Banche italiane, arrivano le trimestrali ma c’è poco da festeggiare

E’ la settimana delle trimestrali e saranno Intesa Sanpaolo insieme a Fineco Bank a comunicare i risultati del terzo trimestre seguite poi da tutte le altre banche quotate.

Per queste 2 banche le attese sono di un margine di intermediazione in crescita (soprattutto per Fineco) ma il clima per il settore bancario non è fra i migliori e anche ieri a Piazza Affari non si è festeggiato il risultato positivo degli “stress test” europei con anzi nuove vendite che hanno fatto scendere l’indice Ftse All Share Banks dell’1,5% che da inizio 2018 perde il 25%.

Salvatore Gaziano, consulente finanziario indipendente e responsabile strategie d’investimento di SoldiExpert SCF, ha commentato a “Caffè Affari” su Class CNBC (canale Sky 507) la situazione del settore con il conduttore Carlo Cerutti, mettendo in evidenza le sfide difficili che gravano sul settore.

Non c’è solo il problema spread e l’indebolimento dei coefficienti patrimoniali a pesare sul settore banche, ma una redditività bassa: i mercati non si comportano in modo irrazionale.
Se si prende l’indice delle banche regionali statunitensi e lo si confronta con quelle italiane si scoprirà che mentre le prime negli ultimi 5 anni hanno raddoppiato il valore, quelle italiane hanno quasi dimezzato le quotazioni.

L’economia italiana si muove al rallentatore e siamo fra i Paesi in Europa che ha visto meno risalire il Pil e le banche europee e quelle italiane in particolare hanno una redditività quasi inferiore della metà rispetto a quella USA al voto in queste ore nelle elezioni di metà mandato.

Ieri la banca d’affari Goldman Sachs ha alzato la scure contro quasi tutte le banche italiane più importanti (Intesa Sanpaolo compresa) come revisione negativa del giudizio.
L’analisi della banca d’affari Usa suggerisce che le previsioni di utile per azione devono scendere ancora in quanto la debolezza top-down determina tre fattori bottom-up negativi: prestiti inferiori alla crescita; maggiori costi di finanziamento; la fine della politica monetaria espansiva della BCE.
Unico ”buy” di Goldman Sachs Unicredit, che considera la più interessante perché un po’ meno esposta al “rischio Italia”, con valutazione del patrimonio tangibile rispetto ai multipli di Borsa maggiore (circa il 50%) e soprattutto perché secondo gli analisti della banca d’affari statunitense è quella che sta tagliando maggiormente i costi.

Certo una strategia efficace per cercare di far crescere i profitti ma col solo taglio dei costi non si va lontanissimo e peraltro in diverse regioni e province italiane i dipendenti bancari di Unicredit proprio in queste settimane sono entrati in sciopero per “eccesso di stress”.

Secondo i sindacati i bancari vicentini sono i nuovi Fantozzi “costretti a lavorare con hardware e strumenti obsoleti e che sono raggiunti ogni giorno da continue richieste dei dirigenti su quanto e come hanno venduto”.

Le pressioni sulla vendita di prodotti e servizi finanziari allo sportello (e non solo) è da anni la frontiera su cui si combatte la più grande battaglia da parte del sistema bancario italiano per recuperare redditività con il collocamento e la vendita di prodotti finanziari e assicurativi dai margini “cicciosi” .

Si tosano così i risparmiatori un po’ (una “patrimoniale” di stampo bancario) e non c’è bisogno di impiegare o accantonare capitali o correre grandi rischi, come quando si finanziano le imprese o si fanno altre attività tradizionali bancarie che sono diventate sempre più una “camurria”.

Intanto a Piazza Affari ieri fra le trimestrali a tagliare fra le prime il traguardo la Ferrari che ha presentato i conti del terzo trimestre 2018 buoni ma non eccezionali ma solo per effetto del diverso mix di vendita visto che le nuove supercar (Ferrari Monza SP1 e SP2) in edizione limitata da oltre 1,5 milioni di euro si faranno sentire sul fatturato e sui margini nei prossimi trimestri e in questo caso si è visto il boom delle vendite della Ferrari Portofino, l’entry level di Maranello che costa “solo” meno di 200.000 come prezzo di listino.

Vale forse il detto di Mark Twain: “Cerchiamo di non essere troppo esigenti: è meglio possedere diamanti di seconda scelta che non possederne affatto.”

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