UNICREDIT E QUEI CONSIGLI POCO INDIPENDENTI SU COME INVESTIRE LA LIQUIDITA’ AZIENDALE (L’Esperto Risponde)

La domanda del nostro lettore

Spettabile SoldiExpert SCF,

una delle banche con cui lavora la mia azienda (Unicredit) ci ha proposto di investire la liquidità aziendale (originata dal TFR) su quattro fondi Amundi.

Quando è la banca a proporre degli investimenti entro subito in modalità ‘allarme rosso’ (la storia recente insegna…) e, considerando che siamo usciti da poco dalla palude, vorrei essere sicuro che la proposta non sia un bidone.

Per questo motivo vi chiedo come cortesia di analizzare la proposta della banca per capire la convenienza o meno e, soprattutto, i possibili costi occulti…

Insomma, il gioco vale la candela?

 

Risponde Roberta Rossi, consulente di SoldiExpert SCF Società di Consulenza Finanziaria Indipendente

Per investire la liquidità aziendale generata dal TFR ovvero dal trattamento di fine rapporto la banca, non tanto casualmente, consiglia al proprio cliente solo una delle fattispecie in cui potrebbe essere investita questa liquidità: un pacchetto di fondi monetari, obbligazionari e flessibili azionari.

A pensare male il risparmiatore in effetti ci azzecca. Il motivo lato banca è abbastanza semplice: sulla vendita al cliente di un fondo la banca che opera in regime di consulenza non indipendente ha delle retrocessioni (ovvero realizza un guadagno costante anno dopo anno finchè il cliente non dismette il fondo). Il soggetto collocatore del fondo (ovvero in questo caso la banca Unicredit) incassa una percentuale non banale sul costo del prodotto, che è gestito non dalla banca ma da una società di gestione terza (in questo caso Amundi).

Tale percentuale di retrocessione dei costi di gestione che gravano sul fondo (che va per oltre il 50% alla banca) è maggiore di quello che l’istituto di credito incasserebbe consigliando al cliente un conto di deposito con una remunerazione interessante (che magari non offre) o l’acquisto di obbligazioni (su cui percepirebbe un incasso una tantum, a differenza del fondo su cui il guadagno è ricorrente) o degli Etf (i fondi passivi che costano poco al cliente ma non retrocedono nulla al collocatore).

Nel caso dei fondi proposti da Unicredito (tutti targati Amundi, la società che ha rilevato Pioneer, che era la società di gestione controllata in precedenza da Unicredito) il gestore Amundi comunica che la banca collocatrice (Unicredit) incassa il 100% delle commissioni di ingresso pagate dal cliente per sottoscrivere il fondo e mediamente il 60% delle commissioni di gestione che gravano sul fondo.

Per quanto riguarda il cliente, il vantaggio di comprare dei fondi rispetto al conto deposito (esistono anche quelli aziendali) e alle obbligazioni è quello di poter contare su un portafoglio molto diversificato di emittenti rispetto al conto deposito e alle obbligazioni che presentano una maggior concentrazione del rischio. Se quindi la domanda è se ha senso investire la liquidità aziendale su dei fondi rispetto ad acquistare singoli titoli la risposta è sì. Anche se bisognerebbe analizzare i pro e i contro di ciascuna opzione prima di consigliarne una che magari ha senso in un certo periodo e in un altro no. Lo svantaggio del fondo d’investimento è rappresentato dai maggiori costi rispetto a tenere i soldi su un conto deposito o su un giardinetto di titoli obbligazionari. A patto che “il gioco valga la candela” come dice il nostro simpatico lettore ovvero che i fondi proposti siano dei purosangue e non dei brocchi.

 

Ai raggi X la proposta della banca

Esaminiamo nel dettaglio i quattro fondi proposti dalla banca.

Il fondo Amundi S.F. Diversified Short-Term Bond E Cap EUR (isin LU1499628912) ha i seguenti costi:

– Commissione di gestione 0,60%

– Commissione di ingresso da 0 al 2,5% (il collocatore in questo la banca può decidere se scontargliela interamente)

– Commissioni di performance: overperformance rispetto a Eonia+175bps

Nei fogli che  la banca ha consegnato al cliente  viene mostrato il rendimento del fondo nel 2017 +1,5% mentre (che strano eh?) non viene indicato il rendimento (YTD) ovvero da inizio anno che è -1,5%.

Il fondo Amundi S.F. Diversified Short-Term Bond E Cap EUR è classificato nella categoria Bluerating dei Monetari Euro e nell’ultimo anno (a tre anni e cinque anni non si possono fare confronti perché il fondo non esisteva) è come performance alla posizione 160 su 167.

Il problema è che oltre a questo fondo di Amundi, la banca non offre alternative non distribuendo nessun altro fondo di investimento. Diverso sarebbe se il cliente potesse operare con una banca online come per esempio Fineco (controllata di Unicredit): potrebbe spaziare tra 61 fondi monetari offerti da decine di società di gestione diverse molti dei quali con performance migliori e più costanti negli ultimi anni.

Nell’ultimo anno il fondo Amundi S.F. Diversified Short-Term Bond E Cap EUR ha perso l’1,01%: su Fineco ci sono 44 fondi che hanno fatto meglio. Come spese poi ci sono fondi monetari che costano la metà di quello proposto dalla banca, per non parlare degli ETF.

Abbastanza impressionante dal 28/10/2016 (data in cui è iniziato il collocamento di Amundi S.F. Diversified Short-Term Bond E Cap EUR), il confronto tra l’andamento del fondo proposto dalla banca e il fondo AcomeA Breve Termine A1che ha uguali costi di gestione ma nessuna commissione di ingresso e di uscita, nessuna commissione di performance ed è sottoscrivibile online.

 

Nel grafico l’andamento di due fondi per investire la liquidità aziendale. Quello consigliato dalla banca (in azzurro) non è la migliore alternativa possibile

 

Per quanto riguarda gli altri fondi consigliati dalla banca in breve

Amundi Funds II Opt. Yield Short-Term E Cap EUR (isin LU1533943269) è un fondo obbligazionario flessibile ed più rischioso del precedente. Come performance siamo al quarto quartile come rendimento a un anno e il confronto con i fondi appartenenti alla stessa categoria Bluerating è abbastanza impietoso come si vede nel grafico sottostante

 

Il confronto nell’ultimo anno tra l’andamento del fondo Amundi Funds II Opt. Yield Short-Term E Cap EUR consigliato dalla banca e i fondi comparabili

 

Amundi Target Controllo Dis A EUR (isin IT0004022494)  un obbligazionario flessibile con una piccola quota di azionario pari al 10%; questo fondo da inizio anno perde l’1,2%. E storicamente rispetto ai fondi della categoria non è certo uno dei migliori che si poteva proporre come si vede nel grafico che mostra come si sono rivalutati 100 euro investiti nel fondo rispetto a quelli investiti nei fondi della categoria a cui il fondo appartiene seppure mostra una volatilità più contenuta rispetto al mercato ma col prezzo di performance dimezzate.

Esaminando l’andamento del fondo Amundi Target Controllo Dis A EUR che ha una lunga vita rispetto ai fondi della categoria si evidenzia che la banca non ha proposto il miglior fondo possibile

 

Amundi Funds II Pioneer Flex. Opps E Cap EUR Hdg (isin LU1530827150) in questo caso il confronto con i fondi della categoria è molto positivo: 100 euro investiti il 15 12 2016 nel fondo Amundi Funds II Pioneer Flex. Opps E Cap EUR Hdg sono diventati 118,52 euro contro una rivalutazione media dei fondi della categoria pari a 109,29 euro seppure da inizio anno l’andamento è stato quasi da incubo visto che ha perso il -10%. Il fondo è investito in azioni per quasi 2/3 del capitale e può assumere rischi valutari (è autorizzato ad acquistare titoli in qualsiasi valuta). Insomma un investimento audace per la liquidità che l’azienda deve custodire per liquidare ai dipendenti il trattamento di fine rapporto.

 

Dei 4 fondi proposti dalla banca il fondo Amundi Funds II Pioneer Flex. Opps E Cap EUR Hdg ha avuto un andamento particolarmente positivo rispetto ai fondi della stessa categoria (può investire fino al 100% nell’azionario mondiale e per questo motivo ha potuto ottenere simili rendimenti) nel medio/lungo periodo seppure da qualche mese è un po’ in difficoltà come si può vedere nel grafico.

 

Il consiglio di SoldiExpert SCF

Nel caso esaminato la banca ha consigliato al proprio cliente di investire la liquidità dell’azienda su una sola tipologia di prodotto: il fondo comune di investimento, senza esaminare altre alternative di investimento meno costose per il cliente come il conto deposito e le obbligazioni o gli ETF. Il sospetto che la banca potrebbe aver suggerito l’investimento perchè è conveniente per lei… prima che per il cliente ha obiettivamente qualche ragione di esistere.

Sul fondo in quanto collocatore la banca ha diritto a una robusta retrocessione dal gestore del fondo dei costi continuativi che il cliente paga su questo strumento finanziario oltre che eventuali commissioni di ingresso. Vendendo al cliente il fondo Amundi, la banca (Unicredit) ottiene un guadagno ricorrente pari a circa il 60% dei costi di gestione che gravano sul prodotto proposto.

Unicredit propone poi solo i fondi del gruppo Amundi. In tre casi su 4 i fondi consigliati al cliente non sono i migliori della propria categoria. Purtroppo ancora oggi le banche tradizionali, anche se di caratura nazionale, collocano i prodotti di una sola o di pochissime società di gestione con cui hanno rapporti commerciali di retrocessione o societari e naturalmente la cosa è consentita dalla normativa (la banca non sta commettendo alcuna violazione da questo punto di vista) purchè come accade nella documentazione contrattuale fornita al cliente (e dovrebbe avvenire anche in quella pre-contrattuale) si offre visibilità di tutti i costi che gravano sul cliente e i potenziali conflitti d’interesse. 

Se si vuole investire la liquidità aziendale in un fondo sarebbe meglio poter contare su una scelta non limitata a una sola società di gestione ma su fondi di diverse società di gestione. Da anni online esistono diverse banche che hanno sposato il concetto di architettura aperta (ovvero offrono sia i prodotti propri sia i prodotti “terzi” ovvero di decine di società di gestione diverse). Esistono poi i supermercati di fondi online che danno accesso a un’ampia gamma di strumenti di investimento. Esistono poi fondi sottoscrivibili direttamente online senza aprire nessun conto e si possono considerare anche gli ETF come alternativa di investimento più low cost dei fondi a meno di non poterne collocare di eccellenti come track record. 

Analizzare diverse opportunità di investimento, confrontare tra loro prodotti che rispondono alle stesse esigenze , è fondamentale quando si investe. Ed è altrettanto importante capire bene se la proposta di investimento avviene in modalità “consulenza indipendente” in cui il consulente è remunerato a parcella dal cliente e non riceve retrocessioni di alcun tipo sul prodotto consigliato e la “consulenza dipendente” in cui chi propone l’investimento riceve dal distributore e fornitore del prodotto una retrocessione.

Riguardo la gestione della liquidità aziendale il nostro consiglio è valutare quindi più strumenti e se è interessato a una nostra proposta di consulenza mirata in merito le possiamo fare alcune proposte tramite la nostra consulenza spot (vedi la nostra consulenza una tantum) che è totalmente priva di conflitti d’interesse visto che sui prodotti suggeriti non possiamo ricevere per legge alcuna retrocessione di alcun tipo. Questo significa secondo noi fornire una consulenza finanziaria su base indipendente.

 

Nell’ultimo numero di Plus Il Sole 24 Ore si sottolinea che nella consulenza dipendente continuano a essere percepite da parte di chi propone l’investimento le retrocessioni sui prodotti venduti “mantenendo quindi un’impostazione in palese conflitto di interessi”

 

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