CAIRO: A PALLONE IL SUO TORO E’ IN SERIE B MA A PIAZZA AFFARI LA SUA SOCIETA’ LOTTA NELLA CHAMPION LEAGUE DELLE STAR..

Si è quotato a Piazza Affari proprio nel luglio 2000 quando le quotazioni che circolavano erano ancora quelle di una fantomatica New Economy che avrebbe reso ricchi tutti grazie ai nuovi mercati che si spalancavano all’improvviso, pronunciando solo una delle seguenti 3 consonanti: T (per Telecomunicazioni), M (per Media) e T (per Tecnologia).

Urbano Cairo ha puntato sulla M di Media visto il suo curriculum professionale che l’aveva fatto giovanissimo balzare da assistente personale di un certo Silvio Berlusconi ad amministratore delegato di Mondadori Pubblicità dopo la gavetta in Publitalia ’80. Nel 1995 la decisione di mettersi in proprio per dar vita a una concessionaria di raccolta pubblicitaria che nel corso degli anni diventa anche un gruppo editoriale presente in molti settori. Dalla raccolta pubblicitaria per conto terzi sui canali televisivi (come per la7 e altre emittenti satellitari e digitali) all’attività editoriale in senso stretto. Inizialmente con i giornali della Editoriale Giorgio Mondadori (acquisita nel 1999) poi nel 2003 con la nascita della Cairo Editore.

Ma la storia del suo gruppo non è fatto solo di successi (come sempre accade a chi fa impresa) e per “par condicio” il flop da ricordare è l’avventura di Cairo Directory (lanciata nel 2004), ovvero il tentativo infruttuoso di entrare nel mercato delle Pagine Gialle e da cui, dopo pochi anni, ha deciso di gettare la spugna, prendendo atto che quello che doveva essere un “settore ad alta marginalità” poteva trasformarsi in una Waterloo.

Ma al grande pubblico Urbano Cairo è diventato famoso con l’ingresso nel Torino Calcio di cui dal 2005 è l’unico azionista. Un rapporto tormentato a vedere l’andamento della squadra granata fra A e B dove attualmente milita e la girandola di giocatori, allenatori e dirigenti che si sono succeduti. E che lo ha convinto recentemente ad annunciare nuovamente la sua disponibilità a farsi da parte, cedendo il pacchetto di controllo se qualcun altro, oltre a metterci il “vecchio cuore granata”, ci vuole mettere anche il portafoglio. Finora di file di compratori non se ne sono ancora viste ad eccezione di una cordata di 6 imprenditori senza volta guidata da un finanziere italo-svizzero, Alessandro Proto (si veda qui l’intervista a questo consulente), che però Urbano Cairo non vuole nemmeno ricevere temendo forse di trovarsi di fronte a una sorta di bluff. E dove l’obiettivo primario potrebbe essere non acquistare il Toro ma assicurarsi una ribalta mediatica.

Ma come va Cairo Communication? E’ una società di serie A o B? Lo abbiamo chiesto direttamente a Urbano Cairo in questa intervista, commentandone  i conti e l’andamento in Borsa e nei bilanci.

Sono passati più di 10 dalla quotazione a Piazza Affari di Cairo Communication e proprio nelle scorse settimane si è festeggiato il decennale del circuito Star della Borsa Italia, il mercato dei titoli ad alti requisiti, inaugurato nell’aprile del 2001. Nel luglio 2000, quando venne quotata, Cairo Communication fu valutata 500 milioni di euro; oggi ne vale meno di 250. I conti tornano?

“Quotarsi è stato sicuramente un’esperienza interessante che ci ha dato grande visibilità e l’ultimo Star Conference ne è stata una dimostrazione. Oltre alla presentazione della società di fronte agli analisti abbiamo parlato con 22 investitori (di cui molti stranieri) che ci hanno chiesto incontri one to one per avere maggiori informazioni sul nostro business. Riguardo la nostra valutazione attuale è importante ricordare però che nel corso degli anni abbiamo deliberato e distribuito dividendi, compreso quello per l’esercizio 2010, per circa 160 milioni di euro. Un livello che rende il titolo Cairo Communication fra quelli con maggior rendimento a Piazza Affari.
Fatti i giusti conti (tenuto quindi conto dei dividenti distribuiti) siamo perciò sotto del 20% rispetto ai prezzi di collocamento del 2000 con Piazza Affari che nello stesso periodo ha perso il 34% se si tiene conto dei dividendi mentre il settore editoriale ha visto le quotazioni in questo lasso di tempo più che dimezzarsi.
E l’attuale Cairo Communication è tutta un’altra creatura rispetto a quella che si quotò nel 2000. Allora eravamo una società che produceva una redditività lorda (ebitda) di 10 milioni di euro, oggi questo valore è triplicato. Il nostro fatturato, rispetto all’esordio a Piazza Affari, è cresciuto dell’80% ed è cambiato anche completamente il perimetro di attività. E’ nata, infatti, la Cairo Editore che da sola produce circa 20 milioni di euro di ebitda (ovvero utile prime di tasse e ammortamenti): solo questa società editoriale se la valutassimo 7 volte questo valore potrebbe valere circa 140/150 milioni. Inoltre abbiamo oltre 60 milioni di euro in cassa nonostante una parte consistente dei soldi raccolti in sede di collocamento abbiamo deciso nel corso degli anni di distribuirla agli azionisti. E inoltre siamo oggi nel settore televisivo con una concessionaria pubblicitaria (nel 2010 ha fatturato 157 milioni di euro) che sta realizzando dei risultati straordinari. Solo in questi primi 3 mesi del 2011 gli ordini raccolti su La7 e La7 D sono superiori del 40% rispetto a 12 mesi fa. I prezzi attuali del titolo mi sembrano quindi sacrificati rispetto al settore e a quanto abbiamo realizzato ”.

 

Sul fronte televisivo la novità dell’ultimo anno è soprattutto il boom degli ascolti de La7 grazie al ciclone Enrico Mentana. I dati di febbraio dello share giornaliero ci dicono che questa televisione è passata dal 2,6% al 3,5% con punte del 8,8% per il telegiornale di Mentana ma buoni risultati raccolgono anche Gad Lerner con “L’infedele”, Antonello Piroso con “Omnibus” o con Daria Bignardi e “Le invasioni barbariche”.
Non c’è il rischio che questo boom degli ascolti, se dovesse continuare, rimetta in discussione il contratto di concessione o vi costringa a minimi garantiti troppo elevati?

“Il contratto con Telecom Italia Media, proprietaria de La7, è stato rinnovato sul finire dello scorso anno e prevede di fatto un rinnovo a condizioni già stabilite fino al 2019. E ciò è molto importante in questo settore. Nei 2 anni passati abbiamo già raccolto 250 milioni di euro dei 378 milioni dati come obiettivo per il rinnovo automatico del nuovo contratto triennale. E per il 2011 contiamo di crescere in modo significativo anche vedendo come è andato il primo trimestre (+40%). E nel nuovo contratto che abbiamo sottoscritto ci siamo dati degli obiettivi legati alla crescita dello share più elevati rispetto al passato… La quota che viene riconosciuta per la nostra concessionaria è del 30% sul fatturato prodotto ma con una partecipazione maggiore qualora superassimo gli obiettivi.
Sono target fattibili per il nostro gruppo e sono solo felice che La7 abbia maggiori ascolti: abbiamo più pubblicità da vendere e questo non è certo un problema”.

Gli ultimi dati Ads relativi al 2010 certificano l’ottimo andamento delle testate della Cairo Editore che sono oramai quelle che fanno più lavorare gli edicolanti nell’area dei settimanali con Sandro Mayer che si è rivelato il suo “Maradona”: Dipiù, Dipiù TV, Tv Mia, Dipiù/Dipiù TV Cucina, Diva & Donna… L’uscita di Silvana Giacobini non sembra aver fatto perdere copie al settimanale Diva & Donna, anzi.. Quali novità per il 2011? Un ritocco dei prezzi di copertina è possibile?

“Il sorpasso del settimanale ‘DiPiù” nei confronti di Sorrisi & Canzoni Tv è oramai alla portata (facendolo così diventare il giornale più venduto in edicola in Italia) considerato che da giugno a settembre il nostro giornale raggiunge i suoi picchi, mentre Sorrisi & Canzoni tende ad arretrare e ricordando anche che noi non facciamo abbinamenti per sostenerne la diffusione. Riguardo il mercato pubblicitario nel primo trimestre stiamo crescendo di circa il 6% e recuperiamo così parte di quanto perso negli anni scorsi nella pesante crisi del settore. Sul prezzo di copertina, nonostante le nostre riviste abbiano un prezzo fra i più bassi in confronto ai concorrenti, siamo molto prudenti nel modificare la nostra politica perché vogliamo mantenere alta la base diffusionale. In questi due anni abbiamo tagliato molto i costi di stampa, distribuzione e generali con risparmi molto importanti nell’ordine di 9 milioni di euro solo nel 2010. L’attività editoriale produce un margine operativo lordo (ebitda) del 18% sul fatturato e nel settore editoriale credo che siamo fra le società più redditizie. Riguardo Silvana Giacobini la ringrazio per il lavoro che ha fatto e al termine del contratto è stato deciso di dare continuità al suo progetto, nominando come direttore Angelo Ascoli che ne era il vice. Una scelta che si è rivelata azzeccata poiché il giornale è cresciuto di circa il 10% in diffusione, migliorando nettamente la marginalità”

Quali risultati c’è da attendersi per il 2011? Fra le società quotate Cairo Communication è fra le più generose nei confronti degli azionisti: è una politica sostenibile anche nel futuro?

“Le stime di consenso degli analisti che seguono il titolo vedono possibile un margine operativo lordo di 35-36 milioni di euro (+17-20% rispetto al 2010) e un utile netto confermato superiore ai 20 milioni di euro. Vi è da specificare però che nel 2010 nel risultato netto sono stati contabilizzati già 3,67 milioni di euro di proventi straordinari derivanti dall’arbitrato con Telepiù. La cedola per il 2010 che sarà proposta in assemblea sarà di 25 centesimi (che significa un dividend yeld di quasi l’8%) ed è nostra politica anche per gli anni futuri quella di distribuire tutto l’utile realizzato agli azionisti, considerando anche che abbiamo una robusta cassa che ci lascia tranquilli e ci fa da cuscinetto per eventuali acquisizioni”.

 

 

Sulla vicenda Sky è ancora in essere un arbitrato che potrebbe magari far arrivare alla società un altro bell’assegno. A che punto siamo ?

“Preferisco non pronunciarmi sul possibile esito. Credo comunque che il lodo possa risolversi in tempi relativamente brevi, ovvero nell’ordine di 5-6 mesi”.

Qualche analista vedendo il posizionamento editoriale del gruppo Cairo storce un po’ la bocca sulle strategie internet. Si parla sempre più di declino della carta stampata se non di propria e vera agonia. Ma nel settore dell’online, al di là di qualche tentativo passato, non sembra esserci una grande sensibilità da parte del gruppo Cairo Editore. Come mai?

“Ancora oggi a parte i grandi gruppi mondiali con Google in testa (e poi Apple, Amazon, Ebay…) non mi sembra che quasi nessun editore abbia capito veramente come fare margini veri e non solo tendenza sull’online. Il nostro target di lettori è poi certo meno incline di altri alle tecnologie e questo spiega anche perché siamo stati finora molto soft negli investimenti. Nel settore mi sembra che si vada per tentativi, senza tenere conto del rapporto costi-benefici. Si offrono contenuti gratuiti sperando di fare così molti contatti per raccogliere pubblicità online ma spesso il gioco non vale la candela e anzi si va a intaccare negativamente le copie vendute. Per questo motivo preferiamo muoverci ancora con cautela, facendo al meglio quello che sappiamo fare”.

 

Ultima domanda ma d’obbligo sul Torino Calcio. I risultati sul campo non si sono purtroppo visti a vedere l’andamento della squadra e la contestazione di una parte della tifoseria granata più oltranzista che l’aveva accolta come un “salvatore” all’atto del suo ingresso. La “cura Cairo” perché non ha funzionato finora anche nel mondo del pallone?

“La passione per il calcio l’ho coltivata nel mio tempo libero e portato avanti al di fuori delle mie attività imprenditoriali. Ho provato a fare di tutto per realizzare il mio “sogno granata” e ammetto di aver commesso degli errori come capita a tutti gli essere umani. Presidenti di calcio, compresi. Ma ne ho pagato il prezzo. Con questa stagione avrò messo sul piatto una cifra vicina ai cinquanta milioni di euro (circa 8 a stagione). E non sono pochi. Ed è bene chiarire che si tratta di risorse mie personali necessarie per coprire le perdite dato che gli altri ricavi (diritti televisivi, sponsor vendite biglietti merchandising..) non erano sufficienti a coprire il disavanzo. Una cifra quindi di 8 milioni di euro medi a stagione che non includono quanto incassato dalla società granata.
Ho ribadito in queste settimane la mia decisione di cedere definitivamente la società granata, comunque vada. Anche se il Toro, come mi auguro, dovesse tornare in serie A. Per me è un dispiacere ma se c’è qualcuno che vuole prendere il timone del Toro sono disposto a cederne il comando. Vedremo quello che accadrà…”.

“AAA Cedesi gloriosa società calcistica ora militante in serie B. Astenersi perditempo e cacciatori di visibilità mediatica…” potrebbe iniziare così l’annuncio…

 

 

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