FINTECH & ROBOADVISOR: COSA HANNO DETTO A FINOVATE LONDON 2018 E DEVI SAPERE

Cosa succede nel mondo del fintech? Ovvero la digitalizzazione sempre più spinta dei servizi finanziari come sta modificando e potrà innovare il settore?

Si è svolta a Londra dal 6 al 9 marzo un’affollata edizione di Finovate Europe, uno degli eventi più importanti mondiali del settore (la prossima tappa di questo evento si terrà a Santa Clara nella Silicon Valley dall’8 all’11 maggio) e a seguire le demo session e le conferenze come SoldiExpert SCF eravamo fra le pochissime società italiane presenti.

Per 4 giorni oltre 1500 fra consulenti, venture capitalist e banchieri provenienti da tutta Europa hanno assistito a una maratona di soluzioni tecnologiche innovative applicate alla finanza di fronte a oltre 200 relatori provenienti da oltre 20 Paesi. Un evento basato su un format collaudato ed efficace. Una sorta di speed date delle startup del fintech dove ogni espositore ha 7 minuti per presentare davanti al pubblico la propria business idea insieme a conferenze dedicate a all’intelligenza artificiale, alla regolamentazione del settore, alla cyber security e al lending crowdfunding.

Il messaggio da questa kermesse? Prima si diventa banche digitali e si ridisegna tutto il modello mettendo al centro il cliente, prima se ne raccoglieranno i frutti. Stare alla finestra significa rischiare grosso perché la tendenza verso la digitalizzazione è estrema e nuovi temibili concorrenti si affacceranno seriamente sul mercato come Amazon, Paypal, Google o Facebook e il countdown è già iniziato.

I grandi big dell’era di internet si stanno attrezzando (Amazon ha annunciato a inizio marzo di essere in trattativa con colossi bancari del calibro di JP Morgan Chase per creare un prodotto finanziario simile a un conto corrente) per vendere prodotti finanziari, aprendo le porte a una nuova rivoluzione e secondo alcune ricerche entro il 2020 una discesa in campo di queste società potrebbe togliere alle banche “old style” fino a 100 miliardi di profitti nello scenario estremo peggiore di “digital disruption”.

Le banche “old style” sono sempre più sotto pressione. Da una parte, stanno combattendo la crisi iniziata nel 2007 attraverso fusioni e acquisizioni o aumenti di capitale per coprire le vecchie eredità del passato come il cattivo credito erogato o gli investimenti “tossici” detenuti.

Dall’altro le grandi banche sono troppo burocratiche per innovare. Per questo motivo ci sono molti investimenti nel fintech perché il modo più facile per innovare per le grandi banche passa attraverso l’acquisizione di startup. E nel 2017 gli investimenti globali sono saliti del 18% a 27,4 miliardi di dollari secondo un report di Accenture/ CG Insights che ha esaminato tutti i principali deal del settore con Stati Uniti, Gran Bretagna e India che rappresentano i più grandi.

“Banks become tech firms” è l’indicazione di Ron Van Wezel, senior analyst di Aite Group e se c’è un tema che ha unito tutti gli interventi e tutte le presentazioni è come nel nuovo mondo digitale bancario e finanziario app e piattaforme online possono aiutare a fornire un miglior servizio con un minor costo al pubblico dei risparmiatori.

User Experience, istruzioni per l’uso

Le banche devono guardare con attenzione all’user experience e in 3 clic devono consentire al cliente di offrirgli la soluzione cercata (e offrirgli sempre più anche soluzioni personalizzate) e lo smartphone è centrale nel nuovo rapporto fra banche e clienti. Già oggi in Gran Bretagna il 59% degli acquisti nel retail banking passano dal mobile e dall’online dalle analisi di Bain & Company mentre in Germania siamo al 48% e in Cina al 38% con Paesi come la Francia e l’Italia nettamente più indietro.

La tecnologia deve rendere la vita semplice ai consumatori e può consentire di semplificare tanti processi alle banche e società del settore. E per questo si è parlato molto di big data e dell’importanza della sincronizzazione delle numerose informazioni aziendali; dalla gestione dei big data (Tought Machine, Efigence, DataSine ) alla gestione dei pagamenti con le carte di credito aziendali (Vipera & Mastercard ).

E un po’ a sorpresa l’argomento del Bitcoin e delle criptovalute come della blockchain rispetto alle scorse edizioni è stato toccato in modo molto limitato nonostante solo alcuni mesi fa questo sembrava l’argomento più hot del pianeta nel settore del fintech.

Nel mondo dell’asset management sono state proposte diverse soluzioni aventi come obiettivo quello di riuscire ad analizzare la propensione al rischio della clientela con maggiore precisione ed oggettività (Be-IQ) con particolare attenzione per decidere come e dove allocare le finanze agli obiettivi che il cliente vorrebbe raggiungere in un determinato arco temporale (3-rd Eyes).

Riguardo al roboadvisoring dagli interventi alle conferenze è stata messa in evidenza la grande battaglia che queste società devono affrontare in quanto il contesto europeo è molto più complesso rispetto a quello americano: abbiamo lingue diverse e soprattutto regimi fiscali diversi. Il modello ibrido è quello che sembra più “suitable” in quanto i clienti hanno bisogno di qualcuno che lo rassicuri (soprattutto quando i mercati vanno male). E i clienti sono soprattutto persone che hanno all’incirca 45 anni e non i millenials come si pensava perché purtroppo non hanno soldi da investire. Tutte cose che come SoldiExpert SCF avevamo scritto già evidenziato diversi anni fa in report e ricerche.

In ogni caso riguardo al mondo del roboadvisory nella quasi la totalità delle proposte (presentate da società come (Five Degrees, Ti&m and Clevercicles, Wealth Wizard, Aixigo), il minimo comune denominatore è rappresentato dalla rapidità delle soluzioni, come l’analisi dell’impatto che informazioni economiche e finanziarie hanno nei mercati in tempo reale (Yukka Lab).

Fra i metodi di pagamento innovativi ha riscosso grande curiosità la nuova carta di credito presentata da Dynamics, società di Pittsburgh che ha raccolto dai venture capital già 110 milioni di dollari (di cui 70 milioni da Mastercard) che presenta sul fronte un piccolissimo schermo in cui ricevere tramite un chip notifiche dalla banca grazia un chip tlc wireless incorporato. E grande attenzione anche alla privacy e al furto di identità, soprattutto in un mondo bancario e finanziario che sarà sempre più digitale.

Grande attenzione perciò anche ai fake account. Essendo le registrazioni online gestite spesso in remoto c’è la necessità di sviluppare sistemi che permettano all’intermediario di capire se il ‘nuovo cliente’ è un fake account o un soggetto a cui è stata rubata l’identità. Sono state proposte diverse soluzioni in grado, attraverso un controllo incrociato di diversi siti, di segnalare la veridicità dei dati inseriti nel sistema (IBM Security, Hooyu, Electronic IDentification) e di mantenere sicure e riservate tutte le informazioni scambiate.

Nuovi metodi di pagamenti faster e smarter per aprire conti correnti tramite smartphone e selfie in modo istantaneo o offrire una allocazione o riallocazione dei portafogli consigliati ai risparmiatori da parte delle banche o delle società di consulenza.

Forte, infatti, l’attenzione verso i social network come possibili tools per incrementare il business, sia in termini di offerta di servizi alla clientela (Quadient) sia per reperire i dati e le preferenze della clientela.

La banca del futuro prossimo utilizzerà sempre più i social network come Facebook o chat come Messenger per comunicare con il cliente in maniera più immediata, raccogliere informazioni e integrare la propria piattaforma.

Uno scenario complesso insomma per le banche quello che viene fuori da questa fiera europea del fintech poiché anche la pressione della regolamentazione si fa sempre più forte e diverse scadenze (PSD2, GDPR, Mifid2) stanno incidendo sulla libertà di azione o a considerare la clientela “cosa propria” spostando sempre più il modello verso quella di “open banks” in un mercato dove la pressione competitiva anche per effetto dei nuovi sfidanti sarà sempre più forte.

(con la collaborazione di Valentina Lucchesi)

Parte di questo reportage è stato pubblicato su “Il Sole 24 Ore” e nel supplemento Nova 24 (vedi qui)

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