COME IN ITALIA SI BUTTANO I SOLDI NEL CESSO (E NON PER MODO DI DIRE)

Potrà essere simpatico o meno ma l’ultimo rinvio a giudizio per l’ex capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, rischia di essere quello che lo sommergerà più nella “cacca” e non solo per modo di dire.

E’ indagato infatti, insieme con altre quattro persone, per abuso d’ufficio nell’ambito di una inchiesta sull’appalto dei bagni chimici, intesa come fornitura e smaltimento, installati nelle tendopoli montate dopo il terremoto del 6 aprile 2009. Un appalto colossale di circa 34 milioni di euro che dà la misura di come una calamità naturale rischi in Italia di diventare un volano per moltiplicare appalti e fatturati (per i “fortunati”) al di là di ogni buon senso.

Ad aggiudicarsi questa montagna di denaro la società toscana Sebach, leader in Italia nel noleggio bagni chimici e wc mobili prefabbricati guidata oggi da una top manager, Antonella Diana, che sta puntando recentemente la barra verso il mercato francese, contando anche lì sull’effetto sorpresa che ha consentito negli ultimi anni a questa azienda di crescere (al di là della vicenda del terremoto de L’Aquila da chiarire) puntando sulle toilette chimiche e mobili “glamour” con particolare attenzione al design, al marketing e all’eco-sostenibilità dei propri prodotti.

Un’eco-sostenibilità che nel caso sollevato, però, sul terremoto abruzzese apre alcuni interrogativi se l’indagine della magistratura arriverà a provare la colpevolezza degli indagati, spiegando chi ne ha tratto beneficio da questo giro di denaro abnorme in base ai dati raccolti dal presidio di Libera (e ripreso poi dal sito Site.it) che nel dopo terremoto aveva vigilato per accertare eventuali infiltrazioni mafiose e sprechi, accumulando sulla materia un dossier poi acquisito nell’estate del 2009 dalla magistratura. Oltre ad alcuni aspetti formali riguardo la contestata aggiudicazione di questo appalto, il filone di indagine più incredibile riguarda infatti l’ipotesi di truffa. La cifra stanziata per i bagni degli aquilani sfollati appare, infatti, anche agli occhi di un profano della materia, quasi senza senso: 34 milioni di euro equivalgono, infatti, a quasi un quarto delle spese per il mantenimento della tendopoli.

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Con un appalto assegnato alla ditta toscana da parte della Protezione Civile per l’equivalente di un bagno ogni 8 persone sfollate. Considerando che ogni bagno ha un serbatoio di 200 litri, una pulizia e uno spurgo al giorno sarebbero stati più che sufficienti. Ma Bertolaso & Company, secondo l’inchiesta pubblicata originariamente nel libro “Protezione civile spa” di Alberto Puliafito (Aliberti Editore), prevedendo altri tre interventi aggiuntivi in termini di spurghi e pulizie giornaliere, avrebbe fatto lievitare il conto a questa cifra astronomica.

Con 32 mila sfollati nelle tendopoli ciò significava che ogni aquilano (o soccorritore) aveva così diritto ad evacuare ben 100 litri di deiezioni liquide e solide nel giro delle 24 ore….

Nel corso dei mesi il numero dei bagni chimici è sceso poi a 3200 in concomitanza con la diminuzione del numero degli sfollati presenti nelle tendopoli ma secondo il “Dossier Abruzzo” di Libera, sembra che la Protezione Civile abbia perso il pelo ma non il vizio perché, scaduto il contratto con la Sebach, ha emesso un nuovo bando di gara per i tre anni successivi, selezionando ancora come unico concorrente la Sebach per un importo di base d’asta perfino superiore e pari a quasi al doppio del prezzo originario.

Sarà interessante vedere l’esito giudiziario di questa inchiesta (e la difesa degli imputati) ma può essere curioso sapere che l’azienda beneficiata di questo mega appalto, la Sebach, oggi di proprietà di Yarpa S.p.A. (i cui principali azionisti sono la Vittoria Assicurazioni, la famiglia Messina, la Banca Passadore, il Gruppo Rimorchiatori Riuniti e la famiglia Marsiaj) e LBO France Gestion (uno dei piu’ importanti fondi di Private Equity francesi) proprio nel giugno 2010 ha visto un cambio dell’assetto societario con soci di maggioranza uscenti la famiglia Dainelli (rimasti come soci di minoranza), Sici e Monte dei Paschi di Siena (Mps) Venture.

Che, a pensare laterale grazie al mega appalto aquilano (che ha “gonfiato” il fatturato di Sebach e permesso una valorizzazione della società  probabilmente più generosa), sono usciti alla grande da questa partecipazione uscendo al momento giusto e al prezzo massimo, realizzando in pochi anni una performance pari al 30% annuo. Un “regalo” caduto dal cielo. Insomma non proprio… E sul quale la magistratura vuole capire se nell’assegnazione di questo mega appalto (che ha avuto un peso sicuramente significativo nella valutazione del fatturato della società) tutto è stato regolare.

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