LE TRAPPOLE UNISEX CHE FANNO PERDERE SOLDI

Che tu sia maschio e che sia femmina se sei italiano tenderai con il grosso del tuo patrimonio a investire a corto raggio ottenendo in cambio rendimenti risibili. E finirai con il perdere soldi e non riuscirai nemmeno a proteggerti dai rischi che corri veramente. E’ questo il pronostico shock del libro “L’economia nella mente” (Raffaello Cortina Editore) scritto a quattro mani da un accademico italiano, Paolo Legrenzi, professore di psicologia cognitiva e Armando Massarenti, filosofo e responsabile dell’inserto culturale della Domenica del Sole24Ore.

 

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Parlare di soldi? Per gli italiani è tabu’

Un libro insolitamente difficile a tratti da leggere rispetto ai libri a cui ci aveva abituato Legrenzi, ma che ben racconta come nella nostra società sia ancora un tabù parlare di soldi. Nel galateo “L’Arte delle buone maniere” pubblicato nel 1918 con lo scopo di rinverdire lo stile del gentiluomo dopo la lunga barbarie della Guerra, si sottolineava come fosse assolutamente sconveniente conversare di tre argomenti: cibo, sesso e soldi.
E generazioni di italiani sono cresciuti con questo tabu’.
Con quali conseguenze? “Due terzi delle ricchezze degli italiani sono gestite (o non gestite) da ultrasessantenni . E queste persone sono in media, per mentalità ed educazione,  profondamente riservate – spiegano gli autori – il loro rapporto con chi curava i lori risparmi, nel corso degli anni, è diventato molto stretto. Dunque il consulente …fa spesso parte di un nucleo ristretto di persone con cui si condividono informazioni che …sono considerate strettamente riservate”.

Diverse ricerche dimostrano che in media gli italiani non hanno grande fiducia nella propria banca ma ne hanno moltissima verso la propria filiale. Secondo Legrenzi e Massarenti questa bipolarità verso il proprio istituto di credito porta a derive pericolose in quanto “contribuisce a un abbandonarsi acritico nelle braccia di chi ci consiglia”. Da qui il primo consiglio dello psicologo e del filosofo autori dell’”Economia nella mente”

E’ importante separare il bene rappresentato dai propri risparmi dal proprio benessere personale (sentimenti di amicizia e confidenza compresi). Trovarsi bene con chi gestisce i nostri risparmi non è una garanzia: non è detto che questa buona relazione si traduca automaticamente nel benessere dei nostri risparmi

Ma come investi male i tuoi risparmi!

Oltre a confondere secondo gli autori conoscenza e prossimità del consulente con la sua competenza a gestire i nostri risparmi, mediamente gli italiani non sono propriamente attivi nell’occuparsi dei propri soldi. Oltre 2/3 del patrimonio finanziario degli italiani è parcheggiato in banca o investito su titoli obbligazionari a breve termine. Perché si chiedono gli autori 1300 miliardi sono tenuti dagli italiani liquidi o semiliquidi secondo le ricerche condotte sul campo? “Semplice: perché “non si sa mai.”

Secondo Legrenzi e Massarenti questa è una logica perdente perché “il “non si sa mai” non solo non è un’assicurazione sufficiente dall’evento da cui ci vuole proteggere ma “porta a derive – evidentissime nell’Italia di oggi – ben poco proficue. “

Negli ultimi 30 anni, dal 1986 al 2016, tenere il capitale fermo ovvero in liquidità ha significato (dati Istat) dimezzare il capitale, perdendo almeno metà del potere di acquisto. Non certo un grande affare essere prudenti…
Chi ha investito in titoli obbligazionari come Btp e perfino in azioni italiane (come indice) nonostante i saliscendi da urlo oggi disporrebbe di un capitale ben superiore.

Lo si vede per Legrenzi e Massarenti l’approccio poco corretto dal punto di vista della pianificazione dei risparmiatori italiani, per esempio, nell’eccesso di abitazioni. Questo patrimonio è stato accumulato non tanto per avere una rendita, visto che più della metà delle stanze italiane non è abitata e nelle case abitate non nascono un numero sufficiente di bambini in grado di popolare le case in futuro, “quanto per garantire sicurezza economica ai figli, alle generazioni future. Mossa sbagliata – secondo gli autori di l’”Economia nella mente” – nel complesso i proprietari si troveranno con un patrimonio immobiliare eccessivo (se inteso come servizio abitativo) poco assicurato o in caduta libera, dal punto di vista della svalutazione, ormai da molti anni”.

Negli ultimi ventanni come mostra il grafico sottostante i prezzi reali delle case in Italia non sono saliti, quindi metà del patrimonio investito su questo asset non è aumentato di valore.

 

In Italia il prezzo reale degli immobili negli ultimi vent’anni non è aumentato (fonte “L’Economia nella mente” Raffaello Cortina Editore)

 

I risparmiatori italiani? Non sono molto lungimiranti

La quota dei risparmi degli italiani investita in immobili rappresenta oltre metà della loro ricchezza totale (pari a circa 8000 miliardi).  La ricchezza finanziaria investita su strumenti finanziari di lungo termine (azioni e titoli obbligazionari con scadenze lunghe) è modesta, mentre secondo gli autori dovrebbe rappresentare almeno 2/3 della ricchezza finanziaria.

Avere più di 1/3 delle proprie disponibilità sul conto corrente o su investimenti a breve è eccessivo e inutile: perché il “non si sa mai” andrebbe meglio definito per ogni nucleo familiare e affrontato con strumenti ad hoc.

Gli italiani non amano assicurarsi e non si premuniscono contro una serie di rischi o perchè li sottostimano o perchè il pensiero di questi rischi scatena una tale reazione di paura da non volerli nemmeno prendere in considerazione. Uno di questi rischi tabu’ è il rischio della perdita di capitale umano in una famiglia.

 

Principali cause di morte
Le cause di morte più frequenti (quelle che stanno sotto la diagonale) sono anche le più sottovalutate (fonte “L’Economia nella mente” Raffaello Cortina Editore)

 

“Gli italiani sono i meno assicurati di tutti – sostengono Legrenzi e Massarenti – e paradossalmente detengono anche un altro “primato”: gli italiani sono tra i popoli che si basano maggiormente su redditi relativi a lavoro autonomo, quindi particolarmente vulnerabili nel loro capitale umano!” Anche sul fronte abitativo gli italiani tendono a sottoassicurare i propri beni da rischi che sono regolarmente sottostimati. Su questo fronte un buon consulente finanziario puo’ essere d’aiuto. Anche sul fronte della previdenza complementare (ovvero costruirsi una rendita per la pensione) occorre darsi da fare perché solo l’1,6% della ricchezza degli italiani è destinata a questo scopo. Bisogna ridurre l’area del “non si sa mai” che blocca una ricchezza enorme e liberare risorse per investire sul futuro.

Investimenti, chi fa da sé soffre per tre

Risolto il problema di come tutelare la “ricchezza umana”, di costituire una “ricchezza previdenziale”, di tutelare la “ricchezza immobiliare” e di creare un cuscinetto per affrontare gli imprevisti (“ricchezza precauzionale”), ci si puo’ concentrare sull’investimento della propria ricchezza finanziaria. Si puo’ decidere se fare da soli o affidarsi a un consulente. Nel primo caso però secondo gli autori del libro si rischia di soffrire molto e di non riuscire a portare a termine il proprio piano di investimento di lungo termine. “Bisogna avere nervi davvero molto saldi per fare a meno di un consulente – avvertono Legrenzi e Massarenti – e amministrare, con il dovuto distacco, i propri averi. Pochi, pochissimi ci riescono! Se non si è piu’ che certi, percio’, è meglio avere un consulente cui delegare il tutto”.

L’educazione finanziaria? Non serve

Occorre delegare non per un problema di scarsa conoscenza della materia avvertono gli autori di “L’Economia nella mente” ma perché chi fa da sé rischia di essere travolto dalle emozioni, dall’euforia quando il mercato sale e dalla paura quando il mercato scende. “E’ quasi impossibile imporsi di non provare emozioni di fronte agli alti e bassi del mercato…più ci imponiamo di non pensare ai nostri risparmi più fanno capolino tra i nostri pensieri, ragionamenti e preoccupazioni”.

Peccati capitali come la superbia e l’eccesso di fiducia in noi stessi possono (soprattutto negli uomini, le donne come abbiamo spiegato qui rischiano meno di cadere in queste trappole mentali) possono influenzare negativamente il nostro progetto di investimento. Per investire bene i nostri soldi, dobbiamo tenere conto dei nostri limiti. E non sono le conoscenze che ci fregano quando investiamo, ma gli errori di finanza comportamentale.

L’alfabetizzazione finanziaria non è una panacea, altrimenti non si spiegherebbe come mai tra i clienti di Madoff ci fossero persone con conoscenze finanziarie superiori alla media e fra i diecimila sottoscrittori delle obbligazioni azzerate di Banca Marche, Banca Etruria, Carichieti e Cariferrara, ci fossero 4500 dipendenti di questi istituti.

C’è una forma di “ignoranza ignorata” dalla maggior parte di chi investe che riguarda i meccanismi assai poco razionali che governano le nostre decisioni sulla migliore allocazione dei nostri risparmi. “Le truffe e gli imbroglioni sono ovunque nel mondo” anche in banca. Se cadremo in trappola dipende anche da noi, dalle pieghe del nostro pensiero.

 

Dobbiamo renderci conto di come funzioniamo, di come imbrogliamo noi stessi, prima ancora di cadere in qualche tranello teso da altri

 

I veri nemici dei nostri risparmi sono dentro di noi. I risparmiatori lasciati a se stessi tendono a vendere i titoli in guadagno ma a tenersi stretti quelli su cui sono in perdita. Non prendono questa decisione sulla base delle potenzialità dei titoli che hanno in portafoglio, ma solo per non provare quel dolore che la vendita in perdita di un titolo gli causerebbe. La finanza comportamentale ci dice che tra due risparmiatori, Tizio e Caio, sarà più contento non chi guadagna di più ma chi ha avuto una minore oscillazione del proprio capitale, anche se ha ottenuto un risultato inferiore.

 

Tizio e Caio investono partendo dallo stesso punto. Tizio arriva più in alto ma con un percorso più accidentato con violenti ritracciamenti. Caio alla fine guadagna meno ma è piu’ felice di Tizio (fonte "L'Economia nella mente" Raffaello Cortina Editore)
Tizio e Caio investono partendo dallo stesso punto. Caio arriva più in alto ma con un percorso più accidentato con violenti ritracciamenti. Tizio alla fine guadagna meno ma è piu’ felice di Caio (fonte “L’Economia nella mente” Raffaello Cortina Editore)

Le perdite infatti dimostra la finanza comportamentale di cui Legrenzi è uno dei massimi esperti italiani pesano il doppio rispetto ai guadagni. Questo è un retaggio psichico di quando vivevamo nelle caverne e i rischi di uscire dalla caverna quindi di affrontare il freddo, gli animali feroci e le tribu’ nemiche, erano fatali.

Oggi questo modo di ragionare antico è diventato disfunzionale e ci porta a investire male i nostri risparmi. Per una sorta di miopia finanziaria non riusciamo ad accettare che i frutti del nostro investimento li vedremo nel lungo termine e non nel breve.

E così la maggioranza degli italiani investe i propri soldi come se non ci fosse domani. E questo non lo dicono solo gli autori del libro ma lo posso testimoniare sul campo da consulente finanziario indipendente di lungo corso che quasi ogni giorno si trova a valutare portafogli di risparmiatori italiani. E si continuano così a comprare caverne, certo più belle di un tempo, in un paese che ha un calo demografico da paura. E il nostro orizzonte temporale negli investimenti è sempre maledettamente breve, anche se la nostra vita continua ad allungarsi.
Investiamo come cicale, mentre dovremmo diventare formiche.

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