BONOMI RILANCIA ANCORA SU RCS MA URBANO CAIRO NON SEMBRA PREOCCUPATO PER LA BREXIT. E PER CAPIRE COME FINIRA’ IL GIOCO DELL’OPA BISOGNERA’ ASPETTARE IL 20 LUGLIO

C’è un particolare curioso nel rilancio che la cordata di Andrea Bonomi & Company ha presentato venerdì 24 giugno portando l’offerta cash per azioni al livello di 0,8 euro per rispondere al rilancio avvenuto la settimana precedente da parte della Cairo Communication che aveva modificato l’offerta pubblica di scambio, alzando il concambio a 0,16 azioni Cairo Communication per ogni azioni RCS Mediagroup.

Il rilancio di Bonomi & C. si porta sopra il prezzo di mercato del titolo RCS Mediagroup con un premio del 7% rispetto all’ultimo prezzo ufficiale registrato dalle azioni venerdì ed in base all’ultima offerta di concambio offre un premio di circa il 19,8%.

Ma l’offerta è come se fosse scritta con l’inchiostro simpatico perché anche in questo rilancio International Media Holding S.p.A. (la cordata di Andrea Bonomi, Diego Della Valle, Mediobanca, Pirelli e UnipolSai)) viene tenuta valida la clausola “Mac” che sta per Material Adverse Change  ovvero “clausola di assenza di effetti sfavorevoli” che prevede in riferimento ad eventi straordinari come una crisi rilevante del credito o dei mercati finanziari anche in seguito all’eventuale uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea la possibilità di stoppare l’offerta.

Quando è stata formulata questa ipotesi di condizione sospensiva nel primo documento di offerta della Cairo Communication e poi in quello concorrente della cordata di Andrea Bonomi & C. questo evento non si era verificato e non veniva dato nemmeno per molto probabile. Nel documento del rilancio presentato venerdì mattina alla Consob questo evento si era invece già chiaramente verificato con la vittoria della Brexit e il crollo già fin dalle primissime ore del mattino dei mercati finanziari in tutto il mondo.

Ma evidentemente la cordata di Bonomi/Mediobanca/Della Valle (International Media Holding, IMH) ha voluto comunque giocarsi questa carta anche probabilmente come azione di disturbo nei confronti dell’offerta pubblica di scambio di Cairo Communication. A la guerre comme à la guerre ovvero quando si cerca di scalare un’azienda valgono tutti i colpi. E fino al 20 luglio sempre che l’offerta non sia prolungata la cordata di Andrea Bonomi potrà quindi a leggere i documenti revocare l’offerta e ritirarsi e tutti amici come prima. Tre mesi di battaglia per lasciare poi la situazione in RCS invariata con lo stesso consiglio di amministrazione e soci attuali. E’ questo quello che accadrà?

A questo punto la palla passa a Urbano Cairo, presidente e fondatore di Cairo Communication, che ha tempo fino a venerdì 1 luglio entro mezzanotte per rilanciare ancora e vedere la reazione della cordata avversaria. E non sarebbe finita qui perché entro l’8 luglio ciascuno dei 2 schieramenti secondo la normativa potrebbe ancora fare un ulteriore offerta al buio (ovvero senza magari conoscere se anche l’altra parte all’ultimo minuto ha rilanciato e a quali condizioni) per cercare di raccogliere il maggior numero di adesioni e affossare l’offerta avversaria.

Va ricordato infatti che ogni volta che una cordata rilancia l’azionista che ha aderito a un’offerta che giudica meno conveniente può revocarla e aderire a quella concorrente. E’ così via a ogni rilancio. Al momento attuale in verità se si guardano i numeri delle azioni apportate alle 2 opa concorrenti attualmente in corso sono irrisori e la vera partita in queste settimane sembra essersi giocata in Borsa e nelle sale operative. Con un vantaggio sulla carta alla cordata di Bonomi & C. perché già controllando il 22,5% del capitale ha più azioni di Cairo & C. che può contare sulle azioni proprie e quelle di Intesa San Paolo come livello da cui partire (circa l’8,8% complessivo).

AzionariatoRCS

Il 30% è la soglia minima che ha dichiarato di voler raggiungere la cordata di Bonomi & C. (liquidando in contanti gli azionisti che aderiscono all’offerta) mentre è il 35% la quota minima a cui si è dichiarato di aspirare l’offerta di Urbano Cairo per essere valida l’ops che consentirebbe a chi è azionista RCS di restare ancora in questo caso nella partita, diventando azionista di Cairo Communication che potrebbe poi eventualmente fondersi con la stessa RCS ed eventualmente così beneficiare del successo della ristrutturazione.

A Piazza Affari intanto il rilancio da parte della cordata Bonomi & C. a 0,8 euro non ha stupito più di tanto perché dal 16 maggio 2016 ovvero da quando questa cordata è entrata in campo il titolo si era da subito portato stabilmente e in modo significativo sopra il prezzo precedentemente offerto di 0,7 euro. Diversi investitori e trader avevano evidentemente scommesso o si aspettavano che sarebbe comunque avvenuto un rilancio come testimoniato anche dai volumi registrati da quella data a venerdì 24 giugno che sono stati pari al 40% del numero delle azioni che compongono il capitale sociale di RCS Mediagroup.

Chi ha acquistato queste azioni in queste settimane potrà ora conferirle all’Opa di Bonomi & C. (o alla cordata di Cairo se rilanciasse con cash ma finora non l’ha fatto) portando a casa una simpatica plusvalenza sempre che non venga fatta valere la clausola Brexit.
Gli occhi puntati sono puntati ora quindi sulle mosse di Urbano Cairo che chi lo conosce ritiene che potrà ancora rilanciare visto che su questa partita ci ha scommesso molto e non è tipo da tirarsi indietro.

Urbano Cairo non vuole commentare il rilancio di Bonomi & C. e come e se reagirà in termini di rilanci ma riguardo a quello che è avvenuto col referendum inglese che ha sancito l’uscita dalla Gran Bretagna dall’Unione Europea a chi lo ha sentito in questi giorni, come alcuni gestori di fondi, ha trasmesso l’idea che non vede la Brexit come qualcosa che avrà effetti solo catastrofici ma che potrebbe invece essere se colta un’opportunità per rifare in meglio l’Europa puntando su più sviluppo e coesione e meno austerity.

RcsMediagroup

Riguardo alle 2 offerte in gara in quella presentata da Urbano Cairo si puntava molto sulle sinergie con La7 ma anche su un piano di rilancio dei periodici sia in Italia che in Spagna contando sulla capacità già dimostrata in questi anni di ristrutturare con successo e velocemente le aziende del settore grazie al know how di successo maturato. Senza escludere l’eventuale ingresso di un socio anche straniero nel caso di necessità di varare un aumento di capitale.

L’offerta di Bonomi & C. valuta positivamente il processo di turnaround avviato dall’attuale management Rcs che intendono accelerare, ma escludendo «per i primi 12 mesi» nuove ristrutturazioni o ulteriori tagli di personale rispetto a quanto previsto dal business plan 2016-2018. L’azionariato di IMH è disponibile nel caso a sottoscrivere un aumento di capitale di 150 milioni di euro e aprire anche ulteriormente il portafoglio se necessario come a valutare acquisizioni “per creare una piattaforma globale nel settore multimediale”.

Vi è da ricordare fra gli eventi di questi ultimi giorni che il consiglio di amministrazione di RCS si è espresso sul rilancio dell’offerta di Cairo Communication giudicandolo «seppur migliorativo del 33,3% non è congruo per i possessori di azioni Rcs».

Un giudizio abbastanza atteso e scontato visto che anche a parità di offerta il cda attuale di RCS non può certo vedere di buon occhio chi come primo atto ne chiederebbe le immediate dimissioni. Come nota di colore vi è da osservare che nella bocciatura precedente il consiglio aveva espresso un giudizio ugualmente negativo (seppure il rapporto di concambio era inferior) e aveva criticato il fatto che nell’offerta su RCS da parte di Cairo Communication non erano stati dati dei numeri in termini di business plan 2017-2018.

Nell’ultima offerta Urbano Cairo ha dato i “numeri”  (il gruppo Cairo-Rcs dovrebbe registrare ricavi per 1.273 milioni di euro nel 2017 e per 1.340 milioni nel 2018 e un’ebitda di circa 172 milioni nel 2017 e 215 milioni nel 2018) ma il consiglio di RCS ha detto che sostanzialmente non vanno bene perché “privi di un analitico grado di dettaglio” e “superiori rispetto al consensus degli analisti” quelli di Cairo Communication.

Una discussione che appare quasi una barzelletta perché in questi anni i business plan in RCS Mediagroup dai numeri mirabolanti si sono susseguiti senza sosta negli ultimi 20 anni col risultato che l’azienda ha perso in borsa il 95% del proprio valore e non ha mai centrato un numero dato in pasto agli analisti, vedendo invece schizzare l’indebitamento e le perdite. Ma così funziona questo mondo il gioco dell’Opa va avanti fino alla prossima casella .

 

@soldiexpert

Questa è la versione integrale dell’articolo pubblicato in data 26 giugno 2016 su “Il Fatto Quotidiano

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