Cattive notizie, sono buone notizie. Come ragionano oggi i mercati

Matteo Raminghi Responsabile Wealth Management di UBS per l’Italia nota alcuni paradossi delle politiche monetarie espansive messe in atto dal 2009 dalle Banche Centrali e esplose con la pandemia. Eccole

Un effetto paradossale e che ribalta i tradizionali meccanismi di causa effetto nell’economia generati dalla politica generosa delle Banche Centrali è nota Raminghi “la minore sensibilità dei mercati finanziari al ciclo economico. I mercati sembrano reagire più alla quantità di liquidità che viene immessa che all’effettiva crescita economica, tanto che tra gli operatori circolano espressioni come «bad news is good news», per indicare come dati economici deboli possano favorire le borse se inducono le banche centrali a immettere nuova moneta.

PENSIONI PIU’ A RISCHIO

Con tassi di interesse così bassi e in prospettiva per anni gli operatori finanziari sono ridotti all’angolo. Se prestano denaro non ottengono una adeguata remunerazione per il rischio corso. Se non lo prestano devono pagare. E all’angolo anche chi qualche tipo di rendimento lo deve produrre per i suoi iscritti, e qui viene il nodo delle pensioni. Raminghi osserva “Il settore finanziario si trova a operare con margini ridotti, in un contesto nel quale molte banche centrali (come la Banca centrale europea) applicano tassi d’interesse negativi sulla liquidità in eccesso depositata dagli intermediari. Problemi simili si verificano per i regimi pensionistici, che trovano più difficile ottenere rendimenti sufficienti a coprire gli impegni presi con i propri assicurati ecc.”

AZIONI SU OBBLIGAZIONI GIU’ E VICEVERSA? NON FUNZIONA PIU’

Storicamente azioni e obbligazioni hanno avuto andamenti divergenti, da qui il consiglio di diversificare i propri investimenti e l’asset allocation del portafoglio. Nota Raminghi che a causa delle politiche espansive delle banche centrali “azioni e obbligazioni si muovono spesso in parallelo, contraddicendo molte teorie dei mercati finanziari. Queste suggeriscono, infatti, che dovrebbero avere andamenti opposti: le azioni dovrebbero salire sulla base di prospettive economiche favorevoli, che a loro volta dovrebbero indurre le banche centrali ad alzare i tassi, penalizzando l’obbligazionario. Ma oggi sia azioni che obbligazioni reagiscono soprattutto alla…”

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