BOND ARGENTINI? MEGLIO UN UOVO OGGI CHE NESSUNA GALLINA DOMANI. PAROLA DI SCIENZA (BEPPE).

Non aderire nel 2005 alla prima proposta di scambio offerta dal governo argentino è costato caro a molti risparmiatori. Errare è umano, perseverare è diabolico. E’ questo il giudizio di Beppe Scienza, professore di matematica all’università  di Torino e autore de “Il risparmio tradito” e altri pamphlet finanziari molto apprezzati dai risparmiatori e poco dalle banche.

Secondo Beppe Scienza (nella foto) c’è stata molta leggerezza nel consigliare nei tempi passati ai risparmiatori i bond argentini da troppi funzionari di banca ma sono stati mal consigliati anche quando nel 2005 è stato suggerito loro di non aderire alla prima proposta di scambio. E questo consiglio “sciagurato” è stato dato anche da diverse associazioni dei consumatori come anche dalla Task Force Argentina, l’associazione di difesa creata dalle banche italiane.

“Chi non ha accettato allora ha avuto la peggio e ha perso solo tempo (e soldi)” osserva. Tutto questo mentre i grandi investitori (fra cui banche e fondi) allora aderivano in massa alla proposta.

Un parere condiviso dall’avvocato mantovano Roberto Vassalle, secondo cui la Tfa è stata “un mero escamotage per tenere fermi, con la speranza di un rimborso che non è mai arrivato, i risparmiatori,  impedendo loro di fare causa alle banche che sono le principali responsabili di quanto è accaduto in Italia in merito ai bond argentini”.

Secondo Scienza i risparmiatori italiani sono stati coos 2 volte traditi: “si poteva anche inveire contro il governo di Buenos Aires, ma era chiaro che conveniva accettare l’offerta. È cir che spiegai allora e i risparmiatori che lo fecero hanno recuperato sino a ora circa 55 euro ogni 100 di valore nominale originario delle loro obbligazioni

Che fare ora e che giudizio dare degli ultimi avvenimenti? Ecco le risposte di Beppe Scienza alle nostre domande:

Per i detentori di bond argentini che non avevano aderito al precedente swap questa è probabilmente l’ultima chiamata. Aderire, “turandosi il naso” è ora l’ordine di scuderia dato da associazioni, esperti e banchieri. Gli stessi che al primo “round” avevano magari detto di non aderire. Che cosa è cambiato?

«Si sono accorti che le bugie hanno le gambe corte. Infatti molti dei poveracci, che nel 2005 gli avevano obbedito, hanno capito di essere stati presi in giro. Per questo motivo ora non osano più dirgli non aderire».

Che idea ti sei fatto in questi anni sul perché tanti risparmiatori italiani avevano in portafoglio quote massicce di bond argentini?

«I titoli dell’Argentina non rientravano fra gli investimenti che le banche spingevano con maggior insistenza. Esse guadagnavano molto di più piazzando fondi comuni, gestioni o direttamente proprie obbligazioni. La loro diffusione fu dovuta soprattutto a consigli incompetenti e certo anche alla ricerca di alti rendimenti in periodi (1999-2001) di tassi relativamente bassi».

Il “default” dell’Argentina è oramai storia passata. Ma altri stati sovrani sono ora nella bufera. Dalla Grecia al Portogallo. Ci sono paesi esteri da cui consiglieresti di stare decisamente lontani?

«Ãˆ una questione di dosi. Non è una scelta avventata impiegare modeste percentuali (2-3%) del proprio patrimonio in titoli di stati molto meno sicuri della Germania o della stessa Italia».

Chi desiderasse approfondire l’argomento consigliamo un articolo che il professore Beppe Scienza ha scritto per Affari & Finanza (il supplemento di Repubblica) qualche settimana fa che è fra i più completi e utili sull’argomento. Per scaricare il documento in pdf cliccate qui

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