BOND: CHE COSA STA ACCADENDO IN QUEL PAESE, CHIAMATO ITALIA?

C’è chi guarda al Btp 1 febbraio 2017 per capire come va l’obbligazionario e in particolare il governativo italiano. La duration media del debito pubblico italiano è, infatti, poco meno di 7 anni íl che significa che mediamente ci vogliono 7 anni affinchè l´aumento dei tassi di queste settimane registrate nelle ultime aste dei titoli pubblici si propaghi lungo tutto il nostro debito. Un evento che significherebbe veramente dolori per i conti dello Stato e che dà però ragione a chi sostiene che l’aumento dei tassi registrato in queste ultime settimane non significano nulla se si guarda alla montagna e non al dito che la indica.

Ma dà ragione anche a chi inizia a preoccuparsi per tutto questo movimento anomalo che ha portato lo spread dei Btp nei confronti dei Bund superare il 3% (e avvicinarsi negli ultimi giorni al 4%) e teme che più che l’attacco della speculazione un azione di governo insufficiente e poco convincente nel tagliare tutto il tagliabile e nel rilanciare la competitività dell’Italia possa ingenerare una sorta di fuggi fuggi generale da parte degli investitori stranieri (che detengono circa metà del debito pubblico italiano) e poi degli stessi risparmiatori italiani.

per vedere in differita lo spread fra BTP e BUND cliccate su questo link:
http://www.bloomberg.com/apps/quote?ticker=.ITGERSP:IND#chart

Btp, sotto attacco..

A inizio anno questo Btp (con cedola 4%) e scadenza 1 febbraio 2017 (codice Isin IT0004164775) valeva circa quota 100: oggi vale meno di 93,5. In sette mesi ha perso il 7,5% (cedole e ratei esclusi) e questo la dice lunga sull’andamento del settore obbligazionario italiano. E non solo governativo.

Perché se è vero che l’epicentro del terremoto in queste ultime settimane (come si evidenzia dall’andamento dello spread fra titoli tedeschi e italiani) sono stati i titoli governativi italiani (quindi Btp, Btp, Cct e perfino Bot) inevitabilmente questa “acqua alta” è arrivata come insegna il principio dei vasi comunicanti a bagnare anche quasi tutto il corporate italiano: dalle emissioni delle banche “sistemiche” più importanti come Banca Intesa e Unicredit a quelle delle altre banche più regionali e perfino le emissioni societarie non bancarie.

Un fenomeno di contagio difficilmente evitabile per come si sono messe improvvisamente le cose: se un titolo di Stato italiano come un Btp con scadenza 2017 arriva a rendere quasi il 5% netto un titolo con pari scadenza emesso da Banca Intesa, Unicredit o da Ubi difficilmente potrà avere un rendimento che si discosta troppo da questi livelli. E’ difficile, infatti, ipotizzare che se il debito pubblico italiano viene giudicato dal mercato sempre più rischioso o meno sicuro di un tempo che tutto ciò non…

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