Bond Venezuela (e Tod’s) in picchiata, STM alle stelle

“Patria, socialismo o muerte” è lo slogan che si può leggere in molti edifici pubblici nel Venezuela reso celebre da Hugo Chávez. E purtroppo ancora una volta nella sua storia questo paese sudamericano rischia il collasso economico e finanziario dopo che l’attuale presidente Nicolas Maduro ha annunciato sul finire della scorsa settimana «un rifinanziamento, una ristrutturazione del debito estero e di tutti i pagamenti che deve effettuare il Venezuela».

Gli effetti sul mercato obbligazionario si sono fatti sentire e ieri le obbligazioni Venezuela sul mercato Mot sono scese mediamente di circa il 10% e oggi un bond Venezuela con scadenza 2027 vale circa 27 su 100 di valore nominale. Un crollo senza precedenti se si considera che questo bond nel passato era arrivato a valere anche 120 con molti risparmiatori (anche italiani) che lo acquisivano ingolositi dall’elevata cedola annuale (9.25 % all’anno).

Oggi le obbligazioni del debito del Venezuela sono i titoli con i rendimenti più elevati, misurati dall’indice EMBI Global Diversified da JPMorgan. In media, gli investitori valutano di 40 punti percentuale in più rispetto alle obbligazioni del tesoro degli USA!
Due volte lo spread delle obbligazioni del Mozambico il quale si trova in default e più di sei volte i tassi di interesse sulle obbligazioni dell’Ucraina.

Si dice che “chi gioca troppo col fuoco rischia di diventare un pollo arrostito” e questo rischiano ora molti creditori del Venezuela visto che la situazione di questo Paese è nerissima con un debito detenuto da investitori stranieri per circa 140 miliardi di dollari, meno di 10 miliardi di dollari di riserve valutarie e le riserve di oro insufficienti e spesso già ipotecate. Il tesoro venezuelano è il petrolio ma in questi anni molti impianti sono stati chiusi o hanno ridotto la produzione poiché non c’erano nemmeno più in cassa i soldi per la manutenzione o l’ammodernamento.

Nell’acuirsi della crisi sicuramente un bel colpo l’ha inferto Donald Trump con le sanzioni varate nei confronti del Venezuela, perché il regime di Maduro viene accusato di “privare il popolo venezuelano di cibo e medicine, imprigiona l’opposizione democraticamente eletta, sopprime con violenza la libertà di espressione”. Da tempo l’aumento degli stipendi e delle pensioni non riesce a stare dietro all’iperinflazione (la base monetaria è salita del 1000% e il Pil quest’anno dovrebbe scendere del -12%), ponendo buona parte della popolazione al limite della sopravvivenza.

Gli unici interessati a soccorrere il Venezuela per motivi geopolitici sono Russia e Cina che sono oggi gli unici partner finanziari del Paese, ma il loro aiuto sembra condizionato non a immettere semplicemente nuova finanza in cambio di nulla ma solo in cambio di asset reali ovvero diritti di estrazione sui giacimenti petroliferi ancora non impegnati.

Nei prossimi giorni si vedrà se verranno pagate alcune cedole in scadenza e come evolverà la situazione ma i prezzi dei bond come la situazione incandescente da diverso tempo in Venezuela sembra andare nella direzione di una robusta sforbiciata del debito detenuto dagli obbligazionisti.

Della Valle e “il gommino” degli affari

Intanto ieri in serata sono stati diffusi i dati al 30 settembre di Tod’s che non sembrano andare nella direzione di quel rilancio che circa un anno fa era stato annunciato.

Anche il terzo trimestre 2017 non ha dato segnali positivi ma ha confermato la situazione difficile sul fronte delle vendite con le vendite in discesa del 4,2% a cambi costanti a 722,2 milioni, e che scontano la debolezza del canale wholesale (ingrosso) e alcuni imprevisti problemi nelle spedizioni delle collezioni invernali.

Tutti i brand (Tod’s, Hogan, Fay) mostrano un calo delle vendite ad eccezione di Roger Vivier (+9.6%) che è il marchio di più alta gamma e dalla linea più definita.

Dai 140 euro del 2013 il titolo a Piazza Affari è sceso a circa 55 euro e l’ingresso nel capitale a inizio anno del gruppo Bonomi aveva infiammato il titolo e fatto credere che il piano di rilancio fosse più a buon punto ma evidentemente a Casette d’ Ete (frazione del comune di Sant’Elpidio a Mare, in provincia di Fermo), quartiere generale di Tod’s, c’è qualche problema sia nella prima linea di management che riguardo la direzione creativa dei marchi e dal 1° dicembre è stato annunciato che sarà operativo un nuovo ceo, Umberto Macchi di Cellere, che andrà a sostituire Stefano Sincini.

Di questi argomenti e anche del settore tecnologico (dall’opa su Qualcomm all’andamento di STM) ha parlato Salvatore Gaziano, responsabile strategie d’investimento di SoldiExpert SCF durante il collegamento a “Caffè Affari” su CLASS CNBC (canale Sky 507) condotto da Gualtiero Lugli.

Clicca sull’immagine sotto per l’intervento di oggi in trasmissione.

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