) pure il Commissario Montalbano avrebbe qualche difficoltà a risolvere il caso.

 

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