COME COSTRUIRTI UN FUTURO FINANZIARIO SERENO. HOKUSAI E L’ONDA CHE SI SPAZZA VIA I RISPARMI DI UNA VITA

Questo articolo è il nono di una serie di articoli dedicati alla finanza vista da un angolazione particolare: quella dell’Arte. Se sei interessato a leggere l’articolo precedente clicca qui  per leggere l’articolo successivo clicca qui

 

La grande illusione

Vi voglio raccontare una storia diversa per molti investitori da come ve l’hanno raccontata finora. Vi hanno detto che le azioni nel lungo periodo premiano sempre. Basta essere pazienti.

Vi hanno detto quando i vostri titoli, fondi, obbligazioni crollavano di aspettare che sarebbero saliti. Vi hanno costruito un’asset allocation ideale per affrontare i mercati finanziari, una bella torta piena di ingredienti, tanti titoli di stato e obbligazioni della banca, un po’ di paesi emergenti e di azionario internazionale, e un pizzico di blue chip italiane. Vi hanno venduto i fondi della casa o anche quelli di altri gestori, che fino a quel momento erano andati benissimo.

Vi hanno detto che con questo “pacchetto” di investimenti potevate affrontare i mercati azionari e che anche voi avreste potuto ricavare dai vostri investimenti il 6-7% all’anno, che secondo eminenti studiosi come Jeremy Siegel, costituiscono il rendimento medio della Borsa nell’ultimo secolo.

Vi sentivate invincibili con quell’armamentario che il direttore della banca, l’amico promotore, l’impiegato postale vi hanno costruito per affrontare i mercati. Siete partiti convinti e fiduciosi: che mai avrebbe potuto andare storto, sembravano così sicuri questi “esperti” del fatto loro?

Per un po’ è andata bene. Le azioni salivano, visto che si prospettava una nuova era per i mercati grazie alle meraviglie della “new economy”, gli emittenti non fallivano (nemmeno quelli che pagavano alte cedole) e i fondi andavano bene visto che l’economia “tirava”. Poi è arrivata la grande onda, lo sboom della new economy nel 2000. E avete iniziato a perdere.

Poi forse siete incappati nelle obbligazioni Parmalat, nelle Cirio, nelle Argentina perdendo su quello che fino all’altro ieri sembrava sicurissimo. Ma avete resistito aggrappandovi ancora di più ai vostri investimenti, finchè nel 2007-2008 è arrivata una nuova grande onda: la più grossa crisi finanziaria mondiale dai tempi del 1929.

A quel punto vi siete sentiti persi. Nessuno dei vostri consiglieri in cui avevate riposto la vostra fiducia (il direttore della banca, l’amico promotore, l’impiegato postale) in questi anni vi è stato d’aiuto o vi ha consigliato di stare a un certo punto o completamente o parzialmente fuori dal mercato. Semplicemente di non far niente. Vi ha detto sii paziente e voi così avete fatto. Ma la vostra pazienza non è stata premiata e i vostri risparmi sono stati bruciati. Ora che raccogliete i cocci vi state chiedendo dove avete sbagliato.

Ve lo spiega il più grande artista giapponese di tutti i tempi, Hokusai, nato a Tokio nel 1760.

 

 

Hokusai, il “vecchio pazzo per la pittura”

Hokusai non dipingeva quadri, quindi i classici “olii su tela”, ma produceva soprattutto stampe perchè le sue opere servivano per illustrare libri di lettura. Avendo vissuto a lungo (89 anni) ed essendo quello che oggi definiremmo un “workaholic”, la sua produzione è sterminata.

Un grande artista, un modello per Monet, Van Gogh e Gaugin, che si sono ispirati alle sue opere. Per non parlare di Debussy che nel 1905 ha realizzato tre schizzi sinfonici ispirandosi all’opera “La Grande Onda” del maestro giapponese. Un uomo che ha avuto la fortuna di vivere in un periodo di grande prosperità e stabilità politica, in quel periodo della storia giapponese noto come epoca Tokugawa, dal nome della dinastia che governò il paese per oltre due secoli e mezzo, dal 1603 al 1868. Hokusai nasce a Edo (l’attuale Tokio) nel 1760. A quell’epoca era una città piena di vita e spensierata, che offriva ai visitatori molti intrattenimenti: dal teatro alle prostitute, dal sumo alla letteratura all’arte.

In questo clima gioioso nasce l’ ukiyo-e, la “pittura del mondo fluttuante”, che secondo Francesco Morena (“Hokusai” Giunti Editore) “servì meglio di altri a descrivere la gaia e festante atmosfera nella quale trascorrevano la vita i giapponesi più fortunati. Era nato un nuovo stile di vita e una nuova società che sembravano sospesi nel tempo e nello spazio, incolumi rispetto a tutte le brutture e tristezze del mondo”.

Per questo senso di calma, di quiete, di pace che trasmettono le sue opere ho scelto Hokusai per parlarvi delle tempeste, degli sconquassi, delle scelte laceranti, delle sconfitte che vivono coloro che investono i propri soldi in Borsa. Ho scelto questo artista giapponese anche perché Hokusai era bizzarro, eccentrico e anticonvenzionale, e per investire bene occorre ragionare in modo un po’ diverso da come fanno molti.

A noi il Monte (dei Paschi) ai giapponesi il Fuji

Il Monte Fuji è il simbolo culturale e religioso del Giappone. E’ un vulcano non più attivo alto oltre 3700 metri. E’ la montagna più alta del paese e costituisce una sorta di “faro” per molti giapponesi.

Nel 1830 un editore commissiona a Hokusai trentasei vedute di questo monte. Tutte queste opere hanno il monte Fuji sullo sfondo. Intorno a esso Hokusai ritrae la vita del villaggio, i commerci, la navigazione sul fiume, le attività quotidiane. Il monte Fuji rappresenta come investitori il nostro punto di arrivo, la nostra meta. Un luogo di pace e benessere. Dove la vita è rigogliosa. E i nostri risparmi e i nostri sacrifici sono stati premiati. Come Hokusai ha impiegato tutta la sua vita artistica a rappresentare sempre gli stessi soggetti ma da punti di vista differenti, così noi dobbiamo come investitori affrontare un lungo viaggio vedendo tante stagioni di Borsa differenti prima di arrivare in fondo al nostro percorso ma non dobbiamo mai perdere di vista la nostra meta finale. Come in questa serie di vedute in cui il monte è sempre presente e rappresenta il punto di arrivo verso cui converge lo sguardo dello spettatore. Come investitori è quello che troveremo alla fine del nostro cammino.

Come investitori dobbiamo avere sempre presente l’obiettivo finale del nostro investimento, il punto in cui il nostro sguardo deve convergere, perché esso è il nostro futuro.

Potremo arrivare a questo Eden, descritto nella veduta “Il Monte Fuji da Umezawa”, un luogo di grande benessere.

Hokusai, Il Monte Fuji da Umezawa

Ma potremmo anche trovare alla fine del nostro investimento una terra arsa e poco invitante in cui vivere come questa versione del monte Fuji.

Hokusai, L’acquazzone sotto la cima

Il nostro futuro finanziario può essere rigoglioso o arido. Dipende da come va il viaggio. Che sarà lungo e difficile. E durante il tragitto il monte lo vedremo a volte più piccolo a volte più grande, a volte più lontano a volte più vicino. L’importante è che non lo perdiamo mai di vista. Perché è la nostra meta. Il nostro futuro.

Come in ogni viaggio per arrivare a destinazione bisogna partire ben equipaggiati. E alcuni in Borsa si armano solo di passione.

Ehi mamma guarda come mi diverto

Un giovane investitore qualche tempo fa mi ha chiesto lumi sul servizio di consulenza che offro per avere un check up dei suoi investimenti e per cercare di migliorare il rendimento del suo portafoglio. Gli ho sottoposto il questionario che mi serve per capire con chi sto parlando: obiettivi finanziari, situazione finanziaria, propensione al rischio.

Scopro così che non è un “riccone” ma ha 50 mila euro da investire, che fa l’impiegato, non ha una casa di sua proprietà e ha meno di 40 anni (l’unica cosa su cui ho pensato “beato lui!”). Gli ristrutturo tutto il portafoglio scrivendogli esattamente cosa dovrebbe fare (quanta liquidità detenere, su cosa investire ecc.). Lui mi tratta da “vecchia zia” dicendo che non sta cercando un servizio di questo tipo.

Quello che starei cercando – mi scrive Matteo – è un servizio di gestione che mi fornisce segnali di entrata (long ma anche short) su una varie tipologie di investimento.
es.
euro/dollaro
oro
spread btp/bund
s&p 500

volevo sottolineare questo punto a costo di ripetermi: operatività anche e soprattutto short: euro/dollaro sui massimi da 10 mesi a questa parte. shorto? 1,33 su nuove salite incremento lo short?
s&p500 1467: gap up che deve chiudere ?? shorto??

ps: sono 2 operazioni che ho aperto settimana scorsa proprio x farle 2 esempi pratici. ps2(sono già in perdita…)

mi rendo conto che è difficile trovare un servizio di consulenza così specifico. soprattutto x un livello di trading di breve periodo come sarebbe la mia operatività.

Siccome avevo impiegato tempo per fare il check up gratuito, gli rispondo leggermente scocciata.

Capisco la sua ansia di guadagnare e per di più con operazioni di breve respiro ma quello che conta è al di là delle aspirazioni e della velocità delle operazioni e degli strumenti su cui si opera e della direzionalità delle operazioni (short o long) quello che dicevo conta è il risultato finale. Se quello che conta è il risultato e non il mezzo utilizzato magari scoprirebbe che per guadagnare in Borsa sono più indicate operazioni di ampio respiro, magari non sulle valute e sulla borsa americana in alcuni momenti (magari altri mercati settori o asset sono più interessanti) e che una operatività long ma attiva e flessibile che sappia ridurre l’esposizione azionaria quando scende è più performante di quella che ha in mente.
I sogni sono legittimi e anche il brivido di operare facendo operazioni veloci e guadagnando tantissimo e le operazioni che facciamo noi sono noiose e non danno questa ebbrezza, ma alla fine uno investe per guadagnarci o per divertirsi?

Ecco è qui che sbaglio. Ho colto il punto. Infatti lui mi risponde così.

Lei ha quasi centrato il punto. Sa perchè io faccio trading? Me lo sono chiesto pure io.
X guadagnare? risponderei di si (ovviamente).
x avere ragione del e sul mercato? anche a questo risponderei di si.
Ma la motivazione vera che mi sono dato è perchè mi piace, x le emozioni che mi dà!! indipendentemente dal tanto o poco guadagno.

Gli rispondo così “Come si dice ognuno deve farsi le sue esperienze. E sbagliare di testa propria. Se le viene qualche dubbio sul suo modo di agire (che sarebbe bellissimo se funzionasse) mi chiami. Non voglio sembrarle superba solo che ne ho viste tante ormai. Tanti sogni. E meno si hanno capitali più si vuole farli rendere velocemente e in fretta. Lei ha una vita davanti come investitore. Perchè deve puntare tutte le sue fiches su operazioni da qui a una settimana?

Come investitori abbiamo tutta la vita davanti, non investiamo come se dovessimo morire domani. Con questa assurda ansia di guadagnare tanto, in fretta, e facendo trading in continuazione. L’investimento è un viaggio che dura tutta la vita.

Pronti si parte

In ogni viaggio bisogna partire con l’equipaggiamento “giusto” che varia man mano che variano le condizioni atmosferiche, le stagioni e anche le condizioni della navigazione come insegna Hokusai e mi accingo a dimostrarvi nelle righe seguenti.


Hokusai, Sguardo sul tramonto presso il ponte Ryogoku.jpg

Nel corso di un viaggio che dura una vita le condizioni atmosferiche mutano, con l’avvicendarsi delle stagioni e con le condizioni del mare. Come di può pensare di affrontare questi mutamenti “climatici” sempre con gli stessi vestiti addosso?

Nessun portafoglio di investimenti costruito in modo statico può reggere più di una stagione dei mercati. Ma la maggior parte di coloro che consigliano ai risparmiatori come investire i loro soldi fanno questo: confezionano un abito e gli dicono che va bene per tutte le stagioni.

Ora come non esiste un abito invernale che possa essere confortevole anche d’estate così non ci può essere un tipo di portafoglio che va bene in qualsiasi stagione dei mercati.

Fino all’estate scorsa prima del famoso discorso di Draghi “La Bce farà di tutto per salvare l’euro e credetemi sarà abbastanza” gli investitori erano in fuga dall’euro e dai titoli di stato dell’eurozona. Dopo il discorso di Draghi e l’impegno della Bce a fare acquisti non limitati ex ante di titoli di stato dell’europeriferia per sostenere i paesi in difficoltà, l’euro è tornata a sovrastare le altre valute e i titoli di stato italiani tanto per fare un esempio sono diventati da reietti dei titoli appetiti.

Chi non ha intercettato questo cambio di umore del mercato non solo non ha colto delle opportunità di investimento ma ha perso dei soldi se ha continuato a scommettere su una discesa dell’euro rifugiandosi su valute più forti. Quello che sembrava un rifugio sicuro si è rivelato un cattivo investimento foriero di perdite.

L’equipaggiamento per affrontare i mercati deve variare quindi e nessun approccio statico può garantire risultati positivi perché il mondo della finanza è “fluttuante” come quello descritto da Hokusai e si deve cambiare passo e abito per seguire questo flusso. Il lavoro di un buon consulente non inizia facendo comprare delle azioni, obbligazioni, fondi.

Il grosso del lavoro viene dopo quando questo armamentario di cui ha dotato l’investitore per affrontare i mercati va continuamente analizzato, monitorato e modificato in funzione del cambiamento continuo dei mercati finanziari.

Che barba che noia

I periodi di “secca” fanno parte del viaggio. Ci sono periodi in cui continuiamo a buttare l’amo, il mercato si gira e chiudiamo con una piccola perdita.


Kajikazawa nella provincia di Kai

Andiamo avanti per un po’ con il nostro amo, che gettiamo e ritiriamo, senza aver pescato nulla di interessante, magari la cosa si protrae per mesi e alcuni si chiedono: ma perché non ci buttiamo su cose diverse?
Alcuni mandano anche articoli di investimenti che hanno fatto il 40% in poco tempo e ci chiedono: come mai non l’avevamo in portafoglio? Mi è capitato qualche anno fa nel periodo della crisi finanziaria del 2007-2008: un ricco imprenditore mio cliente mi fece mandare dal responsabile finanziario della sua azienda un articolo scannerizzato sui certificati relativi alle quote di emissioni dei gas serra. In effetti come investimento non l’avevamo considerato. Meno male perché dopo questo exploit è crollato.

La grande onda

Ho un cliente che tutti gli anni mi chiede di azzerare le performance conseguite fino a quel momento in modo da confrontarle anno per anno con benchmark vari e altri tipi di investimento. Confesso (e lui lo sa) che mi da un fastidio pazzesco anche se è sempre stimolante avere a che fare con clienti che hanno le loro idee e sono (come anche in questo caso) persone molto esigenti ma anche corrette.

Secondo me non ha molto senso fare una valutazione anno per anno ma complessivamente per la capacità di un consulente di battere i mercati su periodi lunghi. Se poi come benchmark si adottasse magari anche quello che uno aveva in portafoglio prima di diventare mio cliente e che gli ho fatto vendere, e non valutare sempre ex post tutto quello che è andato meglio, spesso il confronto sarebbe anche più corretto.

Ma allora su cosa va valutato un consulente? Sulla sua capacità per esempio non di guadagnare il punto percentuale in più quando il mercato sale ma anche di perdere meno quando il mercato scende. Perché la Grande Onda prima o poi arriva ed è quella che si spazza via i risparmi di una vita.

Hokusai, La grande onda presso la costa di Kanagawa

Investimenti? Prego astenersi

Nel periodo in cui consigliamo di stare fuori dai mercati vendendo le azioni che hanno in portafoglio, in genere perdiamo un sacco di clienti. Del resto che senso ha pagare un consulente se non dà segnali di acquisto? Chiedo io: quanti in questi anni avrebbero pagato, e profumatamente, per ricevere consigli di vendita anziché trovarsi titoli su cui perdono il 70% di quanto hanno investito? Probabilmente molti. E infatti alla lunga i clienti ritornano perché sanno che un consulente che ti dice quando scendere è più importante di uno che ti spinge continuamente a salire sul carro. Soprattutto quando non è quello del vincitore.

I mari agitati della finanza

Nessuno vorrebbe trovarsi in mare aperto, in balia delle onde e su una piccola imbarcazione in un mare in tempesta. Per questo il lavoro di un buon consulente è quello di capire quando il mare si sta ingrossando e quando è il caso di fermarsi e aspettare che la buriana passi.

Hokusai, Onde nell’oceano

Ne va del futuro finanziario dei clienti che può essere l’Eden descritto da Hokusai nell’opera “Il Monte Fuji da Umezawa”, una terra rigogliosa e piena di vita, o un luogo arido come nella veduta “L’acquazzone sotto la cima” in cui il vulcano è tornato attivo e ha bruciato tutto, compresi i nostri risparmi. Vittime della nostra passione per il trading, dell’incompetenza altrui o della sua ingordigia, che serve a ingrassare le istituzioni per cui lavora e a depauperare anno dopo anno i clienti che gli affidano il proprio patrimonio.

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