C’E’ UNA NUOVA TRUFFA FINANZIARIA PER TE

 

Vi ricordate la scena di Totò nel film “Totò Truffa 62” che cerca di vendere la Fontana di Trevi a un italiano oriundo, l’ingenuo “paisà” Decio Cavallo? Ancora oggi questa gag resta irresistibile e l’uscita in edicola del fascicolo “Come difendersi dalle truffe” allegato al Sole24 Ore di oggi, 8 febbraio 2018 (0,5 euro oltre al costo del quotidiano di 1,5 euro ), curato dal giornalista finanziario “segugio” Stefano Elli (con Isabella Della Valle), esperto in crimini finanziari, merita la spesa.

Perché siamo un po’ tutti Decio Cavallo, anche se non lo vogliamo ammettere, e la lettura di questa guida illustra diversi meccanismi tipici delle truffe e bufale finanziarie.

Che vi propongano di investire su una Ico o una criptovaluta o su un’obbligazione o su un certificato strutturato o su un programma finanziario che vi prometta di ottenere rendimenti elevati senza rischi o su un’azione “che può solo salire”, qualche domanda dovreste sempre farvela, prima che sia troppo tardi, come spiega il manuale, raccontando i vari meccanismi di truffe e bidoni tipici.

Perché il truffatore finanziario (che può essere anche un’istituzione “rispettabile” come una banca) conosce i punti deboli di un certo tipo di risparmiatore, sa stare al passo con i tempi (ora è il tempo dei social) e conosce bene i meccanismi psicologici su cui far leva per rifilare il “bidone” alle sue vittime.

La gag di Totò e Nino Taranto (la spalla) spiega in modo esemplare alcuni elementi tipici delle truffe (anche finanziarie) dove il malcapitato (impersonato dall’attore Ugo D’alessio) all’inizio appare perfino diffidente ma si fa abbindolare dall’abile venditore che sa usare alcune armi sempre valide.

Come la possibilità di ottenere alti guadagni senza particolare sforzo (tutti coloro che buttano i soldi dentro la Fontana o scattano le foto al celebre monumento del Bernini) e nella trattativa compare naturalmente anche la “pressione commerciale” dove si inserisce anche un elemento di concorrenza (Nino Taranto che recita la parte del mediatore toscano, il ragioniere Girolamo Scamorza, è irresistibile) per convincere il truffato a fare in fretta e ad alzare il valore della caparra.

Se tu non sottoscrivi questo prodotto, ti perdi questa opportunità incredibile e c’è già qualcuno pronto non solo a subentrare ma perfino a offrire di più. “Ti stai perdendo un’opportunità incredibile e devi decidere adesso…”: è un classico del venditore di prodotti finanziari d’assalto.

Un capitoletto del manuale è dedicato al mis-selling che è qualcosa di infido ma purtroppo ben conosciuto a molti risparmiatori italiani. Quando un intermediario finanziario non si comporta con diligenza, correttezza e trasparenza consigliando un prodotto finanziario che non corrisponde agli obiettivi di investimento dell’investitore che ha di fronte, pone a carico dello sventurato cliente dei rischi per lui non sopportabili e che, dato il suo livello di esperienze e conoscenza, non è in grado di comprendere.

Va anche detto che se le banche e gli intermediari finanziari possono tirare “fregature”, può anche capitare che restino fregate; il caso raccontato da Stefano Elli, dell’imprenditore trevigiano Luigi Compiano, meriterebbe un film dedicato, stile “Prova a prendermi” di Steven Spielberg con Leonardo Dicaprio e Tom Hanks.

L’imprenditore Compiano, con la North East Services, si occupava del trasporto valori per le banche del Nord Est e “tosava” queste banche (nomi come Veneto Banca, Intesa, Unicredit) per comprarsi centinaia di autovetture (492!) e yacht.

E nell’agile fascicoletto si spiegano diversi di questi casi che sono costati a molti risparmiatori un bel salasso del proprio patrimonio e dove il venditore era magari “l’amico” che doveva rispettare un budget imposto dalla banca o fare commissioni o rifilare “per il bene della causa” la patata bollente a tanti piccoli investitori.

Conosco da diversi decenni Stefano Elli e se c’è un vero esperto in Italia di frodi finanziarie, senza conflitti di interesse e totalmente dalla parte dei risparmiatori, questo è lui e se fossimo negli Stati Uniti la Sec (l’omologa della Consob italiana) gli avrebbe fatto un’offerta irresistibile per farlo diventare un “cane da guardia” al servizio della comunità.

La metodologia delle truffe finanziarie in 6 macro filoni

Nel fascicolo distribuito con Il Sole24Ore, Elli cerca di sistematizzare la metodologia delle truffe finanziarie in 6 macro filoni (dal funzionamento delle bolle speculative ai collocamenti di azioni e bond “selvaggi”) passando in rassegna schemi, tipologie, modalità e novità con cui il denaro dei risparmiatori viene tracciato, individuato, dirottato e infine polverizzato sia da rodate strutture formate da criminali economici “seriali”, sia da entità che criminali non sono affatto. Ma il risultato non cambia e i risparmiatori finiscono per perdere i soldi quasi irrimediabilmente visto i tempi della giustizia italiana e il fatto che chi ha “tosato” i risparmi ha tutto il tempo per farsi trovare a mani vuote e spogliarsi di tutto.

Le ultime vicende del default delle banche popolari venete (Popolare Vicenza e Veneto Banca) o delle banche “risolte” fanno capire come in Italia chi froda il pubblico risparmio gode di una “legislazione favorevole”: in questi casi infatti i teorici responsabili, come gli ex amministratori e controllori, hanno avuto tutto il tempo di “spogliarsi” di tutti i beni a favore di figli e trust per apparire “nullatenenti”.

“I reati finanziari sono complessi da perseguire – spiega Stefano Elli di Sole 24 Ore “Plus24” (il settimanale di approfondimento del sabato) – e in molti casi il dolo (quella che la mia professoressa di Diritto con la r moscia definiva “la pvava intenzione di ledeve” n.d.r.) o come dicono i tecnici l’elemento soggettivo è difficile da dimostrare così i processi finiscono per sfondare le barriere della prescrizione”.

Ragione per cui è bene valutare le offerte finanziarie e non fidarsi ciecamente di nessuno e soprattutto di chi la fa troppo facile e non vi informa di tutti i rischi e conflitti di interesse che possono esistere.

Una frase di Totò nel film “Totòtruffa ‘62” spiega, anche dal punto di vista occupazionale, l’espansione dei “bidonisti” finanziari: “Lo so, dovrei lavorare invece di cercare dei fessi da imbrogliare, ma non posso, perché nella vita ci sono più fessi che datori di lavoro”.

Come SoldiExpert SCF, ovvero società di consulenza finanziaria indipendente, su questi temi siamo molto sensibili (fa parte della nostra missione ed è la nostra ragione d’essere) e chi ci segue (anche se non è diventato nostro cliente) sa lo sforzo che facciamo da lustri (si veda per esempio questa sezione)  nel fornire un’informazione finanziaria corretta e nel denunciare (possibilmente prima e non dopo, quando sono tutti buoni…) le possibili fregature finanziarie (dalle azioni delle banche non quotate ai diamanti d’investimento, dalla bolla delle criptovalute ai titoli azionari “zombie che camminano”, dai fondi ed ETF che promettono “miracoli” ai prodotti finanziari-assicurativi super cari, molti fondi Pir compresi), esponendoci in prima persona.

Il manuale del “Il Sole 24 Ore” fa un’interessante analisi delle più comuni frodi finanziarie ma non è roba da anatomopatologi per quanto Stefano Elli sia bravissimo nell’esaminare gli “organi”, per spiegare come risalire alla causa del “decesso” ovvero l’uccisione dei risparmi.

Quello che racconta interessa tutti perché questa è materia sempre viva (l’ultimo capitolo è dedicato alle truffe basate sul Forex e alle nuove frontiere delle frodi sui social) e chi non sa o delega troppo rischia di essere il prossimo bidonato, indipendentemente dall’entità del suo patrimonio.

Stefano Elli spiega bene che se negli anni ’80, con la finanza “atipica”, a restare con il “cerino in mano” erano soprattutto i piccoli risparmiatori, la “taglia media” nel corso degli ultimi lustri è molto salita e sono soprattutto coloro che dispongono di più soldi a poter essere più facilmente turlupinati.

Ci sono molto “vip” fra le vittime di frodi finanziarie raccontante in queste pagine: da coloro che erano parte della compagnia dello spettacolo romana di Paolo Guzzanti, la figlia Sabina e l’allora compagno David Riondino, caduti vittime del “dream team” formato da Gianfranco Lande (Européenne de gestion privée), a fuoriclasse del football come Roberto Baggio, Billy Costacurta, e Sebastiano Rossi, allora portiere del Milan vittime della “stangata” del marmo nero in Perù.

Una truffa miliardaria quest’ultima che coinvolse centinaia di risparmiatori raggirati dalla promesse di lauti profitti (il 4000% ) su investimenti in titoli Imisa, relativi a cave di marmo nero peruviano, garantiti dalla New Bank Ltd delle isole Grenadine. Il processo a Rimini durò a lungo ed Elli ricorda che anche in questo caso “i reati finirono nel limbo della prescrizione”.

Una volta si colpivano soprattutto i “poveri risparmiatori”, ora si punta soprattutto sui “ricchi” perché a parità di sforzo il bottino che si porta a casa è nettamente superiore. E’ questo l’Elli pensiero.

In Italia c’è poi, storicamente, in circolazione tanto “nero”, frutto di evasioni e soldi depositati, soprattutto nel passato, in paradisi fiscali: il truffatore finanziario sa che queste sono le vittime sacrificali più ghiotte (mai versare contanti dovrebbe essere il I° comandamento) perché le puoi tosare per bene senza che queste possano opporre una seria reazione.

E così se i professionisti dei bidoni finanziari negli anni passati erano personaggi talvolta naif, come Totò e l’avvocato impersonato da Nino Taranto o grandi istrioni come Giorgio Mendella, oggi dall’altra parte si possono trovare super professionisti, persino professori universitari, menti matematiche notevoli, esperti dei social network, personaggi insospettabili.

Il truffatore finanziario è una professione che si evolve… E per non restare troppo indietro la lettura del volumetto de “Il Sole 24 Ore” è quindi consigliata. Anche a chi non pensa di essere Decio Cavallo…

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