Pensieri svedesi. Quanto ci possiamo fidare delle banche italiane? E dei loro consigli?

Roberta Rossi è un consulente finanziario indipendente, responsabile della consulenza personalizzata di  SoldiExpert SCF.  Salvatore Gaziano si occupa nella stessa società delle strategie d’investimento  (azioni, fondi, Etf e obbligazioni tramite portafogli)  dopo aver lavorato per molti anni come giornalista finanziario e analista nel settore. Oltre che nel lavoro formano una coppia anche nella vita e in questo diario commentano i fatti più importanti della senza censure e con un pizzico d’irriverenza. Con una rubrica molto “familiare”…

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Roberta Rossi: Ho appena parlato con un nostro cliente di lunga data che ci ha ringraziato ancora per avergli caldamente consigliato di vendere le azioni Veneto Banca e Popolare Vicenza qualche anno fa quando chi possedeva le azioni di quelle banche pensava di detenere dei lingotti d’oro. Mi ha confidato che non è stata una decisione facile perché aveva allora tutti contro anche in famiglia ma si è fidato delle nostre convinzioni e ha evitato di perdere il 99% del capitale.

Salvatore Gaziano:  Una brutta storia che ha distrutto i risparmi di centinaia di famiglie. E non tutti sanno che molti di coloro che hanno perso soldi come azionisti si ritrovano anche con debito pesante da restituire alla banca visto che a molti clienti nell’impossibilità di vendere le azioni è stato  proposto un finanziamento o per ottenere un prestito sono stati convinti caldamente a sottoscrivere le azioni. Che ora valgono zero, ma il debito verso la banca rimane e va onorato. Una storia esemplare di consigli in conflitti d’interesse,  autorità di controllo distratte e risparmiatori che si fidano troppo delle persone sbagliate. E non sarà certo l’ultimo episodio di risparmio tradito che ci toccherà commentare…

Roberta:  Facile comprendere perché gli aumenti di capitale di queste banche stanno andando pressoché deserti. Per evitare il bail in della Banca Popolare Vicenza è intervenuto il fondo Atlante, organizzato all’ultimo minuto dal sistema bancario nazionale e dal governo per evitare il tracollo del settore. Ora tocca vedere se al fondo Atlante toccherà anche prendersi Veneto Banca alle prese con un aumento di capitale che mi risulta nessun provato e nessun istituzionale si sbracci a sottoscrivere. E non sono solo queste banche a trovarsi nei guai a vedere l’andamento del comparto bancario italiano: -45% solo da inizio anno… Addirittura -80% dal 2007.

Salvatore: La cosa incredibile è che i più importanti banchieri italiani, da Unicredit a Intesa San Paolo, da mesi dicevano che non c’era da preoccuparsi di questi aumenti di capitale.  E’ lodevole l’intenzione del fondo Atlante organizzato dal governo di soccorrere le banche italiane sia sul fronte delle sofferenze che degli aumenti di capitale. Ma quanto raccolto (4,25 miliardi di euro) è troppo poco. E l’adesione delle banche italiane sembra “spintanea” a ragionarci e non da’ esattamente l’idea che si tratti di un’operazione di mercato. Le banche straniere (come Deutsche Bank, Bnl-Paribas eCariparma di Credit Agricole) presenti in Italia (seppure aderenti al Fondo Tutela Depositi) si sono tenute alla larga da questa operazione e non l’hanno giudicata un affare. Ora per incrementare la raccolta si sta bussando alle casse previdenziali per convincerle “spontaneamente” a investire su Atlante 2 (La Vendetta): utilizzare i soldi delle pensioni degli italiani per comprare le sofferenze. L’oro alla patria in versione PP, Padoan & Poletti.
Nel sistema bancario italiano fra sofferenze e incagli (ovvero crediti la cui restituzione è molto dubbia ovvero inadempienze probabili ) c’è un buco di almeno circa 120 miliardi di euro di crediti concessi e che ben difficilmente verranno restituiti. Le banche avranno in mano anche delle garanzie (come ipoteche su immobili o capannoni) ma il mercato le giudica non adeguate o di facile riscossione. Alcune decine di miliardi di euro come minimo servirebbero per tranquillizzare i mercati di soldi freschi dentro le banche… Qui siamo invece nella situazione che nessuna banca che fa un aumento di capitale anche di 1 miliardo di euro riesce a trovare compratori adeguati…

Roberta:  Come cantava Laura Pausini, “Marco se n’è andato e non ritorna più” Le banche italiane hanno crediti deteriorati nei loro bilanci per un controvalore di circa il 17,3% di tutti i prestiti in scadenza, e questo numero è in crescita – mentre in Germania questo valore è del 2,3% e in Francia del 4,2%. Mentre le azioni delle banche sono scese in tutta la UE quest’anno, in Italia sono scese quasi 2 volte rispetto alla media europea.

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Salvatore: Bisogna trovare il modo di coprire questo buco che c’è dentro i bilanci di molte banche e le soluzioni non sono infinite. Se l’economia tirasse e le banche si trovassero in una situazione in grado di fare un sacco di profitti questa sarebbe la soluzione migliore per tutti. Con gli utili generati potrebbero accrescere gli accantonamenti. Ma questo scenario sembra lontano. Fare aumenti di capitale sarebbe la strada più naturale per irrobustire le banche italiane ma come è sempre più chiaro trovare sottoscrittori fra i detentori di azioni di banche italiane è diventato difficilissimo anche se le azioni le offri a prezzi da liquidazione. Negli scorsi anni gli azionisti delle banche e delle fondazioni hanno preferito distribuirsi i dividendi invece che essere previdenti.
Con l’intervento del governo, del fondo Atlante e delle banche italiane consorziate si tenta in extremis qualche gioco di prestigio e di usare la leva finanziaria ma siamo nel campo della sperimentazione e degli apprendisti stregoni.

Roberta: Già ma l’Italia non è la Svezia… Capisco perché per il mio compleanno mi hai regalato a fine maggio un fine settimana fra Goteborg e Fjallbacka, il set dei gialli di Camilla Lackberg e il buen retiro dell’attrice Ingrid Bergman.  Veramente un altro mondo. La Svezia è l’unico Paese dell’Unione europea (ma fuori dall’euro e dunque dalla vigilanza Bce) dove è tutt’ora possibile l’utilizzo di fondi pubblici per salvare le banche. Noi italiani quando potevamo chiederli ci raccontavano che avevamo le migliori banche d’Europa e abbiamo perso questo treno. Come capita spesso a chi non valuta l’importanza di considerare il generale Tempo e pensa che le cose si mettono a posto da sole e non vuole mai decidere … di decidere.

Salvatore: In uno dei suoi ultimi articoli Giorgio Bocca aveva detto già tutto sull’Italia. “Il paese è bello, ricco di beni naturali, ma è molto difficile viverci per l’anarchia di chi ci abita. Per l’illusione costante di poter migliorare la società senza disciplina e senza sacrifici, per l’idea assurda che esista uno “stellone”, una garanzia di fortuna che spontaneamente risolve i problemi del paese”.  Ogni tanto fa comunque bene visitare un altro Paese: dà energia e speranza.  Esistono casi positivi e da seguire e il mondo non finirà domani.

Roberta:  Abbiamo visto in Svezia ragazzi giovanissimi che lavorano e mariti a spasso con 2 o 3 figli piccolissimi sui tram. In base al Global Gender Gap Index 2015 del World Economic Forum, la Svezia è la quarta nazione al mondo più amica del sesso femminile (l’Italia è al 41° posto su 145 nazioni seppure in miglioramento).  La maggiore attenzione dello Stato per la condizione della donna contribuisce a migliorare il tasso di occupazione femminile: il 70,3% nel 2010, tra i più alti d’Europa (la media OCSE tocca il 56,7%, l’Italia il 46,1% e la Germania il 66,1%). Il 76% delle madri svedesi riesce ad avere un lavoro dopo che i figli iniziano la scuola. Il che significa che generalmente a casa non arriva un solo stipendio, ma due.  Gli svedesi avranno un livello di tassazione elevato ma i servizi che ricevono sono eccellenti e vanno letteralmente dalla culla alla bara. Tutti i genitori hanno diritto a 480 giorni di congedo pagato dallo Stato per ogni bambino, che devono essere utilizzati prima che questo compia il suo ottavo anno di età. Ad ogni famiglia viene dato un contributo mensile per il figlio fino all’età di 16 anni: da quel momento, il contributo viene dato direttamente all’adolescente come aiuto allo studio, qualora il ragazzo decida di studiare. I bambini vengono prima di tutto perchè una nazione senza giovani generazioni è destinata a sprofondare…

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L’atmosfera unica di Fjallbacka, il buen retiro dell’attrice Ingrid Bergman e la zona centrale di azione dei gialli della scrittrice svedese Camilla Läckberg

Salvatore: Per me era la prima volta in Svezia e sono contento di averla visitata seppure solo per pochi giorni (e se qualcuno vuole rifare il nostro giro naturalmente possiamo fornirgli tutte le dritte: con Ryanair in 4 il volo andata e ritorno Pisa/Gotegborg è costato meno di 200 euro) è stato molto interessante staccarsi dal suolo italico e far conoscere ai nostri figli le pitture rupestri di Tanumshede o i musei di Goteborg. Viaggiare resta sempre uno dei migliori investimenti per noi e i nostri figli Federico e Anna.

Roberta: Tornando all’Italia, facile comprendere perché alcuni risparmiatori sono preoccupati e quasi paralizzati nel prendere decisioni finanziarie. Eppure non decidere e non agire può essere rovinoso come continuiamo a spiegare da anni. Tipo tenere i soldi in banche problematiche o detenerne i titoli o investire secondo il principio “compra e tieni” e credere che tutto risalga. Il mondo è profondamente cambiato e occorre tenerne conto in tutti i campi. Ne parleremo ancora. Intanto sono iniziati gli europei di calcio e l’Italia dovrà sfidare la Svezia mi ha detto la nostra piccola Anna.

Salvatore: Come per tutti i viaggi che facciamo in giro per il mondo ho fatto bene allora a regalare a Federico (8 anni)  e Anna (6 anni) la bandiera della Svezia. Ma se per caso guarderemo la partita (non siamo appassionati di calcio) faremo comunque il tifo per l’Italia. Lo diceva poi Winston Churchill degli italiani: “gli Italiani perdono le guerre come se fossero partite di calcio e le partite di calcio come se fossero guerre”. Siamo un popolo straordinario. Chissà se un giorno diventeremo magari un popolo normale 🙂

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