Come Investire nel 2017 nell’anno del Gallo. Le novità più significative da conoscere

Un nuovo anno è appena iniziato e per risparmiatori e investitori attenti alla consulenza finanziaria indipendente la domanda delle cento pistole è come investire nel 2017?

Quello che si è lasciato alle spalle non è stato un anno facile nè per i mercati azionari, nè per i mercati obbligazionari con continui e forti cambiamenti di fronte e tante previsioni totalmente smentite.

Il 28 gennaio secondo l’oroscopo cinese inizierà l’anno del Gallo e secondo gli esperti del settore (che si disputano con gli economisti il podio di chi ci azzecca meno in fatto di previsioni) si tratta di un segno adrenalinico puro, generoso e talentuoso, che porterà nuove possibilità lavorative ed innovazione in tutto il mondo. Evviva!

Se il gallo viene considerato simbolo di apertura e tolleranza non così sembra in realtà profilarsi il 2017 dal punto di vista politico con l’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca ma anche elezioni importanti in diversi Paesi Europei come Francia, Germania e Italia.

Sul fronte delle nostre strategie d’investimento il 2017 come società di consulenza finanziaria indipendente non ci affidiamo agli astri e alla benevolenza del Gallo (e nemmeno alle previsioni economiche e finanziarie che come abbiamo visto in questi lustri si rivelano spesso una trappola) ma possiamo finalmente annunciare un altro importante passo della nostra società, SoldiExpert SCF, con il varo delle nuove strategie flessibili di portafogli di azioni, fondi ed ETF che secondo gli studi condotti negli ultimi 2 anni dovrebbero andare a migliorare ulteriormente i risultati ottenuti in questi 15 anni di attività come rapporto rischio/rendimento/persistenza e che ci hanno fatto diventare la più importante società del settore in Italia come fatturato e risultati realizzati.

Ma partiamo con ordine…

 

Cosa potrà accadere nel 2017 sui mercati

Per l’economia americana le previsioni di crescita del Pil per il 2017 sono di un +2% con un ruolo che potrebbe essere significativo per l’economia mondiale se la politica fiscale del nuovo Presidente Usa, principalmente focalizzata sugli investimenti infrastrutturali, sulla ripresa dell’economia interna e sugli sgravi fiscali per le imprese, avrà successo.

2017gallo

 

Non è escluso che la TrumpEconomics possa fare proseliti anche in Europa, visto l’effetto molto tiepido che hanno avuto le politiche monetarie finora attuate nello stimolare l’economia, i consumi e l’inflazione del Vecchio Continente.

Le previsioni per l’economia mondiale (con tutti i limiti di questo tipo di previsioni) sembrano essere ugualmente promettenti con una crescita dell’economia che a livello globale potrebbe assestarsi su un tasso del +3,4% (contro il +3,1% del 2016) dove la crescita dei Paesi avanzati dovrebbe essere naturalmente inferiore (+1,6%) rispetto al resto del mondo.

India e Cina, seppure in lieve decrescita rispetto agli anni precedenti, dovrebbero secondo le attese degli economisti continuare a marciare con tassi di crescita delle rispettive economie superiori del +6% annuo. I mercati emergenti e di frontiera dovranno misurarsi con quale sarà la reale politica del nuovo presidente Usa, Donald Trump, una volta insediato alla Casa Bianca e se il gigante americano attuerà concretamente una politica protezionistica e quali effetti (se destabilizzanti o meno) avrà sul mercato delle valute.

Su Cina e India esistono alcuni problemi strutturali che queste economie si trascinano da tempo, come l’elevato indebitamento del sistema finanziario cinese o la dilagante corruzione che caratterizza l’India, su cui il premier Narendra Modi sta cercando di intervenire in modo pesante. Ne è un esempio la decisione presa nelle scorse settimane di ritirare e sostituire dal mercato le vecchie banconote da 500 e 1000 rupie (le più usate) al fine di stroncare il giro del “nero”  e portare alla luce l’economia sommersa. Una decisione che ha provocato non poche polemiche e problemi in India ma che non sembra aver intaccato la popolarità del premier indiano.

Più forti all’interno dei paesi emergenti sembrano essere invece i problemi di Turchia e Messico, invischiati in un vortice negativo che rischia di far precipitare questi Paesi in una profonda crisi fra attentati e integralismo (Turchia) e crollo della valuta in Messico.

Quest’ultimo Paese che solo un anno fa veniva consigliato da diversi esperti come il Paese ideale dove investire, è quello che sta pagando di più il mutato quadro geopolitico con l’elezione di Donald Trump che in campagna elettorale ha espresso l’intenzione di far erigere un muro alla frontiera messicana e boicottare con una tassa le aziende americane che producono a basso costo in Messico e poi esportano negli Stati Uniti, lucrando sul più basso costo del lavoro.

 

pemex2025
Un anno fa le principali società di rating come Fitch alzavano il rating su Pemex, la principale compagnia petrolifera messicana. Ma il pessimo andamento economico e l’elezione di Donald Trump hanno inciso molto negativamente sulle prospettive a breve dell’economia messicana come indica l’andamento di questa obbligazione nell’ultimo anno e mezzo.

La borsa messicana ha perso il 15% (come il pesos)  e la principale azienda statale, il colosso petrolifero Pemex, non se la passa benissimo (e con un debito che sfiora i 100 miliardi di dollari) per effetto del forte calo del fatturato e dei profitti in seguito al crollo delle quotazioni del greggio. E nelle ultime settimane la situazione si è ulteriormente deteriorata con lo scoppio di alcune proteste di piazza, in seguito all’aumento del prezzo della benzina del 20% che ha provocato violenze e saccheggi in alcune città messicane.

Il recente accordo raggiunto a Vienna a fine novembre sul prezzo del petrolio da parte dei Paesi Opec (e non) che ha visto un piccolo taglio della produzione di petrolio (1,2 milioni di barili al giorno), dovrebbe estrinsecare i suoi effetti positivi di calmieratore del mercato poiché come si è visto soprattutto nella prima parte del 2016  un prezzo del petrolio troppo basso ha conseguenze più negative che positive per i mercati finanziari visto il forte peso che i fondi sovrani (soprattutto dei paesi produttori di petrolio) hanno assunto sui mercati azionari mondiali e sulla stabilità dei mercati.

L’osservato speciale sul fronte dell’economia e della politica sarà sicuramente Donald Trump nelle vesti di Presidente degli Stati Uniti e di quanto attuerà sul fronte dell’occupazione, su quello automobilistico ma anche militare, sanitario e dei trattati internazionali.

Incertezze potranno arrivare anche dalle elezioni che si terranno in diversi Paesi e soprattutto in Europa potrebbero mutare lo scenario. Dalla Germania all’Olanda, dalla Francia all’Italia dove le elezioni anticipate sono quasi certe. Una serie di appuntamenti elettorali che fornirà il polso sullo stato e le prospettive dell’Unione Europea e dove sarà interessante vedere quale consenso raggiungeranno i partiti cosiddetti anti-sistema o “populisti” che sembrano tutti voler rimettere in discussione la struttura monetaria basata sull’euro.

Una serie di appuntamenti elettorali che potrebbero incidere sui mercati portando volatilità in un quadro economico europeo caratterizzato in numerosi Paesi da bassa crescita, alta disoccupazione e alto debito pubblico e differenze strutturali sempre più forti fra l’Europa “core” (Germania e Olanda) e la cosiddetta periferia (Italia, Spagna, Portogallo).

Indipendentemente dal passaggio politico (dove soprattutto in Germania è difficile al momento ipotizzare una non rielezione della Merkel, in Francia le chance di vittoria di Marine Le Pen a un ballottaggio sono  40 a 60 mentre in Italia l’ex premier Matteo Renzi sta lavorando per una legge elettorale che dovrebbe favorire il suo ritorno in sella) la situazione economica delle aziende europee è però in questo momento migliore di quanto è comunemente percepito. Le attese sono di una crescita dell’1,5% dell’economia con utili societari ben lontani dai picchi del 2007 e del 2008 e possibilità di recupero più che discrete grazie ai bassi tassi imposti dalla Bce, alla debolezza dell’euro e alla possibile accelerazione della crescita economica mondiale.

 

Andamento mercati azionari nel 2016

Dal punto di vista dell’andamento dei mercati azionari il 2016 si è chiuso con diversi chiaroscuri e una discreta volatilità. Dopo che l’indice delle azioni mondiali MSCI WORLD era arrivato a febbraio a perdere oltre il 10% è iniziato un recupero che ha riportato le quotazioni sui massimi dell’anno, grazie anche all’effetto combinato del forte recupero del dollaro USA. In Europa le quotazioni azionarie hanno faticato per quasi tutta la parte dell’anno a mostrare un segno positivo e soprattutto in Italia le quotazioni hanno subito un forte ribasso culminato nel -25% di metà anno (con valori doppi per l’indice del settore bancario italiano) per poi avviare un recupero che ha subito un’accelerazione nel mese di dicembre, ma che non ha impedito all’indice di Piazza Affari di chiudere in negativo.

A livello settoriale e di mercati il 2016 è stato poi caratterizzato da diversi continui cambi di tendenza, dove a metà anno fra i migliori comparti si distinguevano i metalli preziosi e la Borsa brasiliana mentre a fine anno si è assistito a una brusca rotazione settoriale che ha visto il forte recupero della Borsa americana e in particolare dei settori legati alla difesa e costruzioni.

 

Andamento mercati obbligazionari nel 2016

Sul fronte obbligazionario il 2016 è stato caratterizzato da un andamento fortemente divaricato fra la prima e la seconda parte dell’anno, come dimostra l’andamento dell’indice obbligazionario governativo europeo con scadenze superiori a 10 anni che mentre nei primi 6 mesi dell’anno era arrivato a salire di quasi il 10%, nella restante parte dell’anno si è completamente ripiegato su se stesso sulle aspettative di un rialzo dei tassi di interesse e di un’inversione significativa della curva obbligazionaria.

 

Un andamento simile, seppure meno accentuato nelle conseguenze negative, si è visto anche per l’obbligazionario dei Paesi Emergenti che ha patito a inizio novembre l’elezione di Donald Trump e i rischi di forte mutamento del quadro valutario e commerciale mondiale.  E’ stato soprattutto l’obbligazionario Usa nella parte finale dell’anno a guadagnare posizioni e avvantaggiarsi della situazione grazie all’effetto cambio col dollaro passato da 1,15 a 1,05 seppure questa spinta sulle scadenze obbligazionarie più lunghe è stata controbilanciata dalla risalita dei tassi d’interesse che ha fatto scendere maggiormente le quotazioni dei bond.

 

Il 2017 per il settore obbligazionario si prospetta incerto, dato il venir meno in Usa della fase di sostegno monetario dell’economia e il possibile minor impegno anche sul fronte europeo rispetto all’acquisto di obbligazioni. Un segnale potenzialmente negativo per i mercati obbligazionari che hanno potuto godere in questi anni di un sostegno eccezionale da parte delle banche centrali di tutto il mondo impegnate ad acquistare titoli e a tenere bassi i rendimenti.

 

La nostra strategia sull’azionario 

In un quadro molto complicato e caratterizzato da continui cambi di fronte, le nostre strategie applicate hanno consentito sul mercato azionario italiano di evitare bagni di sangue e contenere la volatilità grazie all’elevata liquidità detenuta per numerosi mesi e alle indicazioni di star fuori dal settore bancario. E tutto questo ha consentito grazie anche al tipo di gestione fortemente attivo di ottenere rendimenti positivi (!) su tutti i portafogli azionari italiani con alcuni che hanno ottenuto anche rendimenti a 2 cifre.

Un risultato eccezionale se si considera che nessun fondo di investimento sull’azionario Italia ha ottenuto simili rendimenti e l’indice di categoria ha segnato anno su anno un -7,8%.

Un risultato eccezionale che si aggiunge a una serie di risultati positivi negli ultimi 15 anni e che ha visto i nostri portafogli sovraperformare in questo periodo in modo veramente significato l’andamento di Piazza Affari grazie a un approccio flessibile che ha consentito di generare rendimenti fortemente positivi e bassa volatilità in confronto all’andamento del mercato con un’operatività medio-bassa.

Sull’azionario europeo i nostri portafogli hanno chiuso l’anno con un andamento di poco negativo e simile all’andamento del mercato mentre sui fondi d’investimento e sugli ETF di solo tipo azionario nel 2016 il bilancio è stato sui portafogli multimanager (ovvero che selezionano i fondi tra diverse società di gestione contrariamente ai portafogli monomanager) negativo nonostante il forte recupero avvenuto nell’ultimo trimestre (poi proseguito in queste prime settimane del 2017).

Nulla di irremediabile e le nuove strategie che sono divenute operative proprio in questi giorni  (e di cui parliamo più ampiamente successivamente e che saranno oggetto di una prossima presentazione nelle prossime settimane) questi portafogli (e non solo) hanno iniziato a recepire gli importanti miglioramenti che abbiamo messo a punto in questi ultimi 2 anni e che hanno come obiettivo di migliorare ulteriormente (rispetto a quanto già abbiamo fatto in questi 15 anni) in modo significativo l’andamento dei nostri portafogli nel medio-lungo periodo grazie a un approccio più diversificato e a vari “motori” che compongono ora i vari portafogli.

 

Ma avremo il modo di approfondire queste tematiche nelle prossime settimane e analizzare le strategie azionarie che abbiamo implementato in tutti i nostri portafogli di azioni, fondi ed ETF. E soprattutto nei portafogli di fondi ed ETF associati ai nostri portafogli azionari e obbligazionari (sia nella consulenza di portafogli self service che in quella personalizzata) il lavoro condotto reputiamo apporterà significativi miglioramenti sia rispetto a una gestione passiva che rispetto ai nostri precedenti portafogli.

 

La nostra strategia sull’ obbligazionario

 

In un anno caratterizzato da alti e bassi la nostra strategia  ha visto comunque un ritorno più che positivo anno su anno nonostante il fortissimo ripiegamento avvenuto nell’ultimo trimestre del mercato obbligazionario con l’avvio della politica al rialzo dei tassi in Usa e l’elezione di Donald Trump.

Tutti i nostri portafogli obbligazionari si sono comportati in modo egregio con punte del +7% annuo per alcuni portafogli obbligazionari.

Alla performance hanno contribuito durante l’anno soprattutto l’obbligazionario dei paesi emergenti e quello che fa riferimento (nella prima parte dell’anno) ai titoli con duration lunga in un mercato che in Europa è stato ancora caratterizzato dai forti interventi della Bce che hanno portato i rendimenti dei titoli di stato sottozero o nei pressi dello zero su oltre il 65% delle emissioni.

Basti pensare per comprendere il mercato obbligazionario attuale che per un risparmiatore per ottenere un rendimento annuo dello 0,03% (senza contare le commissioni) ovvero nullo, il primo titolo di Stato come scadenza che supera virtualmente l’asticella dei rendimenti negativi è il BTP con scadenza 1/9/2021. Si compra oggi a 119 centesimi per vedersi restituito 100 più gli interessi maturati da qui a fine 2021! E stiamo parlando di un titolo non propriamente poco volatile, considerato che durante il periodo dello spread alle stelle, nel 2011, arrivò a perdere oltre 15 punti percentuali in conto capitale.

 

obbligaz10anni

E nonostante l’attesa risalita dei tassi in Europa e in Italia l’ultima emissione dei Bot a 1 anno ha raggiunto un nuovo minimo storico a -0,25%.

Se sui titoli a più lunga scadenza si assiste a una leggera risalita che tende a anticipare la ripresa dell’inflazione in Europa, sulla parte breve della curva, i bond governativi salgono invece di prezzo. Non solo in Italia, ma anche negli altri paesi core europei, dove sono stati venduti bond a breve scadenza con rendimenti sempre più bassi.

Per il mercato obbligazionario sembra insomma prospettarsi un anno difficile se la tendenza della risalita dei rendimenti proseguirà e si assisterà a una vera inversione di tendenza e a una ripresa dell’inflazione se ripartiranno veramente i consumi. Uno scenario non di facile lettura poiché se sul fronte delle banche centrali (soprattutto quella statunitense) la politica monetaria dei bassi tassi e del riacquisto del debito sembra essersi interrotta per dare il via a una politica di rialzo dei tassi, non così è avvenuto in Europa e sullo sfondo esistono altre forze che spingono contro una risalita dei tassi come per esempio la bassa crescita economica, l’innovazione tecnologica e la globalizzazione che producono deflazione insieme all’invecchiamento demografico che caratterizza sempre più molti Paesi Sviluppati.

In un simile contesto sicuramente ricco di contraddizioni, con l’inizio del 2017 abbiamo proceduto a un aggiustamento delle posizioni obbligazionarie con l’ingresso di diversi comparti che ci sembrano al momento offrire le migliori opportunità rischio/rendimento, puntando anche in piccola parte sulla forza del dollaro Usa e quindi sulle obbligazioni statunitensi ma anche sull’inflazione mondiale e l’obbligazionario emergente.

Anche qui il nostro lavoro di ridisegno delle strategie di portafogli e dei nostri modelli di selezione è stato molto forte e in queste prime settimane stiamo rendendo operative tutte le nostre nuove strategie sui portafogli di fondi ed ETF obbligazionari sempre basati su un approccio flessibile, multi strategy e multi time-frame (ovvero che analizza il mercato e gli eventuali aggiustamenti su diversi periodi di lasso temporale) per ottenere nel tempo rendimenti migliori.

 

Evoluzione futura e novità significative

 

L’anno che si è appena chiuso è stato particolarmente intenso per la nostra società sul fronte dello sviluppo e della ricerca in cui è stato impegnato il nostro Ufficio Studi da quasi 2 anni e questo avvio del 2017 vede finalmente la luce il complesso lavoro di revisione di strategie dei nostri portafogli con il rilascio della nuova piattaforma che sovrintende all’elaborazione delle nostre strategie d’investimento sui mercati azionari e obbligazionari.

L’obiettivo di questo importante investimento in termini di personale (che si è arricchito di nuove competenze), tecnologia (software e hardware) era quello di migliorare ulteriormente i risultati già ottimi realizzati in 15 anni di attività dalla nostra società sul fronte soprattutto di un maggior controllo della volatilità e della diversificazione delle strategie d’investimento al fine di contenere nel tempo maggiormente il rischio e ottenere una maggiore continuità di risultati nel tempo.

Dal 2002 al 2016 a fronte di un mercato azionario italiano che ha perso il 31% un risparmiatore che avesse replicato tutte le indicazioni contenute nei nostri portafogli su Piazza Affari avrebbe ottenuto nello stesso periodo un rendimento di circa il 320%! Ovvero un rendimento medio annuo composto del 10% contro quello del -2,43% del mercato.

E va osservato che nello stesso periodo di mercato Piazza Affari è arrivata nel momento più buio a perdere il 70% mentre i nostri portafogli azionari sull’Italia hanno avuto un’escursione negativa massima (drawdown) del 31% circa.

Un risparmiatore che investe non sa quello che succederà né domani, né dopodomani e se quando investe ha naturalmente delle attese di rendimenti positivi sa in cuor suo (e se non lo sa glielo dicono le statistiche dei mercati) che comunque sta affrontando dei rischi che possono significare anche per lunghi anni vedere il proprio capitale sotto il livello di partenza e nemmeno di poco.

Per questo motivo nel nostro tipo di consulenza non crediamo che basti semplicemente vendere ai clienti la ricetta della diversificazione e del lungo periodo (che sui mercati azionari dovrebbe significare se si segue questa ricetta almeno 15/20 anni di orizzonte temporale se si dicessero le cose come stanno ai risparmiatori) ma occorre cercare di offrire una consulenza con un maggior valore aggiunto. Che senso ha altrimenti farsi pagare degli onorari come professionisti per poi consigliare di comprare di tutto un po’ e aspettare nel tempo che le cose vadano bene, subendo sempre e comunque in modo passivo l’andamento dei mercati?

Se guardiamo anche i portafogli di fondi azionari (partiti successivamente) di SoldiExpert SCF i risultati realizzati nel tempo indicano la bontà dell’approccio sia come rendimenti ottenuti che come rischio.

Il nostro portafoglio di fondi multimanager (Planet) partito nel gennaio 2004 sull’azionario ha ottenuto un rendimento del +111,38% contro un rendimento del 51% espresso dai benchmark del mercato. Un risultato mediamente doppio a fronte di un rischio nettamente più contenuto poiché l’indice azionario mondiale dal 2002 al 2016 nel periodo peggiore (crisi 2007-2008) arrivava a perdere oltre il 50% mentre il nostro portafoglio subiva una discesa massima del -27,55%.

Sulla base di questi risultati e di un approccio che si è rivelato fra i migliori per affrontare i mercati azionari e obbligazionari come rendimento/rischio abbiamo nel corso del 2014 deciso di indirizzare in modo molto forte nel biennio 2014-2016 tutte le nostre energie non nella promozione della nostra società, in iniziative di marketing serrate o in campagne pubblicitarie ma nella direzione di un forte salto tecnologico della nostra società sia nell’erogazione dei nostri servizi sia nell’elaborazione delle strategie di portafoglio ancora più avanzate e diversificate con l’obiettivo di cercare di migliorare ulteriormente il nostro approccio e assegnando al nostro Ufficio Studi un compito molto impegnativo.

Per chi offre consulenza finanziaria la sfida da affrontare è sempre più significativa nei confronti della propria clientela. O si offre una vera consulenza nel tempo in grado di generare reale valore aggiunto e maggior controllo del rischio oppure si offre al cliente una gestione totalmente passiva (dove si diversifica su tutto) travestita da attiva, dove si vende sostanzialmente la scoperta dell’acqua calda senza però offrire al cliente nessun vero beneficio poiché da tempo i mercati si sono dimostrati sempre più correlati.

La strada intrapresa da SoldiExpert SCF sin dal giorno della costituzione (e che ci ha reso secondo la stessa stampa italiana del settore fra le pioniere del roboadvisory e fra quelle con il modello di maggior successo) va invece nella direzione di offrire una reale consulenza indipendente a elevato valore aggiunto e quindi non passiva ma basata su una revisione periodica e flessibile dell’asset allocation consigliata poiché i mercati (sia azionari che obbligazionari) cambiano frequentemente direzione e non adeguarsi nel tempo può costare caro.

I risultati ottenuti in sede di analisi dei rendimenti, delle correlazioni e di backtesting dai nuovi modelli si sono rivelati estremamente interessanti come l’osservazione reale dei segnali generati dai nuovi modelli e sistemi negli ultimi 6 mesi del 2016 e siamo perciò passati con l’anno nuovo alla piena adozione nelle strategie seguite in tutti i nostri portafogli compresi quelli di cui siamo advisor in gestioni patrimoniali seguite da banche e sgr.

Un’avvertenza importante: la realizzazione di rendimenti positivi e significativi sul mercato azionario come in quello obbligazionario non è mai naturalmente solo una semplice questione di “formule” e non ne esiste alcuna in grado di generare sempre e comunque risultati positivi in ogni condizione di mercato. Quando i mercati poi si prendono delle improvvise “storte” chi fa questo mestiere con serietà e si rivolge a risparmiatori consapevoli deve poi dire che nel breve non esistono strategie in grado di attutire forti discese.

Anche i terremoti finanziari non sono prevedibili nonostante c’è chi prova a ogni stagione dei mercati a farsi passare come il guru del momento e qualche risparmiatore cade nell’inganno.

Da un gestore e consulente patrimoniale onesto e che fa il suo mestiere bene (e senza vendere illusioni o aria fritta) occorre secondo noi attendersi un ritorno sul proprio capitale superiore rispetto a quello ottenuto dal mercato senza correre un rischio superiore in un orizzonte temporale corretto per il tipo di investimento fatto e che si misura in lustri sui mercati finanziari e non in mesi o anni.
Inutile vantare performance annuali o mensile eccezionali se poi dopo un decennio il capitale di partenza è quello iniziale o perfino inferiore.

 

E la miopia finanziaria è purtroppo un difetto molto diffuso in molti investitori secondo tutte le ricerche. Sono numerosi, infatti,  coloro  gli investitori che effettuano le proprie scelte in base ai risultati o ai vantaggi a breve termine senza considerare gli effetti sul lungo periodo. Un po’ per paura di perdere ciò che si possiede, un po’ per ottenere garanzie immediate, tendono di frequente a investire sul futuro più prossimo, perdendo di vista gli obiettivi più lungimiranti che potrebbero invece rivelarsi più vantaggiosi.

Per questo è importante investire con lungimiranza ma anche con metodo ovvero avere strategia di entrata sui mercati ma anche di uscita e saper adeguare nel corso del tempo il proprio patrimonio all’andamento dei mercati.

E su questo obiettivo la nostra società forte dei risultati ottenuti in 15 anni di storia si sente pronta ad affrontare il 2017 ma anche gli anni successivi con un cassetta degli attrezzi decisamente più ricca e un’esperienza preziosa maturata in questi anni grazie anche a un team di prim’ordine ma soprattutto grazie anche a un rapporto con i clienti sempre stimolante e utile. Si cresce insieme.

 

 

 

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