E’ BREXIT ! CHE FARE ORA CON I PROPRI RISPARMI ? GLI INGLESI DICONO BYE BYE ALL’UNIONE EUROPEA. E RISCHIA DI ESSERE UN “BIG PROBLEM” SOPRATTUTTO PER NOI ITALIANI.

La decisione da parte dei cittadini britannici di uscire dalla UE ha aperto una situazione di pesante incertezza sui mercati finanziari che si sta concretizzando in perdite consistenti sui maggiori indici azionari europei ed extraeuropei.

Mentre scriviamo la borsa giapponese ha chiuso stamane con un -8%,  Piazza Affari perde attualmente il 10,43%, la borsa di Francoforte il -7,87%, quella francese il -9,41%, Londra il -4% (ma la sterlina il -8%) e i future sulla Borsa americana indicano una possibile apertura di circa il -3.2%.

Fra i pochi asset che salgono l’oro e l’obbligazionario ritenuto di alta qualità come i bund tedeschi o le obbligazioni a lungo termine statunitensi. Banchieri, tecnocrati e politici europei hanno costruito un sistema finanziario sofisticatissimo e stiamo tornando ai sesterzi. E’ l’oro il vero attuale vincitore della Brexit.

Gli sconfitti sono numerosi e i risparmiatori italiani devono essere più preoccupati di quelli inglesi se la situazione dovesse sfuggire di mano come spieghiamo più avanti e soprattutto se i loro risparmi sono depositati su banche problematiche o su prodotti finanziari illiquidi o con vincoli pesanti per uscire.

Ma partiamo da quello che è accaduto venerdì notte.  Anche se il risultato del referendum britannico era molto incerto perché i sondaggi non davano una vittoria schiacciante a favore di Brexit o di Remain, la nostra società di consulenza finanziaria indipendente (SoldiExpert SCF) era comunque già da diversi mesi su una posizione complessiva difensiva che si è concretizzata in una quota di investimento nell’azionario decisamente sotto peso e dall’assenza in portafoglio di titoli bancari o strettamente finanziari o del risparmio gestito privilegiando invece settori più difensivi e nei portafogli dove era possibile con una quota anche di oro e/o azioni aurifere tramite fondi o Etf come questo (Isin IE00B3CNHG25) che replica l’andamento di una settantina di società nel mondo che ottengono almeno il 50% dei loro profitti dall’estrazione dell’oro (oggi sale del +11%) .

Auco, Etf azioni aurifere
Auco, Etf azioni aurifere

La decisione di non essere investiti al 100% prese nei nostri portafogli  è rara nel settore poiché tradizionalmente banche e reti di vendita tengono sempre e completamente il cliente esposto al mercato senza fare sostanzialmente nessuna gestione attiva ma tenendolo a “bagno” sempre e comunque poiché il cliente che non è investito non genera commissioni di gestione. Ed è molto più facile gestire un cliente in modo sostanzialmente passivo con un portafoglio “fritto misto” fatto all’inizio e poi lasciato al suo destino e affidato al Dio del Lungo Termine rispetto a prendere continue decisioni di investimento e disinvestimento come fa la nostra società. Che non viene remunerata a retrocessioni ma dal cliente con una parcella.

Come deve ora comportarsi un risparmiatore e cosa deve assolutamente sapere ?

Gestire attivamente i portafogli significa per SoldiExpert SCF non puntare sulla diversificazione estrema e avere in portafoglio un po’ di tutto come in uno zoo. E significa anche consigliare di avere liquidità in portafoglio anche se alcuni risparmiatori trovano questa cosa talvolta contro-intuitiva e vorrebbero essere sempre investiti.

Siamo invece nel settore fra i consulenti finanziari che guardano con maggiore frequenza le posizioni dei clienti visto che fare consulenza per noi non significa comporre un portafoglio iniziale, diversificare a pioggia e poi confidare solo sui mercati e sul fare leva sull’emotività del cliente.

Che succederà ora? Sottinteso comunque che nei prossimi giorni i nostri portafogli potrebbero essere oggetto di revisioni, crediamo che quello che è accaduto dimostra ancora una volta l’importanza di adottare e seguire una consulenza come quella da noi offerta basata su un approccio indipendente e flessibile e non totalmente discrezionale.

I guru, i gestori, i grandi banchieri, tecnocrati e politici dell’Unione Europea dicevano che il Brexit non avrebbe vinto. Invece i mercati hanno dimostrato ancora una volta che il “buon senso” non basta per investire. Il miglior approccio per ottenere nel tempo maggiori rendimenti con minori rischi sui mercati azionari e obbligazionari è avere una strategia di acquisto e di vendita capace di passare da zero al 100% e viceversa di investito e capace di adattarsi nel medio-lungo termine alle oscillazioni dei mercati senza naturalmente raccontare che sia possibile non affrontare comunque fasi avverse e operazioni in perdita anche ripetute. Ma è la somma che fa il totale e chi investe deve guardare ai potenziali risultati, non a qualche mese o qualche anno ma a qualche lustro.

Riguardo la situazione e gli scenari che si aprono è presto per parlarne ancora ma evidentemente l’inno dell’Unione Europea, tratto dalla Nona Sinfonia di Ludwig Van Beethoven, l’Inno alla Gioia, non è la musica adatta per questa giornata che diventerà storica: 24 giugno 2016.

Inutile girarci intorno. La decisione della maggioranza dei cittadini inglesi di voler lasciare l’Unione Europea rappresenta a questo punto una grandiosa opportunità o minaccia per il Vecchio Continente. La sua disgregazione e il ritorno agli Stati Nazione e la nascita di uno spazio comune europeo su nuove basi ma ridotto solo su alcune tematiche oppure una rifondazione totale dell’Unione Europea con una vera unione monetaria, bancaria, fiscale e politica.

Conceptual image illustrating the collapse of banking institutions
Per l’Italia e soprattutto per il sistema del debito pubblico e bancario la situazione torna buia e soprattutto per gli istituti creditizi già in difficoltà i guai potrebbero non essere ancora finiti. Il rischio di tornare a rivedere quello che è accaduto nell’autunno 2011 in Italia torna elevato, seppure lo scudo aperto da Draghi con il Quantitave Easing (con acquisti per 80 miliardi di euro al mese di titoli di stato e obbligazioni) per ora sta reggendo ma fino a quando resterà aperto nessuno a questo punto lo può dire con certezza.

Detenere liquidità su banche o intermediari “chiacchierati” o “gracili” diventa quindi sempre più rischioso poichè in caso di difficoltà se la situazione dovesse rimanere quella attuale ricorrere ad aumenti di capitale o salvataggi da parte di questi soggetti con il sostegno da parte delle banche “sane” diventa sempre più difficile in questo nuovo peggiorato scenario sistemico. Aiuti di Stato dall’attuale Unione Europea sono impediti e l’Italia con un debito/Pil che viaggia verso il 135% non ha riserve di Fort Knox da mettere in campo salvo non far crescere ulteriormente l’indebitamento in modo diretto o indiretto con conseguenze nefaste per il rating dei titoli di stato italiani che sono già BBB- per Standard & Poor’s, un gradino sotto quelle della Colombia.

In questo scenario diventa a nostro parere sempre più pericoloso investire in modo “vincolato” su qualsiasi strumento illiquido o poco liquido o senza la possibilità di poter liquidare il proprio patrimonio nel giro di pochi giorni o settimane alla bisogna.

“Grande è la confusione sotto il cielo, perciò la situazione è favorevole” diceva Mao Tse-tung e piace ripetere agli ottimisti a senso unico. Ma vedendo quello che è poi è successo in Cina (Mao si considerava un nemico dei proprietari terrieri, degli uomini d’affari, dell’imperialismo occidentale e statunitense; e un alleato dei contadini impoveriti, dei coltivatori e dei lavoratori) non tutte le sue massime sono da prendere come oro colato…

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