CARIGE, ABBIAMO UN PROBLEMA. SALTA L’AUMENTO DI CAPITALE. VERSO IL SALVATAGGIO DI STATO?

L’aumento di capitale di Carige, fra i più annunciati della storia, è questa mattina saltato perchè il consorzio di banche che doveva garantire l’eventuale inoptato (Deutsche Bank, Credit Suisse e Barclays) si sono ritirate all’ultimo minuto.

Chiedere 560 milioni di euro a fronte di una banca che ieri capitalizzava 120 milioni di euro significava chiedere agli attuali azionisti (che hanno visto il titolo perdere il 99.6% del valore negli ultimi 10 anni) di moltiplicare per 5 volte l’investimento e a Genova solo questa notte hanno capito che un conto è parlare di sottoscrivere un aumento e dirlo sui giornali, un altro è tirare fuori veramente le palanche.

A questo punto il titolo Carige è sospeso dalle contrattazioni e il rischio sempre più elevato è che la banca venga messa in risoluzione dalla BCE. E si ripeta quello che è accaduto con MPS e le banche venete con l’intervento dello Stato italiano, la separazione fra parti buone e cattive e la ricerca di un cavaliere bianco. Che di questi tempi è qualcuno che gli devi pure dare dei soldi per incentivarlo a entrare come insegna con Intesa Sanpaolo il caso delle banche venete.

Tra l’altro anche nel caso di MPS e delle banche venete era stato precedentemente annunciato un “consorzio di pre-garanzia” che si è squagliato come neve al sole poichè con questa formula di “garantito” non c’è nulla… perchè fino all’ultimo minuto i “garanti” si possono sfilare se non sono sicuri che l’aumento di capitale sarà pressochè integralmente sottoscritto.

Sono numerose le considerazioni che si possono fare e di cui parleremo nei prossimi giorni anche di questa vicenda come del Credito Valtellinese (o Creval come viene chiamato in Borsa) che sta vivendo in questi giorni un calvario in Borsa simile a Carige da quando ha annunciato un massiccio aumento di capitale (anche qui annunciando al momento un consorzio di pre-garanzia).

Chiedere alla propria banca se ha dei problemi se è sicura è naturalmente come chiedere all’oste se il vino che vende è buono come abbiamo spiegato nel nostro ultimo ebook “I 4 PILASTRI PER INVESTIRE(scaricabile gratuitamente qui) ed è anche questo il lavoro di un vero consulente finanziario indipendente.

Una prima importante considerazione che si può fare è quella di valutare la solidità del proprio istituto e se non è in buone acque (e gli indizi sono numerosi come quando si parla di aumenti di capitali significativi per coprire vecchie perdite, il management al vertice cambia spesso, il titolo scende ben più dei titoli del comparto, il Cet Ratio è su livelli bassi…) , se si vuole essere più realisti del Re, meglio valutare di cambiare banca perchè per dirla con Warren Buffett “solo quando la marea scende scopri chi stava nuotando nudo”…

Tra l’altro proprio negli scorsi fra le proposte di riforma in discussione alla BCE sulla Brrd (Bank recovery and resolution directive, ovvero la procedura che disciplina le crisi bancarie in revisione) è stata avanzata ufficialmente la proposta che in caso di crisi bancaria per le banche in pericolo si possano, in casi eccezionali, sospendere il ritiro dei depositi seppure per non più di 5 giorni, e consentendo la possibilità di piccoli prelievi giornalieri.

L’eventuale congelamento del conto corrente non fa venir meno la tutela del Fondo Interbancario che opera fino a 100 mila euro ma tante altre “regole” e “regolette” in discussione sembrano al momento delineare un quadro europeo bancario (e non solo) dove banche e Stati in difficoltà (e quindi correntisti e risparmiatori) potranno essere chiamati alla compartecipazione di parte delle perdite.

Nella casa comune “europea” se gli abitanti di un appartamento fanno disastri gli altri condomini non vogliono pagare solidalmente per tutto ci fanno sapere da tempo in modo sempre più chiaro i politici e banchieri del nord Europa.

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