ALCUNI APPUNTI SUL COLLOCAMENTO FINECO IN BORSA

 

Sta per approdare a Piazza Affari la nuova matricola ed è in corso in questi giorni il collocamento delle azioni seppure in modica quantità visto che la quota destinata agli investitori retail ovvero i piccoli risparmiatori è poca cosa rispetto all’offerta.

L’operazione vede Unicredit, che attualmente detiene il 100% dell’istituto, collocare il 30% del capitale della controllata, quota che potrebbe salire al 34,5% nel caso d’integrale sottoscrizione dell’opzione greenshoe accordata alle banche coordinatrici (Ubs, UniCredit corporate & investment banking e Mediobanca).

Soldi del collocamento (si contano circa 800 milioni di euro) che affluiranno nelle casse di Unicredit.

Che cosa dire di questa matricola? La scorsa settimana abbiamo dato una lettura al prospetto informativo (quasi 700 pagine!) e ne abbiamo ricavato alcune considerazioni che desideriamo condividere, spinti anche da numerosi risparmiatori che ci hanno chiesto un parere, premettendo che nei nostri portafogli nei segnali operativi per ragioni anche pratiche non consigliamo mai titoli oggetto di collocamento.

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C’era una volta la Bipop-Carire del paracadutista Bruno Sonzogni..

 

Fineco è in Italia il leader del trading online e ci riporta in mente ai tempi della New Economy  dove questa società lanciata da Bipop-Carire fu fra i first mover nel 1999. Come è noto Bipop-Carire non ha fatto una bella fine travolta da perdite di centinaia di milioni di euro e Fineco ha cambiato padrone, arrivando alla corte dell’ex Banca di Roma poi fusa in Unicredit.

 

Colpisce come curiosità quindi scoprire dalla lettura del prospetto che il marchio FINECO risulti oggi di proprietà di Unicredit. Fineco si quota in Borsa ma Unicredit resta padrone del marchio ed è concesso alla Fineco su licenza (attualmente fino al 2023). Teoricamente un giorno Unicredit potrebbe riprendersi il marchio (si fa riferimento nel caso a un valore che Unicredit pagherà rispetto a un presunto “valore di mercato”) e francamente sarebbe stato più elegante se Unicredit avesse lasciato a Fineco la proprietà del marchio che non è una cosa da poco.
Ma il rapporto incestuoso (e un po’ troppo) con Unicredit si vede soprattutto nel conto economico.

 

Fineco come banca guadagna soldi ma non come molti risparmiatori potrebbero pensare dalla sua attività per cui è più conosciuta ovvero il brokerage o l’investing online dei propri clienti. I soldi veri e che incidono maggiormente a livello di contribuzione nel conto economico arrivano dall’attività bancaria. Il margine di intermediazione di Fineco, pari a 112,3 milioni nel primo trimestre 2014, è costituito per il 28,13% dalle attività di brokerage (trading on line) in calo peraltro di dieci punti rispetto al 2013; per il 23,31% dall’investing (vendita di prodotti di risparmio gestito e affini) e per il 49,57% dal banking in senso stretto (in aumento di quasi 15 punti dall’anno scorso).

In cosa consiste questa attività di banking?

Chi apre il conto con Fineco deposita dei soldi e la banca presta questi soldi. Soprattutto alla capogruppo Unicredit.  Che remunera la controllata Fineco per questo servizio o gli suggerisce come investirlo (per esempio in obbligazioni Unicredit).  Dalla forbice fra interessi passivi e attivi Fineco fa la maggior parte dell’utile e quindi di fatto il bilancio Fineco lo determina in modo molto significativo quanto Unicredit vuole pagare per il servizio.

Per quanto riguarda i bond, ben 8,58 miliardi su 11,3 sono investiti in obbligazioni Unicredit (più 1,1 miliardi in depositi Unicredit).

 

E francamente questo rapporto così stretto fra Unicredit e Fineco non è molto bello per un piccolo azionista Fineco nell’ipotesi che Unicredit decidesse di voler tenere più margini per sé.  E peraltro la discesa dell’utile netto nell’ultimo bilancio Fineco deriva proprio da un cambiamento della politica di remunerazione fra controllante e controllata.

 Fondi “Core Series” e la consulenza a parcella “Fineco Advice” come leve per far guadagnare di più la banca e i promotori finanziari

Dalla lettura del prospetto si evidenzia come si è evoluto il sistema Fineco e come la banca online ha ampliato la propria gamma di servizi negli ultimi anni con il lancio di fondi multimanager propri (i fondi “Core series” e il lancio della consulenza a parcella Fineco Advice).  Fra le ragioni come si può arguire dalla lettura del prospetto informativo un buon sistema per guadagnare di più e fare felici così anche i promotori finanziari che fino a qualche anno fa si consideravano un po’ dei tapini fra i concorrenti  visto che al promotore veniva retrocesso meno della metà di ciò che pagava il cliente a Fineco secondo gli insider.

La consulenza a parcella (Fineco Advice) è per la New Bank un affare e si spiega che “tale servizio di consulenza evoluta (fornita tramite 8 portafogli modello) in ragione del maggior valore aggiunto fornito alla clientela garantisce all’Emittente una redditività (in media pari a 75 basis point) superiore rispetto a quella che deriverebbe allo stesso dal semplice collocamento di prodotti finanziari che compongono il portafoglio del cliente”.

La consulenza a parcella ovvero la consulenza finanziaria indipendente e la quadratura del cerchio potrebbe commentare un concorrente di Fineco come Ennio Doris probabilmente 🙂

Peraltro Fineco come Mediolanum con i Best Brands (o Generali con i fondi BG Selection Sicav) ha fatto leva sui “guided  product” ovvero i fondi multimanager della casa con il lancio delle sicav FINECO CORE da offrire alla propria clientela tramite i propri promotori. Anche qui un affare interessante spiega il prospetto perché tali prodotti “…garantiscono all’Emittente una redditività (in media pari a circa 80 basis point) superiore a quella degli altri prodotti collocati”.

 

E Fineco Advice e i fondi Fineco Core Series sono per i risparmiatori clienti di Fineco fra i prodotti più spinti dalla rete di promotori il prospetto ne spiega parte delle ragioni anche economiche al di là del giudizio sui prodotti che esula da questo articolo di MoneyReport.it del network di consulenza finanziaria indipendente  SoldiExpert SCF

E c’è da sperare che l’offerta anche nella consulenza a parcella di Fineco sia nel futuro ad architettura aperta (non solo della casa quindi come Fineco Advice)  perchè la concorrenza fa bene ed è così che si offre al risparmiatore la massima scelta. E personalmente crediamo che quello sia il futuro piuttosto che la consulenza solo “embedded”.

 

Cara, caruccia Fineco…

L’avvio degli scambi per le azioni FINECO  è previsto per il 2 luglio, mentre l’offerta pubblica e il collocamento istituzionale termineranno il 26 giugno. Il prezzo sarà definito in un intervallo fra 3,5 e 4,4 euro per azione, che corrisponde a una valutazione della società compresa tra 2,1 e 2,66 miliardi. I vertici hanno già annunciato “dividendi generosi” (se Unicredit vorrà sostenerla e non tirare scherzetti come abbiamo visto) e il prezzo di Borsa soprattutto nella parte alta della forchetta è sicuramente generoso e a premio rispetto ai concorrenti europei. Fra i 20 e i 30 volte gli utili. Tanta roba.

C’era un tempo in cui chi portava in Borsa una società cercava di invogliare i risparmiatori e fargli fare anche a loro un po’ l’affare, concedendo uno sconto rispetto ai competitor ma non è più tempo di regali.

Il titolo comunque sarà seguito con attenzione da molti investitori che vorranno averlo in portafoglio perché è fra i marchi più noti del settore finanziario ed è fra le banche online e piattaforme sicuramente n. 1 in Italia come gamma, costi e servizio grazie al gran bel lavoro che Alessandro Foti, ceo di Fineco, ha fatto con la sua squadra per portare Fineco a questi livelli e allo sbarco in Borsa. E per l’online e investing banking il bello in Italia (ne siamo convinti) deve ancora venire e Fineco è fra le società che potranno più beneficiarne se manterrà il più possibile la propria autonomia di gestione e management.

(aggiornamento del 26 giugno 2014)

La forchetta di prezzo indicativa dell’Ipo di Fineco è stata ristretta a 3,7-4,0 euro rispetto all’intervallo fissato inizialmente a 3,5-4,4 euro.

L’offerta pubblica di vendita delle azioni risultava coperta più volte sia nella parte istituzionale che in quella retail ma apprezziamo questa mossa della societa’ che dimostra che le nostre considerazioni sul prezzo un po’ “caruccio” non erano fuori luogo.

Al nuovo intervallo di prezzo, Unicredit, che nell’operazione vende 181,9 milioni di azioni (pari al 30% della società), potrebbe incassare tra 673 e 727,6 milioni di euro.

ROADSHOW FINECO BANK

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