CAMBIA LA NORMATIVA PER CHI DETIENE LEGALMENTE (E NON) CAPITALI ALL’ESTERO. QUELLO CHE C’E’ ORA DA SAPERE.

AGGIORNAMENTO: Con un comunicato stampa e un provvedimento dell’agenzia delle Entrate del 19 febbraio 2014 il ministero dell’Economia ha fatto dietrofront sull’obbligo imposto alle banche di applicare alle persone fisiche la ritenuta del 20% sui bonifici in arrivo dall’estero. Ritenute da applicare automaticamente a meno che il contribuente non autocertificava che le somme arrivate da oltre confine sul suo conto corrente non avano alcuna natura di compenso reddituale. Eravamo stati fra i primi a parlare diffusamente dell’argomento, sollevando diverse critiche a questo provvedimento che portava solo inutili complicazioni a risparmiatori e intermediari e siamo quindi contenti che il ministro dell’Economia e l’Agenzia delle Entrate hanno fatto marcia indietro su un provvedimento che rischiava comunque di essere contestato dalla Commissione Europea sulla legittimità di tale norma che risultava anche in piena contraddizione con il principio di libera circolazione dei capitali all’interno dell’Unione Europea.

Con il nuovo anno ci sono diverse novita’ che riguardano chi detiene capitali all’estero e di alcune ne avevamo parlato anche in questo articolo con un’intervista all’avvocato Roberto Lenzi che spiegava i punti salienti fra cui l’obbligo di dichiarare nel modello Unico dal 2013 anche capitali detenuti all’estero sotto i 10.000 euro contrariamente alla normativa fino allo scorso anno in vigore che esentava da questo obbligo.

 

Nel provvedimento pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 18 dicembre fra le notizie che sono state pubblicate e amplicate dalla Rete e da alcuni blog e forum quella che con effetto dal 1 gennaio 2014 chi rimpatriera’ con bonifico somme da conti esteri si vedra’ trattenere dalla banca italiana dove arrivano i soldi un bel 20% a titolo di ritenuta d’acconto. Le cose stanno veramente così ?
Ovvero se si ha un conto legalmente dichiarato in Svizzera o a Montecarlo o in Austria o in qualsiasi Paese estero e si vogliano riportare in patria delle somme parziali o totali frutto di investimenti in titoli o fondi si vedrà scattare questa tagliola ? Cosa bisogna sapere per non commettere passi falsi?

Le cose non stanno in questo modo se si parla di investimenti finanziari fatti tramite strumenti finanziari come titoli o fondi d’investimento o Etf o derivati ed e’ bene percio’ non fasciarsi la testa e gridare al complotto seppure la nuova normativa introduce sicuramente qualche fastidio in piu’ poiche’ come sosteniamo da tempo chi scrive in Italia provvedimenti e leggi che hanno a che fare con questi argomenti o non sa nemmeno di cosa si parli e degli effetti che produce oppure siamo semplicemente in mano a una banda di incompetenti (e per dimostrarlo basta in questo caso dire che dopo pochi giorni che il provvedimento e’ stato pubblicato l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato una circolare esplicativa nr 38/E di 61 pagine!!! che puoi scaricare qui ) .

 

E questa incapacita’ di produrre norme chiare per i contribuenti e gli investitori accomuna tutte le forze politiche in carica e riguarda sicuramente anche i “tecnici” che lavorano all’interno dei ministeri ed è fra le più grandi calamità che colpisce il nostro Paese.

In ogni caso nel provvedimento 151663 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 18 dicembre 2013 è vero che parla di una tassazione del 20% per i bonifici ricevuti dall’estero dai privati come del fatto che la banca e’ autorizzata dal 1 febbraio 2014 a operare come sostituto d’imposta, presumendo che su tutti i flussi in entrata vi sia da applicare l’imposta sostitutiva o la ritenuta che in determinate fattispecie viene effettuata a titolo d’acconto.

 

Ma il contribuente puo’ nei casi previsti (e sono numerosi e interessano molte delle fattispecie piu’ comuni soprattutto per chi opera su strumenti finanziari con intermediari esteri) inviare preventivamente alla propria banca un’autocertificazione che esenta parzialmente o totalmente la banca dall’applicare l’applicazione della ritenuta per la parte che non riguarda “redditi” ovvero “plusvalenze” e riguarda il semplice ritorno dei capitali (già comunicati tramite il modello Rw all’amministrazione finanziaria nell’ultimo Modello Unico inviato).

I motivi per cui sono originati questi flussi in entrata possono essere, infatti, diversi. Nel caso per esempio di cessioni di partecipazioni qualificate in società non residenti oppure di cessione di un immobile all’estero e rimpatrio in Italia delle somme incassate dovra’ essere applicata la ritenuta d’acconto del 20% da parte della propria banca italiana perche’ proprio questo tipo di flussi ricadono in pieno in questa nuova normativa.

Secondo il nuovo impianto normativo si sottopongono a ritenuta o ad imposta sostitutiva i redditi derivanti dagli investimenti esteri e dalle attività estere di natura finanziaria da parte degli intermediari residenti (soggetti alla disciplina antiriciclaggio) ai quali gli investimenti e attività stesse sono affidate in gestione, custodia o amministrazione o nei casi in cui intervengano nella riscossione dei relativi flussi finanziari e redditi.

Gli intermediari vengono, pertanto, obbligati ad applicare le ritenute non solo quando amministrano la attività finanziarie ma anche quando soltanto intervengono nella riscossione dei proventi. Qualora gli intermediari intervengano nella riscossione con ritenuta d’acconto (al di fuori di rapporti di amministrazione, gestione o custodia), è a carico del contribuente la necessità di fornire i dati utili ai fini della determinazione della base imponibile, in mancanza dei quali la ritenuta verrà applicata sull’intero importo del flusso messo in pagamento (gli intermediari non avranno alcuna responsabilità sulla correttezza delle informazioni eventualmente fornite dal contribuente).
La ritenuta troverà applicazione, con l’aliquota del 20% a titolo d’acconto, in tutta una serie di fattispecie così come individuate dal sopracitato Provvedimento (151663/2013)

E ci dispiace scrivere anche noi come degli Azzeccagarbugli ma se qualcuno vuole addentrarsi in modo più professionale nella materia trova così i riferimenti al provvedimento di cui stiamo parlando e alle varie casistiche.

Ma come fa la banca se siete dei privati (per cui valgono ora queste nuove norme) che riceve il bonifico a sapere se i soldi che arrivano sul vostro conto da una banca estera da un altro vostro conto sono frutto di redditi dove vige la regola del 20% a titolo di ritenuta d’acconto ?

E qui scatta il meccanismo dell’autocertificazione. Per evitare che la propria banca vi trattenga come sostituto d’imposta il 20% (che lo Stato poi per restituirvi potra’ prendersi anche piu’ di un anno nel caso non sia dovuto) dovete, nel caso che questi soldi siano frutto di capitali destinati al trading finanziario o agli investimenti, inviare alla propria banca una bella lettera (ma non stupitevi se il vostro funzionario di banca di questo provvedimento non ne sa ancora nulla come abbiamo verificato in queste settimane con diverse banche importanti) in cui specificate in forma libera che i flussi non costituiscono redditi di capitale o redditi diversi derivanti da investimenti all’estero o da attività estere di natura finanziaria e che ricadono in questo provvedimento su cui si applica la ritenuta del 20%.

E l’autocertificazione secondo la normativa può essere resa in via preventiva e riguardare la generalità dei flussi che saranno accreditati presso il medesimo intermediario, salva contraria specifica indicazione da parte del contribuente.

“L’intermediario – spiega Roberto Lenzi, avvocato specializzato in diritto finanziario e consulenza patrimoniale, non risulta generalmente informato sulla natura del flusso (interviene nella riscossione indipendentemente da un incarico dato dal contribuente). Pertanto, per le persone fisiche titolari di reddito d’impresa o lavoro autonomo si potrebbe presumere che i flussi finanziari – senza diversa indicazione fornita all’Intermediario – possano derivare dall’esercizio dell’attività degli stessi ,con evidenti conseguenze sul piano fiscale”.

 

Roberto Lenzi_iv_risoluzioneridotta (Small)

Da qui il nuovo meccanismo introdotto dallo Stato che presume che qualsiasi flusso in entrata sia assoggettato al 20% salvo diversa specificazione del contribuente. E anche per quei flussi come quelli derivanti dalla compravendita di strumenti finanziari all’estero dove già vige l’obbligo da parte del contribuente di indicarli nel modello Unico e di pagarne le eventuali imposte.
Resta molto importante quindi l’autocertificazione per questo ultimo tipo di flussi perchè’ con il nuovo provvedimento (indipendentemente se avete optato per il risparmio gestito o amministrato) il Fisco dal 2014 considera ora tutti i flussi finanziari in entrata automaticamente reddito a meno che non sia attestato diversamente dal beneficiario tramite autocertificazione.

Questa normativa sta creando comunque molti problemi interpretativi poichè alcune banche sembrano non saperne nulle; altre ipotizzano di prelevare il 20% su tutto e poi se la veda il contribuente, altre si domandano come diavolo debba essere compilata questa “autocertificazione” da parte del cliente visto che la stessa Agenzia delle Entrate non ne ha fornito precisa traccia sugli elementi che dovrà contenere. Insomma la situazione è molto complicata e allo stato dell’arte ogni banca dice cose differenti alla propria clientela.

Ma in quali casi si applica invece la ritenuta del 20% ?

“Può essere frequente – spiega Roberto Lenzi – il caso di un contribuente italiano che abbia venduto un immobile in Francia realizzando una plusvalenza. Ferma restando la eventuale imposizione fiscale in Francia (legata al periodo di possesso), in Italia la plusvalenza è tassabile se l’immobile viene venduto prima dei 5 anni. Se, viceversa, l’immobile fosse stato detenuto per un periodo superiore, non vi sarebbe tassazione (come per gli immobili italiani). Ebbene, con il meccanismo della ritenuta d’acconto del 20%, il contribuente si vedrebbe tassare la plusvalenza, con necessità poi di ricorrere per richiedere la restituzione di quanto trattenuto dall’Intermediario. Necessario, quindi, fornire alla banca un’ autocertificazione diretta a non fare applicare alcuna ritenuta. Naturalmente chiunque percepisca un reddito qualunque di quelli sottoposti a ritenuta e decida di mantenerlo in un conto corrente di una banca all’estero eviterà il balzello”.

Tante altre novita’ anche positive ma come al solito anche complicazioni
Riguardo il «monitoraggio fiscale», vale a dire l’obbligo di dichiarare al Fisco le proprie ricchezze oltreconfine, esistono anche delle notizie positive a voler vedere rosa perche’ sono state ridotte le sanzioni adottate per le omissioni (totali o parziali) nell’indicazione dei capitali dei contribuenti italiani fuori dai confini italiani. Modifiche rese necessarie dopo che l’Unione europea aveva acceso un faro sull’Italia per la sproporzione delle sanzioni adottate per i contribuenti italiani che vogliono investiré fuori dai confini italiani.
Dopo le modifiche della legge di stabilità, le sanzioni per l’omessa o carente indicazione nel quadro RW oscillano tra il 3 e il 15 % dell’ammontare degli importi non dichiarati (prima la “forchetta” era tra il 10 e il 50%) a cui si aggiungeva (ora abolito) anche il rischio di confisca per un valore corrispondente. La sanzione è compresa invece tra il 6 e il 30% quando la violazione si riferisce a investimenti o attività estere di natura finanziaria di paradisi fiscali (Paesi black list per l’Italia).

Mentre una sanzione di 258 euro è prevista quando la dichiarazione relativa a investimenti o attività all’estero che possono produrre redditi imponibili in Italia è presentata entro i 90 giorni dalla scadenza del termine.

 

La circolare 38/E chiarisce che gli Uffici possono disporre la riduzione delle sanzioni fino alla metà del minimo  (e un quarto del minimo per i Paesi Black List) qualora concorrano eccezionali circostanze che rendono manifesta la sproporzione tra l’entità del tributo cui la violazione si riferisce e la sanzione.

Emanato anche il decreto sulla voluntary disclosure per il rientro dei capitali non dichiarati al Fisco per i contribuenti che vogliono pentirsi

Riguardo le sanzioni è di questi giorni anche la pubblicazione del provvedimento che riguarda invece i capitali in “nero” e non oggetto dei precedenti scudi fiscali, la cosiddetta “voluntary disclosure” , il ravvedimento volontario  in questi giorni dal premier Enrico Letta e  che sarà una finestra valida fino a settembre del 2015.

Argomento quello della volutary disclosure che tratteremo più avanti e si rivolge invece a vuole fare emergere capitali illecitamente detenuti all’estero e che presuppone una “collaborazione volontaria” fra contribuente e amministrazione finanziaria.
Una normativa quella della “voluntary disclosure” che possiamo comunque anticipare che presenta secondo gli addetti ai lavori già diverse lacune . Dalla circolare non emerge, infatti, come tale disposizione possa coordinarsi con la definizione agevolata delle sanzioni e con l’applicazione del cumulo giuridico che potrebbero vanificare il beneficio della riduzione sino alla metà. Senza considerare che c’è l’esimente penale (Disclosury) per la omessa e infedele dichiarazione ma non per la frode.

Un Paese sempre più complicato, altro che parlano di semplificazione e di Ministero della Semplificazione… 

Riguardo invece la nuova normativa più mite come sanzioni per i capitali indicati in questi anni nel modello Rw va ricordato che questa mossa non è frutto di un rinsavimento del legislatore italiano ma un’azione di pressione dell’Unione Europea e va detto che numerosi errori dei contribuenti non sono frutto di dolo ma di una normativa veramente complicata che ogni anno vede novità e nuove stratificazioni di norme che colpiscono anche i contribuenti in perfetta buona fede in un contesto pieno di difficoltà legate agli adempimenti non essendo facile stare dietro alla normativa tanto che gli stessi commercialisti hanno avuto (e hanno) difficoltà’ in numerosi casi ad assistere la clientela nel compilare correttamente il quadro RW.

E le ultime notizie che arrivano (si veda Il Sole 24 Ore del 7 gennaio 2014) ci dicono al riguardo che la compilazione del modello Unico nel nuovo quadro RW sarà da quest’anno ancora   più complicato, arrivando il Fisco a richiedere per ciascun investimento effettuato all’estero una traccia per ogni titolo detenuto o per ogni operazione effettuata compreso il periodo di detenzione (ragione per cui il private insurance ovvero le polizze assicurative in libera prestazione dei servizi stanno diventando una soluzione sempre più adottata dagli investitori  perchè ci si libera da ogni dichiarazione analitica sul modello RW oltre ad altri differenti vantaggi presentati in questo documento elaborato con Sofia Sgr e richiedibile gratuitamente cliccando qui).

Un Fisco sempre piu’ cervellotico e selvaggio dove perfino gli stessi commercialisti da tempo hanno lanciato lo SOS perchè è diventato impossibile stargli dietro. Ma così è purtroppo.

E per questo è importante in tutti i campi affidarsi a professionisti seri che tutelino veramente i vostri interessi visto che sperare in un cambio di marcia e filosofía di chi guida il vapore ovvero il nostro Belpaese è ancora prematuro.

 

 

quadro-rw.

 

 

IN SINTESI

A partire dal 1° gennaio 2014 tutti i redditi derivanti dagli investimenti e dalle attività di

natura finanziaria detenuti all’estero da persone fisiche, società semplici, enti non

commerciali, sono assoggettati a ritenuta o ad imposta sostitutiva delle imposte sui

redditi da parte degli intermediari che interverranno nella riscossione dei relativi flussi

finanziari, a prescindere da uno specifico incarico alla riscossione.

 Ai fini del corretto adempimento delle ritenute da parte dei sostituti di imposta, i

contribuenti dovranno fornire agli intermediari le necessarie informazioni in merito alla

natura dei flussi (reddito o capitale), alla tipologia di reddito, alla base imponibile, alle

modalità con cui operare la ritenuta.

 La comunicazione dovrà pervenire all’intermediario prima della manifestazione del

flusso finanziario.

 Pertanto se si effettuano bonifici dall’estero all’Italia sul proprio conto

al fine di non subire eventuali ritenute non dovute, è importante comunicare

ai soggetti preposti agli adempimenti fiscali (commercialisti o altro) ogni utile informazione

in merito ai flussi previsti per il 2014 in modo che gli stessi possano predisporre la

documentazione da presentare all’intermediario.

L’intermediario segnalerà all’Amministrazione Finanziaria le operazioni non assoggettate a

ritenuta.

Eventuali ritenute operate in eccesso potranno essere richieste in restituzione

all’intermediario entro il 28 febbraio dell’anno successivo a quello del prelievo.

 

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