Come e dove investire oggi. Che cosa sta succedendo sui mercati azionari e in giro per il mondo? C’è da preoccuparsi?

I mercati azionari di mezzo mondo hanno innestato da qualche mese la retromarcia e fra questi anche Piazza Affari che ha lasciato sul campo tutto il rialzo che aveva accumulato nei primi mesi dell’anno (da giugno è arrivato a perdere quasi il  – 18% stamane dai massimi relativi annuali) e insieme al listino russo è in cima alla classifica dei peggiori listini.

QUANTO HANNO PERSO I VARI LISTINI AZIONARI DAI MASSIMI DELL’ANNO…

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I dati macroeconomici italiani, ma anche quelli più recenti tedeschi, ci dicono che la ripresa economica sembra sgonfiarsi come un soufflè estratto troppo presto dal forno.

Secondo lo stesso Fondo Monetario Internazionale numeri abbastanza negativi e “indicatori deboli” arrivati nel secondo trimestre, indicano che piu’ in generale,”la ripresa dell’Eurozona e’ piu’ debole di quanto anticipato la scorsa primavera“.

Insomma, le solite previsioni economiche troppo ottimistiche che alla prova dei fatti si rivelano campate in aria come bene sappiamo in Italia dove in pochi mesi abbiamo visto le previsioni sull’andamento dell’economia italiana, il Pil, passare nel 2014 da una crescita prevista del ++0,8%/1%(avvalorata dalle previsioni dei cervelloni di mezzo mondo, Italia e isole comprese) a una stima più realistica di una decrescita (infelice) del -0,3%.

Ci sono certo motivi congiunturali particolari nel caso del rallentamento forte della locomotiva tedesca a spiegare il dietro front.
Berlino incolpa «il lento sviluppo economico nell’Eurozona» e la crisi dell’Ucraina ma gli ultimi dati dello Zew, l’indice che misura la fiducia degli investitori in Germania sul futuro dell’economia, rilasciati ieri mattina (indicato a -3,6 rispetto a 6,9 del mese precedente) dicono che gli stessi tedeschi iniziano a vedere grigio. Ed è la prima volta, dal novembre del 2012, che l’indice si attesta in territorio negativo.
“Le tensioni geopolitiche e la debolezza economica in alcune parti dell’Eurozona, che sta deludendo le precedenti stime, sono fonte di incertezza persistente”, ha commentato Clemens Fuest, direttore generale dell’istituto che stila l’indice Zew. Un dato che si somma ai record negativi degli ordini all’industria, della produzione industriale e delle esportazioni.

Se si guarda oltre il Vecchio Continente fino a poche settimane fa è stata in realtà soprattutto la locomotiva statunitense a trascinare le Borse in tutto il mondo, andando ai massimi assoluti. Ma l’ultima settimana ha allontanato anche Wall Street da quei massimi.

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Gli investitori iniziano a temere ora che il “mal d’Europa” possa contagiare anche l’economia americana che è stata sostenuta in questi anni da misure di espansione monetaria senza precedenti.

Per riportare in alto l’economia la banca centrale americana, tramite il cosiddetto Quantitative Easing, ha stampato denaro a più non posso per comprare titoli di stato americani, obbligazioni di enti parastatali e titoli garantiti da mutui ipotecari, allo scopo di sostenere il mercato immobiliare e quello dei mutui” e immettere liquidità nel sistema.

Una serie di misure straordinarie avviate a partire dal 2008 con l’obiettivo di abbassare i tassi a lungo termine e portarli vicino allo zero per spingere l’economia a ripartire. E che negli Stati Uniti hanno in effetti fatto ripartire l’economia, i consumi, gli investimenti e anche il mercato immobiliare.

La Fed ha annunciato già da diverso tempo che ha intenzione di ridurre l’acquisto di “carta” se l’economia americana non mostrerà nuove frenate e naturalmente il mercato ha iniziato da tempo a interrogarsi su cosa potrà accadere se veramente questo effetto “doping” verrà tolto progressivamente o addirittura completamente.

 

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L’andamento di Piazza Affari su scala settimanale. Nell’ultimo ribasso siamo tornati ai livelli di fine 2013.

E’ comprensibile, quindi, una certa delusione per le ultime parole di Draghi, il governatore della BCE, che ha in questi anni applicato misure non convenzionali anche in Europa, ma non sembra pronto a prendere il testimone per un QE europeo. I “falchi” tedeschi non vogliono un incremento ulteriore del bilancio della BCE e osteggiano (fino a ora) simili interventi. E a questo va aggiunta la considerazione che l’effetto propulsivo delle iniezioni di liquidità o di politiche monetaria cosiddette non convenzionali alla lunga produce effetti non duraturi se il “cammello non beve”.

Se le aziende e i consumatori non hanno fiducia nel futuro e non ricominciano a investire e consumare, il gran giro del denaro aiuta probabilmente qualche settore (sicuramente quello bancario e finanziario che ha ottenuto quasi gratis in questi anni denaro in quantità per fare profitti facili e sistemarsi un po’ i bilanci) ma a valle la situazione non muta granchè se il denaro non arriva in quantità sufficiente e con questo la fiducia. L’obiettivo di diversi governi (ci hanno impiegato qualche anno a capirlo) è ora far ripartire la domanda interna con misure anche fantasiose perchè di spesa pubblica da investire se si vogliono rispettare i vincoli dell’Eurozona non si sa dove andarla realmente a pigliare.

 

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l’andamento medio dei portafogli su Piazza Affari di SoldiExpert a confronto col mercato

Naturalmente la situazione può mutare anche drasticamente in positivo vedono gli ottimisti perché i mercati finanziari di questi anni hanno dimostrato che contro le banche centrali è difficile combattere e se la FED decidesse di sospendere il piano di ritiro graduale dai mercati monetari piuttosto che la BCE si adoperasse per attuare anche in Europa un vero e proprio Quantitative Easing superando le obiezioni soprattutto tedesche (che si potrebbero affievolire se la loro economia andasse a ramengo visto che il 57% delle esportazioni tedesche è comunque verso l’Eurozona) una nuova ondata di liquidità probabilmente sosterrebbe ancora i mercati, alimentando il rialzo come è avvenuto in questi ultimi anni.

Dal punto di vista poi congiunturale l’Italia resta fra le grandi malate d’Europa e la “cura Renzi” un qualcosa che sulla carta promette ogni giorno grandi cose, ma bisognerà vedere cosa di tutto questo continuo fiorire di annunci verrà effettivamente attuato e soprattutto dove si andranno a prendere le risorse per realizzare il tutto. E attualmente i mercati da qualche mese, dopo il ridimensionamento di Carlo Cottarelli chiamato alla spending review, sembrano non fidarsi più tanto del premier fiorentino che sembra costretto ad alzare ogni settimana il tiro per dimostrare che l’Italia sta veramente cambiando verso.

E in Europa siamo certo in buona compagnia perché la Francia sembra messa peggio di noi (errore: come debito pubblico e andamento demografico è messa nettamente meglio) ma va detto che dei Paesi del Club della Troika, i cosiddetti “periferici” o Pigs ovvero quelli più con i fondamentali più compromessi, l’Italia è fra queste nazioni (nonostante la luce in fondo al tunnel vista da tutti i premier che si sono succeduti in questi anni) quella che è rimasta più al palo come crescita dell’economia, del tasso di impiego della forza lavoro, utilizzo della capacità produttiva e delle quotazioni del mercato immobiliare mentre le altre “maglie nere” hanno recuperato diverse posizioni (Irlanda, Grecia, Spagna, Portogallo…).

Quali ricadute sugli investimenti e sui portafogli da questa fase di rallentamento?

Facile vedere dalla tabella sopra e dall’andamento degli indici di quasi tutti i mercati finanziari (compresi alcuni comparti dell’obbligazionario) come in questa fase si sia lasciato sul terreno parte del guadagno accumulato nel passato, mentre per chi ha iniziato a investire negli ultimi quadrimestri il bilancio può essere anche negativo. Anche naturalmente nei nostri portafogli che non possono nel breve periodo non risentire dall’andamento dei mercati. In queste settimane abbiamo molto alleggerito diversi portafogli, soprattutto quelli azionari italiani, aumentando la quota di liquidità. E’ umano certo dispiacersi per chiudere anche diverse operazioni in perdita ma restare investiti sempre e comunque non fa parte delle nostre strategie ed espone (si vedano i grafici sotto) nel tempo a maggiori perdite e consente minori guadagni. E non è teoria.

Il mercato azionario italiano è fra quelli che è tornato più pesantemente indietro annullando quasi del tutto il rialzo che aveva messo a segno nei primi mesi del 2014. Siamo tornati al dicembre 2013.

Sul mercato azionario italiano abbiamo più volte scritto in questi anni in tanti report della volatilità elevata del listino tricolore capace di grandi oscillazioni al rialzo e al ribasso, consigliando agli aficianodos di Piazza Affari (e sono molti) se non si è disposti a sopportarne la volatilità (che è in questi anni è arrivata anche al -70%) di ridurne piuttosto la quota incrementando quella a favore dell’azionario internazionale tramite fondi o Etf per poter diversificare adeguatamente e cogliere maggiori opportunità anche da altre economie, settori o comparti. Ed è anche la ragione per cui da sempre nella consulenza personalizzata di SoldiExpert SCF la quota consigliata sull’Italia sulla parte azionaria non è mai preponderante perché l’Italia è capace di essere, a seconda degli anni, la Borsa migliore o peggiore del mondo e tale livello di volatilità non è facilmente conciliabile se si è investiti solo su questo mercato con la propensione al rischio media della maggior parte degli investitori (e la propensione si misura nella capacità di saper sopportare economicamente e soprattutto psicologicamente fasi avverse e perdite percentuali a 1 o 2 cifre).

Nel corso degli anni (e parliamo di oltre 15 nel nostro caso ) i risultati su questo mercato delle nostre strategie sono stati straordinari in confronto con l’andamento del mercato e controllo delle perdite per coloro che hanno seguito con costanza e pazienza i nostri segnali, realizzando un guadagno annuo medio del +9,77% a fronte di un andamento negativo nello stesso periodo sempre su base annua dell’indice del -2,58%. E affrontando inevitabilmente quindi fasi come l’attuale che non sono anomale né per Piazza Affari né per gli altri mercati un fatto “straordinario”.

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Come si è comportato in 8 anni un nostro portafoglio di fondi con una strategia attiva rispetto a una strategia passiva in termini di rendimento e controllo del rischio

Chi ha smesso di seguire i nostri portafogli (e il grafico soprastante è significativo) perché magari pensava che avevamo perso il “tocco”, le nostre strategie “non funzionavano più” o “erano sballate” oppure “esco e poi rientro quando la situazione torna serena” ha avuto modo molto spesso di ricredersi mentre chi ha investito correttamente, con tenacia e con il giusto orizzonte temporale e conoscendo i pro e contro di Piazza Affari e del nostro approccio ha ottenuto eccezionali soddisfazioni. Che crediamo che continueremo a dare anche nel futuro. Anche se chiudiamo ora magari diverse operazioni in perdita su alcuni portafogli come era accaduto 1 anno fa, 2 anni fa, 4 anni fa o 6 anni fa…

Quando i mercati sono ripartiti (sui portafogli di azioni italiane, fondi azionari o obbligazionari o ETF) le fasi di discesa e di perdita grazie alle nostre strategie sono state sempre abbondantemente recuperate e col senno del poi si è visto che le discese patite sono state sempre nettamente inferiori a quelle che ha espresso poi il mercato.

E il tempo per recuperare in numero di mesi è stato sempre abbondantemente inferiore a chi ha adottato una strategia passiva ovvero il “compra e tieni”.

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L’andamento in questi anni del nostro portafoglio obbligazionario di ETF. Una strategia che si adatta a qualsiasi tipo di investimento e che ha dimostrato nel tempo di ottenere rendimenti migliori rispetto a una strategia passiva con un minor rischio sopportato in termini di volatilità. Il prezzo da pagare? Una gestione attiva che può significare non solo anche chiudere un certo numero di operazioni in perdita il cui risultato nel tempo (e parliamo di anni e non decenni) è però sempre stato abbondantemente compensato dalle operazioni in guadagno.

 

“Le fasi di calo in Borsa fanno parte dell’ordine naturale delle cose quanto una tormenta in Colorado nel mese di gennaio. Se siete preparati, non possono farvi male” ha detto Peter Lynch, uno dei più grandi gestori di tutti i tempi. E purtroppo troppo spesso ci si dimentica da risparmiatori di concetti base come profilo di rischio, volatilità dei mercati e orizzonte temporale e pro e contro di ogni strategia, perdendo di vista l’obiettivo realistico che occorrerebbe perseguire.
Argomenti che stiamo affrontando uno per uno nell’ebook sulle strategie di Borsa che stiamo pubblicando settimana dopo settimana (vedi qui) e dovrebbero entrare a far parte del bagaglio di ogni investitore o risparmiatore per non cercare di ripetere sempre gli stessi errori o almeno comprendere quali sono i più frequenti.

Perché in qualsiasi mercato si investa e con qualsiasi gestore o strategia le fasi “no” esisteranno sempre e non esiste nessuna soluzione facile al “problema investimenti”.

Non esistono guru che sanno predire sistematicamente tutti i rialzi e ribassi (esistono certo gli ingenui che ancora ci credono o ci vogliono credere); non esistono prodotti finanziari capaci di staccare ogni anno un rendimento cedolare frutto di interessi o dividendi del 4% oltre alla rivalutazione del capitale; non esistono strategie che prevedono solo operazioni in guadagno.

Investire sui mercati mobiliari (in azioni o obbligazioni) è un ottimo modo per difendere e far crescere la propria ricchezza (senza renderla illiquida come accade in altri investimenti di cui tratteremo nei prossimi report come per esempio l’immobiliare o l’acquisto di azioni non quotate..) rispettando alcune semplici regole:

– Avere un orizzonte temporale adeguato che non è naturalmente l’aldilà ma nemmeno qualche quadrimestre

– Seguire una strategia solida che preveda sia condizioni di entrata che di uscita dai mercati perché restare sempre investiti può rivelarsi anche un’autentica Caporetto per i vostri investimenti come insegnano i mercati finanziari di questi ultimi 3 lustri.  E una strategia solida non è quella che funziona una stagione o una volta o è basata solo sul senno del poi ma è quella invece in grado di ottenere il miglior risultato aggiustato per il rischio nell’arco di un tempo ragionevole che per i mercati azionari è mediamente almeno 5 anni e per quelli obbligazionari almeno 3 anni

– Non mettersi mai nelle condizioni di essere presi dal panico. La tentazione naturale è esaltarsi nelle fasi di guadagno e deprimersi in quelle in cui si perde. Sotto stress non si prendono mai decisioni assennate. Purtroppo bisogna imparare a convivere anche con le fasi negative e una solida strategia è in grado nel tempo di minimizzare le fasi di perdita (controllando la volatilità cattiva e si veda in proposito il grafico dell’andamento dei nostri portafogli di fondi azionari o obbligazionari) e trarre profitto dalle fasi di ascesa. A patto di seguire la strategia con costanza e non a spizzichi e bocconi.

Di questi e altri argomenti abbiamo parlato nell’intervento che abbiamo tenuto sabato 11 ottobre presso la Scuola di Amministrazione Aziendale di Torino all’interno del TRADERS’ TOUR nella sala dedicata agli Investitori.
E nei prossimi giorni renderemo disponibili in formato video i nostri interventi su immobiliare che fare/Italia come va, diversificazione sì, diversificazione no e su come scegliere e seguire un buon consulente finanziario.

Investire (soprattutto oggi dove sono cadute molte “certezze”) non è mai una passeggiata. Ma non deve essere vissuta come un incubo. Non si investe (con o senza una strategia) per domani o per i prossimi 6 o 12 mesi (nessuno dei nostri portafogli ha un orizzonte temporale mimino consigliato così breve).

Se si è scelto di seguire un portafoglio o una nostra strategia e lo si è fatto con consapevolezza (ecerto non ci sembra di non fornire tutta l’informativa e il supporto o statistiche con una trasparenza che non ha eguali nel settore come insegna la storia di SoldiExpert SCF) si è fatta la scelta corretta. Che va portata avanti senza tentennamenti. Anzi questo è il momento buono per rivedere alla luce di una strategia flessibile tutto il patrimonio magari e non solo una parte, individuando i servizi e il tipo di consulenza più adatta.

Il “momento perfetto” per investire è sempre chiarissimo col senno del poi. Ma una buona strategia (e noi siamo convinti e lo possiamo dimostrare che lo è e non a parole da oltre 15 anni) è in grado nel tempo di fare la differenza in positivo, facendo ottenere il miglior guadagno aggiustato per il rischio nei vari mercati (vedi qui i risultati dei nostri portafogli) .

E restiamo sempre naturalmente a disposizione (vedi qui tutti i modi per contattarci)  di chi vuole approfondire la nostra offerta, i vari canali per seguire la nostra consulenza o conoscere i servizi anche di private banking e insurance di cui siamo advisor, o vuole capire meglio qual è il suo vero profilo di rischio (che i mercati ci ricordano ogni tanto che non è una cosa teorica) e qual è l’asset allocation consigliata personale.

“Inutile litigare con il mercato perché è come il tempo: anche se non è sempre buono, ha sempre ragione” sosteneva qualcuno. Il segreto sempre resta quello di avere un piano valido ed efficace e seguirlo. E un buon piano è quello che ha dimostrato di funzionare nel tempo nelle varie fasi di mercato, nelle forti salite e forti discese. Non è quello che ha funzionato solo in una determinata e limitata fase. E prima si inizia a seguire un buon piano (e più lo si rispetta) meglio è.

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