IL VERO BUSINESS DELLE BANCHE OGGI NON E’ PIU PRESTARE I SOLDI MA GESTIRLI (FACENDOSI PAGARE PREZZI DA AMATORE)

Ormai da diversi anni le banche non guadagnano più dal loro business storico, prestare soldi, ma dal gestirli.

Il meccanismo è molto semplice ed è illustrato nell’infografica sottostante: la banca che consiglia un prodotto finanziario al proprio cliente riceve una robusta retrocessione sul collocamento. In altre parole gran parte del costo del prodotto gli torna indietro e gli permette di fare utili. Spesso si tratta di un costo ricorrente: il cliente paga ogni anno delle commissioni di gestione sul prodotto (per esempio un fondo comune di investimento) e la banca che lo ha collocato incassa ogni anno delle retrocessioni.

 

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Se poi il prodotto è “della casa”, ovvero confezionato da una società che fa parte dello stesso gruppo bancario, il guadagno è addirittura doppio (il 100% del costo pagato dal cliente sul prodotto diventa un ricavo per la banca).

Anche quando la banca consiglia un fondo di una società di gestione che non fa parte del gruppo, quindi un prodotto terzo, fino a 2/3 del costo del prodotto può andare in tasca alla banca. Più il prodotto costa, più la banca guadagna.

Sul collocamento di prodotti finanziari alcuni dei maggiori gruppi bancari del Paese fanno ormai metà dei propri ricavi. E non deve quindi stupire che i costi dei prodotti finanziari siano i più cari d’Europa.

Le banche hanno buon gioco a fare ricavi dal risparmio gestito perché, come mostra una ricerca sul campo a cura di Ubs, i costi dei prodotti finanziari in Italia restano alti, nonostante la ventata di trasparenza portata dalla normativa europea Mifid2 che avrebbe dovuto portare maggiore trasparenza (e quindi concorrenza e riduzione dei costi) dei prodotti.

 

img art 10 febbraio 2020

 

Purtroppo in Italia la consapevolezza dei risparmiatori sui costi dei prodotti finanziari è molto limitata. Il 75% dei clienti dei consulenti abilitati all’offerta fuori sede intervistati da UBS dichiara di non aver letto i rendiconti dei costi e oneri ricevuti l’anno scorso. Secondo UBS i costi dei prodotti finanziari non si abbasseranno, perché la stragrande maggioranza dei clienti non è consapevole che questi costi esistono, non li sa quantificare (non leggendo il rendiconto) e soprattutto non sa valutarne l’impatto sul proprio investimento.

Pagare l’1% o il 2% o il 3% annuo su un investimento di lungo termine ha effetti completamente diversi sul capitale su cui si potrà contare tra trent’anni.

In 30 anni pagare l’1% annuo di commissioni su 100.000 euro di capitale di partenza, nell’ipotesi teorica di un rendimento annuo del 6,5% sui propri investimenti, significa disporre di un tesoretto finale di 500.000 euro. Ma se si paga il 3% annuo di costi annuali, il capitale finale è inferiore di oltre 220.00 euro rispetto a chi ha un costo dell’1% e si ferma a 280.000 euro.

 

 

Tutto “grasso che cola” che molti investitori pagano per sostenere (spesso senza ricevere alcun valore aggiunto significativo) una catena distributiva fatta da una moltitudine di soggetti che deve lucrare sul capitale degli investitori e portarsene a casa una fetta.

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