UN BOND DELL’NDRANGHETA FINITO IN UN FONDO DI BANCA GENERALI. SU PRIVATE DEBT & PRIVATE EQUITY TROPPA EUFORIA

Il Financial Times, autorevole quotidiano anglosassone, ha scoperto un giro di cartolarizzazioni di crediti con a valle attività sospettate di essere collegate a cosche della ‘ndrangheta. Questi crediti relativi a fatture inevase del Servizio Sanitario Nazionale a fornitori vari garantivano un rendimento più elevato rispetto ad altri bond in circolazione. La legge europea – spiega Il Fatto Quotidiano riprendendo il Financial Times – prevede per le fatture non pagate da un ente pubblico una penalità a interesse garantito che le rende appetibili perchè più remunerative di altre emissioni.
 
Una tranche di questi crediti è finita in un fondo chiuso di Banca Generali su consiglio di Ernst & Young (EY), la nota società di consulenza e tra le big four della revisione contabile. Banca Generali, tra i quattro colossi che gestiscono i patrimoni degli italiani, alza bandiera bianca “Eravamo convinti che la transazione avesse i requisiti richiesti”.

 

Approfondimento
 
Forse non sarebbe male per i propri fondi di private debt ed equity scegliere meglio gli advisor visto che un altro consulente (advisor) della banca, che dovrebbe selezionare le società fintech per i fondi chiusi di Banca Generali, ha comprato a manetta per i propri fondi le azioni di quella Wirecard al centro di uno scandalo finanziario senza precedenti con tanto di fantomatico conto alle Filippine rivelatosi poi inesistente.
 
In tempi di investimenti sostenibili, ESG e finanza buona, per Banca Generali una brutta buccia di banana. Anzi due 

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