Carige sempre più giù, FCA in trincea

L’intervento di Salvatore Gaziano (SoldiExpert SCF) a Caffè Affari (Class CNBC) fa il punto sull’aumento di capitale di Carige Banca e le voci contrastanti su FCA. Dall’ipo di Magneti Marelli alla possibile super multa francese.

Le cose più grandi si fanno insieme” recita lo slogan di Banca Carige per promuovere la sottoscrizione dell’aumento di capitale da 560 milioni di euro.
A vedere l’andamento del titolo a Piazza Affari e del prezzo dei diritti, di “grande” al momento si evidenzia soprattutto il tonfo del titolo. Come era facile prevedere in un aumento di capitale così diluitivo che prevede la sottoscrizione di 60 nuove azioni ogni azione vecchia posseduta con l’emissione di 50 miliardi di nuove azioni!

Difficile immaginare, infatti, che i vecchi azionisti Carige facessero la fila per sottoscrivere un aumento di capitale che chiedeva loro di quintuplicare l’investimento dopo aver già messo più volte le mani al portafoglio per sottoscrivere altri aumenti e ciò nonostante vedere il titolo perdere oltre il 90% del valore.

E oggi per gli azionisti Carige si aspetta un’altra seduta di fibrillazione. E’ infatti l’ultimo giorno per i detentori di azioni di Banca Carige per comunicare l’eventuale adesione all’aumento di capitale.
Il calendario prevede che i diritti possano essere negoziati fino a giovedì 30 novembre, ma i clienti di Banca Carige dovranno dare disposizioni entro oggi pomeriggio all’istituto per il loro esercizio. In caso contrario i diritti verranno venduti in Borsa attraverso l’asta dell’inoptato, che proseguirà fino al 6 dicembre.

E anche oggi è atteso un consiglio di amministrazione di Banca Carige dove si dovrà decidere se concedere un’esclusiva a un fondo internazionale per negoziare la cessione di Creditis (si parla di una valutazione di 100 milioni di euro e sopra le attese), la società di credito al consumo di Carige che dovrà essere venduta entro il 6 dicembre. In caso contrario potrebbe saltare l’impegno del fondo a farsi carico fino a 50 milioni di euro di inoptato, con il rischio di mettere a repentaglio la tenuta del consorzio di garanzia.

L’amministratore di Carige, Paolo Fiorentino, già nelle scorse settimane aveva ostentato sicurezza sulla riuscita dell’operazione (“manderemo tutte le palle in buca”) prevedendo addirittura che ci sarebbe potuta essere una situazione di “oversubscription” dell’aumento Carige ovvero un’eccessiva richiesta dei diritti superiore all’offerta. Al momento sul mercato non si vede tutta questa eccitazione (anzi un fondo hedge basato a Gibilterra, Guevoura Fund ha incrementato in queste settimane la posizione al ribasso sul titolo).

Ma non è solo il caso Carige che ha tenuto banco a inizio settimana, ma anche il gruppo FCA sull’onda di 2 notizie di segno opposto che hanno trovato spazio nel weekend.

Da una parte il possibile scorporo nel 2018 di Magneti Marelli e dell’area componentistica dal gruppo Fiat Chrysler per procedere alla quotazione e così azzerare il debito. Dall’altra le voci di un rischio multa elevato in terra di Francia per lo scandalo emissioni diesel.
In particolare il quotidiano “Le Monde” che cita un documento d’inchiesta della Direzione generale concorrenza e repressione frodi (DGCCRF), FCA rischierebbe una multa di 9,62 miliardi, ovvero più alta di quella di PSA che potrebbe raggiungere i 5 miliardi, per presunte manipolazioni delle emissioni dei suoi motori diesel in Francia e favorirne l’omologazione. Secondo Fca il gruppo sta invece “collaborando nell’inchiesta con l’autorità giudiziaria, l’accusa non ha fondamento e non è stata notificata nessuna violazione”.

Nell’intervento su “Caffè Affari” (condotta questa mattina da Gualtiero Lugli) su Class CNBC (canale 507 di Sky) ha parlato di questi argomenti e approfondito alcuni aspetti.

Clicca sull’immagine sotto per il video della trasmissione.

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