IL FUTURO NERO DEL MATTONE ITALIANO

Sull’immobiliare si sente ormai di tutto: gli operatori del settore (in pieno conflitto di interessi ça va sans dire) parlano se intervistati di “prezzi e compravendite in aumento”, di una ripresa imminente perchè “i tassi bassi favoriranno gli acquisti” e di nuove nicchie di mercato, grazie alle “periferie alla riscossa”. Poi chiedi a persone che la casa stanno cercando di venderla da anni e non ci riescono, non perché non sono disposti a scendere sui prezzi, ma proprio perché non c’è la domanda in molti paesi d’Italia. Ci sono poi quelli che invece riescono a vendere la casa magari ricevuta in eredità e ti dicono che no, non l’hanno venduta, sono riusciti a liberarsene solo “svendendola” e ti chiedi: ma i mega esperti del settore che film stanno vedendo?

 

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Il vero film lo racconta in base ai numeri Nicola Borzi giornalista di lungo corso del Sole 24 Ore che oggi presta la sua penna sempre molto documentata ad altre testate (tra cui Il Fatto Quotidiano) e siti internet. Su Valori.it Borzi pubblica un vero e proprio studio sull’immobiliare italiano sfatando la vulgata degli operatori del settore: la verità è che anche nella perla immobiliare italiana, ovvero Milano, solo il centro tiene, mentre nelle periferie i prezzi sono in calo. Nel resto d’Italia poi siamo al muro del pianto, soprattutto quando si arriva alle seconde e terze case.

Manca sostanzialmente la domanda: paghiamo il calo demografico, il progressivo e inarrestabile invecchiamento della popolazione, il Pil a zero da anni, la fuga dei cervelli. La domanda di case dei giovani ad alta scolarizzazione è in netto calo, quella degli immigrati è in netto aumento. Ma gli immigrati concentrano gli acquisti solo in 10 città (Milano, Roma, Bari, Torino, Prato, Brescia, Cremona, Vicenza, Ragusa, Modena e Treviso) e comprano case che costano tra i 70 e i 130 mila euro.

 

 

I mutui a prezzi stracciati potrebbero fare da volano al settore, se non fosse che le banche sono estremamente restii a concederli, a meno di non poter dare garanzie che i giovani di oggi con lavori spesso precari e mal pagati non riescono a dare.

Il dato depurato dai sogni e dalle sensazioni e dal marketing dell’immobiliare è quello evidenziato da Borzi: rispetto al 2008 si sono vendute 60.300 case in meno e si erogano il 40% dei mutui in meno.

Insomma sull’investimento immobiliare, tranne pochissime aree del Paese in controtendenza dove conta oramai sempre più il quartiere, “la location” per dirla in modo figo, mettiamoci una pietra sopra, finché siamo sempre meno in tempo!

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