Vuoi guadagnare in Borsa? Stacci il più lontano possibile. Parola di esperto.

 

Vuoi guadagnare in Borsa? Stacci il più lontano possibile. Parola di esperto. 

Ti sembrerà una battuta quella sopra, un divertente titolo o una provocazione. Ma non si tratta di nulla di tutto questo ma di un approccio più “freddo” all’investimento azionario o obbligazionario che viene consigliato non solo da noi (ne avevamo parlato recentemente qui) ma anche da importanti esperti di finanza comportamentale. E l’ultimo libro del professore Paolo Legrenzi ne è una buona occasione per ritornare sul tema.

Perchè bisognerà pur domandarsi come mai l’investimento in azioni o obbligazioni a fronte di risultati anche positivi si tramuti per la maggior parte degli investitori in risultati spesso miseri o negativi. E se a molti risparmiatori gli parli dell’investimento finanziario ti rispondono “Per carità”. Ho già perso un sacco di soldi per colpa di diversi investimenti sbagliati. All’inizio guadagnavo anche bene, poi…” mentre magari ne continuano a perdere (di soldi come di opportunità per proteggere il proprio patrimonio e farlo nel tempo crescere) ancora in mercati magari meno trasparenti.

Perchè?

Ho iniziato a lavorare in questo settore nel 1986 e si può dire che fin da bambino (complice un padre appassionato di  Borsa quando la maggior parte degli italiani tenevano i soldi sul conto o al limite li investivano in titoli di Stato) ho visto le quotazioni continuamente salire e scendere, sprofondare e risalire, sentendo parlare centinaia di volte di boom e poi di crollo, di grandi prospettive di crescita e poi di scenari apocalittici.  Paura e avidità: le due grandi forze che da secoli muovono il comportamento della maggior parte degli investitori.

 

Ci vuole un gran self control a fare questo mestiere (e a essere degli investitori vincenti) anche perché la domanda “come (e dove) investire oggi in Borsa” te la senti ripetere infinite volte nella tua vita professionale e chi te la pone vorrebbe nella maggior parte dei casi che tu gli dessi il biglietto della lotteria vincente pochi istanti prima che venga estratto.

 

Sì, guadagnare senza perdere: moltiplicare il capitale iniziale senza troppo sforzo e senza grandi sbattimenti: avere un rendimento sicuro e possibilmente significativo e senza scossoni.

 

Purtroppo le cose non stanno così e nel mondo degli investimenti vale il detto anglosassone: no pain, no gain.

Nessun dolore, nessuno guadagno.

Il “dolore” certo si può cercare di limitare, controllare, cercare di imbrigliare ma pensare di evitare di vedere andare in rosso la propria posizione (e questo sia nell’azionario che nell’obbligazionario) è qualche cosa di praticamente impossibile.

Perchè se fai il mestiere di consulente finanziario puoi anche fornire degli ottime indicazioni ma se poi scopri che in molti casi il viandante al primo o al secondo bivio inizia a fare di testa sua (perchè magari qualcosa ha disturbato il suo cammino) e si allontana sempre più dalla destinazione qualche domanda è bene farsela, no?

 Come investire allora?

Da quando nell’oramai lontano 2001 abbiamo iniziato come BorsaExpert.it (adesso SoldiExpert SCF) a fornire un servizio di consulenza ai privati investitori se uno guardasse il rendimento ottenuto dai nostri portafogli (all’inizio solo azionari poi anche obbligazionari e fatti con Fondi e Etf) e facesse un confronto con l’andamento del mercato e anche le oscillazioni subite sia dai nostri portafogli che dagli indici potrebbe pensare di aver trovato una soluzione facile per far rendere nel tempo i propri soldi.

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Fra i nostri portafogli della prima ora nella consulenza standard  il portafoglio Dinamico, per esempio, lanciato il 1° gennaio 2002 ha ottenuto un rendimento del +175,01% (una media del +8,7% circa all’anno) contro il mercato che nello stesso periodo è sceso del  -45,5% (una media del -5,03% circa all’anno). E in questo periodo il mercato (ovvero quello azionario italiano) ha visto i prezzi anche scendere nella fase più avversa di oltre il 70% (fra metà maggio 2007 e il marzo 2009) mentre il nostro portafoglio Dinamico nello stesso periodo ha avuto una volatilità molto più ridotta e pari al 27,05%. E per ottenere questi risultati i nostri clienti, risparmiatori comuni e non trader dediti a comprare e vendere continuamente, hanno replicato poche operazioni al mese. Non è mica assolutamente detto che più si movimenta, più si guadagno: tutt’altro!

Portafoglio Dinamico

Storico performance e drawdown 

Performance storica del portafoglio dal 01/01/2002 182.73%
Performance storica del benchmark -42.87%
Volatilità del portafoglio -27,36% da 16/07/07 a 10/10/08;
Volatilità del mercato di riferimento -69,99% da 23/05/07 a 06/03/09

 dati aggiornati al 1 agosto 2013

E da inizio 2013 a fronte di Piazza Affari come indice generale salito dell’1,9!% mentre scriviamo questo portafoglio da gennaio 2013 è salito del +25,49%. Quando si dice una gestione attiva…

E sul sito SoldiExpert SCF puoi vedere di tutti i nostri portafogli l’andamento nel tempo e il confronto con il mercato e siamo fra i pochissimi in Italia in questo settore da oltre 10 anni a fornire questo livello di trasparenza sul come investire (e anche quando e dove investire),  comunicando con aggiornamento giornaliero il risultato di tutti i nostri consigli in relazione ai prezzi di mercato, le operazioni andate a buon fine e quelle in perdita.

Eppure non ho nessun problema a raccontare (e non è una contro vendita) che molti investitori per esperienza pur a fronte di questi rendimenti di assoluta eccellenza che puoi vedere qui non hanno ottenuto simili risultati.

 

Perché? E’ colpa dell’andamento dei mercati o dei portafogli?

 

Evidentemente, no visto che l’andamento di questi portafogli è trasparente e indichiamo ai nostri clienti (risparmiatori con capitali da qualche decina di migliaia di euro in su e nella consulenza personalizzata seguiamo clienti con patrimoni anche di qualche milione di euro) quando e cosa comprare, quando e cosa vendere, mettendo in evidenza per ciascun portafoglio quale volatilità attendersi e perfino la possibilità di incorrere in numerose operazioni consecutive e/o falsi segnali visto che delle operazioni consigliate non tutte certo si chiudono con profitto ma mediamente solo circa il 60%. E questo ci ha consentito in questi anni di ottenere risultati che sono difficilmente comparabili con il fai da te o il risparmio gestito offerto dalle banche e dai promotori finanziari.

 

Qual è il male oscuro allora che blocca le possibilità di molti investitori di ottenere risultati positivi anche a fronte di consigli nettamente superiori della media come risultati?

Ha un nome.  E si può chiamare in molti modi. C’è chi pensa che sia la “sfiga”. Ma è qualcosa di terribilmente meno estraneo alla nostra volontà.

 

Ed è qualcosa che conosciamo tutti molto bene. E’ il nostro  ego, il nostro cervello .

investitore

Un nemico così perverso da poter sconfiggere la maggior parte degli investitori  che operino con azioni, fondi, Etf e soprattutto in futures, grazie alla sua abilità di sconfiggere anche la più raffinata strategia di trading per effetto dell’emotività che è in grado di stravolgere qualsiasi piano quando si tratta di gestire il nostro denaro.

Non ci credete?

“Il problema principale per un investitore – e anche il suo peggior nemico – è probabilmente lui stesso”.

 

Lo scriveva oltre 80 anni fa Benjamin Graham, il padre del value investing, l’investimento basato sui fondamentali.

 

E la sua intuizione è così vera che negli ultimi decenni si è pure sviluppata una disciplina, la finanza comportamentale, a cavallo fra psicologia cognitiva, economia e neuro scienze che dimostra come il comportamento degli investitori sia spesso tutt’altro che basata sul principio dell’homo economicus che compie scelte ponderate e razionali. Tutt’altro.

Tanto che alcuni economisti hanno perfino ricevuto un premio Nobel per gli studi sperimentali fatti in questo campo, dimostrando l’irrazionalità nelle scelte di molti investitori: nel 2002 lo psicologo israeliano Daniel Kahneman e lo scorso anno l’economista Alvin Roth.

 

Se parliamo di azioni tutti gli investitori dovrebbero sapere che la probabilità su un orizzonte di 5 anni di vedere sul proprio capitale materializzarsi a un certo punto una perdita anche del  25-35% è altissima. Ed è la ragione per cui si consiglia di non investire con orizzonti brevi e di non investire tutto in azioni se non si ha un profilo di rischio adeguato (che vuole dire la capacità di sopportare fasi avverse).

 

Questo qualsiasi risparmiatore dovrebbe saperlo salvo che non provenga da un altro pianeta o qualcuno l’ha convinto a investire in Borsa dandogli informazioni non corrette o fantasiose (tipo che si guadagna solamente ed è una passeggiata diventare ricchi).

 

Non ti fidare, ragazzo mio, di quelli che promettono di farti ricco dalla mattina alla sera. Per il solito, o sono matti o imbroglioni (da Le avventure di Pinocchio).

[Carlo Collodi, pseudonimo di Carlo Lorenzini (1826 – 1890),

 

Eppure ancora oggi molti risparmiatori continuano a stupirsi quando i mercati scendono (e anche nell’obbligazionario è possibile assistere a fasi avverse) e sono psicologicamente impreparati anche se razionalmente sanno benissimo che quello che sta accadendo (una discesa repentina, una serie di operazioni chiuse in perdita, un andamento peggiore di quello del mercato di riferimento) è la normalità.

 

Fino a qualche anno fa personalmente quando parlavo di questi argomenti sottolineavo l’importanza di operare secondo una strategia collaudata e statisticamente vincente per non incorrere in “cigni neri” (ovvero eventi “imprevisti), limitarne gli effetti e nel tempo ottenere guadagni interessanti dal proprio piccolo o grande patrimonio.

 

Le strategie sul come investire che metto a disposizione di investitori piccoli e grandi con i diversi siti che ho costruito in questi anni, facendo diventare insieme a Roberta Rossi il network SoldiExpert.com fra i più importanti in Italia come numero di clienti, risultati dei portafogli e credibilità.

Mi sbagliavo. Ovvero non è importante solo spiegare a un piccolo o grande risparmiatore l’importanza di adottare una strategia metodica, attiva e flessibile (che è l’opposto di quello che fa la maggior parte degli investitori o di quello che viene consigliato allo sportello bancario o dal proprio promotore finanziario) ed è quello che facciamo con successo da molti anni con la consulenza standard o personalizzata di SoldiExpert SCF.

La cosa più importante che devi sapere sul come investire oggi …

E’ importante, infatti, rivolgersi non solo all’investitore razionale e al suo cervello sinistro ma soprattutto al lato emotivo e al suo cervello destro.

E d’altraparte gli studi sul cervello confermano che i  2 emisferi del nostro cervello funzionano in modo diverso ma anche che spesso quello che ci fa prendere molte decisioni (anche sbagliate) è quello destro, sede della nostra parte inconscia che sovraintende ai processi irrazionali nel medio e lungo termine, sede dell’emotività, della creatività e dell’intuito di ogni individuo.

 

E’ stato dimostrato che ogni singolo emisfero guida in maniera assai differente le nostre azioni ed in particolar modo l’emisfero destro ossia quello emotivo riesce ad elaborare di gran lunga un maggior numero di processi rispetto all’emisfero di sinistra, giungendo addirittura a guidare ed influenzare il 95% circa di tutte le nostre azioni e solo un 5%-7% viene influenzato dalla parte conscia.

 

E quando si parla di gestione del nostro denaro e come investire la parte inconscia ed emotiva è quella che spesso prevale.

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E’ il tema anche di un libro recentemente pubblicato da “Il Mulino Editore”, intitolato “Perché gestiamo male i nostri risparmi” scritto da Paolo Legrenzi, uno dei massimi esperti in Italia di finanza comportamentale. Un libro che consiglio a tutti di leggere se si ha cuore come investire bene i propri risparmi e scoprire quali sono le trappole più importanti che ci separano da questo obiettivo.

“La mente umana non è costruita per gestire al meglio i risparmi perché sentimenti come la paura e il rimpianto portano a effettuare scelte di investimento opposte rispetto a quanto richiederebbe l’efficienza del portafoglio – spiega Legrenzi, coordinatore del Laboratorio di Economia Sperimentale Swiss & Global – Ca’Foscari –  Imparare a gestire i risparmi non è come apprendere a cucinare o imparare a suonare il violino. È una cosa per cui siamo costruiti male” .

 

Insomma come umani siamo dotati di un hardware straordinario come il nostro cervello ma il software ha qualche problema (“bug”) quando si tratta di come investire bene i nostri soldi e si passa dalla teoria alla pratica.

 

Possiamo porre rimedio a questo problema? Sì ma non è facile ed è la ragione per cui la maggior parte dei trader e anche dei risparmiatori perde. E più del mercato. E non solo per colpa del Sistema.

 

Ed è la ragione per cui la maggior parte dei risparmiatori alla fine si fa tosare non solo dagli intermediari che sanno sfruttare questo “gap” (con tecniche di vendita manipolatorie e prodotti confezionati ad hoc per sfruttare tutte queste distorsioni cognitive) ma anche è vittima di se stessa.

 

E d’altra parte se fosse facile diventare dei bravi trader o dei bravi risparmiatori non si capirebbe come mai la dura realtà ci dice da anni che oltre il 90% degli investitori (anche professionali) ottiene risultati inferiori (e anche drammaticamente inferiori) a quelli del mercato.

Sono 2 i grandi paradossi del risparmio secondo Legrenzi sul come investire (e bene).

Il primo è che si risparmia per difendersi da un futuro incerto ma si è costretti a depositare i risparmi in portafogli il cui andamento futuro è incerto.

“Il secondo grande paradosso nasce dalla constatazione che sarebbe meglio, per il benessere dei nostri risparmi, che il loro andamento, una volta che li abbiamo investiti, non ci stesse troppo a cuore. Perché se ci sta molto a cuore finiamo per controllare troppo spesso come vanno. Seguire con apprensione gli alti e bassi dei risparmi innesca errori nella scelta dei momenti di entrata/uscita dei mercati, e ci spinge a tenere una percentuale bassa o nulla di azioni” osserva Legrenzi.

Insomma lasciati al “fiuto” la maggior parte dei risparmiatori si comporta in base a quello che succede sui tempi corti e lo preoccupa e finisce col danneggiare (spesso irreparabilmente) gli obiettivi di medio lungo termine, compiendo delle scelte che sono dei vero e propri harakiri finanziari.

Si pensi alle seconde o terze case che in molti casi sono state dagli italiani considerate un investimento finanziario “sicuro” mentre la realtà sta dimostrando che non è assolutamente scritto da nessuno parte che i prezzi delle case si rivalutano e che nemmeno le seconde case spesso si riescono ad affittare, riuscendo a trarne un reddito tale da pagare i costi di esercizio e fiscali.

Secondo un recente studio di Halldis (società di Windows on Europe) sono 3 milioni infatti le case lasciate vuote in Italia per gran parte dell’anno, un record europeo. Una vera e propria distruzione di ricchezza a cui si aggiunge oltre il costo di mantenimento un costo fiscale sempre più elevato con l’introduzione dell’Imu, il passaggio dalla tassa dei rifiuti alla Tares e la nuova prospettata rivalutazione degli estimi catastali che potrebbe spostare sui proprietari degli immobili e soprattutto di seconde e terze case un carico considerevole di tasse in un mercato come quello immobiliare che è dominato dai venditori e che è ai minimi degli ultimi 7 anni senza prospettive di crescita.

 

Ma ne avremo modo di parlarne ancora di questo argomenti nei prossimi contributi.

Salvatore Gaziano – come guadagnare in Borsa

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