Il Bitcoin dai massimi supera al ribasso perfino Carige Banca. Terremoto Renault/Nissan: in manette il vertice

In Giappone il presidente del raggruppamento Renault/Nissan/Mitsubishi è stato arrestato per aver mentito su bilanci e compensi, facendo finire i titoli fuori pista con ribassi fra il 5% e il 10%.

Qualcosa di inconcepibile per noi italiani probabilmente, ma i giapponesi considerano le false dichiarazioni nei bilanci qualcosa di riprovevole e per uno dei manager più pagati al mondo come Carlos Ghosn sono scattate le manette. Carlos Ghosn, il top manager 64enne che da quasi venti anni è ai vertici della seconda casa auto nipponica.

Dopo essere stato ascoltato dagli inquirenti a Tokyo, Ghosn è stato arrestato con l’accusa di aver dichiarato il falso sulla natura dei suoi compensi. Dal 2011 il presidente dell’alleanza Nissan-Renault-Mitsubishi Motors avrebbe omesso al fisco circa 5 miliardi di yen, l’equivalente di 38,5 milioni di euro, oltre ad aver utilizzato beni e asset dell’azienda per interessi personali. E secondo la legge nipponica il mancato adempimento dei compensi costituisce una violazione del codice finanziario e comporta una pena fino a 10 anni di prigione, e una multa di 10 milioni di yen.

Ghosn era stato l’artefice del rilancio di Renault e di Nissan, facendo diventare questo gruppo il primo produttore mondiale di automobili, e si era distinto per la sua capacità di negoziatore e di tagliatore dei costi (tranne i suoi), dopo aver ordinato la riduzione di oltre 20mila posti di lavoro e la chiusura di alcuni stabilimenti.

Di questo ha parlato Salvatore Gaziano, consulente finanziario indipendente e responsabile Strategie d’Investimento di SoldiExpert SCF, nel consueto collegamento a Caffè Affari su Class CNBC (canale 507 di Sky) condotto da Carlo Cerutti, ma anche della nuova discesa dei titoli del tech sul Nasdaq nella seduta di ieri (-3%, ma -4% per i cosiddetti “Faang” ovvero Facebook, Amazon, Apple, Netflix) che ha coinciso con il crollo ai minimi dell’ottobre 2017 del valore del Bitcoin e di tutte le principali criptovalute, che meno di un anno fa venivano descritte come l’investimento del futuro destinato solo a rivalutarsi.

Questa mattina il prezzo del Bitcoin è sotto 4400 dollari, quasi l’80% in meno dei massimi di 20.000 dollari toccato lo scorso dicembre, e per imbattersi in qualcosa di così rovinoso nel mondo degli investimenti troviamo forse solo la “nostra” Banca Carige a dimostrazione che investire anche nell’ “oro digitale” (così veniva descritto un anno fa) non è una passeggiata e chi crede ancora negli investimenti “sicuri” e del “futuro” che basta tenere lì per vederne moltiplicato il valore rischia sempre di esserne pesantemente scottato.

Come avevamo cercato di ammonire lo scorso anno in diversi speciali e conferenze dedicati al tema Bitcoin e criptovalute quando un numero crescente di risparmiatori  avevano letteralmente perso la testa per questo tipo di “investimento” nonostante i forti dubbi che si potevano già allora avanzare sulla “bolla” ben visibile che si stava formando.

Clicca sull’immagine sotto per il video dell’intervento di oggi.

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