COGEME SeT, (ALTRO) BRUTTO GUAIO A PIAZZA AFFARI. DALLA TURBO INDUSTRIA ALLA TURBO FINANZA?

Forse questa storia non avrà l’eco del crac della Parmalat di Tanzi e del ragionier Tonna. E non ci sarà un fantastico Toni Servillo e un sempre bravo Remo Girone a impersonare al cinema questa vicenda.

E ci auguriamo che l’epilogo non sia così tragico per i creditori, azionisti e detentori del bond oltre che per i lavoratori di questo gruppo.

Ma la storia di questo altro “gioiellino”, Cogeme S&T (dove S sta per Soluzioni e T per Tecnologia) può riportare alla memoria i peggiori giorni di Collecchio a provarne a ricostruirne la storia, le manovre finanziarie spesso ardite, le dichiarazioni quasi sempre ottimistiche spese dal management di questa società negli anni passati e la triste realtà che si è evidenziata in questi ultimi mesi.

Dove gli aridi numeri parlano non più di una società del “made in Italy” capace di conquistare il mondo ma di un’azienda con le casse vuote, con i decreti ingiuntivi che si susseguono e con un indebitamento esploso vicino ai 90 milioni di euro a fronte di un patrimonio azzerato e anzi passato in negativo per quasi 25 milioni di euro.

Era stata Unipol Merchant nel dicembre 2006 a portare a Piazza Affari questa società sul Mercato Expandi, il listino dedicato da Borsa Italiana alle piccole imprese e alle società che intendevano avvicinarsi al mercato finanziario in modo graduale. Per uno studio del senior co-lead manager Rasfin l’intervallo di valorizzazione di questa società oscillava fra i 44,2 e i 65,5 milioni. Oggi Cogeme a Piazza Affari capitalizza circa 3,4 milioni di euro circa.

Ma i vertici di Cogeme Set hanno dimostrato in questi anni in verità di essere vecchie “volpi” di Borsa e meritare il palcoscenico maggiore a vedere come sono andate le cose, allungando il numero di società quotate a Piazza Affari protagoniste di episodi e vicende poco edificanti per i piccoli azionisti con andamento dei titoli in picchiata.

Anche il colosso Fidelity Funds a un certo punto fra i soci..
Vedere l’andamento del grafico di Cogeme dice molte cose ma non sono solo i piccoli azionisti a rimetterci le penne (ovvero i soldi investiti) su questa società. I vertici di Cogeme devono essere stati bravi e convincenti a illustrare le prospettive magnifiche della società e del loro settore se addirittura uno dei colossi mondiali del risparmio gestito (il gruppo Fidelity) entra nel capitale con una quota piccola ma significativa (arriva fino al 5%), sottoscrivendo (intorno a un euro) pure un aumento di capitale riservato (e questo avveniva circa 2  anno fa).

Ma i gestori di Fidelity a un certo punto fiutano l’aria e fanno le valigie, liquidando tutte le azioni. E può essere interessante ascoltare il motivo di questo investimento e della loro uscita dal capitale di Cogeme Set, avendo accettato di raccontare a MoneyReport.it questa esperienza: “nel passato Fidelity  deteneva una partecipazione  di COGEME SET  al tempo ritenuta interessante per le potenzialità di crescita  essendo una delle società italiane   a forte grado di internazionalizzazione – spiegano dal quartiere generale italiano –   All’epoca la capacita’ di generare flussi di cassa attesi in forte crescita, sembrava sufficiente  a finanziare  la crescita della capacita’ produttiva e a favorire un ulteriore decentramento produttivo (nuovo impianto in india)  La societa’ era indebitata perche’ investiva per crescere.
Nel periodo 2009 – 2011  alcune scelte strategiche (acquisizione a leva di un’ altra societa’ e accelerazione della crescita internazionale)  si sono rivelate non sostenibili quando la crisi ha colpito, rendendo non realistici  i target di margini attesi ( intorno al 30%  di ebitda). Inoltre nel 1° e 2° trimestre 2011 si è verificato un aumento importante e non previsto del circolante con l’effetto di aumentare inaspettatamente la leva del gruppo cosi da aggravare oltre la situazione complessiva. Coerentemente con la nostra filosofia di indipendenza e valutazione dei fondamentali di un’azienda, il mutamento delle preesistenti condizioni aziendali ci ha convinto che fossero venuti meno i presupposti alla base dell’investimento, portandoci dunque alla decisione di disinvestimento.  Abbiamo pertanto preferito maturare una limitata perdita, trattandosi di una posizione molto ridotta sul totale delle masse del fondo”.

Gli investitori più grandi e dotati insomma capiscono che ora di levar le tende e c’è qualcosa che non convince: i piccoli azionisti purtroppo restano incastrati e magari col titolo che inizia a sprofondare incrementano gli acquisti per fare “media prezzo”. E si impantano sempre più, purtroppo, come spesso accade a chi per non accettare una piccola perdita ne insegue in buona fede una più grande.

I piccoli azionisti ora alla carica. Davide prova a combattere Golia..

A tutto però c’è un limite. E qui non si tratta solo di un titolo che scende a Piazza Affari per effetto della congiuntura o della crisi dell’Euro.

E così un gruppo di piccoli azionisti nelle scorse settimane che ha già raccolto il 4% circa del capitale di Cogeme (ma ci si può ancora aggiungere a questa pattuglia degli “scontenti”, chiamiamoli eufemisticamente così, come spiegheremo più avanti se si posseggono delle azioni di questa società) ha preso carte e penna e  nelle scorse settimane ha inviato un dettagliato esposto alla Consob per denunciare i rischi di di danneggiamento degli interessi sociali, degli interessi degli azionisti e dei terzi in seguito al recenti deliberazioni del Consiglio di Amministrazione di Cogeme Set.

Ma anche evidenze ed informazioni a sostegno della necessità di un’urgente indagine finalizzata alla verifica di possibili turbative del mercato e comportamenti contrari alla trasparenza e alla correttezza nella negoziazione di valori mobiliari come evidenze dei possibili conflitti di interesse di alcuni soggetti apicali, in particolare il Presidente e l’Amministratore Delegato di Cogeme Set.

Secondo gli estensori di questo esposto quello di Cogeme Set assomiglia a un giallo finanziario. Ma purtroppo non è roba da fiction ma una brutta storia che mette in evidenza una gestione a dir poco “poco trasparente” degli azionisti e vertici di Cogeme mentre Borsa Italiana e Consob (quelli che dovrebbero essere l’organo di vigilanza e controllo e il cane da guardia a difesa dell’interesse dei risparmiatori) come nel libro di Archibald Joseph Cronin stavano apparentemente a guardare.

Una cronistoria degli eventi degna di un giallo di Grisham…

Ma cosa fa Cogeme Set e cosa è accaduto? Questo gruppo è il risultato di due raggruppamenti industriali, consolidati nel bilancio di esercizio. Da una parte Cogeme Set che opera nel settore della meccanica di alta precisione per il settore Auto e che produce componenti dei motori diesel e benzina (iniezione e turbo) e con clienti come: Magneti Marelli, Honeywell, Siemens ed altri grandi nomi, società produttive in Italia (ove la società funge da capogruppo e holding di controllo), Romania, India, Brasile.

Un’aziendina che al bilancio dello scorso anno fatturava quasi 48 milioni di euro con un margine operativo lordo di 15 e un patrimonio netto di 47 milioni di euro. E 468 dipendenti. Poi un altro gruppo controllato, la Tecno Tempranova Lombarda – TTL, controllata al 50,998% da Cogeme Set SpA, attiva nel settore tempra su particolari meccanici in acciaio e ghisa con stabilimenti e società in Italia e Spagna. Un’altra aziendina (si fa per dire) che al 30 aprile 2011 dichiarava ricavi per 31,1 milioni di euro un mol di 10,7 milioni di euro e un patrimonio di quasi 40 milioni di euro. E 160 dipendenti.

produzione del turbo o turbo finanza?

A livello consolidato quindi un gruppo di quasi 80 milioni di euro con un margine operativo lordo di 28,9 milioni di euro e un patrimonio netto di 86,7 milioni al bilancio dello scorso anno al 31 dicembre..

Il socio di maggioranza è la TMS-EKAB SRL di cui l’azionista di maggioranza (con circa il 60% fino al precipitare degli eventi) è un commercialista piacentino Maurizio Testa (che fa il presidente) mentre amministratore delegato è Carlo Bozzini che in altri contesti qualcuno magari definirebbe un suo vecchio “compagno di merende”. Ma da maggio di quest’anno pesanti nubi si addensano sulla società e i colpi di scena iniziano a succedersi uno dietro l’altro. Proviamo a farne una cronistoria (non puntuale) dei più significativi degli eventi degli ultimi mesi:

–           si dimettono alcuni amministratori e sindaci;

–           il bilancio al 31 dicembre 2010 viene approvato ma alcuni soci importanti ne prendono le distanze;

–           si dimette l’investor relator;

–           nel capitale sociale entra una società quotata all’Aim di Londra (Brainspark) con quasi il 10% che a un certo punto dà in prestito parte delle azioni Cogeme Set a un altro socio “oscuro” (non si è mai capito bene chi ci fosse dietro) di Cogeme (Tre G srl) per far iscrivere al campionato di calcio di serie B la squadra dell’Ancona (il cui amministratore è una vecchia conoscenza di Piazza Affari, Enrico Petocchi, ex Twice Sim e che è socio della stessa Brainspark. La stessa Tre srl riceve poi dalla Cogeme Set un incarico di consulenza dal valore di quasi un milione di euro per “valutare l’esplorazione di nuove opportunità e nuovi mercati”;

–           il socio di maggioranza che fa capo al commercialista Maurizio Testa riduce fino a sotto il 20% il controllo di Cogeme dal 60% di partenza;

–           si dimette il collegio sindacale;

–           si dimette l’amministratore delegato Carlo Bozzini;

–           Entra come socio di Cogeme (ma con una quota inferiore al 2%) la Dynamic Technologies, un gruppo industriale operante nel settore della produzione e commercializzazione di componenti per il settore auto e l’industria che fa capo dagli imprenditori Gino Berti e Walter Zonta;

–           L’obiettivo dei nuovi soci è  realizzare un “piano di integrazione riposizionamento strategico, industriale e finanziario” in accordo col socio di maggioranza. TMS-EKAB e Dynamyc Technologies sottoscrivono un patto parasociale per il controllo della società mentre Gino Berti e Walter Zonta (soci e amministratori del Gruppo Dynamic Technologies) diventano rispettivamente presidente e amministratore delegato di Cogeme;

–           Il cda di Cogeme Set affida un incarico a quattro importanti società esterne a Cogeme di effettuare una verifica contabile e legale della società, nonché l’elaborazione di un piano industriale e finanziario a supporto del piano di rifocalizzazione. Viene così aperta una “data room” supportata da Unipol Merchant Obiettivo: selezione di un partner di supporto a Cogeme nello sviluppo strategico e nella gestione della “difficile congiuntura” aziendale;

–  In particolare Cogeme affida mandato per la ristrutturazione e riorganizzazione di Cogeme set a: Mediobanca (incaricata del piano di ristrutturazione finanziaria), Kpmg (per il piano industriale), Deloitte (due diligence contabile), Simmons&Simmons (due diligence legale

–           Il consiglio di amministrazione di Cogeme Set in occasione del bilancio semestrale 2011 annuncia una serie di maxi svalutazioni e accantonamenti rispetto alle attività iscritte nell’attivo di stato patrimoniale per complessivi euro 89 milioni, che aggiunte alle perdite operative sono state tali da determinare una perdita a conto economico di 92,3 milioni di euro e un valore negativo del patrimonio netto di 23,2 milioni di euro. In pratica il bilancio ultimo approvato e quelli precedenti vengono considerati frutto di un esercizio di “fantasia” contabile ;

–           Gli amministratori di Cogeme inoltre “scoprono” che la partecipazione in TTL pur se di maggioranza (e che era stata pagata circa 21 milioni di euro qualche anno fa) non consente per i patti sociali e parasociali firmati con gli azionisti di minoranza di comandare alcunché e decidono quindi di deconsolidarla dal bilancio di Cogeme;

–           Viene richiesta di una moratoria dei debiti alle banche (che non viene accettata);

–           Visto il patrimonio completamente bruciato il consiglio di amministrazione di Cogeme annuncia la necessità di un aumento iniezione capitale ex articolo 2447 del Codice Civile, pena la necessità di porre in liquidazione della società. Viene annunciato un aumento di capitale di circa 60 milioni di euro con le azioni offerte ai soci al prezzo di 1 euro, di cui 0,50 euro di valore nominale, 0,50 di sovrapprezzo, a fronte di un valore di borsa del titolo al di sotto di 0,06 euro;

–           Gli azionisti di minoranza chiedono di modificare l’ordine del giorno dell’assemblea dove si discuterà anche di questo aumento di capitale, evidenziando la necessità di fare chiarezza su numerosi punti della gestione di Cogeme ma la richiesta viene rifiutata;

–           Dai dati comunicati dalla società in questi mesi si evidenzia a fianco della disastrosa situazione debitoria, un incremento notevole del fatturato e del margine operativo lordo con un andamento molto buono delle controllate in India e Romania mentre a soffrire la congiuntura è particolarmente la divisione italiana e brasiliana;

–           Il CdA di Cogeme Set nella stessa sesmestrale al settembre 2011, sottolinea che svalutazioni e rettifiche sono conseguenza di malversazioni, contabili e gestionali, da attribuire ai precedenti amministratori, verso i quali si menzionano azioni da avviare, in base alla proposta di azione di responsabilità che verrà sottoposta ai soci nel corso dell’assemblea che si svolgerà a inizio gennaio 2012);

–           Brainspark, il socio “inglese” (il cui numero uno è il finanziere ticinese Alberto Villa) che era arrivato a detenere fino al 10% del capitale di Cogeme (entrando anche tramite un aumento di capitale riservato) annuncia in questi giorni di aver azzerato nelle scorse settimane la propria posizione;

–           La Cogeme col supporto di KPMG presente in questi giorni un piano industriale da qui al 2015 dove prevede di più che raddoppiare il margine operativo lordo (portandolo oltre 15 milioni di euro) con un tasso di crescita del fatturato anno superiore al 10% grazie al risparmio sui costi e a una maggiore focalizzazione sul “turbo”;

–           Mediobanca (ed è notizia di questi giorni), advisor incaricata di Cogeme di valutare il piano industriale, mette nero su bianco che l’attuale business plan non sta in piedi se qualcuno non “caccia il grano” (non usa queste parole ma è questo il senso). In termini più raffinati spiega che Cogeme  “potrà  essere  in  grado  di  sostenere   un  livello  di indebitamento  non  superiore  ad  Euro  3  milioni,  incrementabile  fino  ad  Euro  15  milioni introducendo componenti di interesse”;

–           Il consiglio di amministrazione di Cogeme visto  quanto  rappresentato  dall’advisor Mediobanca nonché dell’assenza  ad  oggi  di  impegni  di  soci  o  terzi  alla  sottoscrizione  di  un  aumento  di  capitale,  prende atto che “non ci sono i presupposti per poter presentare al ceto creditizio  della Società una proposta di ristrutturazione del debito che sia credibile e sostenibile e affida al presidente e all’amministratore di Cogeme la ricerca  di  possibili  terzi  investitori  interessati  a  supportare  la  Società  in  questa delicata fase attraverso il loro ingresso nel capitale sociale di Cogeme nonché all’approfondimento  ed  analisi  di  ulteriori  possibili  strade  in  grado  di  garantire  la  continuità  aziendale  di  Cogeme  in alternativa alla ristrutturazione del debito”.

Cosa può fare un piccolo azionista vittima di questo “delirio”?

L’assemblea straordinaria e ordinaria della Cogeme che si svolgerà in terza convocazione il 12 gennaio 2012 alle ore 15 rappresenterà quindi un appuntamento molto interessante visto che sono attesi amministratori nuovi e vecchi, piccoli azionisti “rovinati” ma anche soci eccellenti e magari finora rimasti silenziosi.

Tutto questo mentre la Consob ha iniziato a muoversi (spinta anche dall’attivismo degli azionisti di minoranza) e la Guardia di Finanza starebbe interessandosi attivamente al caso mentre si parla di un possibile interesse alla vicenda anche della Procura della Repubblica di Frosinone (la provincia dove ha sede lo stabilimento più importante della Cogeme in Italia a Patrica).

Sul web intanto grazie a forum di finanza fra i più frequentati (come quello di FinanzaOnLine) i piccoli azionisti cercano di coagularsi e unire le forze e basta vedere nella sezione small cap negli interventi dedicati a Cogeme come la finanza “democratica” per capire l’aria che tira. Ma anche passare dal mugugno alla partecipazione attiva, fornendo la propria delega (se non si parteciperà all’assemblea) agli altri piccoli azionisti sul piede di guerra (e che veleggiano verso l’importante quota del 5% di azioni raccolte). All’indirizzo http://www.finanzaonline.com/forum/small-cap/1370401-azionisti-cogeme-set-54.html è possibile trovare le indicazioni per fornire nel caso la propria delega.

Le preoccupazioni legittime dei piccoli azionisti (e non solo visto che una storia di questo tipo indica purtroppo che investire su una società quotata a Piazza Affari può rappresentare un incubo se chi controlla, dai revisori alla Consob, non sono sul “pezzo” e chi gestisce la cassa “impazzisce” come la maionese) sono quelle di veder bruciato interamente il proprio capitale e una simile preoccupazione appartiene di fatto anche ai possessori dell’obbligazione convertibile Cogeme con scadenza 13 marzo 2014 (codice isin IT0004447014) che nella migliore della ipotesi devono aspettarsi un robusto “taglio dei capelli” come già anticipato in parte nell’ultima assemblea di bilancio Cogeme tenutasi a Fiuggi.

Le preoccupazioni dei piccoli a battaglieri azionisti di Cogeme Set (a cui va tutta la nostra solidarietà e comprensione)  sono evidentemente che si faccia chiarezza su questa “matassa” a tutela degli azionisti di minoranza, dei creditori e dei dipendenti, sbrogliando questa matassa e facendo chiarezza su eventuali conflitti d’interesse fra alcune parti.

Queste le domande principali che aleggiano sui forum e non solo:

1.         Il partner industriale e finanziario arrivato (ovvero la Dynamic Technologies) è veramente un “salvatore”?

2.         Tutta questa pulizia dei conti è giusta o si è “calcato” un po’ la mano?

3.         Come è originata tutta questa serie di svalutazioni? Chi sono i “beneficiari” di questo stralcio dei crediti vantati?

4.         Chi sono gli effettivi azionisti oggi della Cogeme ed è possibile capire i movimenti talvolta strani degli ultimi 18 mesi?

5.         In questi anni ci sono state malversazioni e falsificazioni contabili? Se sì qualcuno ne pagherà le conseguenze?

Il sospetto di molti piccoli azionisti è che l’obiettivo finale di tutto questo “cinema” è permettere a alla Dynamic Technologies di portarsi a casa il controllo di Cogeme, al minor prezzo possibile e nell’ipotesi peggiore acquisire il controllo delle attività industriali migliori (India e Romania) senza sostenere l’onere dei debiti.

In pratica gli azionisti di minoranza temono (magari è una loro fantasia ma qualche dubbio è comprensibile visto quello che è accaduto in questa società con una serie continua di colpi di scena) che gli amministratori attuali di Cogeme possano agire  in forte conflitto d’interesse con l’intento di arrivare alla liquidazione della società e/o alla loro “conquista” delle parti buone, chiedendo magari di pagare un conto importante ai piccoli azionisti per tutti questi “buchi” .

E sullo sfondo resta  il sospetto di non chiari e chiariti rapporti fra i nuovi (Berti e Zonta) e vecchi (Testa e Bozzini) amministratori e presidenti dove per esempio l’azione di responsabilità nei confronti di questi ultimi potrebbe non passare in sede assembleare dato che TMS-EKAB è ancora l’azionista di maggioranza relativa e viene da dubitare che Testa e Bozzini votino contro se stessi…

Tanti quesiti. E c’è da sperare a questo punto in una risposta seria da parte di tutte le parti. E in un lieto finale, soprattutto.

Perché chi ha acquistato le azioni di questa piccola società, ignaro del guai in cui si stava cacciando, sicuramente non pensava che potessero capitargli tutte queste cose in una società quotata a Milano e non sul listino fantasma di una sperduta isoletta caraibica. E teme di veder svanire (e nemmeno al sole) buona parte dei propri risparmi come ci hanno raccontato diversi risparmiatori che ci hanno chiesto di raccontare questa storia. Di atmosfera poco natalizia lo ammettiamo.

Ma che va raccontata dato che sulla cosiddetta grande stampa finanziaria pochi direttori (e speriamo di sbagliarci) la giudicheranno magari interessante da raccontare ai loro lettori se non dedicandogli poche righe. Molte meno magari di quelle dedicate per annunciarne la quotazione e lo sbarco a Piazza Affari…

In data 12 gennaio si è tenuta l’Assemblea degli azionisti che ha decretato la messa in liquidazione della società Cogeme con le azioni e le obbligazioni sospese a tempo indeterminato dalla Consob. Come avevamo facilmente delineato in questo articolo pubblicato qualche settimana prima di questo”scacco mortale” ai piccoli azionisti, la situazione era evidentemente fuori controllo. In tutti i sensi… E torneremo a parlare di “risparmio tradito” nel prossimo numero di MoneyReport.

A coloro che sono rimaste vittime di questo ennesimo caso di “risparmio tradito” e vogliono mettersi in contatto con altri azionisti e/o obbligazionisti COGEME SET che stanno cercando di avviare un’azione di responsabilità e tutela indichiamo questo sito che ci è stato segnalato da diversi risparmiatori: http://www.azionisticogemeset.org/

(riproduzione integrale riservata. E’ consentita la sola citazione parziale, massimo 8 righe, purché sia accompagnata dall’indicazione della fonte compreso l’indirizzo telematico. Per maggiori informazioni sulle regole di questo sito si vedano anche le Avvertenze)

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