COME INVESTIRE NELLA CINA (CON FURORE)

E’ notizia delle settimane scorse che la Cina è diventata il maggior esportatore del pianeta dopo aver superato la Germania. E il sorpasso sul Giappone in quanto a ricchezza prodotta (il Pil) è praticamente cosa fatta: l’ex impero del Dragone è diventata oramai la seconda economia del mondo dopo gli Stati Uniti. E il sorpasso dell’economia cinese su quella americana è solo questione di pochi lustri.

Uno studio della banca d’affari Goldman Sachs prevede che il Dragone potrebbe sopravanzare gli americani entro il 2027 arrivando a conquistare definitivamente il top della classifica nel 2050 con un Pil di 45mila miliardi di dollari rispetto ai 35mila miliardi di dollari degli USA.

Ma l’ascesa della Cina al trono delle superpotenze non presenta solo opportunità  ma anche minacce e rischi. Per le altre economie del mondo ma anche per la stessa Cina poichè una crescita coos esplosiva non è facile da gestire internamente. I rischi di “deragliare” per eccessiva velocità  sono sempre presenti e l’arte delle previsioni economiche, si sa, non è una scienza esatta.

Un paradosso che è bene indicato dagli stessi mercati finanziari che vedono da inizio anno la Borsa cinese fra le peggiori a livello mondiale (-10%) nonostante i consigli di acquisto diffusi emessi da quasi tutte le banche d’affari su questo mercato.

Nulla di preoccupante se si considera che questo mercato è stato nel 2009 fra i migliori a livello mondiale (+80%) e i dati economici anche per il 2010 parlano di una crescita del 10% (a fronte di un anemico +1% dell’area euro).

Ma le stesse autorità  cinesi mostrano grande attenzione nel gestire questa situazione e sono preoccupate nel gestire questa fase di esuberanza. Che ha portato negli ultimi anni a un boom del credito e dell’immobiliare. Tanto da far parlare del rischio di una bolla pronta a esplodere in questi settori. C’è da preoccuparsi?

Secondo Roberto Malnati, gestore del fondo d’investimento CB Accent Asian Century e specialista di quest’area, tutto quello che sta accadendo è nell’ordine delle cose ma non ci sono dubbi che questo sarà  il secolo cinese.

Il boom economico cinese è paragonabile alla rivoluzione industriale inglese nell’Ottocento e alla rapida ascesa degli Stati Uniti nel Novecento. Questi fenomeni comportarono un cambiamento degli equilibri economici, commerciali e politici a livello mondiale ed è quanto si sta ripetendo oggi. La Cina sta determinando i prezzi mondiali dei beni industriali, i prezzi delle materie prime i flussi del commercio internazionale e parzialmente i tassi di cambio delle valute”.

Come è potuto accadere in così breve tempo un cambiamento di questa portata? “ La crisi finanziaria ed economica ha accelerato i tempi dell’ascesa del ruolo politico ed economico della Cina – spiega Roberto Malnati – velocizzando i tempi del previsto sorpasso dell’economia americana da parte dell’economia cinese.  Peraltro questa linea di tendenza è credibile, poichè il boom economico cinese non è un fenomeno effimero ma ha solide fondamenta, dato che dal 1990 al 2008 la crescita media annuale della produttività  totale cinese è stata del 4%, ossia la più elevata a livello mondiale”.

Le opportunità  di crescita del mercato cinese sono numerose ma non mancano anche qui i profeti di sventura come James Chanos. Questo gestore di hedge fund come approccio nell’investimento va a caccia di nuove società  con utili apparentemente gonfiati, per errori di strategia, per frode e poi scommette sulle cadute dei titoli in Borsa. Gli è andata bene con il crollo di Enron, il crac di Tyco e di altre star di Wall Street che hanno incrementato la sua fama e le masse gestite di Kynikos Associates (circa 6 miliardi di dollari di fondi gestiti).

Ora dice che la sua  scommessa “contro” è su un intero Paese: la Cina e la bolla del suo mercato azionario pronta a scoppiare. La sua teoria, raccontata al New York Times, si basa sull’assunto che gli eccessivi stimoli economici stiano imponendo al Paese un ritmo di crescita insostenibile. L’esempio più lampante, sostiene, verrebbe dal settore immobiliare («Dubai moltiplicato per mille») ma anche il segmento manifatturiero avrebbe imboccato una strada senza uscita fatta di sovrapproduzione e conseguente eccesso di offerta.

Chanos ha inoltre ipotizzato che le autorità  cinesi stiano da tempo diffondendo dati macroeconomici falsi ingannando coos gli investitori stranieri. Chanos ha promesso di scommettere al ribasso concentrandosi sulle aziende del settore costruzioni e infrastrutture che vendono materie prime a Pechino.  Una scommessa azzardata?

Ne parliamo in questo numero di MoneyReport.it come di altre riserve fatte alle “magnifiche sorti e progressive” dell’economia cinese come anche degli strumenti migliori per operare in questi mercati per chi vuole puntare sul “nero” della crescita.

L’ascesa della Cina non trova, infatti,  solo entusiasti sostenitori ma anche osservatori critici. Il paradosso indicato è che la crescita dell’economia del dragone si basa soprattutto sulla capacità  di acquisto dei paesi occidentali. Se questi mostrassero difficoltà  nell’acquistare i prodotti e servizi “made in China” anche loro potrebbero entrare in crisi. E’ quello che racconta nel suo ultimo saggio Stephen Roach a lungo capo economista di Morgan Stanley e attuale presidente di Morgan Stanley Asia.

 

“E’ vero – osserva Malnati – tutto il mondo invita la Cina a migliorare la propria rete di protezione sociale (salute e pensioni) in modo da indurre le famiglie cinesi a consumare di più e a risparmiare di meno. In realtà  la situazione non sta in questi termini: il forte tasso di risparmio non è determinato dalle famiglie ma dalle imprese che sono diventate delle macchine da soldi incredibili. E che non versano al loro azionista (lo Stato) alcunché. Una situazione che non potrà  durare a lungo, come indica la riforma in discussione in Cina che costringerà  a versare allo Stato parte di questi utili in forma di dividendi”.

E chissà se più tasse e più sindacati (come sostengono molti in Italia visto che oggi le rivendicazioni sociali della popolazione sono quasi inesistenti) potranno incrinare la corsa del Dragone.

Ma questo numero di Money Report offre l’accesso anche a tanti altri interessanti contenuti. In questo numero potrai leggere e approfondire:
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